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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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31 gennaio 2010

I fantasmi del passato, aleggiano nell'aria e turbano il sonno delle oligarchie plutocratiche

A chi fanno paura i fantasmi del passato? Normalmente i fantasmi del passato fanno paura a chi con quel passato si deve confrontare quotidianamente.
Non basta dire che io sono più bravo, bisogna dimostrarlo, e come fa il topolino a dimostrare di essere piu' bravo della montagna, nell'unica maniera possibile e cioè: demonizzando la montagna.

Ecco, in questo destri e sinistri sono pari, l'unica cosa che sanno fare è dimostrare di essere meglio dell'altro non per meriti acquisiti - cazzo c'è da farsi il culo, siamo scemi?!? -  No! Lo dimostrano mettendo a nudo le miserie dell'avversario, ecche spettacolo! Un (in)degno siparietto per un popolo di bifolchi lobotomizzati che alle prime votazioni che arrivano votano per IL MENO PEGGIO !!! Avete capito bene, non il MIGLIORE, il MENO PEGGIO! Piuttosto che rifiutarsi di votare, votano il meno peggio, eccheccazzo!!

Questi quattro stracciari della politica italiana - che non sono nemmeno degni di essere usati come carta da culo per pulire il deretano di Mussolini, talmente e' bassa la loro levatura morale e politica -, aditano a male assoluto, un regime che per quanto duro potesse essere ha tracciato un solco nella storia, ha lasciato un segno talmente elevato in opere sociali che ancora oggi viene preso a modello - Chavez, Morales, Peron, Castro tanto per citare i piu' noti ma ancora Saddam Hussein o Bashar al-Asad -, opere sociali opportunamente, mistificate, demonizzate, demolite, distrutte o svendute a qualche affarista.





Tratto da IL GIORNALE di oggi

Mussolini spopola sull'iPhone, chi teme il fascismo-gadget?



