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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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30 novembre 2009

E' STATO IL FUHRER

postato da Gianluca Freda (28/11/2009)

Il deragliamento dell’espresso Mosca-San Pietroburgo, che ha provocato fino a questo momento un bilancio di 30 morti, 19 dispersi e 96 feriti, è opera di un gruppuscolo neonazista denominato “Combat 18”. Come facciamo a saperlo? Beh, lo ha detto Repubblica, naturalmente. Osereste mettere in dubbio? E come fa Repubblica a saperlo? Ma ovviamente lo ha confessato, con tempestivo candore, lo stesso gruppuscolo neonazista (che nessuno fino ad oggi aveva mai sentito nominare) in un apposito volantino di rivendicazione scritto di proprio pugno dagli stessi dinamitardi con certosina cura della sintassi. Non ho visto il volantino, ma sono quasi certo che sia scritto in caratteri runici. Repubblica si affretta anche a sottolineare che l’efficiente confraternita di bombaroli non era poi così sconosciuta: aveva già rivendicato il ritrovamento, lo scorso 14 novembre, di una imprecisata quantità di esplosivo nella metrò di San Pietroburgo, all’interno di un sacchetto con una svastica disegnata sopra. Non lo avevate mai sentito dire? E’ perché non vi informate bene. Non è così difficile da capire: esplosivo+svastica = soliti nazisti malvagi che attentano alla pace e alla salute pubblica. E’ tutto lampante. Sono state le unità paramilitari delle Schutzstaffeln a ordire l’orrendo attentato, durante la pausa pranzo. Probabilmente Adolf Hitler in persona ha piazzato le cariche sulla sede ferroviaria ed ha azionato il detonatore. Fine della discussione. Il caso è risolto. Tutto il resto è molesto arzigogolo da complottisti.

Segue arzigogolo:

Un paio di giorni fa la Russia ha annunciato che intende rispettare l’accordo stipulato con l’Iran con il quale si era impegnata a consegnare alla repubblica islamica una batteria di sofisticati missili antiaerei S-300, che tornerebbero estremamente utili in caso di attacco nazista alle installazioni militari iraniane. Il ministro della difesa iraniano, Ahmad Vahidi, si era recentemente lamentato del ritardo nella consegna (stanno aspettando i missili da sei mesi), sottolineando che la Russia ha l’”obbligo contrattuale” di tener fede agli accordi. Fino ad ora i russi avevano accampato scuse, chiamando in causa problemi tecnici. Di fronte all’insistenza iraniana pare abbiano garantito la consegna del materiale entro uno o al massimo due mesi. Questo potrebbe spiegare la rabbia dei nazisti moscoviti e il loro ricorso ad avvertimenti dinamitardi. Pare che Hitler, venuto a sapere del supporto militare fornito dai russi a chi vorrebbe cancellare il suo paese dalle carte geografiche, si sia incazzato tantissimo. Potrebbe essere per questo che le sue Sturmtruppen col colbacco hanno deciso di agire e di scavare una bella buca nel bel mezzo del percorso del Nievski Express. Non dimentichiamo che si tratta di reparti paramilitari estremamente abili nel maneggiare esplosivi. Non avevano forse fatto saltare anche le camere a gas, prima dell’arrivo dell’Armata Rossa, per nascondere le prove del genocidio? (E infatti nessuno le ha mai più ritrovate).

Per comprendere la furia del cancelliere coi baffetti, bisogna capire che il Reich era riuscito da poco ad ottenere una sofferta vittoria diplomatica, convincendo i membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica delle Nazioni Unite a votare a larga maggioranza (25 a 3) una richiesta formale all’Iran di far cessare immediatamente i lavori relativi all’impianto di arricchimento dell’uranio situato nella zona di Qom. La richiesta sembrava costituire una solida base per una futura risoluzione del consiglio di sicurezza, che avrebbe potuto a sua volta essere utilizzata per imporre all’Iran sanzioni economiche. A Hitler questo avrebbe fatto molto piacere. Cina e Russia si erano felicemente allineate a Inghilterra, Francia e Germania nel plebiscito di censura. Il voltafaccia improvviso della Russia ha scatenato le ire del Fuhrer e il deflagrante ammonimento ferroviario che ne è seguito. Ma ancor più esasperante è stato il tradimento di Sarkozy.  

