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Questo Blog è un blog "FASCISTA", nel senso nobile del termine e non nel senso che per 60 anni questa giudeocrazia gli ha conferito. Politicamente non si colloca ne a DESTRA, ne a SINISTRA, ma sta col POPOLO tutto a prescindere dalla razza, religione e ceto sociale. Rispetta chi porta rispetto ed è inflessibile con chi non rispetta le tradizioni e le leggi siano esse dello Stato che Naturali.

Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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26 febbraio 2008

Un'idea sulle votazioni

ricevo e pubblico questo articolo  dell'amico, fratello e camerata A.B.Mariantoni, col quale, pur trovandomi in perfetta armonia con quanto esposto,  non mi trovo d'accordo sulle modalità di esecuzione da lui proposte, in quanto penso che limitarsi alla semplice fucilazione vuol dire avere pietà per dei luridi pezzi di merda che per 60 anni hanno ladrocinato, depredato, spogliato e svenduto l' Italia. All'amico Alberto e al lettore voglio dire che questa gente va si  processata da una corte marziale, in quanto pubblici ufficiali, per alto tradimento nei confronti della "costituzione" prima e del popolo italiano poi (visto che hanno giurato solennemente di servire sia una che gli altri).
La loro condanna dev'essere, innanzi tutto la confisca di tutti i beni, che non dimentichiamolo appartengono al POPOLO,loro, dei loro famigliari e parenti fino al più basso grado di parentela, 10 anni di lavori forzati, al termine dei quali deve seguire la morte per impiccagione in pubblica piazza e i corpi esposti al pubblico ludibrio. Troppo semplice la morte per fucilazione, troppa pietà per chi ha fatto soffrire milioni di famiglie...Per usare un eufemismo che la storia ci ha consegnato ma che non mi appartiene: "pietà l'è morta!"




Ecco un esempio , ma l'ipotesi che più mi affascina è uno per ogni lampione
con al collo oltre al cappio un cartello che serva da monito ai futuri governanti.


 

Per chi votare?

Io, un’idea ce l’avrei: fuciliamoli tutti!

 

 

di: Alberto B. Mariantoni

 

 

Il 13 ed il 14 Aprile prossimi, tanto per “cambiare”…, si ritornerà a votare.

 

Votare, per chi? Votare per che cosa? That is the question! Direbbe l’Amleto del polveroso e sempre attuale William Shakespear, con un pizzico di mal celato imbarazzo e disappunto.

 

Per cercare di entrare immediatamente nel vivo di questa riflessione, diciamo che io, ad esempio – pur non essendo, e non essendo mai stato, un patito di “ludi cartacei” – voterei volentieri (semmai ne esistesse uno…), per un Movimento politico o d’opinione che dichiarasse apertamente – e dimostrasse, con i fatti, nella sua prassi quotidiana – di volere ad ogni costo riconquistare la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare per l’Italia e l’Europa.

 

Come sperare, infatti, di potere concretamente riuscire a risolvere il problema delle eventuali fuoriuscite del lavandino del nostro bagno o del possibile insidioso ondeggiare del pavimento del nostro appartamento, se a casa “nostra”, sono “altri”, al posto nostro, a detenere le “chiavi” della porta d’ingresso dell’alloggio nel quale ufficialmente risediamo?

 

Allora, come attendersi che con le prossime elezioni possa essere risolta, anche in parte, la varietà e la vastità dei problemi italiani (da quello della modernizzazione delle infrastrutture, all’immondizia di Napoli, senza dimenticare la scuola, la ricerca, l’energia, la corruzione, la criminalità, la droga, le tasse sproporzionate, l’immigrazione selvaggia, gli sprechi, la precarietà, la disoccupazione, ecc.) e di quelli europei (come, ad esempio, la pretesa impotenza di un Continente che – pur essendo un gigante tecnologico, merceologico, economico, finanziario, demografico, culturale e militare… – preferisce supinamente continuare a farsi proteggere e guidare da un “nano”, come gli USA), affidando semplicemente il nostro suffragio elettorale a dei Partiti politici che – dall’estrema-destra all’estrema sinistra, passando per la destra, la sinistra, il centro, il centro-destra ed il centro-sinistra – fanno quotidianamente a gara, a chi è più d’accordo per mantenere inalterato (ed in certi casi, pretendendo perfino aumentarlo o estenderlo!) lo stato di profondo asservimento politico, economico, culturale e militare nel quale siamo costretti a vivere dal 1945?

