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Questo Blog è un blog "FASCISTA", nel senso nobile del termine e non nel senso che per 60 anni questa giudeocrazia gli ha conferito. Politicamente non si colloca ne a DESTRA, ne a SINISTRA, ma sta col POPOLO tutto a prescindere dalla razza, religione e ceto sociale. Rispetta chi porta rispetto ed è inflessibile con chi non rispetta le tradizioni e le leggi siano esse dello Stato che Naturali.

Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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16 gennaio 2008

Dal "rosso Trevi" alla quadricromia

Azione futurista 

FTM

"se semo rotti le palle"

Alcune centinaia di migliaia di palline di plastica colorate sono state lanciate a Roma da Trinità dei Monti, rimbalzando sulla famosa scalinata, sino ad arrivare ai piedi della fontana di Piazza di Spagna, tra lo stupore di passanti e turisti. Il lancio delle palline dalla scalinata di piazza di Spagna a Roma è stato rivendicato da Graziano Cecchini, l'uomo che tinse di rosso l'acqua della Fontana di Trevi nell'ottobre scorso. "E' un'operazione artistica che documenta con l'arte il problema che abbiamo in Italia", ha detto lo stesso Cecchini sul posto. "Ci raccontano - ha detto ancora - tante bugie che non sono né di destra né di sinistra".

CECCHINI: SONO 500 MILA

Le palline colorate lanciate dalla balconata di Trinità dei Monti "sono 500 mila": lo ha detto lo stesso Graziano Cecchini, autore del gesto che ha fatto rimbalzare le sfere sulla celebre scalinata romana, producendo un gran rumore. Le palline, di molti colori, hanno ricoperto parte del manto stradale di Piazza di Spagna. Turisti e passanti stanno raccogliendo le palline colorate per avere, come ha notato qualcuno, "un ricordo indimenticabile di questa vicenda". Cecchini, che indossava un giubbino grigio con una scritta che richiama un sito internet di suonerie, ha detto che l'azione ha uno sponsor a causa del suo costo ("20 mila euro"), ben più elevato di quello del bidoncino di colorante con cui il 19 ottobre tinse l'acqua della Fontana di Trevi.

MUNICIPALE CHIUDERA' SCALINATA

Gli agenti della Polizia Municipale stanno predisponendo la chiusura della scalinata di Piazza di Spagna e dell'area attorno alla Fontana della Barcaccia per permettere all'Ama di ripulire l'area. A riferirlo è stato un funzionario della Polizia Municipale che sta coordinando l'intervento. Il funzionario non ha quantificato l'ammontare della multa che, probabilmente, si vedrà recapitare l'ideatore di questa "cascata" di palline colorate dalla scalinata di Piazza di Spagna. Si tratta di una multa sul "regolamento di pulizia urbana che può avere un ammontare variabile". Intanto alcune delle palline sono state portate via dalle forze dell'ordine per la compilazione della relazione di quanto accaduto. 




15 gennaio 2008

ABORTO SÌ, ABORTO NO…

da: www.mirorenzaglia.com




Susanna Dolci


Si parla molto, di questi tempi, della grande inquisita o della perfetta assente. I credenti cattolici pronunciano il suo nome additandone la vergogna mentre chiara è la pro fermezza dei laici.

Per lei è stata organizzata una vera e propria crociata mediatica, dall’inizio dell’anno. E lì tutti a sbrodolarsi sulla sua legittimità, abolizione, rivisitazione ed oltre ed altro ancora. Lei è la Legge 22 maggio 1978, n. 194, Maternità e infanzia, norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza.
 



Il 20 dicembre dello scorso anno, Giuliano Ferrara, direttore de Il Foglio, lancia una proposta di moratoria dell’aborto sulla falsariga di quella della pena di morte. Si apre il vaso di Pandora.

Ferrara ha scritto: “C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni di esseri umani. Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti”. Ed ancora: “facciamo una moratoria per gli aborti perché per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, (…) alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486 (…). Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile. Spesso, e in questo caso non li chiamiamo ‘concepiti’ ma ‘feti’, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona (…)”.



