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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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30 maggio 2013

SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

Siria :::: Marco Nocera :::: 15 maggio, 2013 :::: 
SIRIA: VECCHI INGANNI, NUOVI SCENARI

La questione siriana sta prendendo una via decisamente preoccupante che non  lascia presagire nulla di buono. Non è la prima volta che vediamo uno stato sovrano con un legittimo governo al centro di attacchi fisici od indiretti volti a destabilizzarne l’impianto istituzionale e sociale[1]. Lo spettro di un attacco fisico portato avanti sul territorio siriano era da molto tempo nell’aria, come allo stesso modo aleggia da molto tempo la prospettiva di un attacco contro la Repubblica Islamica dell’Iran. L’invenzione, tutta occidentale, di un “esercito libero siriano” composto perlopiù da traditori, criminali locali e mercenari delle più disparate nazionalità[2], ci porta quantomeno a interrogarci sui “valori” portati avanti da questi loschi individui ben prezzolati. Come per il conflitto in Iraq, abbiamo assistito e assistiamo di continuo a continue pressioni da parte dei media controllati dai gruppi di potere dell’informazione, che esortano alla guerra contro il nemico Bashar Al-Assad con accuse palesemente false[3].

Fin troppo evidente l’accusa portata avanti in questi ultimi mesi, relativa all’impiego di armi chimiche da parte del governo siriano nella repressione dei rivoltosi: è notizia di poco fa che a quanto pare i cosiddetti “ribelli” sarebbero stati gli unici ad impiegare armi chimiche sul territorio siriano; da qui la domanda: se in Siria non sono presenti armi chimiche, almeno in dotazione tra le file dell’esercito regolare, chi ha fornito questi armamenti ai terroristi che agiscono contro lo stato legittimo di Bashar Al-Assad?[4] Per restare ancora più sconcertati bisogna pensare all’attacco portato avanti da Israele allo stato siriano. 48 ore di terribili bombardamenti senza alcuna apparente giustificazione non sono abbastanza per far levare voci di dissenso da alcuna organizzazione per i diritti umani[5]. Di sicuro i danni, per quanto gravi, fatti dall’aviazione bellica israeliana non stanno minimamente scalfendo i risultati portati avanti dalle truppe regolari nelle operazioni di ripristino di sicurezza sulle zone in mano ai ribelli: notizia di poco fa, per esempio, che la zona a sud di Aleppo è stata bonificata dall’attività terroristica è stata sradicata[6]. L’esercito siriano, quanto a combattività, riuscirà sicuramente a tener testa ai gruppi di sovversivi che infestano ancora la nazione siriana; il vero pericolo potrebbe, però, derivare da un attacco via terra portato avanti dall’esercito israeliano con la compiacenza e l’appoggio degli USA e quindi anche con l’avallo dell’ONU.

A questo punto lo scenario sarebbe destinato a complicarsi ulteriormente, dal momento che a fianco della Siria, oltre a Hezbollah, verrebbe trascinato nel bel mezzo del conflitto lo stesso Iran, cioè l’obiettivo di sempre delle democrazie occidentali, che fin dal 1979 hanno inutilmente tentato di impossessarsi nuovamente della nazione dopo la rivoluzione di Khomeini e la cacciata dello Scià al servizio degli stati occidentali. L’attacco alla Siria costituisce probabilmente il pretesto per conquistare nuove zone a livello geostrategico e sostituire governi anti-imperialisti con governi fantoccio collaborazionisti come nel caso delle petromonarchie, come il Qatar[7], vincolate da strettissimi rapporti con USA e l’alleato regionale Israele. Destabilizzando l’intera regione ed inducendo di fatto l’Iran ad un intervento, la cartina geopolitica verrebbe di fatto ridisegnata con un equilibrio a favore degli USA. Siria ed Iran, in questo momento hanno il delicato compito di evitare che si formi una faglia di frattura tra la zona NATO e quella asiatica, a vantaggio degli esportatori della geopolitica del caos. Gli sviluppi dei prossimi mesi potranno forse chiarire la reale direzione e le reali intenzioni degli USA e di Israele, sperando vivamente che non si ripeta uno scenario iracheno amplificato in tutta la regione.

Tratto da: EURASIA rivista di studi geopolitici




permalink | inviato da C.O.C. il 30/5/2013 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa



25 maggio 2013

Honneur au coeur rebelle

De Benoist: 

“La morte volontaria di Dominique Venner?

La più conforme all’etica dell’onore”

Pubblicato il 23 maggio 2013 da Nicholas Gauthier (traduzione di Maurizio Cabona)

venner

Alain de Benoist, lei conosceva Dominique Venner dal 1962. Al di là della pena o del dispiacere, è stato stupito dal suo gesto? Sebbene egli avesse da tempo rinunciato alla politica, questo gesto è coerente con la sua vita, la sua lotta politica?