Infatti, sempre un paio di giorni fa, Putin è andato a Parigi per discutere di questioni energetiche e militari. Hitler non ci ha dormito la notte. Putin vuole acquistare dai francesi una nave portaelicotteri per la marina russa, il che rappresenterebbe il primo caso di trasferimento di tecnologia militare di un paese alleato verso paesi esterni. Ma non è questo che ha tolto il sonno a Hitler, e nemmeno il fatto che la proposta sia stata prontamente accettata. La Russia sarebbe perfettamente in grado di costruirsi da sola le sue portaelicotteri, senza nessun bisogno di andare a farsele prestare dai francesi. Il punto è che la proposta di collaborazione economico-militare nasconde un ben più rilevante clima di distensione tra i due paesi che prepara accordi energetici fra Russia ed Europa Occidentale. Tali accordi tendono a favorire la dipendenza energetica dell’Europa dai due gasdotti russi North e South Stream, che taglieranno fuori l’inaffidabile Ucraina e i suoi feldmarescialli locali dal percorso dell’approvvigionamento di petrolio e gas. Ciò sarebbe di grave nocumento per i progetti energetici del Reich, che prevedono la sottomissione dell’Europa alla fornitura di gas e petrolio proveniente dagli oleodotti germanici. Il Fuhrer non poteva tollerare questo affronto e dopo essersi mangiato, come di prammatica, il tappeto della cancelleria, si è rivolto alle fedelissime Sturm Abteilungen affinché attuassero, a severo monito, il blitzkrieg ferroviario. 

Anche la politica italiana, oltre a quella di Sarkozy, è al centro delle preoccupazioni del Fuhrer. Il duce italiano, Benito Berlusconi, intrattiene da tempo ottimi rapporti politici con i nemici orientali del Reich, attuando una politica mirante a favorire l’indipendenza energetica nazionale e dunque assai sgradita all’impero germanico. Ciò potrà portare, in tempi relativamente brevi, alla defenestrazione del quisling ribelle, già peraltro avviata da tempo attraverso un’apposita campagna propagandistica di denigrazione postribolare progettata dal Reichsminister für Volksaufklärung und Propaganda in persona. Vista l’urgenza del caso, il “Combat 18” aveva proposto al Fuhrer l’organizzazione di un apposito attentato bòmbico contro un convoglio ferroviario italiano, tanto per rendere chiaro a tutti che con la politica energetica del nazismo non si scherza. La proposta è stata, per adesso, respinta, con la considerazione che i treni italiani riescono benissimo a deragliare da soli. Si pensa piuttosto ad un’operazione controllata di regime change da attuarsi tramite agenti appositamente addestrati in occasione di un imminente raduno pacifista romano, che dovrà intitolarsi No Bombs Day o No Bullshit Day o qualcosa del genere. 




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27 novembre 2009

"hana wa sakuragi, hito wa bushi"

Psicanalizzate questo mondo, ma non secondo le categorie (leggi: autotitillamenti) freudiane. Chiedetevi perché non può sopportare che si parli di razza, di sangue, di forza, di guerra, di eugenetica (e di nazismo).

Perché sono tutti elementi bio-logici, zoo-logico, tutte formule per “dir di sì alla vita” nel suo massimo splendore, tutte irruzioni di vita, di coraggiosa, magnanima, ardente, irruenta, estrema vita, di vita che per rispetto di sé domina e sottomette, sgomina e seleziona. E loro, i legittimi ospiti di questo mondo, proprio il richiamo alla vita non possono tollerarlo.

Odiano ciò che la evoca e chi la espone. Sono fantasmi, disanimati, inerti, che non hanno un’ombra di sangue e fuoco in corpo e devono surrogarli a colpi di ambizione mondana e risentimento, alcol e droghe, partite di calcio e corse in macchina, sessioni dall’analista e reading in libreria, ridde processuali e precettistica morale, cronache e pandette, pillole e nutella, chat e facebook, conciliaboli civilmente politici e gite domenicali al mare, shopping e sessoselvaggio (magari applicando gli eccitanti numeri magici estratti mensilmente da Cosmopolitan). Perfino il desiderio, oggi, se lo fanno imporre e fingere dai rotocalchi e dalla tivvù.

E voi vorreste evocare la dimensione trionfale della vita di fronte a costoro? Intendereste mancare davvero così tanto di tatto, di pietà, di umiltà, di solidarietà, di sentimenti sociali?? Ma no! Imparate dai loro melliflui guru e opinionisti, dalle loro filosofie e dalle loro letterature, prive della qualunque energia, incapaci del minimo ardimento, del minimo scuotimento: del tutto simili nel tono e nel fine a quei sussurri, a quelle rassicuranti menzogne e distrazioni, a quegli amari sorrisi stiracchiati e obliosi racconti che si sprecano al capezzale di un malato.