Tutti si sono affrettati a rispondere. E basta, non altro. Almeno per il momento. O come sempre sullo stile del “mordi e fuggi” che va tanto di moda nell’attuale andamento della società. Il Cardinale Camillo Ruini chiede un inesorabile “aggiornamento” della legge in previsione di una maggiore potenzialità d’esistenza ai prematuri. O della sua applicazione completa. Papa Benedetto XVI ribadisce il concetto che “la vita umana è sacra” e lamenta troppe critiche all’integrità della famiglia ed alla Chiesa.

Il centrosinistra ed il suo antagonista politico si scontrano ed addirittura confondono trasversalmente e senza vergogna, in alcuni casi, i propri colori sul non toccare nulla, ritoccare qualcosa, abbattere tutto, adeguare il testo all’evoluzione temporale e medica, definire maggiormente l’identità della donna e del feto (e quella del padre? Mai citato e sempre imbavagliato dietro le quinte...) od eventuali sue linee guida amministrative. Purché la si smetta d’intaccare la legittimità dello Stato. Il Ministro della Salute, Livia Turco, parla di “successo” del regolamento trentennale in questione e della sua quasi inalterabilità in odor di reliquia. “È una legge applicatissima… Dal 1982 ad oggi gli aborti si sono praticamente dimezzati riducendosi del 45%. E tanto la loro clandestinità”. Così dice lei. E si parla, per l’Italia, di ben cinque milioni di pratiche abortive effettuate nel tempo.

E mentre gli opposti schieramenti si dividono più o meno equamente colpe e buffetti ideologici, compare da ultimo, come il migliore dei conigli nel cilindro, “santo” Walter Veltroni, consigliando un quasi “spirituale” colloquio tra tutte le parti, compresa l’imposizione delle mani.



Personalmente, chi scrive non è a favore del facile aborto o del vecchio detto che suppergiù recita: “il corpo (femminile) è mio e ci faccio quello che dico io”, embrione compreso. Personalmente, chi vi scrive è da sempre favorevole alla pratica abortiva terapeutica perché non è poi così vero che i prematuri o portatori di disabilità se la possano cavare in questa società così dinamica e perbenista. Meglio prevenire che curare inutilmente o mettere al mondo degli infelici non tutelati.

Personalmente, chi vi scrive non crede assolutamente che lo Stato “garantisca il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosca il valore sociale della maternità e tuteli la vita umana dal suo inizio”. O sia in grado, almeno, di effettuare una campagna preventiva ed educativa alla sessualità, gravidanza e contraccettività di adeguata sostanza. Personalmente, chi vi scrive ha toccato con mano l’inefficacia dei consultori, conquista prelibata ed illusoria delle più integerrime femministe.



Personalmente, chi vi scrive si domanda sino a che punto possa arrivare la vergogna o l’ipocrisia di un tale dibattito che resterà solo sterile parola perché, diciamocelo, a nessuno gliene frega niente sul come andrà a finire la questione. Un tanto per parlare in attesa di altri bocconcini argomentativi prelibati e tanto chic (tra un po’ è ora del festival della canzone nazionalpopolare).

Personalmente, chi vi scrive ha conosciuto donne che hanno praticato l’interruzione della gravidanza, la loro solitudine, il pesante dolore di tutta una vita, il martellante dubbio di una scelta errata. Sono voci silenziose, turbate o, talvolta, lucidamente spietate. Non ci sono così e qui né vittime o carnefici. Ci sono solo dei forse che sarebbero potuti essere o diventare ma che non sono mai stati. Trent’anni fa, oggi e sicuramente anche domani.


Susanna Dolci


Per chi fosse interessato, in completa antitesi a questo articolo, vi consiglio l'articolo postato da NadiaSummer completo di video


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permalink | inviato da C.O.C. il 15/1/2008 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



13 gennaio 2008

QUELL’INSOSTENIBILE “APPEAL” DEGLI EROI DEL MALE

Fonte www.mirorenzaglia.com

L’ultimo è Azouz, conteso per essere adottato.
Parla la criminologa Simonetta Costanzo

di: Antonella Ambrosini



(Secolo d’Italia, 5 gennaio 2008)

Da Maso a Erika, al tunisino arrestato per spaccio di droga, l’attrazione fatale per il “mostro” non si arresta. Siamo arrivati all’assurdo di famiglie in fila per accogliere l’uomo in casa agli arresti domiciliari.