“Ora mi disgustano soprattutto certi commenti. «Suicidio d’un ex dell’Oas», scrivono gli uni, altri parlano d’una «figura d’estrema destra», d’un «violento oppositore del matrimonio gay» o di un «islamofobo». Senza contare gli insulti di Frigide Barjot, che ha rivelato la sua vera natura, sputando su un cadavere. Costoro non sanno nulla di Dominique Venner. Mai hanno letto una sua riga (su oltre 50 libri e centinaia d’articoli). Ignorano perfino che, dopo una gioventù agitata – che lui stesso raccontò in Le cœur rebelle (1994), tra le sue opere migliori -, aveva rinunciato a ogni forma d’azione politica da quasi mezzo secolo. Esattamente dal 2 luglio 1967. Infatti ero presente quando comunicò la decisione. Da allora Dominique Venner s’era dedicato alla scrittura, prima con libri sulla caccia e sulle armi (nel settore era un esperto riconosciuto), poi con saggi storici scintillanti per stile e spesso autorevoli. Aveva poi fondato La Nouvelle Revue d’histoire, bimestrale d’alta qualità.

 “Il suo suicidio non mi ha sorpreso. Da tempo sapevo che – sull’esempio degliantichi Romani, e anche di Cioran, per citare solo lui – Dominique Venner ammirava la morte volontaria. La giudicava la più conforme all’etica dell’onore. Ricordava Yukio Mishima e non a caso il suo prossimo libro, che il mese prossimo sarà edito da Pierre-Guillaume de Roux, s’intitolerà Un samouraï d’Occident. Fin d’ora se ne può misurare il carattere di testamento. Dunque questa morte esemplare non mi stupisce. Mi sorprendono momento e luogo.

 “Dominique Venner non aveva «fobie». Non coltivava alcun estremismo. Era un uomo attento e segreto. Con gli anni, il giovane attivista dell’epoca della guerra d’Algeria s’era mutato in storico meditativo. Sottolineava volentieri quanto la storia sia sempre imprevedibile e aperta. Ci vedeva motivo per non disperare, infatti rifiutava ogni forma di fatalismo. Ma era innanzitutto un uomo di stile.Ciò che apprezzava di più nelle persone era la tenuta. Nel 2009 aveva scritto un bel saggio su Ernst Jünger, spiegando la sua ammirazione per l’autore delleScogliere di marmo con la sua tenuta. Nel suo universo interiore non c’era posto per i cancan, per la derisione, per le liti di una politica politicante che giustamente disprezzava. Perciò era rispettato. Cercava la tenuta, lo stile, l’equanimità, la magnanimità, la nobiltà di spirito, talora fino all’eccesso. Termini il cui senso sfugge a chi guarda solo i giochi televisivi”

Dominique Venner era pagano. Ma ha scelto una chiesa per porre fine ai suoi giorni. Una contraddizione?

“Penso che lui stesso abbia risposto alla domanda nella lettera che ha lasciato, chiedendo di renderla pubblica: «Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale di Notre-Dame di Parigi, che rispetto e ammiro, perché fu costruita dal genio dei nostri avi su luoghi di culto più antichi, ricordando origini immemorabili».Lettore di Seneca e Aristotele, Dominique Venner ammirava specialmente Omero: Iliade e Odissea erano per lui i testi fondanti d’una tradizione europea nella quale riconosceva la sua patria. Solo Christine Boutin può immaginare che si fosse «convertito all’ultimo secondo»!

Politicamente questa morte spettacolare sarà utile, come altri sacrifici celebri, quello di Jan Palach nel 1969 a Praga, o quello più recente dell’ambulante tunisino che in parte provocò la prima «primavera araba»?

“Dominique Venner s’è espresso anche sulle ragioni del suo gesto: «Davanti a pericoli immensi, sento di dover agire finché ne ho la forza. Credo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci opprime. Mentre tanti uomini si rendono schiavi della loro vita, il mio gesta incarna un’ etica della volontà. Mi do la morte per svegliare coscienze addormentate». Non si potrebbe essere più chiari. Ma si avrebbe torto non vedendo in questa morte volontaria ben oltre il contesto angusto dei dibattiti sul «matrimonio per tutti». Da anni, Dominique Venner non sopportava più di vedere l’Europa fuori dalla storia, vuota d’energia, dimentica di sé. Diceva spesso che l’Europa è «in letargo». Ha voluto svegliarla, come Jan Palach, in effetti o, in un altro periodo , Alain Escoffier. Così ha provato la sua tenuta fino in fondo, restando fedele alla sua immagine del comportamento di un uomo libero. Ha scritto anche: «Offro ciò che resta della mia vita in un’intento di protesta e fondazione». Questa parola, fondazione, è il legato di un uomo che ha scelto di morire in piedi”.



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21 maggio 2013

Uscire dalla logica liberal-capitalista

Uscire dalla logica liberal-capitalista

 

di: Stelvio Dal Piaz

 

Questa l’analisi: la crisi economico-finanziaria di stampo capitalistico comporta disoccupazione, precarizzazione del lavoro, disaggregazione sociale, alienazione.La realtà economica presenta un incessante dinamismo. La scienza economica si è rivolta, specialmente in questi ultimi anni, all’esame della dinamica economica con discreti risultati, ove si consideri la difficoltà che presenta lo studio del sistema economico, parte del sistema sociale la cui dinamica è determinata da fattori, oltre che economici, politici, giuridici, etici, anche da fattori di carattere interno a ciascun paese ed internazionali. Le interferenze dei vari fattori mutano di intensità e direzione, variano di qualità e si differenziano nel tempo e nello spazio. 