Sempre più delicate, diluite, dilavate, morbide, nebulose, languide, involute, non disturbano la folla di agonie della durata di circa ottant’anni, chi più chi meno. E tutti possono continuare a raccontarsi che la pace che li stronca sia cosa buona, giusta, addirittura desiderabile: un premio e un segno di buona condotta.

 

 

tratto da:  "vita, vita, vita" (www.cultrura.net)




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24 novembre 2009

Fraulein Robin Hood das direktor

Prendeva ai ricchi per dare modo ai poveri di appianare i debiti, personalmente le avrei fatto un monumento...

 

 

 

Berlino - Una Robin Hood teutonica. Prendeva ai ricchi per dare ai poveri: la Robin Hood dei nostri giorni, nei panni di un’austera direttrice di banca di Bonn, è stata condannata da un tribunale tedesco oggi a 22 mesi con la condizionale. Erika B., 62 anni, direttore di una filiale della Vr Bank in un paese di 1.500 anime alle porte dell’ex capitale tedesco-occidentale, ha trasferito segretamente dal dicembre 2003 al febbraio 2005 con 117 differenti transazioni da conti correnti "pesanti"a conti "leggeri" ben 7,6 milioni di euro. Il suo obiettivo era evitare la chiusura di alcuni conti in rosso; non appena possibile, non appena i clienti poveri diventavano nuovamente solventi, ritrasferiva il denaro sui conti "tassati". Alla fine però, 1,1 milioni sono risultati mancanti. Quel che è certo - scrive oggi la Bild online - è che la Robin Hood tedesca non ha mai intascato un euro per sé e adesso ha perso tutto: licenziata in tronco, vive di 1000 euro al mese di pensione minima, non possiede più immobili né assicurazioni sulla vita.




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22 novembre 2009

Uomini sulle vette

Muore Lacedelli l’aquila del K2

Della storica spedizione rimane in vita solo Bonatti Membro del gruppo degli “Scoiattoli” è rimasto in attività sino pochi mesi fa.Purtroppo non si è ripreso da un intervento al cuore

 

OTTAVIO DAVIDDI (tuttosport)
 

CI VOLLE quasi mezzo secolo perché venisse scritta una vol­ta per tutte la storia - quella vera - dell’ascesa al K2. Ma due fatti non sono mai stati messi in discussione: il 31 lu­glio del ‘54 in cima arrivarono in due: Achille Compagnoni
(mancato la scorsa primavera) e Lino Lacedelli, è scomparso ieri. L’altro fatto che non è mai stato in dubbio è che quell’im­presa - la conquista della se­conda vetta del mondo, 8611 metri - portò in alto l’Italia in­tera, che aveva bisogno di ri­scoprire l’orgoglio dopo gli an­ni della guerra. Lacedelli, am­pezzano, era una sorta di sim­bolo per Cortina, prima dei Giochi olimpici del ‘56. Avrebbe compiuto 84 anni il prossimo 4 dicembre. Reinhold Messner
ha fotografato con esattezza la portata di quell’ormai lontana impresa: «Lacedelli - ebbe mo­do di spiegare - ha contribuito alla ricostruzione psicologica dell’Italia nel dopoguerra. Per gli italiani, che avevano soffer­to molto durante la guerra, la conquista del K2, la seconda ci­ma del mondo e forse quella più difficile, è stata un vero e proprio toccasana per l’autosti­ma dell’intero popolo».

ARDIMENTOErano, quelli, i tempi dell’alpinismo eroico, tecnologia poca, ardimento tanto e rischio incalcolabile. La conquista del K2 ad opera del­la spedizione guidata da Ardi­to
Desio fu un concentrato di tutti questi ingredienti, come testimoniano le poche foto scattate con una piccola “Zeiss”. Dopo l’impresa venne il tempo delle polemiche, a tratti feroci, che lo opposero a Walter Bonatti. Ma alla fine proprio lui, uno dei due che sa­lirono in cima, a pubblicare un libro dal titolo esemplare:“K2: il prezzo della sconfitta”. Rac­contò la versione definitiva, che rendeva onore al sacrificio e ai rischi corsi da Bonatti, che non raggiunse la vetta. Bonat­ti, di quel gruppo, è l’unico an­cora in vita. Anche l’hunza
Madhi, il portatore, è scompar­so.
SORAPIS Sino a quando le forze glielo avevano consenti­to. Lacedelli era andato per montagne. Il 31 luglio 2001, esattamente 47 anni dopo il K2, aveva festeggiato - ormai a 76 anni - quell’anniversario af­frontando una ferrata sul gruppo del Sorapis. Nel 2004, a quasi 80 anni d’età, era torna­to ai piedi del K2 partecipando ad una spedizione commemo­rativa per il Cinquantenario della conquista, organizzata dai famosi “Scoiattoli” di Corti­na. Aveva affrontato un trekking di 130 km per arriva­re al campo base del K2, e sa­lutare la tomba del suo amico Mario Puchoz, morto nella spedizione del 1954. Ricordia­mo che gli “Scoiattoli” vennero fondati il 1º luglio 1939 da die­ci giovani ampezzani che ave­vano in comune la passione per la montagna e per le ar­rampicate sportive. Il primo nome del gruppo fu “Società rocciatori e sciatori gli Scoiatto­li”. II membri del gruppo si ri­conoscono da uno scoiattolo bianco ricamato sul braccio si­nistro di un maglione rosso. Un logo indissolubilmente le­gato a molte imprese alpinisti­che tra cui - appunto si ricorda la conquista del K2.