Una famiglia “adottiva” è pronta per Azouz Marzouk, arrestato con l’accusa di spaccio di droga, il tunisino che perse la moglie, il figlio e la suocera nella strage di Erba ma trasformò la tragedia nello strumento per diventare una star dello spettacolo. Appena ha chiesto di poter avere gli arresti domiciliari, sbalorditiva è stata la reazione di tante persone che si sono messe in fila per accoglierlo. Il suo avvocato, Roberto Troenscovino, ha ricevuto centinaia di lettere, 150 famiglie vorrebbero accoglierlo a braccia aperte. L’attrazione fatale per tutto ciò che ha a che fare con il crimine è fenomeno antico. Gli assassini ricevono tante lettere d’amore: Erika (che ha fatto fuori madre e fratello) è sommersa di lettere di ammiratori, Amanda (che forse ha contribuito all’uccisione di Meredith) è invasa da proposte di matrimonio. Pietro Maso che nel ’91 uccise padre e madre ha un fans club a lui intitolato. Il mostro attrae morbosamente, il male ha un appeal irresistibile. Ne parliamo con una criminologa, la professoressa Simonetta Costanzo, docente all’Università di Cosenza, che da anni analizza il fenomeno.
I personaggi “maledetti” oggi non hanno più l’accattivante fascino di un James Dean o di un Marlon Brando, bensì i volti di Azouz, dei protagonisti di Garlasco, del pluriomicida Amethovic, tutti accomunati da qualcosa di negativo.

È normale?

No. È un fenomeno psicopatologico di tipo narcisistico, collegato alla mancanza di relazioni autentiche. Oggi si fatica, i giovani soprattutto, ad avere rapporti empatici con altri individui, cioè c’è poco spazio e tempo per vivere le emozioni vere, per entrare in sintonia con gli altri. Il rapporto virtuale, invece, con le immagini televisive e di Internet è più facile e immediato. Per cui, quei personaggi diventano oggetto di ammirazione perché simboli di un mondo dov’è possibile emergere grazie ai media, che in qualche modo producono e stimolano questa convinzione.
Non pensa che le trasmissioni di approfondimento rispondano a una morbosità diffusa? Tutti ricordiamo la fiction-reality di Matrix sulla strage di Erba, in molti erano attaccati al televisore.

Solo per la voglia di verità?

Certamente no. C’è qualcosa di molto più sottile e profondo che si cela all’interno della nostra società. Molti sfogano il proprio senso di aggressività. Alcune persone identificano gli assassini con la loro ombra, il loro lato oscuro, perché nel processo virtuale tutto è possibile, tutto è più facile, anche sentirsi eroi del male.
Allora perché non appassionarsi anche ai modelli positivi di notorietà? Siamo pieni di persone famose nelle professioni che non sono necessariamente accusate di omicidio o spaccio…
Perché uccidere è più facile che studiare e impegnarsi nel tempo in un cammino positivo. “Se voglio diventare famoso in breve tempo devo commettere qualcosa di eclatante, di efferato”, sembra essere la convinzione diffusa. Non a caso sono i giovani i più attratti dal male perché sono convinti che la società non metta loro a disposizione molte possibilità di scelta per lavorare e avere successo.



Siamo di fronte alla banalizzazione della vita e della morte?

Direi che siamo di fronte alla cancellazione della morte. Oggi la morte è allontanata ed esorcizzata in tutti i modi, non è più “ritualizzata” come un tempo. Quindi uccidere non è più percepito cine un delitto a cui segue un castigo. Il tutto avvalorato dal nostro sistema giudiziario che rafforza l’idea che uscire di prigione o avere gli arresti domiciliari sia facile e che sia possibile riproporsi a livello sociale in mille modi.
Come avviene la trasformazione di un assassino in un idolo a cui scrivere lettere d’amore?
È un processo perverso che si determina quando l’amore si trasforma in odio verso il mondo in cui si vive, percepito come ostile alle proprie aspettative. Quindi, di nuovo, l’odio si ritrasforma in amore. Ma è un amore “al contrario”, indirizzato all’eroe negativo. Questo rovesciamento, per esempio, è esplicito in quelle famiglie che fanno a gara per adottare Azouz, situazione che trovo gravissima.
I media gonfiano il caso, ma ad alimentarlo sono altri. Ci sono nuovi manager del male che spuntano sulla scena del delitto per farsi dettare le memorie dell’assassino o per scritturarlo per una nuova griffe…
La società è malata, non c’è dubbio, io sono pessimista. Un processo non si interrompe, semmai si cronacizza. L’unica via di uscita risiede nell’utilizzo di pedagogisti nelle scuole e nelle famiglie che rieduchino ai rapporti interpersonali.