All’armi siam fascisti. Voi non potete immaginare quanti italiani bazzicano il Duce e il fascismo al giorno d’oggi. È da un bel po’ che Mussolini non si affaccia più dal balcone di Piazza Venezia ma parla ogni giorno dallo schermo dei computer, dai display dei telefonini, dagli iPod e iPhone, dai cd e perfino dai calendari appesi al muro, come non era mai accaduto, nemmeno ai tempi del neofascismo. Più contorno minore di libri, medaglioni, portachiavi, programmi tv e fascicoli a dispense. La Fascio-connection spopola più d’ogni altro feticismo di gadget, popstar e divi d'oggi. Ma con una novità prorompente: il Duce esce dalla storia, dalla politica e dalle ideologie per entrare nella ricreazione, nella second life del web e nell'iconografia ad uso personale. Fascismo emozionale e surreale. Il Duce batte perfino Che Guevara, icona mondiale da paura, gran figo della rivoluzione, top model di tutte le ribellioni, perfino erotiche, tossiche e alimentari. Nessuno sogna di restaurare il fascismo o di rinverdire sogni, liturgie e pratiche fasciste, non nascono certo milizie in camicia nera e movimenti nostalgici; ma il web scoppia di e-fascismi domestici e virtuali, di canti fascisti e discorsi Duceschi da sottofondo lavorativo o da sfondo epico e ironico alla vita quotidiana. Mezzo secolo fa si facevano sedute spiritiche per chiamare in vita l'anima di Mussolini e si trafugava la tomba del Duce; oggi lo spiritismo non è medianico ma è mediatico, basta una chiavetta e puoi collegarti con l'altro mondo in un'operazione nostalgia che non compromette nessuno e non costa nulla. Al più 79 centesimi, meno di un caffè al bar. Quello è il costo, ad esempio, del programma iMussolini ideato da un giovane intraprendente napoletano, Luigi Marino, che permette di scaricare discorsi e performance del Duce. Un programma che, riferisce la Repubblica (non di Salò e di Mussolini, ma di Scalfari e di De Benedetti), ha scavalcato persino il videogame di Avatar, il Grande fratello e il simulatore di occhiali a raggi X. Target? Non certo gli ultimi reduci del fascismo e i vecchi militanti del neofascismo, ma ragazzi, magari di quelli che usano l'iPhone dell'Apple e ignorano la storia. A dir la verità in questa ondata mussoliniana non mancano pure insospettabili signori di mezza età che hanno display fascisti sui loro pc e sui loro telefonini, che hanno suonerie del tipo giovinezza o faccetta nera o che ostentano testoni del Duce sulla scrivania, cimeli fascisti e calendari mussoliniani, del 2010 e non del 1932, alle loro spalle. Mi dispiace dirlo, ma i discorsi più scaricati dal web non sono quelli di Moro, De Gasperi e Togliatti, ma di Benito Mussolini. Sarà una leggerezza, a volte condita da qualche piccola follìa, ma decisamente più imbecille sarebbe dedurre da questo vintage Ducesco una specie di fascismo sotterraneo, un ducismo sommerso ma pronto ad esplodere in politica e magari alimentato per analogia dalla figura di Berlusconi, paragonato di recente non solo al Duce e a Napoleone, ma anche a Hitler che mi pare proprio il suo contrario. Nessuno degli e-fascisti o i-mussoliniani tra quelli che ho conosciuto ha precedenti neofascisti e a volte nemmeno d'impegno politico in senso lato. Lo fanno per civetteria, per spiritosaggine, per curiosità, per estremo machismo, per l'inguaribile tentazione di violare il tabù, l'angolo buio e nascosto, il Demonio o il Male Assoluto, come ha detto un suo ex beneficato; insomma il Maledetto nazionale per antonomasia. Hanno dovuto perfino escludere il Duce dal sondaggio Rai-Eurisko sul più grande italiano perché si aveva il fondato sospetto che avrebbe scalato i vertici della classifica e rubato il posto a Dante e alla Pausini, in cima alle preferenze. Ora che il fascismo è stato sterilizzato e ridotto ad un programma da scaricare sul web e non sulla pelle degli italiani, possiamo pure domandarci il perché di quel fascino, oltre il gusto del proibito. È l'orfanità dei simboli e dei miti, la voglia di uscire, almeno nell'ora della ricreazione, dalla cronaca e dall'ordinaria amministrazione per entrare nell'epica storica, seppure attraverso il portone della tragedia. E non si rimedia al fenomeno negandolo o semplicemente vituperandolo. Bisogna invece capire da quali mancanze del presente sorge, da quali miserie e piccinerie dell'oggi trae alimento, in quali paragoni indecenti trova spunto e su quali bisogni frustrati, negati o criminalizzati, si fonda. Qualche sera fa ero a cena da persone che conosco da anni e che ricordavo apolitiche e refrattarie ai tempi delle ideologie. La colonna sonora della cena è stato un cd che alternava canzoni fasciste a canti comunisti, bandiere rosse e canti dell'internazionale a inni del Duce e canti nazionalisti, canzoni falangiste a canti di liberazione sudamericana. Erano belle, maledizione, ti entravano dentro, ti riempivano il cuore di una strana animazione. Romanticismo politico, visione estetica e musicale del mondo e della vita. Certo, bisognava astrarre dall'uso storico e catastrofico di quelle speranze, bisognava distinguerli dalle sanguinose illusioni che hanno generato; ma svegliavano gli animi ad una passione civile, ideale ed epica che è oggi sconosciuta. Perfino un filo di fiera commozione attraversava gli ascoltatori di quei canti, sia gli ignari che i consapevoli. Il lato grottesco è che cantavano illusioni opposte ma generavano fremiti congiunti. Ai saldi della storia, due storie opposte si vendevano al prezzo di una. Allora mi sono chiesto: ma è possibile salvare quei tesori dal naufragio delle navi in cui erano imbarcati, è possibile amare quei canti, quei miti, separandoli dagli orrori che hanno suscitato o solo accompagnato? Non lo so, è un'impresa quasi impossibile, ma nel dubbio mi sono detto: teniamoli fuori dalla storia, lasciamoli a casa, e godiamoceli da single, a storia spenta. Fascismo a una piazza per sognatori solitari, o se preferite socialismo da toilette, per eccitarsi in vasca o sul water delle illusioni.