Particolarmente%RQb3NpdGlvbj0iUmlnaHQiPjx0b29sIG0l’analisi della dinamica del mondo del lavoro. Le variazioni delle condizioni di ambiente, delle innovazioni tecnologiche, dei gusti, delle mode, della domanda e offerta dei vari fattori produttivi, delle combinazioni produttive, delle correnti commerciali, ecc., producono variazioni nella produttività marginale del lavoro.Se non che a causa di attriti vari, dovuti ad irregolare distribuzione dei servizi produttivi, non si verificano le immediate e rapide variazioni nella domanda di mano d’opera e nel saggio delle mercedi. In concreto si presentano differenze di intensità e di cronologia nelle variazioni tra le diverse imprese, sicché lavoratori licenziati da alcune imprese sono assunti da altre, ma la dinamica del “mercato” dà luogo a una differenza tra la massa dei lavoratori esistenti e la massa di quelli effettivamente applicati al lavoro presso le imprese, dà luogo, cioè all’esistenza di “mano d’opera disoccupata”.Da quanto precede risulta che, anche in tempi di normalità, la massa disoccupata è una peculiarità dell’economia capitalista con la sua grande divisione del lavoro, i suoi metodi di produzione, distribuzione ed accumulazione del reddito, tutti condizionati dal meccanismo del mercato e dei prezzi e dal complesso sistema del credito.In una economia autoritaria a base corporativa socializzata, poiché le forze economiche sono strettamente controllate, anche il fenomeno della disoccupazione risulta controllato, per cui è più facile predisporre i mezzi per combatterla. La vita economica non si svolge con ritmo uguale.Le sopraccennate variazioni imprimono al sistema economico delle fluttuazioni di breve, media o lunga durata le quali danno luogo a varie specie di disoccupazione, sebbene non sia sempre facile stabilire, in concreto, se l’eccesso dell’offerta sulla domanda di lavoro sia dovuto a questa piuttosto che a quell’altra specie di ritmo dell’attività economica.Comunque, si suole distinguere la disoccupazione stagionale, da quella ciclica e da quella permanente. Vi è anche una parte di disoccupazione dovuta al “lavoro intermittente” , cioè al lavoro abitualmente occasionale ed irregolare per la natura stessa del “mestiere” che deve essere retribuito con un salario superiore alla media di classi analoghe, rendendosi così possibile la distribuzione del guadagno globale su un lungo periodo di tempo e la compensazione effettiva delle punte di occupazione e di disoccupazione. Ciò premesso, in presenza attualmente di una crisi economico-finanziaria devastante per intensità e durata, assistiamo anche al fenomeno di una disoccupazione crescente e ad una precarizzazione del lavoro che comportano una notevole diminuzione della domanda interna, diminuzione però a cui non fa riscontro una contemporanea diminuzione dei prezzi al consumo.Ciò è dovuto all’alta pressione fiscale e ai tassi di interesse usurai applicati dalle banche, nonché all’aumento incontrollato delle tariffe dei servizi primari essenziali ormai tutti nelle mani dei privati portati naturalmente alla speculazione e alla logica del massimo profitto.Considerare, quindi, le liberalizzazioni e le privatizzazione la medicina utile a raffreddare la tempesta speculativa, non è soltanto inutile, ma addirittura criminale.Infatti la cura da cavallo messa in atto dal governo dei “professori”, in pochi mesi ha già provocato l’aumento del debito pubblico, l’aumento dell’inflazione, l’aumento della disoccupazione e del lavoro nero, in un crescendo negativo che ha portato il paese Italia alla tanto temuta recessione di lunga durata. La crisi è di origine e natura capitalistico-speculativa, per cui non occorre essere degli scienziati per comprendere che la cura debba essere trovata nelle soluzioni di stampo anticapitalistico, in primis con la riappropriazione della sovranità monetaria.Tamponare il buco con la moneta a debito e a tasso esponenziale, è come voler spegnere il fuoco con la benzina. Tutte queste considerazioni valgono a chiarire che tutti, ma proprio tutti - professori e politici - vanno al più presto mandati a casa e sottoposti alla condizione di vita della massa proletaria che, da sola - in questo momento - sta soffrendo e pagando il conto. Occorre infrangere gli steccati, superare gli antagonismi e gli schemi ottocenteschi che ancora sono tenuti in vita strumentalmente dai nemici del lavoro e dei lavoratori, trovare nella Nazione e nella Socializzazione la sintesi politico-istituzionale per risollevare le sorti dell’Italia, tornare alla centralità dell’uomo che si realizza nel lavoro inteso quale dovere sociale, riprendere quel filo rosso che è stato spezzato alla fine della 2° Guerra mondiale.“La vita è come l’onda del mare: si spoglia dell’amaro levandosi in alto”, scriveva Mazzini che aveva veduto dissolversi la sua costruzione repubblicana del 1849, ma aveva dato l’impronta rivoluzionaria al processo unitario italiano. archivia e non tralascia nulla degli eventi di cui è scrupolosa nutrice e v’è ragione di credere che il sogno di una generazione vinta ma non doma, possa e debba tornare realtà.