FUNERALI Ormai da qual­che mese Lacedelli si vedeva a Cortina più raramente. Mala­to, aveva subito l’estate scorsa un intervento cardiaco all’o­spedale di Belluno, e nonostan­te la lunga riabilitazione non si era ripreso. Le condizioni di salute gli avevano impedito di partecipare ai funerali di Com­pagnoni a maggio.

 




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21 novembre 2009

Ci hanno rubato anche l’acqua!



 

di Marcello Pamio - 20/11/2009

Fonte: Disinformazione

Mercoledì 4 novembre scorso, dopo solo due giorni di discussione, è stato approvato il decreto-legge 25 settembre 2009, nr.135: “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 223.

Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da 2 anni, infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società, mediante il rinvio a gara, entro il 31 dicembre 2010.[1]

Quella legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era casualmente in vacanza!
Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici.[2] Il Pd, che è sempre stato piuttosto favorevole alla privatizzazione dell’acqua, ha proposto nella persona del senatore Bubbico, un emendamento compromesso: l’acqua potrebbe essere gestita dai privati, ma la proprietà resterebbe pubblica…[3]

Tale vergognoso decreto, passato con la fiducia ieri, da effettivamente il via libera alla privatizzazione dei servizi pubblici locali.

”Leggendo (neanche troppo attentamente) la “causale” del ddl, ci si accorge di essere di fronte all’ennesima “rapina di Stato” che, sotto il vessillo della “privatizzazione forzata” imposta dalla Ue, in realtà nasconde un bisogno di energie economiche per far quadrare i debiti con l’Europa”. [4]
“Le disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari... si traducono in bisogno di denaro per il governo italiano. Nessun diktat europeo impone la privatizzazione dell’acqua, anzi...”
”Risoluzione europea 11 marzo 2004, “Strategia per il mercato interno, priorità 2003- 2006” , al paragrafo 5 cita: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.[5]

Le stesse norme verranno ribadite nel IV° forum mondiale sull’acqua nella Risoluzione europea 15 marzo 2006, che al paragrafo 1 dichiara: “l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana; chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015” .

L’emendamento che prevede l’affidamento della gestione dei servizi idrici locali ai privati, è il 15.504 e vede la firma del senatore piddino Bubbico.

Malgrado Bubbico in Senato abbia osannato il successo del Pd nella firma del ddl, sostenendo: “Grazie a un emendamento del Pd è stata scongiurata la privatizzazione dell’acqua, bene indispensabile, di primaria importanza per tutti i cittadini”, leggendo lo stesso emendamento si scopre la “truffa”. “Tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato [...] devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche [...]”. Che in soldoni vuol dire: servizio autonomo affidato ai privati e proprietà pubblica della risorsa, ossia l'acqua. L'emendamento 15.504, un provvedimento quindi di privatizzazione dei servizi pubblici, avallato dal Pd, è stato respinto solo dall'Italia dei Valori e da tre senatori del Partito democratico (Marinaro, Zanda e Nerozzi), voti favorevoli di Udc, Pdl, Lega Nord e Pd, in questa "originale coalizione istituzionale" fautrice del nuovo principio: l'acqua un bene privato del mercato.

I partiti hanno criminalmente reso l’acqua un bene privato!

Come vedete, gli avvoltoi, indipendentemente dal colore partitico, rimangono sempre e solo degli avvoltoi, stipendiati, in questo caso, direttamente dalla lobbies delle bollicine.

Il mercato dell’acqua in Italia è un mercato molto interessante, per via degli 11 miliardi di litri di acqua minerale bevuti ogni anno. Stiamo parlando di circa 5 miliardi di euro di fatturato per i soliti noti.

Con simili numeri è possibile corrompere e/o convincere chiunque.

