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IL MIO NEMICO ERA UN ALTRO: NON TU...

ORESTE SCALZONE



IL MIO NEMICO ERA UN ALTRO: NON TU...

di Gabriele Adinolfi


Domani Oreste Scalzone è atteso a Torino. Ad invitare il militante rosso che fu tra i principali protagonisti del Sessantotto, animatore del Movimento Studentesco, cofondatore di Potere Operaio prima e di Autonomia Operaia poi, è stato, ovviamente un centro sociale, l'Askatasuna.

La storia di Scalzone è burrascosa ma limpida. Sempre in prima fila e mai trinariciuto, fu uno dei primi a coniare lo slogan "l'antifascismo è una battaglia di retroguardia".

Fu ferito il 13 marzo da un banco scagliato dal secondo piano di Giurisprudenza dalle truppe di Almirante in ripiegamento dalla rovinosa spedizione nell'Ateneo dove si erano recate per rompere le uova nel paniere alle avanguardie nazionalrivoluzionarie che due settimane prima avevano preso la testa del Movimento con la vittoria di Valle Giulia sulla Celere.



Proprio quel 13 marzo segnò la ripresa dello sconfitto e asfittico antifascismo militante e diede l'avvio a una lunga scia di sangue; un misfatto del quale lo stesso Almirante probabilmente mai comprese né soppesò esattamente le responsabilità morali. Ma Scalzone, che pure rischiò di restare paralizzato, si lasciò catturare molto meno dalle sirene di quanto fecero quasi tutti i suoi compagni.

Anni dopo condannò sorprendentemente e coraggiosamente la strage di Acca Larentia. Fu ricercato improvvisamente, proprio come avvene con noi, per reati roboanti: ma al momento in cui vennero formalizzate le accuse, l'impalcatura di carta crollò e così fu condannato esclusivamente per reati d'opinione (con l'aggravante del "terrorismo" come si soleva fare in quegli anni di mala giustizia, una giustizia talmente pietosa da essere irrisa da quasi tutte le magistrature europee; pensiamo tra l'altro a quella inglese che si pronunciò scandalizzata a favore di un buon numero di imputati di estrema destra una volta lette le accuse improponibili nei loro confronti).

Scalzone dovette restare ventotto anni (una bazzecola!) in esilio per soli reati associativi che sono tali, lo rammentiamo, solo per motivazioni ideologiche.

In questi anni Scalzone si è battuto per l'amnistia generale. Più volte ha pubblicamente sostenuto di rispettare tutti i protagonisti degli anni di piombo, ivi compresi i fascisti e gli uomini in divisa. Non possiamo poi dimenticare che alla televisione italiana fu lui il primo, e finora l'unico, a ricordare Walter Spedicato. Ci ha pensato lui, non i camerati!

Finalmente di ritorno, non essendo un individuo omologato, arrivista o furbo, non viene invitato a sentenziare sull'avvenire del mondo come l'ineffabile Toni Negri (lui sì condannato per reati pesanti e gattopardescamente assente sempre dalla difesa collettiva dei suoi compagni). Anzi, Scalzone viene tenuto alla larga .La facoltà di Lettere a Roma gli chiuse i battenti lo scorso 17 febbario, oggi Torino, per bocca del sindaco Chiamparini, vorrebbe togliergli l'agibilità. Ma ci si è chiesto perché contro di lui la sinistra si comporta ben diversamente dal solito?

Scalzone non è disposto a cantare in coro, sta chiedendo a tutti, in particolare alla sinistra e alla borghesia progressista, di assumere lealmente le proprie responsabilità storiche e morali nella lotta armata. Una lealtà e una franchezza che invece latitano pesantemente. Crede, inoltre, nell'autonomia, ovvero nella prima e più elementare forma di sovranità. Ecco le ragioni comprensibili per le quali la canea rosso-capitale si scaglia addosso a questo suo rivale da sinistra.. Non certo decorosa o corretta è la scelta del sindaco torinese Chiamaparini di approfittare del ricordo di una vittima delle Brigate Rosse per stigmatizzare Scalzone: vi è un'obliquità inaccettabile in tali procedimenti.

Il partito stalinista al caviale che detta le danze va sul velluto: ha dalla sua gli ascari della destra che non hanno capito un'acca di quanto accade né dell'opportunità che si presenta lasciando crescere la contestazione da sinistra.

Sembra che a destra prevalgano il sonnambulismo e i riflessi pavloviani. Lo zoccolo duro dello stalinismo borghese può inoltre fare affidamento persino su qualche frangia dell'estrema destra che non esita ad accodarsi al coro e a cantare il ritornello dei DS. Spiace constatare che il senso di politica (da "polis") e la sete di giustizia per tutti che caratterizzarono a lungo le mentalità e le esperienze dei fascisti dopo Mussolini stiano andando smarrendosi per l'avvento delle caricature estremodestre del Grande Fratello.

Certo era lecito attendersi un po' più di considerazione da parte di Forza Nuova per il proprio segretario nazionale Roberto Fiore al fine di evitargli di fare figure meschine. Non si ha il diritto di farlo passare per un gretto schizoide, per qualcuno che pretende, giustamente, per sé di non essere stigmatizzato come "impresentabile" ma plaude quando la stessa ingiustizia avviene nei confronti di una persona che ha una storia giuridica ed un passato del tutto simili ai suoi. Non è accettabile ridurre così il proprio segretario violentandone oltretutto l'intero passato che, pregno di idee forti e di fanatismo (da Fanum) fu però sempre caratterizzato da larghezza di vedute: vedasi la presa di posizione contro la repressione dell'Autonomia il 7 aprile del 1979...

Ci sarebbe molto da argomentare sulla crisi morale e intellettuale della cd. destra radicale che oggi, fatte salve poche e belle eccezioni, non riesce più ad aderire alla realtà né a produrre una critica politica. Se, in assenza di qualsiasi radicamento e di qualunque prospettiva, nella diatriba fra gli stalinisti in doppio petto e l'antico ribelle, la comitiva estremodestra dicesse: "l'uno vale l'altro, li detesto tutti" ci si potrebbe anche stare. Ma che possa giungere a schierarsi con i comunisti di potere contro i comunisti d'opposizione è veramente un segno preoccupante che mostra eloquentemente il livello nel quale si riesce a sprofondare quando ci si abbarbica pervicacemente al rifiuto di mettersi in discussione e di produrre rivoluzione culturale e strutturale.

È come se i residui di un mondo, privati della bussola del proprio foro interiore, dovessero per forza definirsi specularmente all'altra esterma della politica-spettacolo. Oscillando i più tra ingiustificati complessi d'inferiorità che sfociano talvolta nella sindrome di Stoccolma e un'intolleranza nevrastenica d'importazione Wasp, sono sempre in minor numero coloro i quali riescono invece a vedere le cose con freddezza e con precisione, comportandosi di conseguenza in nome sia della giustizia che del calcolo. Ed è per questo che ogni giorno che passa, a destra come a sinistra, aumenta il numero delle persone che recitano una parte ma amano sempre di più il Grande Fratello. E i suoi divieti: tutti!



Gabriele Adinolfi
cofondatore di Terza Posizione
vent'anni esule per reati ideologici

Pubblicato il 9/3/2007 alle 14.20 nella rubrica Augusta Taurianorum.

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