30 gennaio 2010

La crisi morale di Carlo Taormina

La verità su mr.B. raccontata dal suo ex avvocato

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«Conosco bene il modo con cui Berlusconi chiede ai suoi legali di fare le leggi ad personam, perché fino a pochi anni fa lo chiedeva a me. E, contrariamente a quello che sostiene in pubblico, con i suoi avvocati non ha alcun problema a dire che sono leggi per lui. Per questo oggi lo affermo con piena cognizione di causa: quelle che stanno facendo sono norme ad personam».

Carlo Taormina, 70 anni, è stato uno dei legali di punta del Cavaliere fino al 2008, quando ha mollato il premier e il suo giro – uscendo anche dal Parlamento – a seguito di quella che lui ora chiama «una crisi morale». Ormai libero da vincoli politici, in questa intervista a Piovonorane dice quello che pensa e che sa su Berlusconi e le sue leggi.

Avvocato, qual è il suo parere sulle due norme che il premier sta facendo passare in questi giorni, il processo breve e il legittimo impedimento?
«La correggo: le norme che gli servono per completare il suo disegno sono tre. Lei ha dimenticato il Lodo Alfano Bis, da approvare come legge costituzionale, che è fondamentale».

Mi spieghi meglio.
«Iniziamo dal processo breve: si tratta solo di un ballon d’essai, di una minaccia che Berlusconi usa per ottenere il legittimo impedimento. Il processo breve è stato approvato al Senato ma scommetterei che alla Camera non lo calendarizzeranno neanche, insomma finirà in un cassetto».

E perché?
«Perché il processo breve gli serve solo per alzare il prezzo della trattativa. A un certo punto rinuncerà al processo breve per avere in cambio il legittimo impedimento, cioè la possibilità di non presentarsi alle udienze dei suoi processi e di ottenere continui rinvii. Guardi, la trattativa è già in corso e l’Udc, ad esempio, ha detto che se lui rinuncia al processo breve, vota a favore del legittimo impedimentoi».

E poi che succede? Che c’entra il Lodo Alfano bis?
«Vede, la legge sul legittimo impedimento è palesemente incostituzionale, e quindi la Consulta la boccerà. Però intanto resterà in vigore per almeno un anno e mezzo: appunto fino alla bocciatura della Corte Costituzionale. E Berlusconi nel frattempo farà passare il Lodo Alfano bis, come legge costituzionale, quindi intoccabile dalla Consulta».

Mi faccia capire: Berlusconi sta facendo una legge – il legittimo impedimento -che già sa essere incostituzionale?
«Esatto. Non può essere costituzionale una legge in cui il presupposto dell’impedimento è una carica, in questo caso quella di presidente del consiglio. Non esiste proprio. L’impedimento per cui si può rinviare un’udienza è un impegno di quel giorno o di quei giorni, non una carica. Ad esempio, quando io avevo incarichi di governo, molte udienze a cui dovevo partecipare si facevano di sabato, che problema c’è? E si possono tenere udienze anche di domenica. Chiunque, quale che sia la sua carica, ha almeno un pomeriggio libero a settimana. Invece di andare a vedere il Milan, Berlusconi potrebbe andare alle sue udienze. E poi, seguendo la logica di questa legge, la pratica di ottenere rinvii potrebbe estendersi quasi all’infinito. Perché mai un sindaco, ad esempio, dovrebbe accettare di essere processato? Forse che per la sua città i suoi impegni istituzionali sono meno importanti? E così via. Insomma questa legge non sta in piedi, è destinata a una bocciatura alla Consulta. E Berlusconi lo sa, ma intanto la fa passare e la usa per un po’ di tempo, fino a che appunto non passa il Lodo Alfano bis, con cui si sistema definitivamente».