 

E sì, miei cari lettori. Che lo si voglia o non lo si voglia, che ci faccia piacere o non ci faccia piacere, noi, Italiani ed Europei, la Seconda guerra mondiale (1939-1945), l’abbiamo tutti perduta (ivi compresi coloro che sono intimamente convinti di averla comunque idealmente, politicamente e/o militarmente “vinta” a rimorchio delle salmerie dei vincitori!). E come tali – di generazione in generazione (ed anche se molti di noi non erano ancora nati…) – continuiamo invariabilmente a pagarne le drammatiche ed insopportabili conseguenze.

 

Come potere sperare, allora, che questa volta, in Italia, possa davvero cambiare qualcosa, quando a “comandare” realmente, nel nostro Paese, è sempre il medesimo “potere straniero” che ci avrebbe ufficialmente “liberato”? Quando l’insieme delle diverse e variegate forze politiche autoctone – che per tentare di carpire i nostri consensi, si sbracciano ufficialmente ad illustrarci, ad ogni campagna elettorale, i loro rispettivi e “diversificati” impegni a difendere i nostri “interessi” (sic!) – sono praticamente unanimi a non volere in nessun caso tentare di riscattare la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare del nostro Stato? Ad esempio, cercando di rimettere in discussione la cancerogena ed ingiustificata presenza di più di 100 basi e/o installazioni militari e logistiche USA e NATO (vedere: A.B. Mariantoni, Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum” – Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente, articolo, EURASIA – rivista di Studi Geopolitici, No. 3. 2005, pp. 81-94) che continuano arbitrariamente ed assurdamente ad occupare consistenti e strategiche parcelle del nostro territorio?

 

Ma dico: chi, tra gli elettori italiani, è davvero al corrente che gli USA (direttamente o con pretestuosa “copertura” NATO) sono riusciti ad impiantare le loro Basi, in Italia e continuano imperturbabilmente a mantenerle e ad aumentarle (pensiamo, in proposito, ai progetti di costruzione delle nuove basi USA di Dal Molin, a Vicenza, e di Solbiate, vicino a Milano, nonché all’ampliamento di quelle di Sigonella e di Taranto…) grazie ad una serie di diktat politico-militari e di accordi segreti ed anti-costituzionali, come: a) - le clausole segrete della ”Convenzione d’Armistizio” del 3 Settembre 1943;  b) - le clausole segrete del “Trattato di pace” imposto all’Italia, a Parigi il 10 Febbraio del 1947 (a quando la pubblicazione di questi documenti, ancora coperti da segreto di Stato?); c) - il “Trattato NATO” firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949;  d) – “l’Accordo segreto” USA-Italia del 20 ottobre 1954 (Accordo firmato esclusivamente dai rappresentanti del Governo di allora e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); e) - il “Memorandum d'intesa USA-Italia” (o Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; f) – il Trattato segreto, “Stone Ax”, rinnovato nel 2001?

 

Dov’è, in tutto ciò, la tanto decantata e sbandierata ‘Sovranità popolare’ (La sovranità appartiene al popolo’… ), solennemente sancita dall’Articolo 1, secondo comma, della Costituzione italiana?