Antonella Ambrosini




10 gennaio 2008

Una monnezza di città

Popolata da gente 'e monnezza


Non parlano di "don Raffaè", lui è un santo, un benefattore! Non dicono che quella merda di governo della Città, della Provincia e della Regione è il frutto delle direttive impartite da don Raffaè, però se Don Raffaè gli ordina di scendere in piazza, dopo aver reso la città una montagna di merda maleodorante e fumante, loro scendono in piazza a spaccare tutto, per devastare per compiere vandalismi di ogni genere contro le cose pubbliche, perchè sia chiaro Don Raffaè ha da guadagnare anche da questo, solo lo sciacallaggio non è consentito, Don Raffaè non vuole, i commercianti sono protetti da lui medesimo. Ma la cosa più triste di tutta questa faccenda è stata quella di leggere gli articoli di alcuni blogghers che senza nemmeno conoscere la realtà di Napoli hanno etichettato la polizia e lo Stato, per i metodi usati per ristabilere in parte l'ordine pubblico, come fascisti, in presenza di tali coglioni, riesco a non stupirmi del perchè questo Paese è diventato nel giro di 30 anni il Paese di merda che tutti conosciamo. (C.O.C.)



Bassolino:l’emergenza rifiuti non ci ha colti di sorpresa!

Di: Valentina

E meno male! Visto che la Campania è in emergenza rifiuti dal 1994 e da allora è commissariata, e in tutto questo tempo oltre a non aver risolto il problema, con un evidente danno all’ambiente e alla salute degli abitanti, sono stati sprecati 2 miliardi di euro.
Dal 1997 la legge obbliga a fare la raccolta differenziata: a tal fine dal ’99 in Campania sono stati costituiti 18 consorzi con 2400 dipendenti, stipendiati dai comuni, che però non lavorano, perché la raccolta è appaltata a società private.
Ogni consorzio è strutturato con un Consiglio d’ Amministrazione, un Presidente e i vari Direttori Generali, Direttori Tecnici e vari Consulenti che dovrebbero preparare le progettualità per poter poi espletare i servizi. Insomma una pletora di dirigenti, di nomina politica, che non è in grado di organizzare il lavoro dei dipendenti: con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o Milano, a Napoli riescono a riciclare solo il 10% della spazzatura.

Nel giugno 1997 è pubblicato il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti che prevedeva la realizzazione di 2 termovalorizzatori e 7 impianti per la produzione di  “Combustibile derivato dai rifiuti” (CDR) da spedire ai termovalorizzatori per produrre energia. Il CDR è un combustibile solido ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Per la produzione di ecoballe non si possono utilizzare rifiuti umidi, materiali inerti o plastiche clorurate, poiché il cloro durante la combustione produce diossina.                     La produzione di ecoballe viene affidata alla Fibe del gruppo Impregilo che nel 1994 vince l’appalto. Il valore delle ecoballe si calcola a peso, e pare che in quelle campane ci sia finito dentro di tutto, addirittura ruote con cerchioni e pneumatici, col risultato che ora ci sono milioni di tonnellate di rifiuti imballati che però non sono adatti ad essere bruciati nei termovalorizzatori, perché il contenuto non rispetta la normativa ambientale sui fumi (in discarica non possono andare, e bruciarle non si può, per cui dovrebbero essere ritrattate in un impianto di produzione del cdr con enormi costi ed esiti incerti) e giacciono stoccate in aree apposite, prive delle necessarie misure di sicurezza per l'ambiente.
L’estate scorsa i magistrati hanno bloccato all’Impregilo beni per 750 milioni di euro, e l’hanno condannata all’interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica amministrazione, per una strepitosa serie di inadempienze. Pare, inoltre, che la Fibe che non solo si è rivelata inefficiente, abbia anche comprato le terre per le discariche dai prestanome della Camorra.