Nel merito voglio riportare parte di quanto pubblicato nel giornale “Il Tricolore Nazionale” dell’11 aprile cura di Giuseppe Carlucci:

 

“Il mondo del lavoro, da sempre alla ricerca della strada maestra della vita, ha nella SOCIALIZZAZIONE la grande realizzabile idea della libertà e della giustizia umana e sociale: l’idea dell’avvenire. La nostra società, quella che NOI vediamo, sarà una società organica con un complesso di unità organiche. Al liberismo che propugna l’interesse individuale e al marxismo che è lotta di classe, noi opponiamo un principio sacro ed umano nello stesso tempo: la collaborazione di classe, per arrivare al superamento del concetto stesso di classe. Collaborazione di classe nel paese, nelle aziende. E nelle aziende, l’operaio artefice del suo avvenire, l’operaio al quale sarà ridata per intero la sua dignità, l’operaio parte viva dell’azienda. Il lavoratore che partecipa alla gestione delle aziende, siano esse di Stato o private, e che ne divide gli utili. Tutto questo nell’interesse spirituale e materiale del singolo che è però cellula di un grande organismo: SOCIALIZZAZIONE non ripudia l’iniziativa privata né la proprietà, ma entrambe perdono il loro aspetto egoistico, libere così di operare per il progresso. farà del lavoro non abbrutimento, lotte, sangue, ma l’alto mezzo attraverso il quale l’uomo si sentirà finalmente utile a se stesso, alla famiglia, alla Nazione. farà del lavoro il soggetto dell’economia e la base infrangibile dello Stato. Contadini, operai, tecnici, impiegati, professionisti ed artisti, lo Stato che uscirà dall’immenso travaglio sarà il nostro e il vostro e come tale lo difenderemo e lo difenderete”.Il compito di noi socialisti nazionali è quindi quello di lavorare con impegno ed umiltà per la realizzazione dello Stato Nazionale del Lavoro. Lavorare, quindi, è un dovere irrinunciabile che è comandato a NOI e alle coscienze di quanti credono ancora nei valori perenni della vita e dello spirito: così è stato sempre, così è per l’Italia di ieri, di oggi e di domani.

 




permalink | inviato da C.O.C. il 21/5/2013 alle 22:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



20 maggio 2013

La Storia è Maestra di Vita

La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute considerazioni e renderci conto delle minacce mortali di cui siamo oggetto.


tratto da un testo di Gabriele Adinolfi

 

La storia è maestra di vita.
A patto di conoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suo ripetersi.
Il primo obiettivo perseguito e raggiunto dall'oligarchia dominante è stato però proprio quello di falsificare la storia e di mistificarla, affinché non fosse possibile trarne insegnamento. L'ipnosi quotidiana in cui ci ritroviamo immersi è poi un enorme ostacolo per la presenza a se stessi, sicché chiunque sia potuto sfuggire alla mistificazione della storia, magari solo per l'esperienza vissuta sulla propria pelle, quasi mai ha la lucidità e la concentrazione necessaria per sottrarsi alle insidie che lo minacciano.
Sicché temo che ben pochi capiscano cosa accada.


 

Dulles e le multinazionali
Nell'ultimo mezzo secolo la minoranza organizzata e onnipotente degli internazionalisti ha lavorato in Italia e in quasi tutto l'occidente operando in maniera formidabile con precisione chirurgica.
Il dirigente dell'OSS (1), Allen Dulles, nel luglio 1916 fu assegnato all'ambasciata di Vienna, dell'Impero austro-ungarico, dieci mesi dopo il 7 aprile 1917, dopo che gli Stati Uniti dichiararono guerra all'Impero austro-ungarico, la delegazione americana trasferì le proprie operazioni di spionaggio e diplomatiche a Berna. Dulles ricevette l'addestramento nello spionaggio assieme a William S. Stephenson dall'MI6 il servizio di spionaggio inglese negli Stati Uniti. Dal 23 aprile dello stesso anno, Dulles fu militare attivo nell'Office of Strategic Services di Berna, per il Segretario del Dipartimento di Stato. Nel novembre del 1918, a 25 anni, in seguito alla resa delle truppe germaniche, Dulles fu assegnato al Boundary Commission a Versailles, dove andò a lavorare sulla nazione appena creata della Cecoslovacchia. Nel 1919 a Parigi, Dulles servì nell'unità di spionaggio del Dipartimento di Stato, durante la Conferenza di Pace. Dulles rimase nel Dipartimento di Stato dopo che la Germania firmò gli accordi di pace e lavorò all'ambasciata americana a Berlino, trasmettendo informazioni vitali riguardo al caos sociale e politico che era seguito. Nel mese di maggio 1920,Dulles fu trasferito all'ambasciata americana ad Istanbul, dove presentò un rapporto al Dipartimento di Stato su informazioni militari ed economiche della Turchia e sulle attività nel campo petrolifero persiano.

Dal 1942 al 1945 Dulles, durante la seconda guerra mondiale, ritornò nell'esercito, reclutato dal Capo dello spionaggio dell'OSS, colonnello William J. Donovan, come Direttore del OSS in Europa, con sede a Berna, nome in codice Agente 110. La sua copertura era il ruolo di assistente dell'ambasciatore americano in Svizzera, tra i suoi compiti quello di reclutare antifascisti in tutta Europa con lo scopo di combattere le potenze dell’Asse.