 

A cosa serve, in definitiva, quell’ufficiale ‘Sovranità’… a cui, ad ogni tornata elettorale, fanno regolarmente e sfacciatamente appello gli apparentemente policromi Partiti politici del nostro Paese se non a permettere ai medesimi Partiti, attraverso la truffa del suffragio universale, di continuare ad abbindolare gli elettori, per potersi immancabilmente e “democraticamente” assicurare l’elezione o la ri-elezione dei loro candidati?

 

Inutile meravigliarsi, allora, se l’insieme dei loro eletti pro tempore – una volta furbescamente arraffato il nostro ‘avallo formale’ – si permettono

contemporaneamente il lusso, come i loro predecessori degli ultimi 63 anni, non solo di tradire sistematicamente i reali interessi del nostro Popolo-Nazione ma addirittura, di continuare unicamente a servire ed a tutelare quelli dei loro “padroni” d’oltre-oceano!

 

Sto parlando, naturalmente, di quella spocchiosa ed esiziale banda di “mercanti con la pistola” (come li chiama John Kleeves) che – con la loro ingombrante ed abusiva presenza militare e logistica sui nostri territori – continua, da più di mezzo secolo, a fare il “buono” ed il “cattivo tempo” delle nostre Istituzioni e dei nostri Governi.

 

Quei boriosi ed “altruistici” signori (“signori”, si fa per dire…), infatti – oltre ad ingegnarsi quotidianamente a consolidare e proteggere, alle nostre spalle ed a nostre spese, i loro indicibili interessi ed inconfessabili tornaconti all’interno dei nostri territori – continuano costantemente a darsi da fare, per alimentare ed irrobustire la posticcia ed ingannevole legittimità dei loro privati “maggiordomi” italioti. Il tutto, nell’illusoria e fallace speranza di potere eternamente perpetuare l’esistenza, nel nostro Paese, di una Classe politica servile, incondizionatamente e remissivamente votata a soddisfare i loro esclusivi e puntuali desiderata.

 

Per chi votare, allora, questa volta?

 

Rebus sic stantibus (così stando le cose…), il 13 ed il 14 Aprile prossimi – per chi avesse davvero l’intenzione di tentare di debuttare una sua qualunque manifestazione di concreto dissenso nei confronti dei nostrani “tirapiedi” dei nostri colonizzatori – potrei soltanto fornire due tipi di suggerimento:

 

1.      il primo (dedicato a chi, pur condividendo la mia analisi e le mie preoccupazioni, preferisce semplicemente limitarsi, per ora, a trasmettere un ‘segnale forte’ ai “camerieri” di cui sopra): “turarsi il naso” ed andare comunque a votare (l’astensione o la ‘scheda bianca’, infatti, abbassano il quorum dei votanti e facilitano ancora di più la rielezione dei suddetti “maggiordomi”!): non dimenticando, però, di annullare vistosamente e/o scurrilmente le schede elettorali che ci verranno consegnate;



 

2.      il secondo (dedicato a chi, invece – avendo prioritariamente a cuore gli interessi della nostra Nazione, piuttosto che quelli della propria ‘fazione’ – ritiene che in Italia, ormai, non ci sia più altro da fare che tentare di “azzerare il tutto”, prima di potere ricominciare, in qualche modo, a parlare di politica): iniziare seriamente a pensare, come potersi definitivamente e legalmente sbarazzare dei succitati “maggiordomi” e dei loro rispettivi “portaborse” (tanto per poterne estirpare la specie!), riuscendo a tradurli, tutti, davanti a dei Tribunali popolari (circoscrizione per circoscrizione, dove questi ultimi risiedono, operano o sono stati eletti), affinché possano essere rapidamente processati e giudicati, per Alto tradimento; e, di conseguenza – anche se in momentanea ed eccezionale deroga alla saggia abolizione della pena di morte in Italia – fucilati alla schiena: con ignominia, disprezzo ed immancabile confisca dei loro beni (beni che dovranno essere equamente ripartiti e distribuiti – per decreto Legge ad hoc – tra i più bisognosi o i meno abbienti dei nostri connazionali).   