Il rapporto dei prezzi tra acqua minerale in bottiglia e “l’acqua del sindaco” (da ieri non più del primo cittadino, ma dei privati) ha dell’incredibile: un litro di acqua minerale costa mediamente 0,35 - 0,40 euro, contro 0,001 euro dell'acqua del rubinetto. La grande truffa dell’acqua in bottiglia
(tratto da www.trekking.it/it/articoli/La-grande-truffa-dell'acqua-minerale_2503.html )

Fino a qualche anno fa, le “acque minerali” dovevano comunque sgorgare da fonti certificate, monitorate, e con caratteristiche dell’acqua almeno particolari rispetto alla semplice acqua potabile.

Poco importa se, anche in questo caso, si potrebbe configurare quantomeno l’appropriazione discutibile, ancorchè tollerata dalle normative, di un bene che appartiene a tutti i cittadini, poichè le acque sotterranee fanno parte del demanio pubblico.

Le aziende private che sfruttano le falde acquifere potabili, infatti, pagano alla collettività un irrisorio “canone di coltivazione”, a fronte della concessione, spesso permanente, di un bene pubblico. In pratica, gli amministratori che dovrebbero gestire, e non svendere il patrimonio collettivo, lo hanno invece“regalato” alla speculazione delle multinazionali.

Se nella legislazione italiana “il quadro normativo stabilisce che le risorse idrominerali sono un bene pubblico, fanno parte del patrimonio indisponibile delle regioni e il loro uso deve essere improntato all'interesse pubblico”, non si capisce come sia possibile che in calce alle concessioni “regalate” ad alcuni famosi marchi di acqua minerale figuri la scritta “perpetua”: significa che alcune multinazionali accumulano miliardi vendendo l'acqua di tutti, per sempre, come la San Pellegrino (Nestlé), che fino al 2002 pagava 5 milioni e 270 mila lire all'anno per la concessione; in rapporto, quasi stupiscono i 33 milioni e 464.500 lire (sempre dati 2002) sborsati per imbottigliare la Levissima (ancora Nestlé). Sempre Nestlè (che vende nel mondo 19 miliardi di litri d’acqua), ha in concessione lo sfruttamento delle fonti di Pejo, in Trentino, da cui estrae e imbottiglia 110 milioni di litri/anno (con un ricavo di circa 35 milioni di euro/anno), e attualmente paga al Comune di Pejo una tassa di concessione di 30.000 euro l’anno.

Oggi, almeno sulla carta, le aziende che sfruttano l’acqua sono soggette a una minima tassa di 0,0005 euro al litro, ma solo sul prodotto imbottigliato; tanto per fare un esempio, in Lombardia (la regione più ricca di fonti e sorgenti) vengono imbottigliati 3 miliardi di litri d’acqua, ma altri 7 miliardi vengono sprecati nelle fasi di lavorazione.

La truffa, però, è ben altra, e sconvolgente: oggi, spesso, nelle bottiglie di plastica in vendita sugli scaffali dei supermercati, o sui tavoli di pizzerie e ristoranti, si trova “acqua microfiltrata”, pagata a prezzo dell’acqua minerale, ma altro non è che acqua del rubinetto, la stessa che esce da quelli delle nostre case, messa in bottiglia e ricostituita con l'aggiunta di anidride carbonica e sali minerali.
Nel mondo, l'azienda leader nella vendita di “acqua del rubinetto” è la Coca Cola , che la imbottiglia soprattutto per i paesi del terzo mondo, privati dell'acqua come bene comune.

Con risvolti curiosi, se non fossero tragici: l'acqua Dasani (Coca-Cola), prelevata dall’acquedotto pubblico della contea di Kent e commercializzata in Gran Bretagna, con un aumento del prezzo di 3.166 volte rispetto al costo di origine, è stata ritirata dal mercato perchè, nonostante uscisse pura dal rubinetto, come certificato da numerose perizie, una volta imbottigliata diventava potenzialmente pericolosa perchè addizionata con una elevata percentuale di bromato, nota sostanza cancerogena.

Campagna nazionale "SALVA L’ACQUA" del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua www.acquabenecomune.org

Testo ufficiale del decreto - Parlamento, www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm


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[1] “Zanotelli: acqua pubblica è agli sgoccioli. Come si privatizza un bene comune”, Corriere del Mezzogiorno 12 novembre 2009 
 

[2] Idem
 

[3] Idem
 

[4] “Acqua: la privatizzazione non è un diktat europeo”, tratto da Rinascita 10 Novembre 2009, Enea Baldi
 

[5] Idem
 

 www.ariannaeditrice.it
 




permalink | inviato da C.O.C. il 21/11/2009 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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