 

Alcune sue frasi sono chiarificatrici, sia degli intenti che lo animavano, sia delle operazioni transnazionali che hanno avuto luogo a partire dal 1961:

” … useremo tutto quello che abbiamo , - tutto l’oro, tutta la potenza materiale nell’ingannare e rendere la gente stupida… Il cervello umano, la coscienza possono essere modificati. Seminandovi il caos,noi scambieremo i loro valori con quelli falsi senza che se ne accorgano e li costringeremo a credere in quella falsità. Come? Troveremo dei complici in quel paese che condividono le stesse idee - i nostri alleati. Episodio dopo episodio, si svolgerà la grandiosa tragedia della morte di un popolo disubbidiente, dell’esaurimento totale ed irreversibile della sua consapevolezza… La letteratura, il teatro, il cinema – tutto rappresenterà e magnificherà le qualità umane più basse. Daremo un supporto infinito ai cosiddetti artisti, che in ogni modo introdurranno nella coscienza umana ilculto del sesso, della violenza, del tradimento – diciamo tutta l’immoralità. Nell’amministrazione dello stato creeremo caos e confusione. Noi contribuiremo in modo continuo ed invisibile al dispotismo dei funzionari e delle persone corrotte,alla distruzione dei principi. L’onesta verrà derisa e diventerà inutile,rimarrà nel passato. L’arroganza e la mancanza di rispetto, l’imbroglio e l’inganno, l’alcoolismo e la tossicodipendenza, la paura bestiale di ognuno…il tradimento - tutto questo coltiveremo in modo invisibile ed abile, tutto questo si svilupperà con i colori più forti. Solo pochi,pochissimi saranno in grado di indovinare o addirittura capire cosa succede veramente. Ma queste persone saranno messe in una posizione in cui nessuno le aiuterà in quanto diventeranno degli zimbelli. In questo modo rovineremo generazione dopo generazione.Cominceremo già dai giovani sui quali punteremo tutto, li depraveremo, li pervertiremo. Li renderemo cinici, bestemmiatori, cosmopoliti”.
Un pazzo? Un visionario? Un esagerato?

L'Economic Journal, portavoce delle multinazionali americane, dunque della politica mondiale statunitense, nel 1960 pubblicava questo programma: 

Quel che ci vuole è una rivoluzione delle totalità delle istituzioni e dei comportamenti sociali,culturali e religiosi e, di conseguenza, dell'atteggiamento psicologico, della filosofia e dello stile di vita. Ciò che si richiede si avvicina dunque ad una disorganizzazione sociale. Bisogna provocare l'infelicità e la scontentezza”.
Tutto
è stato fatto, con puntuale meticolosità.

 

I complici di Dulles
In controtendenza ci sono stati uomini e forze magari fondate su di una logica reazionaria, come la Spagna franchista, o su di una dinamica attiva ma antagonista (gollismo, peronismo, nasserismo, ecc).
In Italia quei complici di cui parlava Dulles facevano parte del cerchio della Finanza laica e cosmopolita e della sinistra internazionalista, in particolare di quella legata al comunismo bancario di taglio trozkista.
Ad opporsi, oltre al buonsenso di varia gente, ci fu quel mai completamente formatosi partito nazionale, composto da forze eterogenee, solitamente inquadrate nella destra socialista e in parte della sinistra democristiana con il supporto del MSI micheliniano.
Negli ultimi quarant'anni, quando,con l'ausilio degli scherani (2) rossi armati, il partito internazionalista si è abbattuto violentemente sulla nostra nazione,il suo operato ha subito rallentamenti ogni qual volta si sia presentata un'eccezione populista (Craxi, Lega, Berlusconi).
Oggi le eccezioni populiste sono state neutralizzate anche grazie all'inquadramento della protesta nel grillismo foraggiato e controllato da quei vertici trozkisti che vogliono esattamente un'accelerazione di quell'operato genocida che tanto era caro ad Allan Dulles.
I complici di Dulles sono oggi coloro che, da posizioni istituzionali o di potere finanziario e mediatico, perseguono esattamente il piano esposto dal boss dello spionaggio americano e dalla stampa delle multinazionali. Un ruolo particolarmente attivo lo rivestono il Presidente Napolitano, la Cameriera Boldrini, la ministro dell'integrazione Kyenge e,purtroppo, almeno in parte Josefa Idem.
Questa gente procede per strappi e per intossicazioni psicologiche, per esaltazioni da agit-prop (3) e per proposte emergenziali.
A dar loro manforte sostanziale, i soviet in magistratura e le logge a controllo dei corpi speciali.

