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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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30 dicembre 2009

Saddam Hussein 30/12/2006

wa alaikum salam wa rahamtuallah wa barakathu

 

 

Inna lillahi wa inna ilaihi raji'un, Allahumma ajernì fi musibati wa akhlif li khairan minha


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29 dicembre 2009

Pensiero non conforme a chi ci vuole tutti uguali


 di Ida Magli

Voglio cominciare i miei auguri di Natale mandando una maledizione. Sia maledetto colui che ha ideato il «politicamente corretto» e che lo ha imposto ai popoli d'Occidente. Nessun tiranno è mai stato peggiore di lui; nessun torturatore era ancora mai apparso nella storia d’Europa che, con feroce legge del contrappasso, costringesse a «bloccare» il pensiero proprio coloro la cui civiltà si è costruita cercando di avvicinarsi sempre di più all'essenza, alla verità del pensare. Nulla, d'altra parte, stride di più con ciò che festeggiano i cristiani, che la finzione del politicamente corretto visto che questa è davvero l'unica cosa che Gesù ha condannato: l'ipocrisia, la finzione; il non testimoniare la verità, non affermarla, non riconoscerla. Non si tratta soltanto dei cristiani, dei credenti, ma di tutti: la forza delle parole di Gesù è diventata tessuto della civiltà italiana ed europea in quanto già i Romani si fondavano sulla corrispondenza fra il proprio «essere» e la propria parola, una corrispondenza che ogni uomo sente come «giusta», come «bella».
Oggi, dunque, gli auguri di Natale bisogna farli a coloro che più ne hanno bisogno: quelli che vogliono far vivere la propria civiltà e che non si piegano alle forme un po' facili del festeggiamento ai bambini, ai nonni (accomunati all'infanzia), ai «poveri», magari in Africa o in India... Perché non è questo il Natale. La forza del Natale è la sua individualità. È nato quel tal bambino, non «il bambino». È l'individuo che nasce. Mai come oggi questa individualità è stata a rischio: l'universalismo e l'uguaglianza della globalizzazione premono in tutti i modi affinché gli individui muoiano per far posto a uomini tutti simili, che si vestono, che mangiano, che parlano, che pregano, che pensano in maniera identica. I governanti lavorano spasmodicamente a questo scopo, aiutati dall'imperversare della pubblicità, dalla massa di prodotti standardizzati, dai cosiddetti «format» delle trasmissioni televisive; ma aiutati soprattutto dalla negatività, ormai introiettata, di ciò che è «diverso». Eliminare il concetto di diverso e al tempo stesso uniformare le credenze, i costumi, le religioni, le nazionalità, è indispensabile per giungere a governare in modo univoco il mondo intero, così come si propongono i politici che già da molti anni vanno predisponendo le varie Organizzazioni a hoc. Se queste (l'Onu, per esempio) non sono quasi mai riuscite fino a oggi a raggiungere il proprio scopo, il motivo, agli occhi dei governanti, è proprio la diversità fra i popoli.
Naturalmente sono le religioni il maggiore ostacolo, e fra queste, soprattutto il Cristianesimo, proprio per il suo aver posto l'accento sul valore dell'individuo, di ogni individuo, ossia della «persona». Di qui l'assalto al Cristianesimo, l'assalto al Natale, tanto più che la Chiesa sembra, almeno in parte, essere stata anch'essa soggiogata dal politicamente corretto, dal timore della diversità, dal desiderio di avvicinarsi, tramite l'Antico Testamento, all'Ebraismo e all'Islamismo. Nessuno mette in dubbio la buona fede di questo comportamento, ma ai laici spetta il grave compito di correggerlo in quanto, fin dall'inizio, la storia cristiana è stata contraddistinta dalla ricorrente vittoria di coloro che predicavano l'assoluta novità di Gesù nei confronti dei nostalgici della Sinagoga. Oggi a questi nostalgici si sono aggiunti quelli che ripetono il vecchio adagio della non esistenza storica del personaggio Gesù, come se potesse esistere qualcosa nel mondo dell'umano che non sia attribuibile a un individuo, anche quando non ne conosciamo il nome, anche se non sappiamo nulla di lui. Il «mito» non parla: è un individuo che l'ha fatto parlare. La «gente», la «tradizione», la «collettività» non parlano: è un individuo che parla e le fa parlare. Qualcuno ha detto: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Certamente è stato un uomo a pronunciare queste parole, un uomo straordinario che ha consegnato alla storia, al mondo degli uomini, il pensiero più nuovo, più profondo e più denso di com-passione che sia mai stato espresso. L'augurio che facciamo a tutti noi è di essere felici di appartenere a una civiltà chiamata a difenderlo.