Dal 1997 c’è una Commissione parlamentare d’inchiesta (l’ennesima!) che cerca di capire tutte le attività illecite che ruotano attorno al ciclo dei rifiuti, soprattutto sulla Campania, e come sono stati spesi e distribuiti  i finanziamenti nelle varie emergenze. Secondo la Commissione parlamentare a dettare legge è la criminalità organizzata. La camorra ha continuato a lucrare e a fare affari d’oro anche con le gestioni commissariali. Ha continuato a gestire pezzi importanti del ciclo dei rifiuti: le aree per lo stoccaggio dei rifiuti, le discariche di supporto, i trasporti, la movimentazione terra...

Bassolino, Presidente della Regione, è stato per 4 anni Commissario Straordinario ai rifiuti e secondo la Commissione è costato molto e non ha risolto granché.
Il prossimo 14 gennaio la già scomoda posizione di Antonio Bassolino nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo della gestione dei rifiuti rischia di aggravarsi irrimediabilmente nell’udienza davanti al gup. Si comincerà a parlare di rinvio a giudizio per frode in fornitura pubblica, violazioni ambientali, abuso d’ufficio e truffa aggravata: reati contestati dalla procura di Napoli che indaga sulla concessione degli appalti e sui contratti di fornitura all’Ati (costituita dalle spa Fibe e Fisia). Secondo i pm, il commissario straordinario Bassolino non solo non ha vigilato ma ha procurato all’Ati «un ingiusto vantaggio patrimoniale». E lo avrebbe fatto chiudendo sistematicamente gli occhi su numerose inadempienze, controfirmando anche più ordinanze «che consentivano la continua violazione dell’obbligo contrattuale». L’ammontare del danno-truffa sfiora i 200 milioni di euro. E che dire del call center ambientale Pan, assegnato senza gara in una settimana, costato oltre 3 milioni di euro? Per rispondere a 4 telefonate al giorno vengo impiegate 35 persone. Assunte tutte a tempo indeterminato.
Bassolino dal canto suo si è sempre discolpato dicendo che il suo compito era di firmare le ordinanze, mica leggerle!

Situazione assurda, ma la follia del sistema non finisce qui.
Dal 2001 una parte dei rifiuti campani viene spedita verso la Germania, in un inceneritore della Remondis. Questo nostro “export” ci costa la bellezza di  215 euro a tonnellata: immagino le risate dei tedeschi che vengono pagati profumatamente per reperire la materia prima con la quale producono la “loro” energia.

Il costo per esportare i rifiuti in Germania, pur essendo ben superiore a quello dello smaltimento in discarica nel resto dell’Italia, è nettamente inferiore a quello che il commissariato per l’emergenza spende per smaltirli in Campania, quei rifiuti. Il prezzo va da un minimo di 290 euro a tonnellata fino a cifre imprecisate, persino, ha calcolato qualcuno, non inferiori a 1.000 euro. Com’è possibile? Per prima cosa c’è il costo della trasformazione in ecoballe: 120 euro la tonnellata. Poi c’è il trasporto con i camion sui terreni dove queste ecoballe vengono parcheggiate: altri 20 euro. Quindi il costo dello stoccaggio provvisorio: 150 euro. Provvisorio, però, si fa per dire. Perché siccome non ci sono gli inceneritori, quelle ecoballe stazionano per anni su terreni acquistati o presi in affitto a caro prezzo: 250 ettari di territorio campano sono ormai completamente occupati. Più stanno, più il costo sale. E dato che le prime ecoballe sono lì dal 2001.....


Bruxelles segue con attenzione la situazione campana.
L'esecutivo europeo nel giugno scorso ha già aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, rea di non aver seguito le indicazioni comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti. Rischiamo di dover pagare nuove multe salatissime e di perdere i finanziamenti comunitari.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=232336&START=0&2col=
http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?p=74360
http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza_rifiuti_in_Campania
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1069143,00.html


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permalink | inviato da C.O.C. il 10/1/2008 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa



8 gennaio 2008

Homo sapiens? Me cojoni!