 

I tre obiettivi essenziali di chi disfa la nazione
Quello che questa gente sta facendo e quello che la sua azione comporterà ci costringerà a tornarci su più volte e in modo sempre più dettagliato.
Anche perché si preannunciano drammi e tragedie di vasta portata.
Le linee perseguite – che sono quelle del genocidio e del liberticidio – sonochiare per chiunque abbia un minimo di conoscenza e due secondi da dedicare permettere insieme i dati.
E' necessario però sottolineare come queste minoranze sovversive procedononella loro conquista progressiva di potere all'interno del potere.
Non hanno mai variato comportamento.
Esse hanno bisogno di alimentare la tensione, di creare clima da guerra civile,di creare contrapposizioni e ostilità sul nulla, di far scannare la gente perogni ragione, ideologica o meno.
E tutte le campagne oggi in atto perseguono tre obiettivi essenziali: neutralizzareuna nazione; minare una nazione; imporre ovunque una logica da guerra civile.
1) La neutralizzazione della nazione è palese in tutte le scelte economiche e politiche, culturali e fiscali. Dal novembre 2011, quando Napolitano ha avviato il golpe internazionalista che ha liquidato l'eccezione populista, il nostro debito si è impennato, il nostro credito si è prosciugato, le nostre forze sociali vive sono state paralizzate, il nostro risparmio è stato attaccato a fondo, il nostro demanio è stato messo in liquidazione, i nostri asset sono stati messi all'asta, Finmeccanica è stata ingabbiata e l'Eni avviata alla privatizzazione.
2) La fine di una nazione passa pure per la sua trasformazione culturale,linguistica, morale, di costume e genetica. Il declino biologico si è accompagnato con l'aborto e con l'individualismo e si è acuito. Il fatto che si voglia a tutti i costi parlare di matrimoni gay non è estrapolabile da questo contesto. Non si tratta, infatti, di dibattere sui diritti civili e fiscali del  convivente ma di definire“matrimonio” qualsiasi genere di convivenza, per favorire il concetto di sterilità nelle unioni.
Intanto, con le mistificazioni con cui, in assoluta e conclamata mala fede, le Napoltano's girls lanciano l'offensiva per lo Ius Soli punta all'avvento di una massiccia immigrazione coatta che finirà con l'internazionalizzare definitivamente quel che resta di italiano.
3)Questo duplice attacco al cuore della nazione è portato con toni di guerra civile che vanno dalle demonizzazioni continue (oggi l'elemento-chiave è Balotelli) alle ostilità accese tra gruppi politici (di qui il revival dell'antifascismo violento che si accompagna ad altri atti di violenza che sembravano dimenticati, come le aggressioni al comizio del Pdl di Brescia) alla riesumata guerra dei sessi. L'idea stessa d'introdurre il concetto e il termine di “femminicidio” a questo serve: a contrapporre, a rendere litigiosi, a introdurre la logica di guerra civile su cui si fonda il controllo di un'oligarchia che non ha alcuna radice popolare, com'è il nostro caso.

 

 

Terrorismo
Si vuole rilanciare, come negli anni settanta, la guerra tra sessi, così come si vuol rilanciare la guerra tra poveri, così come si vuol rilanciare la guerra tra gruppi politici.
Il terrorismo a quello servì: a permettere a comunisti e finanzieri di compiere un colpo di Stato all'interno del potere e di rendere impotente una nazione. Lo stragismo a quello servì e scaturì nella capitolazione dello Stato,nell'abbandono delle nostre politiche estere ed energetiche autonome e nella privatizzazione della Banca d'Italia che ci sottrasse la sovranità monetaria.
Oggi ci troviamo in una nuova fase del medesimo processo: il terrorismo gli è funzionale. E tutti coloro che lo protessero, che lo indirizzarono, che lo foraggiarono e che ne permisero lo sviluppo stanno ai loro posti di comando.Così come lo stanno i comandanti delle formazioni armate che al comunismo globalizzato, al trozkismo, fanno capo, ideologicamente e gerarchicamente.
Le minoranze agitatrici dall'alto delle istituzioni gettano benzina sul fuoco e scatenano la polizia e la magistratura alla persecuzione sistematica. Da un lato aizzano i cani idrofobi dell'antifascismo per avvelenare il clima e dall'altro approfittano della cagnara per procedere con logica emergenziale a ridurre i margini, già esili, di libertà dei sudditi, di qualsiasi sesso, ceto o estrazione.
La storia è maestra di vita.
Dovremmo trarne le dovute lezioni e renderci conto delle minacce mortali di cuisiamo oggetto.
La storia è maestra di vita.
A patto di conoscerla e di essere presenti a se stessi per riconoscerla nel suoripetersi.

 

Note:

 

1.       L'Office of Strategic Services (OSS) eraun servizio segreto statunitense operante nel periodo della seconda guerra mondiale. Fu il precursore della Central Intelligence Agency (CIA). Fu istituito nel giugno 1942 con lo scopo di coordinare la gestione della raccolta di intelligence militare a livello centrale, assumendo in ciò un ruolo sovraordinato ad ogni altra analoga struttura già esistente nelle forze armate americane (ognuna delle quattro forze aveva infatti, e tuttora possiede, un proprio servizio di intelligence).

Di seguito vi riporto alcune delle missioni portate a termine con esito positivo in cui svolse una parte determinante:

a)Caso Kolbe

Dulles lavorò sull'intelligence riguardante i piani e le attività dei tedeschi. La carriera di Dulles venne beneficiata dalle informazioni fornitegli da Fritz Kolbe, un diplomatico tedesco e nemico dei nazisti. Kolbe fornì documenti segreti riguardanti l'attività delle spie tedesche e piani per il caccia areazione Messerschmitt Me 262.

b)Dossier Bergier

L'informazione spionistica più strepitosa fu quella del Dossier Bergier, il rapporto inviato da Dulles a Washington, con tutte le descrizioni riguardanti il progresso tedesco nei preparativi dei razzi V1 e V2. Il Dossier Bergier permise agli Alleati il bombardamento e la distruzione del centro di ricerca di Peenemunde, infliggendo una stoccata decisiva alla fabbrica nazista di armi letali di distruzione di massa.

c)Operazione Husky

Allen Welsh Dulles ebbe un ruolo preminente nell'Operazione Husky, lo sbarco alleato in Sicilia, nel 9-10 luglio 1943.