28 dicembre 2009

Gaza 29/12/2008 Piombo Fuso

[…]c’è un termine in ebraico, sudar, con cui si indica il sudario, e che in ebraico moderno significa sciarpa, scialle. E’ un termine che è indicato ben undici volte nella Mishnà, la codificazione della Torah orale, che raccoglie le principali opinioni degli scribi e dei rabbini sui problemi della legge.

“si mette un sudar duro in uno morbido e si avvolge il collo del condannato. Due boia tirano i due lembi di questa sciarpa in senso contrario, finchè il condannato apre la bocca per poter versare nei suoi visceri piombo fuso…”
Il destino di Gaza e dei Palestinesi e’ scritto!
(Domenico Savino 4/01/2009 “Piombo Fuso)
Un anno fa l'operazione Piombo Fuso
Gaza ricorda le 1.400 vittime
Quando l’operazione israeliana “Piombo fuso” a Gaza si concluse nel gennaio 2009, i palestinesi scoprirono che gran parte delle loro infrastrutture – comprese abitazioni, scuole, ministeri, la rete idrica e i servizi igienico-sanitari, l’energia e le reti di telecomunicazioni, strade, ponti e ospedali – erano state ridotte in macerie
ROMA (27 dicembre) - Un anno fa l'aviazione militare israeliano attaccava la Striscia di Gaza nell'operazione militare definita Piombo Fuso. Alle ore 11.25 locali, l'ora in cui iniziò l'attacco, su richiesta di Hamas gli abitanti hanno osservato un minuto di raccoglimento per ricordare le circa 1.400 vittime (stime israeliane) registrate in un mese di combattimenti, mentre risuonavano le sirene. Nella piazza antistante il parlamento sono stati esposti i nomi di ciascuna vittima. Per tutta la giornata si sono susseguite cerimonie, mentre programmi speciali venivano mandati in onda dalle stazioni radiofoniche e televisive locali.

I dirigenti di Hamas hanno sostenuto che Israele non è riuscito a conseguire gli obiettivi che si era prefisso alla vigilia della operazione. «La striscia di Gaza - ha rilevato Ismail Haniyeh - è ancora forte, Israele non è riuscito a sconfiggerci. L'isolamento della Striscia ha avuto l'effetto di indurire Gaza, al punto che non può essere sconfitta. Sono stati i nostri combattenti ad obbligare infine il nemico al ritiro, mentre la nostra resistenza proseguiva».

Mentre la Striscia è ancora alle prese con la ricostruzione e i feriti più gravi sono ancora assillati dalle cure mediche (spesso problematiche a causa dell'isolamento), Hamas conduce trattative indirette con Israele per uno scambio di prigionieri che, se realizzato, rappresenterebbe il maggiore successo politico negli ultimi due anni. «Ancora un accordo non c'è e non so se ci sarà » ha detto oggi il premier israeliano Benyamin Netanyahu, mentre a Damasco Hamas prosegue le consultazioni sullo scambio fra Ghilad Shalit e centinaia di palestinesi detenuti in Israele.

Nel frattempo aumenta la tensione fra il governo di Israele e i dirigenti dell'Anp a Ramallah, dopo che ieri l'esercito israeliano ha ucciso sei palestinesi: tre ai margini della striscia di Gaza e altri a Nablus (Cisgiordania). Questi ultimi, secondo l'esercito israeliano, avevano ucciso venerdì un rabbino in un'imboscata presso Nablus. Secondo l'Anp Israele avrebbe dovuto chiedere ai servizi di sicurezza di Abu Mazen di catturarli. Invece sono intervenute unità di elite israeliane e i tre miliziani (tutti di al-Fatah) sono rimasti uccisi. «Si è trattato di una esecuzione a sangue freddo» ha accusato un dirigente politico di al-Fatah. Ma Israele nega: i tre, afferma, si sono ripetutamente rifiutati di arrendersi, ed erano armati. Uno dei loro fucili, viene aggiunto, è quello che ha ucciso il rabbino. (Il Messagero)