Come fa a esserne così certo?
«Ho lavorato per anni per Berlusconi, conosco le sue strategie. Quando ero il suo consulente legale e mi chiedeva di scrivergli delle leggi che lo proteggessero dai magistrati, non faceva certo mistero del loro scopo ad personam. E io gliele scrivevo anche meglio di quanto facciano adesso Ghedini e Pecorella».

Tipo?
«Quella sulla legittima suspicione, mi pare fossimo nel 2002. Gli serviva per spostare i suoi processi da Milano a Roma. Lui ce la chiese apertamente e noi, fedeli esecutori della volontà del principe, ci siamo messi a scriverla. E abbiamo anche fatto un bel lavoretto, devo dire: sembrava tutto a posto. Poi una sera di fine ottobre, verso le 11, arrivò una telefonata di Ciampi».

Che all’epoca era Presidente della Repubblica.
«Esatto. E Ciampi chiese una modifica».

Quindi?
«Quindi io dissi a Berlusconi che con quella modifica non sarebbe servita più a niente. Lui ci pensò un po’ e poi rispose: “Intanto facciamola così, poi si vede”. Avevo ragione io: infatti la legge passò con quelle modifiche e non gli servì a niente».

Pentito?
«Guardi, la mia esperienza al Parlamento e al governo è stata interessantissima, direi quasi dal punto di vista scientifico. Ma molte cose che ho fatto in quel periodo non le rifarei più. Non ho imbarazzo a dire che ho vissuto una crisi morale, culminata quando ho visto come si stava strutturando l’entourage più ristretto del Cavaliere.

A chi si riferisce?
«A Cicchitto, a Bondi, a Denis Verdini, ma anche a Ghedini e Pecorella. Personaggi che hanno preso il sopravvento e che condizionano pesantemente il premier. E l’hanno portato a marginalizzare – a far fuori politicamente – persone come Martino, Pisanu e Pera. E adesso stanno lavorando su Schifani».

Prego?
«Sì, il prossimo che faranno fuori è Schifani. Al termine della legislatura farà la fine di Pera e Pisanu».

Ma mancano ancora tre anni e mezzo alla fine della legislatura…
«Non credo proprio. Penso che appena sistemate le sue questioni personali, diciamo nel 2011, Berlusconi andrà alle elezioni anticipate».

E perché?
«Perché gli conviene farlo finché l’opposizione è così debole, se non inesistente. Così vince un’altra volta e può aspettare serenamente che scada il mandato di Napolitano, fra tre anni, e prendere il suo posto».

Aiuto: mi sta dicendo che avremo Berlusconi fino al 2020?
«E’ quello a cui punta. E in assenza di un’opposizione forte può arrivarci tranquillamente. L’unica variabile che può intralciare questo disegno, più che il Pd, mi pare che sia il centro, cioè il lavorio tra Casini e Rutelli. Ma se questo lavorio funzionerà o no, lo vedremo solo dopo le regionali».

Preso da: Piovono Rane




28 gennaio 2010

MEMORIA

 


























































...Boh!!




21 gennaio 2010

Mr. President, help internet in Italy

Pur non condividendo la forma di lotta - chiedere aiuto ad uno yankee, rifugiarsi dietro le sue poderose spalle - , classica di chi ha paura di lottare, soffrire, morire o di chi non sa lottare, classica mentalita' da servo, succube, quella di chiedere al padrone d'intercedere per lui presso il bullo di turno, ho deciso di postare lo stesso questo articolo, che, a mio avviso, trovo ben redatto e ben articolato.
Tolto, appunto, l'ultima parte, dove personalmente non chiederei niente a nessuno, tantomeno ad uno yankee - visti i danni che abbiamo dovuto subire per aver chiesto aiuto in un recente passato - , a costo di rischiare d'incappare nell'apologia di reato, esorterei la gente a rubare oppure, se proprio non ci riesce, a comprare merce rubata o di contrabbando. Cosi' tanto per vedere se riescono a tassare anche quella. (n.d.r.)  



esproprio proletario


L'Italia è invasa dagli stranieri. Sono barbari della cultura, distruggono,devastano, saccheggiano, impongono gabelle, impediscono al mercato di crescere ed evolversi. Sono parassiti, succhiatori di sangue, prendono ai poveri per dare ai ricchi, tengono in vita malati terminali, mummie che si sbriciolerebbero di fronte a qualsiasi pensiero intelligente, ibernano i loro privilegi e li mantengono inalterati nel tempo, producono a ciclo continuo vasetti di cazzi loro e non imprimono nessuna data di scadenza.