La trattativa fra servizi segreti dello stato americano e criminali mafiosi passò attraverso l'Office of Strategic Services, (OSS), diretto dal generale WilliamDonovan: gerarchicamente, l’OSS in Europa dipendeva da Allen Dulles, che aveva la propria sede in Svizzera, il suo diretto dipendente in Italia era l’italoamericano Massimo Corvo, di origini siciliane, noto come "Max"e detto in codice "Maral", numero di matricola 45.

MaxCorvo incominciò ad organizzare i propri uomini formando un'unità militare che,fra le forze armate americane era nota come the mafia circle (il circolo della mafia). Su indicazione di Allen Dulles, stabilì ulteriori contatti con Victor Anfuso, Lucky Luciano, Vito Genovese, Albert Anastasia e altre persone delle organizzazioni criminali italoamericane inserite nell’operazione Underworld, un giovane raccomandato dallo stesso Luciano, Michele Sindona, e anche un certo Licio Gelli.

Max Corvo e la sua squadra vennero sbarcati in Nord Africa a maggio 1943. Poi tre giorni dopo l’attacco, l’unità prese terra a Falconara, vicino a Gela, e si stabilì nel castello della cittadina. A Melilli Corvo incontrò padre Fiorilla,parroco di San Sebastiano e parente di uno dei suoi uomini e poi andò ad Augusta, sua città natale, per reclutare collaboratori locali. Intanto gli agenti dell’OSS occuparono le isole più piccole intorno alla Sicilia, fra cui Favignana e liberarono dalla prigione numerosi boss della mafia, che furono arruolati nel servizio dell’OSS, circa 850 "uomini d'onore"raccomandati dai capi mafiosi siciliani, che dopo l'occupazione assunsero cariche pubbliche nell’amministrazione militare del colonnello Charles Poletti:in provincia di Palermo ci furono 62 sindaci mafiosi..

d)Operazione Sunrise

Fu uno degli attori principali nelle trattative avviate da Max Waibel (Operazione Sunrise) (Alba) che portarono alla capitolazione delle truppe tedesche in Italia.

Negoziatiper la resa tedesca in Italia.

Il tesoro della Galleria degli Uffizi, preso dai nazisti, fu subito recuperato e Ferruccio Parri, e altri prigionieri della Gestapo, vennero riconsegnati all'esercito americano in Svizzera, sano e salvo, nel marzo 1945. La resa definitiva fu firmata il 29 aprile 1945 a Caserta. Per i negoziati per la resa separata delle truppe tedesche in Italia, Dulles verrà decorato dal presidente Truman il 18 luglio del 1946.

2.       [sche-rà-no] s.m. (non com. f. -na) lett.  Uomo violento al servizio di un potente sec.XIII

3.       Agitprop è l'acronimo di (otdelagitatsii i propagandy), ossia Dipartimento per l'agitazione e la propaganda,organo del comitato centrale e regionale del Partito comunista dell'Unione Sovietica il quale fu in seguito rinominato « Dipartimento ideologico ».

Nella lingua russa il termine « propaganda » non presentava nessuna connotazione negativa, come in francese, italiano o inglese, significava « diffusione,disseminazione, d'idee ». Attività e obbiettivi dell'Agitprop erano diffondere idee del marxismo-leninismo, e spiegazioni della politica attuata dal partito unico, oltre che in differenti contesti diffondere tutti i tipi di saperi utili, come per esempio le metodologie agronome. L'«agitazione » consisteva invece nello spingere le persone ad agire conformemente alle progettualità d'azione dei dirigenti sovietici.




permalink | inviato da C.O.C. il 20/5/2013 alle 14:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa



14 maggio 2013

The Big Brother all'amatriciana

Hanno capito, che la protesta se passa per il web non può essere controllata, sanno che per continuare ad avere lo status di Paese libero, non possono imporre la censura, hanno provato e riprovato, a più riprese, far passare leggi ed emendamenti ad hoc e tutte le volte hanno dovuto cozzare contro un muro di sdegnate proteste e di petizioni on-line. Nessun politico o partito s'è mai preso la briga, mettendoci la faccia, di fare quel passo in più per far passare a tutti i costi questo o quell'emendamento che avrebbe avuto ripercussioni drastiche in tema di popolarità e in conseguenza di voti, hanno tastato il terreno con una pazienza certosina, certi che prima o poi quella soluzione all'italiana, per metterci il bavaglio, l'avrebbero trovata... Ma forse, questa volta ce l'hanno fatta e comunque anche se non da subito, magari e senza fare una legge ad hoc ma più semplicemente adottando la vigente normativa ed aggiungendo ad essa qualche piccola postilla qui e la, questa condanna potrebbe essere la chiave che chiude definitivamente le porte alla libertà di pensiero e d'opinione limitando la libertà d'espressione.