26 dicembre 2009

Israele ammette: rubati gli organi ai palestinesi morti

Il Santo Natale e' passato, ma sti cazzi! Fosse stato per me quest'articolo lo avrei postato ieri. Lo avrei servito sulle tavole imbandite dei banchetti pre e natalizi degli italioti, al posto del menu'. Non l'ho fatto! Ma non per rispetto o pudicizia, non l'ho fatto semplicemente perche', conoscendo lo spirito “italiota” dei miei connazionali, ho pensato che era inutile, tanto non sarebbe stato letto. Pensare o sperare di poter risvegliare nelle menti, ottenbrate, assopite, assenti, conformate, qualunquiste, assoggettate, fancazziste, vendute, dimentiche, pietiste, buoniste, benpensanti e circoncise anche solo un po' di sdegno sarebbe stato davvero sperare in un miracolo e io che nei miracoli non credo piu', specie in questo, ho deciso, mio malgrado, di attendere un giorno in piu', sia mai che mi malediciate per avervi rovinato, il vostro fottutissimo Santo Natale ...



Fonte: mazzetta.splinder


 

All'inizio di settembre un articolo del giornale svedese Aftonbladet aveva scatenato una crisi diplomatica tra Svezia e Israele. Nell'articolo i parenti di un palestinese denunciavano che gli israeliani avevano restituito il cadavere del loro caro dopo averne prelevato degli organi e che il loro caso non era unico.

Immediatamente da Israele si alzò un fuoco di sbarramento feroce che definì "antisemita" il giornale, la Svezia e chiunque prestasse orecchio ad accuse immaginarie (tanto per cambiare, tanto per non smentirsi mai). Oggi invece sappiamo che le "l'immaginario furto d'organi" è stata pratica comune in Israele per oltre dieci anni. A ridurre, solo parzialmente, l'orrore si è venuto a sapere che l'istituto forense israeliano Abu Kabir, non ne faceva questione di nazionalità (ambè, allora se e' così non vedo dove sia lo scandalo), rubava gli organi senza consenso sia ai cadaveri dei palestinesi che a quelli degli israeliani che transitavano dalla struttura per le autopsie. L'istituto era l'unico istituto di medicina legale del paese ed al centro di un clamoroso scandalo è che riguarda proprio un traffico internazionale d'organi a pagamento

Alcuni parenti di soldati israeliani morti hanno fatto causa all'istituto fin dal 2001, possibilità per ora negata ai parenti delle vittime palestinesi, perché gli espianti sui palestinesi erano negati dl governo israeliano (eggià e siccome erano negati si nega anche il fattaccio, cornuti e mazziati). Il dottor Hiss (stretto parente se non reincarnazione del dott. Mengele), nonostane le pesantissime accuse che comprendevano altre irregolarità (tra le quali una collezione di teschi umani e l'aver taroccato l'autopsia di Rabin), è stato assolto da ogni accusa e protetto dal governo, motivo dell'assoluzione è che Hiss non avrebbe tratto profitto dai suoi reati, perché "il suo unico interesse era l'avanzamento della ricerca scientifica"( Solo che a Mengele l'hanno accusato di crimini di guerra). Una giustificazione inaccettabile e imbarazzante che si è già sentita nel passato, Hiss continua ancora oggi a lavorare come patologo nella stessa struttura e il governo, difendendolo, ne ha condiviso implicitamente l'operato.

L'ammissione è contenuta in una intervista del 2000 all'allora capo dell'istituto Jehuda Hiss, al canale televisivo israeliano Channel 2 TV, intervista che poi non è mai stata mandata in onda, (nutrivate dubbi in tal proprosito?) conservando il segreto su questo modo criminale di procedere fino a ieri. L'intervista è andata in onda questo fine settimana e non perché in Israele si stia decidendo una nuova e discussa disciplina dei trapianti, per la quale i donatori di organi acquisirebbero la precedenza nei trapianti sui non donatori.