 

Il lettore mi scuserà, ma in tutta coscienza e franchezza vista l’irreversibile e drammatica situazione in cui continua a versare il nostro Paese non riesco proprio ad immaginare altri utili o efficaci suggerimenti da prospettargli o da proporgli, in questo momento.

 

Alberto B. Mariantoni


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permalink | inviato da C.O.C. il 26/2/2008 alle 6:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa



22 febbraio 2008

Que viva Zapatero!

Zapatero nei guai per un fuorionda



"Ci conviene alzare la tensione ...."

Madrid, 15 feb. — José Luis Zapatero, nel giorno in cui avrebbe dovuto "far pace" con la Chiesa cattolica dopo le tensioni delle scorse settimane,è inciampato in una colossale gaffe. Infuriano le polemiche su un fuorionda pronunciato sottovoce alla fine di un'intervista tv sulla Cuatro. La miccia dello scontro con i popolari in vista delle elezioni del 9 marzo e' stata accesa. Secondo gli avversari, con quel fuorionda borbottato al giornalista Iñaki Gabilondo "el Zapa" ha "gettato la maschera", facendo emergere il suo vero volto. Bambi, come lo chiamano gli avversari, è un cerbiatto mannaro, un politico scaltro la cui strategia si traduce in questo programma: "Alzare la tensione".
 
"Non sto mai zitto, ma non mi arrabbio mai" aveva detto Bambi la settimana scorsa annunciando l'incontro chiarificatore con Manuel Monteiro, l'inviato del Papa in Spagna. E neanche l'altra sera, dopo 50 minuti di intervista, e' riuscito a stare zitto.

Quando poco prima di andarsene, i microfoni ancora accesi, il giornalista Gabilondo chiede a El Zapa: "Cosa dicono i sondaggi?".
"Bene, bene", risponde.
Gabilondo: "Nessun problema, no?".
E il premier : "Credo che a noi convenga che ci sia tensione...".
Il giornalista: "Conviene moltissimo".
 Zapatero: "Comincerò, a partire da questo fine settimana, a drammatizzare un po'. Ci conviene molto. Se no, la gente...».

Ma quando Zapatero parla di tensione a cosa si riferisce esattamente?

A questo:

"Madrid, 24 gennaio 2008  - Il gruppo di presunti terroristi islamici arrestati sabato scorso a Barcellona stava per compiere un attentato suicida nella metro della capitale catalana. E' quanto riportano oggi i media spagnoli, che citano il rapporto di un informatore dei servizi di sicurezza francesi, secondo cui il gruppo avrebbe previsto gli attacchi fra il 18 e il 20 di gennaio." ?

Oppure memore della sua ascesa al governo della Spagna si riferisce a questo:

Madrid 11 marzo 2004
Giornata di sangue in Spagna.
Un attentato senza precedenti 190 morti e 1247 feriti, il bilancio provvisorio della tragedia
ore 07.39
Alla stazione "Atocha" di Madrid su un treno fermo scoppiano le prime bombe
ore 07.41
Stazione di El Pozo: sul treno proveniente da Guadalajara esplodono due ordigni contemporaneamente.
ore 07.42
Stazione di Sant Eugenia: un convoglio fermo viene distrutto.

10 bombe su 4 treni, oltre 190 morti e 1247 feriti sono il bilancio di venti minuti (tra le 7,40 e le 8) di esplosioni in tre delle pincipali stazioni della capitale.

Migliaia le persone in viaggio per raggiungere la capitale: studenti, pendolari.... 20 minuti di inferno.
Alcune bombe sono state trovate dalla polizia evitando così una strage ancora più grande.
Un attentato orchestrato con cura alla vigilia delle elezioni amministrative di domenica?


A pensar male non è mai bello ma alle volte , spesso , ci si azzecca.