Libertà d'espressione che è già stata abbondantemente preclusa, visto l'impoverimento del tasso culturale del Paese e dell'impoverimento della lingua italiana a favore di slang linguistici che tendono a stravolgere il reale significato delle parole e attraverso il lavoro di castrazione della lingua italiana stessa in vero stile "GRANDE FRATELLO" 

1984 THE BIG BROTHER (G.ORWELL)

"Il Partito è Governato dal Minamor ("Minluv"), ovvero Ministero dell'Amore, la cui funzione è di controllare i membri del partito e di convertire i dissidenti alla sua ideologia, ed è dotato di una polizia politica, la psicopolizia, che interviene in ogni situazione sospetta di eterodossia e di deviazionismo. Al di sotto del partito unico stanno i Prolet[3], che non hanno alcun potere né privilegio, svolgono i lavori pesanti in cambio del minimo di sussistenza, ma hanno il vantaggio di non essere controllati se non in modo indiretto, tramite la tecnica del Panem et circenses.
Ovunque nella città sono appesi grandi manifesti che ritraggono il Grande Fratello, con la didascalia Il Grande Fratello ti guarda, e gli slogan del partito: «la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l'ignoranza è forza». I membri del Socing vivono in moderni palazzoni alveare nella città nuova, e i prolet (il Proletariato) vivono separati dai primi nella città vecchia."



Condannato per i commenti al suo blog nove mesi per "istigazione a delinquere"
Rese note le motivazioni della sentenza con cui due mesi fa è stato condannato iil responsabile della pagine Facebook Cartellopoli, che si batte contro il degrado urbano della capitale. E' la prima sentenza di questo tipo in Italia

di ALESSANDRO LONGO

Sono stati i commenti altrui a causare la condanna a nove mesi di carcere per il gestore della pagina Facebook Cartellopoli, dedicata alla lotta al degrado urbano di Roma. Sono arrivate infatti oggi le motivazioni della sentenza di due mesi fa con cui Massimiliano T. veniva condannato per "Istigazione a delinquere e apologia di reato", su denuncia di una società di affissioni. Si apprende  solo oggi, quindi, che questa del Tribunale di Roma è la prima sentenza di questo tipo, in Italia e che apre scenari inediti. In sostanza, qualunque utente Facebook è ora a rischio di condanna, insomma: basta che tra i commenti ne appaia qualcuno che inviti a compiere reati di qualsiasi tipo.

La pagina di Cartellopoli si descrive come "Comitato online contro lo stupro, la svendita e la consegna della città di Roma alla lobby cartellonara", questione di cui Repubblica si è occupata più volte in questi mesi.  

Il problema, secondo il Tribunale di Roma, a quanto si legge nelle motivazioni odierne, è dato dai commenti postati da terzi, rimasti anonimi. Non solo: sono valsi la condanna anche i contenuti pubblicati in altri siti e poi ripresi sulla pagina. E cioè commenti che invitavano ad agire contro i cartelloni abusivi, ad organizzare iniziative di protesta. Come il blitz di Legambiente, di due anni fa. È così che ci è andato di mezzo il gestore della pagina, Massimiliano T., 34anni.

Afferma il Giudice nelle motivazioni della sentenza, infatti: "Pacifica essendo la responsabilità esclusiva in capo all'imputato per la gestione del blog (...) e dunque anche per il contenuto dei messaggi in esso pubblicati, è indifferente che si tratti di contenuti riferibili direttamente al T.  o ricevuti da altri utenti, essendo stato comunque il primo a curarne l'inserimento e la conseguente divulgazione al pubblico".

"L'affermazione del T di non controllare il contenuto dei messaggi ricevuti prima di pubblicarli è priva di rilievo ai fini che qui interessano, sia perché formulata in termini assolutamente generici, sia perché la qualità dei contenuti di analogo tenore pubblicati sul blog nel corso del tempo è tale da rendere inverosimile che l'imputato potesse averne ignorato o male interpretato il contenuto".

In base a quanto sostenuto dall'azienda che ha depositato la denuncia in Procura, sono state molte le azioni vandaliche, che hanno riguardato un centinaio di impianti in varie zone di Roma, messe in atto come "l'imbrattamento dei cartelloni con vernice spray e, successivamente, nel danneggiamento delle comici e nello smontaggio ed asporto delle plance pubblicitarie". 

"La sentenza è corretta in linea di diritto", ribatte Andrea Monti, avvocato esperto di nuove tecnologie e fondatore dell'associazione Alcei per la libertà di espressione online. "Chi gestisce uno spazio di contenuti ha una responsabilità su tutto ciò che vi viene pubblicato. Se ci sono troppi commenti, deve dimostrare che non gli era possibile moderarli tutti ma che almeno ci ha provato", continua. "Attenzione, vedete che è peggio per la libertà di internet se passa l'idea che le leggi non possono colpire pagine come Cartellopoli", aggiunge Monti. "Significa dar ragione a coloro, come Laura Boldrini (presidente della Camera) che invoca nuove e più severe leggi sul web".   




permalink | inviato da C.O.C. il 14/5/2013 alle 9:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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