È stata Nancy Sheppard-Hughes, l'accademica statunitense che aveva intervistato il professor Hiss nel 2000, a decidere di rendere pubblica l'intervista proprio per la delicatezza delle questioni sollevate dall'articolo di Aftombladet. Secondo Sheppard-Hughes l'intervista dimostra che non esisteva un accanimento razzista sui corpi dei palestinesi, ma non si può mancare di notare che nell'esercitare la pratica sui palestinesi i medici israeliani hanno infranto leggi e norme che vanno oltre la deontologia professionale, visto che Israele  non poteva esercitare alcuna sovranità sui corpi degli "stranieri" e ancora meno su quelli dei nemici uccisi in combattimento o durante i numerosi episodi di repressione ai danni della popolazione palestinese. Al seguito dell'intervista nessuno ha più avuto il coraggio di smentire nulla, anche perché è arrivata anche la stringata ammissione ufficiale dell'esercito "quelle pratiche hanno avuto luogo" a mettere la parola fine sulla questione.

Se il furto d'organi avesse interessato solo i corpi di cittadini israeliani lo scandalo avrebbe avuto una dimensione esclusivamente nazionale (certo anche perche' cio' che e' mio e' mio e ci faccio il cazzo che voglio, e quello degli altri e' anche mio per cui ci faccio il cazzo che voglio ma non voglio che si sappia), ma ora che si è saputo che il traffico si estendeva ai corpi dei palestinesi la questione diventa un problema di natura necessariamente internazionale e chiama in causa le responsabilità dei vertici del governo israeliano. Responsabilità relative a crimini gravissimi compiuti nei confronti di una popolazione sotto regime d'occupazione militare, ce n'è abbastanza per un'altra causa per crimini di guerra contro i governi israeliani dell'epoca (ipotesi quanto mai improbabile, loro sono gli eletti da dio e noantri semo un cazzo).

Uno scandalo e un colpo all'immagine che non potrà certo risolversi dando dell'antisemita a caso, ma anche una rivincita del quotidiano a del giornalista svedese che a settembre erano finiti nella bufera, costretti poi a precisazioni pelose per quietare l'assalto della propaganda israeliana e deflettere l'accusa di antisemitismo, portata rabbiosamente e a gran voce da blog e testate filo-israeliane, arrivando a parlare di "matrimonio all'inferno" tra l'Aftonbladet e Hamas. In Italia non era andata molto meglio e nessun politico aveva difeso il diritto di cronaca di fronte alla furia dei soliti noti, che erano giunti a chiedere il boicottaggio dell'IKEA contro i cattivi antisemiti.

Oggi, mentre Google News restituisce oltre un migliaio d'articoli sulla clamorosa conferma, la versione italiana offre solo sei risultati, nessuno dai maggiori quotidiani e nessuno che ricordi l'iniziativa di Fiamma Nirenstein (deputata del PDL con cittadinanza israeliana) che da sola causò un piccolo incidente diplomatico tra Italia e Svezia (per la serie come covarsi le serpi in seno), approfittando della sua posizione in Commissione Esteri per dare dell'antisemita agli svedesi in nome del governo italiano. Nessuno è corso neppure ad intervistare il ministro degli esteri Frattini, che aveva dismesso come false le notizie pubblicate da Aftonbladet.

Ancora una volta l'uso sistematico dell'accusa di antisemitismo da parte della propaganda israeliana si è rivelato efficace nel ridurre al silenzio le voci critiche con Israele, ma ancora una volta l'accusa si è dimostrata falsa, un'offesa e un insulto alla verità. Chi non ha ragioni da opporre, può ricorrere solo all'insulto, da tempo Israele è ridotto a poter usare solo l'espediente dell'accusa di antisemitismo perché di ragioni nel reprimere e cacciare i palestinesi nei territori, etiche o legali che siano, non ne ha più alcuna.

 

(Tra parentesi e in grassetto alcune mie personali considerazioni)

 


 




24 dicembre 2009

SE IL CLIMA FOSSE UNA BANCA, L’AVREBBERO GIA’ SALVATO

Il discorso del presidente venezuelano al vertice climatico di Copenhagen


Signor Presidente, signori, signore, amici e amiche, prometto che non parlerò più di quanto sia già stato fatto questo pomeriggio, ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia. Chiedevamo la parola, ma non è stato possibile prenderla.Ha parlato la rappresentante della Bolivia, e porgo un saluto al compagno Presidente Evo Morales qui presente, Presidente della Bolivia.


Tra varie cose ha detto, ho preso nota: il testo che è stato presentato non è democratico, non è rappresentativo di tutti i paesi. Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il Presidente della sessione precedente, la signora Ministra, dire che c’era un documento da queste parti, che però nessuno conosce: ho chiesto il documento, ancora non l’abbiamo. Credo che nessuno sappia di questo documento top secret.


Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è rappresentativo, ma signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Per caso il sistema mondiale è rappresentativo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e rappresentativo nel sistema mondiale attuale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale e lo denunciamo ancora da questa tribuna: abbasso la dittatura imperiale!


E che su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l'uguaglianza!E quello che vediamo qui è proprio il riflesso di tutto ciò: esclusione. C'è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi sottosviluppati, o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi travolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia [sorta di gioco di parole tra desarrollados = sviluppati e arrollados = avviluppati NdT]. Quindi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c'è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all'ennesima evidenza della dittatura imperiale mondiale.


Poco fa sono saliti due giovani, per fortuna le forze dell'ordine sono state decenti, qualche spintone qua e là, e i due hanno cooperato, no? Qui fuori c'è molta gente, sapete? Certo, non ci entrano tutti in questa sala, sono troppi; ho letto sulla stampa che ci sono stati alcuni arresti, qualche protesta intensa, qui per le strade di Copenaghen, e voglio salutare tutte quelle persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani.


Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati, e credo abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo; noi abbiamo – la maggior parte dei presenti – già il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono davvero preoccupati. Qualcuno potrebbe dire, Signor Presidente, che un fantasma infesta Copenaghen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenaghen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio, gira in quest'aula, tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno vuole nominarlo.


È il capitalismo, sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo qualcuna delle frasi scritte per strada, e di questi slogan (alcuni dei quali li ho sentiti anche dai due giovani che sono entrati), me ne sono scritti due. Il primo è Non cambiate il clima, cambiate il sistema. E io lo riprendo qui per noi. Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema! E di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta.


Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo sta mettendo fine alla vita, minaccia di metter fine alla specie umana. E il secondo slogan spinge alla riflessione. In linea con la crisi bancaria che ha colpito, e continua a colpire, il mondo, e con il modo con cui i paesi del ricco Nord sono corsi in soccorso dei bancari e delle grandi banche (degli Stati Uniti si è persa la somma, da quanto è astronomica).


Ecco cosa dicono per le strade: se il clima fosse una banca, l'avrebbero già salvato. E credo che sia la verità. Se il clima fosse una delle grandi banche, i governi ricchi l'avrebbero già salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30mila soldati ad uccidere innocenti in Afghanistan, e ora viene qui a presentarsi con il Premio Nobel per la Pace, il Presidente degli Stati Uniti. Gli USA però hanno la macchinetta per fare le banconote, per fare i dollari, e hanno salvato, vabbè, credono di aver salvato, le banche e il sistema capitalista.


Bene, lasciando da parte questo commento, dicevo che alzavamo la mano per unirci a Brasile, India, Bolivia e Cina nella loro interessante posizione, che il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci è stata data la parola, per cui, Signor Presidente, non mi conteggi questi minuti, la prego.
Ho conosciuto, ho avuto il piacere di conoscere Hervé Kempf – è qui in giro -, di cui consiglio vivamente il libro “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in francese, ma potete trovarlo anche in spagnolo e sicuramente in inglese. Hervé Kempf: Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta.
Per questo Cristo ha detto: E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Questo l'ha detto Cristo nostro Signore. .......


Bene, Signor Presidente, il cambiamento climatico è senza dubbio il problema ambientale più devastante di questo secolo, inondazioni, siccità, tormente, uragani, disgeli, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e ondate di calore, tutto questo acuisce l'impatto delle crisi globali che si abbattono su di noi.


L'attività umana d'oggi supera i limiti della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta, ma anche in questo siamo profondamente disuguali. Voglio ricordarlo: le 500 milioni di persone più ricche del pianeta, 500 milioni, sono il sette per cento, sette per cento, seven per cento della popolazione mondiale.


Questo sette per cento è responsabile, queste cinquecento milioni di persone più ricche sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni inquinanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile solo del sette per cento delle emissioni inquinanti.Per questo mi sembra strano mettere qui sullo stesso piano Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno appena 300 milioni di abitanti. La Cina ha una popolazione quasi 5 volte più grande di quella degli USA.


Gli Stati Uniti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, la Cina arriva appena ai 5,6 milioni di barili al giorno, non possiamo chiedere le stesse cose agli Stati Uniti e alla Cina. Ci sono questioni da discutere, almeno potessimo noi Capi di Stato e di Governo sederci a discutere davvero di questi argomenti.