Hanno colonizzato tutto, infestato ogni poltrona, riempito di servi e vassalli tutte le vie di accesso al palazzo. Se la suonano e se la cantano.
Inscenano teatrini per intrattenere le folle, assumono burattini e servono fandonie decorate con bigiotteria di infima qualità, perline colorate in cambio della vita e della terra degli indios: la nostra vita, la nostra terra.

 Sono in tanti. Arrivano ben vestiti. Ti parlano di libertà e ti imbavagliano. Ti parlano di diritti e te li alienano. Ti parlano di riduzione delle tasse e te le aumentano. Ti parlano di futuro e te lo rubano. Ti parlano di cultura e ti rendono più ignorante. Si fanno chiamare Bondi, Romani,
Maroni, D'Alia, Levi, Carlucci, Barbareschi, hanno molti nomi ma un solo padrone. E il padrone non ha nome. Si nasconde, come Bin Laden, come il padre nostro che è nei cieli, come il capro solforoso che è negli inferi, come la vecchia terrificante strega dalle lunghe dita unghiate che beve code di rospo e influenza le decisioni del Re, sotto la minaccia di scatenare la collera degli dei.

Dopo avere cercato di imporre la carta di identità per ogni singolo bit trasferito in rete (Carlucci), dopo avere provato a chiudere i blog su indicazione diretta del Ministero degli Interni, avendo a insindacabile giudizio loro ravvisato apologia di reato magari nell'ultimo e più insignificante dei commenti a un post, scavalcando la magistratura (D'Alia), dopo avere sentenziato che internet è un luogo di libertà ma va assolutamente regolamentato, a loro vantaggio (Barbareschi), dopo avere cercato di equiparare un blogger a una testata giornalistica e di farlo iscrivere al registro degli operatori della comunicazione (Levi-Prodi), dopo avere
cercato di applicare a internet la legge sulla stampa promulgata nel 1948, dopo avere paragonato i social network ai gruppi terroristici degli anni '70 (Schifani), dopo avere minacciato di chiudere Facebook salvo poi accordarsi privatamente con gli operatori del settore per dare luogo ad una censura insidiosa, invisibile e silenziosa, contro la quale è difficile organizzarsi (Maroni), dopo avere addirittura osato proporre un permesso ministeriale per trasmettere in diretta streaming dalla propria scrivania, dopo avere negato 800 milioni di euro per lo sviluppo della banda larga - o meno angusta - mentre il resto dell'Europa sta dichiarando internet un diritto fondamentale dell'uomo e garantisce ad ogni cittadino 100 Mbit o più di velocità di connessione, dopo tutte queste vessazioni, uniche nel panorama legislativo dell'occidente democratico, oggi sono in arrivo altre due colossali offese all'intelligenza digitale: il Decreto Romani e l'estensione dell'Equo Compenso

Con il primo, sua maestà il premier itende tutelare gli interessi presenti e futuri della sua dinastia regale, salvaguardando Mediaset dalla crescita di piccoli ma fastidiosi videoproduttori indipendenti, videoblogger e web-tv. Costoro non potranno più utilizzare la rete per immettere immagini in movimento - come attualmente è possibile fare sui grossi portali di videosharing - senza ottenere preventivamente un permesso governativo, equiparando a tutti gli effetti un videoblogger, così come chi vuole condividere i filmini delle vacanze, a una rete televisiva vera e propria. Un abominio che fa scempio della libertà di espressione e che cerca ancora una volta di tutelare il monopolio dell'informazione e della raccolta pubblicitaria che
grazie a Craxi è stato conferito, per diritto divino, a Silvio Berlusconi e a tutta la sua genealogia discendente.