Aznar perde le elezioni a causa di quell'attentato.
La strage dell'11 marzo, che già nella scelta della data poteva ricollegarsi a quella dell'11 settembre, viene immediatamente attribuita all'Eta dal ministro degli interni del governo Aznar.
A pochissimi giorni dalle elezioni, Aznar non poteva ammettere davanti al suo elettorato che a causa della sua scelta di aver voluto partecipare alla seconda guerra del golfo al fianco degli sgherri delle multinazionali , delle holding finanziarie, e delle corporation, si era trascinato la guerra in casa...molto più comodo incolpare l'Eta.
Per sua sfortuna dopo pochissime ore dall'attentato L'Eta dirama una serie di comunicati in cui si proclama estranea alla strage,  e gli inquirenti acquisiscono le prove che fanno propendere per la pista islamica (avvalorata anche da alcune rivendicazioni provenienti da gruppi affiliati al Al-Qaeda).
Et voilà: il re è nudo! Il castello di menzogne costruito per imbonire i sudditi spagnoli crolla e Aznar viene punito dal suo elettorato proprio per aver mentito.
Zapatero intuisce che cavalcando l'onda emotiva le elezioni possono volgere a suo favore. L'esito elettorale sarà influenzato da chi saprà formulare tempestivamente al popolo spagnolo una precisa promessa: uscire immediatamente dalla guerra in Iraq. Zapatero farà di questa promessa la sua battaglia politica riuscendo a vincere le elezioni.
Appena insediato ritira le truppe di terra dall'Iraq e, praticamente, senza farle rimpatriare le spedisce in Afganistan. Mantiene praticamente intatta però la flotta al largo delle coste irakene e in servizio di pattugliamento sulle calde rotte del medioriente e del sud-est asiatico.

Per approfondire o per valutare se le mie sono semplici illazioni oppure qualcosa di più serio aggiungo alcuni link e un articolo:

1) CORRIERE.IT

2) 
ANSA.IT

3) RETUBE

4) RETE CIVICA SPAGNA 

5) Le prove contro l'Eta e contro Al Qaeda

I giovani lupi baschi pronti al «megaterrore» - di G. Olimpio

CONTRO L'ETA- Partiamo da quello che sappiamo. L’Eta voleva marcare l’anno elettorale con una serie di attentati ed aveva messo in allarme i suoi commando itineranti. Sul bollettino Zubate è comparso un appello a colpire i mezzi di trasporto. Il primo attacco doveva avvenire, il 24 dicembre, su un treno in una stazione di Madrid usando valigie-bomba. Il secondo era previsto a marzo, a ridosso del voto. Usando un furgoncino con oltre 500 chilogrammi d’esplosivo.

I due piani sono stati sventati dalla polizia che non ha nascosto i suoi timori. Il 1° marzo El País scriveva: è stato evitato un massacro, non siamo sicuri che questa volta l’Eta ci avrebbe avvisato dell’imminente attacco. Preoccupazioni condivise dall’Europol che, in un suo rapporto, aveva sottolineato i rischi di un’operazione sanguinosa, al di fuori del tradizionale modus operandi dell’Eta. A lanciarla i «giovani lupi» dell’organizzazione basca dopo aver vinto un braccio di ferro con una leadership delusa e debole. Possibile una variante a sorpresa. La cupola politica autorizza un’azione spettacolare - una grande esplosione nel centro della capitale - chiedendo però ai militanti di far sgomberare l’area qualche istante prima. Tecnica usata in passato. I «giovani lupi», però, affascinati dallo stile di Al Qaeda, non obbediscono alla lettera e vogliono il massacro.

Nella loro testa si è radicata la convinzione che solo un episodio di «megaterrorismo» può provocare una scossa. Gli attacchi mirati o telefonati non fanno più effetto. Questo potrebbe spiegare perché c’è voluto un giorno e mezzo prima che l’Eta negasse qualsiasi responsabilità. Con tutti i suoi apparati propagandistici e le riviste amiche non doveva essere difficile trasmettere un fax per dire: ecco perché non siamo stati noi. Finalmente nel pomeriggio di ieri è giunta una telefonata di smentita. Il ritardo può essere spiegato in vari modi. A) Il vertice dell’Eta ha dovuto verificare cosa è realmente accaduto prima di negare. B) All’interno del movimento c’è uno scontro tra falchi e colombe.