Inoltre, Signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta hanno subito danni e il 20% della crosta terrestre è degradata; siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, della conversione di terre, della desertificazione e delle alterazioni dei sistemi d'acqua dolce, dello sovrasfruttamento del patrimonio ittico, della contaminazione e della perdita della diversità biologica. Lo sfruttamento esagerato della terra supera del 30% la sua capacità di rigenerazione.


Il pianeta sta perdendo ciò che i tecnici chiamano la capacità di autoregolarsi, il pianeta la sta perdendo, ogni giorno si buttano più rifiuti di quanti possano essere smaltiti. La sopravvivenza della nostra specie assilla la coscienza dell'umanità. Malgrado l'urgenza, sono passati due anni dalle negoziazioni volte a concludere un secondo periodo di compromessi voluto dal Protocollo di Kyoto, e ci presentiamo a quest'appuntamento senza un accordo reale e significativo.


E voglio dire che riguardo al testo creato dal nulla, come qualcuno l'ha definito (il rappresentante cinese), il Venezuela e i paesi dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe, noi non accettiamo nessun altro testo che non derivi dai gruppi di lavoro del Protocollo di Kyoto e della Convenzione: sono i testi legittimi su cui si sta discutendo intensamente da anni.


E in queste ultime ore credo che non abbiate dormito: oltre a non aver pranzato, non avete dormito. Non mi sembra logico che ora si produca un testo dal niente, come dite voi. L'obiettivo scientificamente sostenuto di ridurre le emissioni di gas inquinanti e raggiungere un accordo chiaro di cooperazione a lungo termine, oggi a quest'ora, sembra aver fallito.


Almeno per il momento. Qual è il motivo? Non abbiamo dubbi. Il motivo è l'atteggiamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta... Il conservatorismo politico e l'egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi testimoniano di una grande insensibilità e della mancanza di solidarietà con i più poveri, con gli affamati, con coloro più soggetti alle malattie, ai disastri naturali, Signor Presidente, è chiaramente un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente disuguali, per la grandezza delle sue contribuzioni e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche, ed è evidente che si basa sul rispetto assoluto dei principi contenuti nella Convenzione.


I paesi sviluppati dovrebbero stabilire dei compromessi vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumere degli obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri per far fronte ai pericoli distruttivi del cambiamento climatico. In questo senso, la peculiarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta. ....


Le entrate totali delle 500 persone più ricche del mondo sono superiore alle entrate delle 416 milioni di persone più povere, le 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale, ricevono solo il 5 per cento delle entrate mondiale...


Ci sono 1100 milioni di persone che non hanno accesso all'acqua potabile, 2600 milioni prive di servizio di sanità, più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate: ecco lo scenario mondiale. E ora, la causa, qual è la causa? Parliamo della causa, non evitiamo le responsabilità, non evitiamo la profondità del problema, la causa senza dubbio, torno all'argomento di questo disastroso scenario, è il sistema metabolico distruttivo del capitale e della sua incarnazione: il capitalismo.


Ho qui una citazione di quel gran teologo della liberazione che è Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, che dice: Qual è la causa? Ah, la causa è il sogno di cercare la felicità con l'accumulazione materiale e il progresso senza fine, usando, per fare ciò, la scienza e la tecnica con cui si possono sfruttare in modo illimitato le risorse della terra.


Può una terra finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo, lo sviluppo infinito, è un modello distruttivo, accettiamolo......


Noi popoli del mondo chiediamo agli imperi, a quelli che pretendono di continuare a dominare il mondo e noi, chiediamo loro che finiscano le aggressioni e le guerre. Niente più basi militari imperiali, né colpi di Stato, costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equitativo, sradichiamo la povertà, freniamo subito gli alti livelli di emissioni, arrestiamo il deterioramento ambientale ed evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico, integriamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidari.....
Questo pianeta è vissuto migliaia di milioni di anni, e questo pianeta è vissuto per migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana: non ha bisogno di noi per esistere. Bene, noi senza la Terra non viviamo, e stiamo distruggendo il Pachanama*, come dice Evo e come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sudamerica...


Fonte: http://selvasorg.blogspot.com/


*Pachanama = Madre Terra


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