Con il secondo si intende rubare ai poveri per dare ai ricchi, costringendo tutti i cittadini italiani, già gravati da un inaccettabile digital divide, a ingrassare le casse della SIAE, partendo da un presupposto fortemente illiberale e avverso al principio giuridico della presunzione di innocenza. Non potendo più sostenere il diritto d'autore, disciplina che per anni ha reso fortune da milioni di euro a pochi artisti, sempre gli stessi dai tempi in cui Berta filava, e impoverito tutti gli altri, indipendentemente dalla loro bravura ma in funzione della sola appartenenza o estraneità alle baronie del mondo dello spettacolo, Bondi vuole essere per la SIAE quello che Craxi fu per Berlusconi: il legislatore che non legifera nell'interesse dei cittadini, ma in quello degli interessi corporativi, per permettere loro di continuare a perpetrare un modello perdente che gli adattamenti evolutivi del mercato, favoriti dalla rete, premono per modificare e rendere più aperto e democratico. D'ora in poi se acquisterete telefoni cellulari, hard disk, chiavette e qualsiasi dispositivo contenente una memoria ram, pagherete senza saperlo una gabella significativa e proporzionale alla dimensione in gigabyte della memoria fisica disponibile. Perchè? Perché si presuppone che la userete per farvi copie private di film e brani musicali. Non importa se usate la ram del vostro apparecchio per conservare documenti importanti, le foto di vostro figlio o i filmini delle vacanze: dovete pagare, siete pirati, siete criminali, per voi la presunzione di innocenza non vale. In tempi nei quali la quantità di memoria disponibile aumenta vertiginosamente di mese in mese, diventando nel contempo via via sempre più conveniente da acquistare, Bondi è il primo caso al mondo di Ministro che vuole penalizzare l'innovazione, per dirla
con le parole di Confindustria

Adesso basta. Io voglio vivere in un paese dove il mio Presidente
parla al paese attraverso YouTube e non disabilita i commenti, perché un Presidente della Repubblica deve avere desiderio di sapere cosa penso. Voglio vivere in un paese dove posso ricevere gli aggiornamenti Twitter dai parlamentari, dove i ministri hanno un blog e dialogano sulla rete, dove le campagne elettorali si fanno sui social network, alla pari, senza il rischio che i grossi monopolisti dell'informazione partano con un serbatoio di consensi illimitato e immeritato, in una competizione sleale e antidemocratica che privilegia faccendieri e trafficanti di organi istituzionali a discapito di chi ha davvero le idee per cambiare questo paese. Voglio vivere in un paese dove la banda larga è considerato un diritto fondamentale di ogni cittadino, elevandola a diritto costituzionale, come è avvenuto in Francia, come è avvenuto in Finlandia, come è avvenuto in Spagna e in Germania. Voglio vivedere in un paese dove la gente guarda meno la televisione e naviga di più, leggendo e informandosi in rete. Come in America, dove un ultrasettantacinquenne su 4 legge e si informa sui blog. Come in America, dove non importa quanti gruppi aperti da buontemponi in vena di triviale goliardia inneggino all'eliminazione fisica del Presidente, perché Obama non si sognerebbe mai di andare alla CNN a dire che Facebook deve essere chiuso. Come in America, dove a giugno 2009 la percentuale di penetrazione della banda larga nella abitazioni residenziali era superiore al 26%, contro un 19% italiano che ci colloca al 22° posto della classifica dei paesi OECD. Sì, come in America.