Mutui: le famiglie in difficoltà aumentano dell' 8,45 per cento



fonte: "il sole24ore"

Crescono le famiglie italiane con il conto in rosso o che non riescono a far fronte alle rate del mutuo o ai prestiti. Secondo i dati della Banca d'Italia riportati nel supplemento «Banche e Fondi comuni» del Bollettino statistico, in un anno, da ottobre 2006 a ottobre 2007, le «sofferenze» sono cresciute dell'8,45% a circa a 11 miliardi di euro. A ottobre scorso infatti il rosso delle famiglie è salito a 11,292 miliardi di euro, 880 milioni in più dei 10,412 mld di un anno prima. In più, per chi è in difficoltà è sempre più complicato rimborsare un prestito: i tassi per il credito al consumo sono in ascesa, a novembre Bankitalia segnala un taeg del 9,63% (9,42% in ottobre).
Dallo stesso bollettino della Banca d'Italia emerge anche che a novembre il tasso taeg (comprensivo delle spese accessorie) sui nuovi mutui è sceso al 5,82% , dal 5,86% segnalato ad ottobre, che rappresentava il record degli ultimi cinque anni.


Fino a 15 anni fa se un amico si concedeva di accedere ad un mutuo per l'acquisto di una casa ero felice per lui, perchè in cuor mio sapevo che aveva gettato le basi per una vita serena. Oggi, quando sento i giovani che vogliono accedere ad un mutuo per l'acquisto di una nuova casa, non posso fare altro che tremare per loro e augurargli ogni bene possibile, pur sapendo che per loro, molto probabilmente, sarà l'inizio di un calvario lungo, faticoso e non privo di dolore. Per quel mutuo molto probabilmente dovranno vendere l'anima al diavolo, impareranno, col sacrificio del loro lavoro e il sudore della loro fronte, a chinare la testa, chiudere gli occhi e la dove non vi riuscissero, mettere la testa sotto la sabbia., e tra me e me, provando molta pena, mi dirò: "poverini. un'altra coppia di schiavi!"


 

- Art. 10 -
La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato.
Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del lavoro.

- Art. 15 -
Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà. II Partito inscrive nel suo programma la creazione di un Ente nazionale per la casa del popolo, il quale, assorbendo l'istituto esistente ed ampliandone al massimo l'azione, provvede a fornire in proprietà la casa alle famliglie di lavoratori di ogni categoria, mediante diretta costruzione di nuove abitazioni o graduale riscatto di quelle esistenti.
In proposito è da affermare il principio generale che l'affitto - una volta rimborsato il capitale pagato nel giusto frutto - costituisce titolo di acquisto.
Come primo compito l'Ente risolverà i problemi derivanti dalle distruzioni di guerra con la requisizione e la distribuzione di locali inutilizzati e con costruzioni provvisorie.

- Art. 18 -
 Con questo preambolo alla Costituente, il Partito dimostra non soltanto di andare verso il popolo, ma di stare col popolo. Da parte sua il popolo italiano deve rendersi conto che vi è per esso un solo modo di difendere le sue conquiste di ieri, oggi, domani, ributtare l'invasione schiavistica delle plutocrazie anglo-americane, la quale, per mille precisi segni, vuol rendere ancora più angusta e misera la vita degli Italiani.


Peccato che gli italiani si siano fatti fottere come degli allocchi e hanno creduto  che la libertà fosse la società consumistica e liberal capitalista. Gli è stato dato da bere che i capitalisti fossero gli amici del popolo, si sono fatti  abbagliare dal miraggio di una vita migliore, perchè il liberal capitalismo portava con se il miraggio del benessere mediante il lavoro. In effetti, in parte è vero poichè il benessere c'è stato, ma solo per pochi, così come lo sfruttamento del lavoro, ora che il "padrone" ha le tasche piene a noi sono stati svuotati anche i coglioni e non abbiamo nemmeno più la forza per ribellarci, subiamo senza reagire, abbiamo deciso di essere schiavi e quel che è peggio anche i carcerieri di noi stessi. Schiavi senza catene, catene che non si vedono ma che hanno il peso di un macigno, e come se tutto ciò non bastasse siamo talmente tanto coglioni che ad ogni votazione conferiamo a quella paccottaglia di merda che galleggia stantia e maleodorante sopra le nostrte teste di prendersi gioco di noi.




Intanto è arrivato il mutuo perenne, per le nuove generazioni di schiavi



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