Per questo io, voi, noi tutti andremo davanti all'ambasciata americana, a piedi nudi, incatenati, battendo i piedi per terra al suono dei tamburi, a passo di schiavo, reggendo tutti insieme un unico enorme striscione: 
Mr. President, help internet in Italy


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19 gennaio 2010

Il "TRILEMMA"

Chiamparino, Bresso e il problema dei comunisti
il “trilemma” sulla questione Tav



È facile fare i froci col culo degli altri così com’è facile essere coerenti quan­do in ballo c’è il posto di qualcun altro. Una battuta maligna che girava ieri sera a Palazzo Civico, ma che riassume bene quanto sta accadendo nel Pd in piena bufera TAV e a poche settimane dalle elezioni regionali. Il sindaco Ser­gio Chiamparino, che da tempo ha escluso la sinistra comunista dalla propria coalizione, ora chiede che il Pd in Regione faccia lo stesso: «No ad accordi con loro - avvisa -, neppure di tipo tecni­co ». Mercedes Bresso, alle prese con una riconferma presidenzia­le che si preannuncia difficilissi­ma, sta facendo l’impossibile per garantirsi il maggior numero di voti a disposizione. E di conse­guenza risponde picche: «Non capisco quale sia il problema nel discutere un’ipotesi tecnica con una forza assieme alla quale stia­mo governando con profitto e dalla quale ci dividono alcune idee - infatti abbiamo rinunciato all’accordo di governo - e non un abisso».

Il punto è che la Zarina con i comunisti ci è sempre andata d’accordo, non che ci sia qualcosa di male o di sbagliato a prescindere, figuriamoci se poi questi gli consentono di mantenere il culo ben ancorato al cadreghino, e chi se ne fotte se il Piemonte e Torino non potranno godere di nessun beneficio, la cosa che più interessa alla Bresso e che i benefici li abbia lei.

La poveretta pur di avere il cadereghino ha già dovuto digerire un’alleanza con l’Udc in cui al­meno inizialmente non credeva e soprattutto sa che lo spicchio di voti che garantiscono Rifonda­zione e Pdci (al massimo il 3 per cento secondo i sondaggi) può risultare decisivo nella conta fi­nale. Infatti sta lavorando con la Federazione della sinistra per un accordo tecnico, magari da perfe­zionare all’inizio di febbraio, una volta assopiti i clamori delle tri­velle: i comunisti non firmeran­no il programma e rinunceranno a presentare un proprio candida­to presidente (evitando di porta­re via preferenze) in cambio della sicurezza di uno-due posti fra liste e listini, ecco con cosa barattano il futuro dei torinesi e migliaia di posti di lavoro, se penso che c’e’ gente che ancora da il proprio voto a queste merde mi viene male. Pd e soci non conce­deranno loro assessorati ma do­vranno accompagnarsi con un al­leato che, in clima di manifesta­zioni pro Tav, è eufemistico defi­nire scomodo. E così Bresso è pronta ad andare avanti a dispetto di tutto: «La Federazione della sinistra non fa­rà parte della coalizione di Go­verno. Sull’accordo tecnico eventuale, sceglierò insieme alla coalizione la strada da seguire. Dall’altra parte, non dimenti­chiamolo, c’è una coalizione for­temente sbilanciata a destra, con la Lega e La Destra che esprimono posizioni estremiste. E poi sulla Tav questa amministrazione ha compiuto atti sempre coerenti con la volontà di realizzare l’ope­ra, senza alcun indugio».
L’avvertimento di Chiamparino, ribadito ieri mattina al Circolo dei Lettori, batte sul punto debo­le di questo accordo: chi vota capirà? «Bisogna stare molto at­tenti a fare alleanze con queste forze - spiega il sindaco -, perché il rischio è che, anche se hanno carattere tecnico, agli occhi dell’elettore medio non appaiano tali. È un rischio che va evitato».

A sinistra l’uscita non è stata pre­sa bene. ”Chiamparino ha l’incubo dei comunisti, replicano i segretari di Prc e Pdci, Armando Petrini e Vincenzo Chieppa ­ - davvero strano e addirittura paradossale per un comunista avere certi tipi di incubi -. Non si rende conto che non è solo la Federazione della sinistra ma è un’intera valle a non volere la Tav e a opporsi alla sua realizzazione. Un interrogativo ci assale: ma Chiamparino vuole davvero la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni regionali”..

E se Chiamparino avesse optato per la vittoria del Piemonte, di Torino e dei suoi lavoratori?

Ai piemontesi quando andranno a votare, chiedo solo una cosa di stare bene attenti a cosa votano e soprattutto a chi votano.



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