In questo secondo caso la strage andrebbe attribuita a quella che potremmo definire la «nuova Eta», una scheggia talmente spregiudicata da ricorrere a metodi inediti. Altra traccia, più controversa. Quella degli zaini bomba. Un rapporto della sicurezza spagnola ha rivelato che l’artificiere capo dell’Eta, l’ingegnere Tomas Kunze, avrebbe messo a punto bombe da attivare con i telefonini. Il ritrovamento di uno di questi sacchi ha fornito qualche elemento. L’esplosivo e alcune componenti elettriche sarebbero diverse da quelle utilizzate di solito, ma altre fonti dicono invece che combaciano. Fino ad oggi il sistema con il telefonino è stato impiegato dai palestinesi, dai colombiani e dai «Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria», firma che ha rivendicato l’attacco all’Istituto affari internazionali (Roma, 10 aprile 2001).


Quelle cinque impronte della banda di Osama

CONTRO AL QAEDA - La mano di Al Qaeda ha lasciato 5 impronte. La prima è nel modus operandi. Azione multipla, su più obiettivi con effetti devastanti. Per fare il maggior numero di vittime. Come è avvenuto al pub di Bali (200 vittime) e nel centro di Istanbul. Due attentati che la rete di Osama ha affidato a gruppi associati. Un modo sanguinario per distinguersi da altre fazioni, capaci di atti limitati. Manca solo il kamikaze: giovedì una radio ha annunciato che erano stati trovati i suoi resti, poi è stato smentito. Ma il dubbio resta. La seconda impronta è rimasta sugli ordigni inesplosi e sul furgoncino trovato ad Alcalà. Gli artificieri sostengono che da un primo esame gli inneschi sono in rame, mentre l’Eta impiega quelli in alluminio.

Stesso discorso per il materiale detonante: non è la titadine, diventata una firma dei baschi, e verrebbe dalla fabbrica spagnola Explosivos Riotintos. Anche le bombe sui treni ricordano la campagna di attentati degli estremisti islamici algerini in Francia (1995). Allora gli ordigni, piuttosto rudimentali, vennero nascosti nei vagoni del metrò. La terza impronta, più marcata, è quella politica. Osama ha minacciato più volte Madrid per il suo intervento al fianco negli Usa. Lo schieramento di un contingente spagnolo in Iraq ha solo accresciuto l’avversione dei qaedisti.

Un monito ripetuto nel documento di rivendicazione - giudicato peraltro poco attendibile - inviato dalle Brigate Abu Hafs a Londra. La dichiarazione di guerra non può essere sottovalutata perché diverse inchieste della magistratura iberica hanno dimostrato che: 1) La Spagna è una base importante per Al Qaeda: vi ha preparato l’11 settembre. 2) Sono presenti cellule in sonno legate a complici in altri Paesi europei. 3) La rete può contare su appoggi economici insospettabili (cittadini spagnoli compiacenti) ed è stata in grado di arruolare mujaheddin poi spediti su altri fronti. Durante le indagini condotte nel gennaio 2003 la polizia ha arrestato una «colonna» che aveva acquistato una potente antenna radio capace di coprire migliaia di chilometri.

Lo stesso gruppo di fuoco aveva legami terroristici con elementi ceceni. Una pista rilanciata nel Natale di quest’anno con la segnalazione di movimenti di estremisti nordafricani provenienti dal Caucaso. E a tal proposito si può notare un’analogia con l’ultima strage compiuta dai terroristi ceceni all’interno di un metrò.
Un quadro che si sposa alla perfezione con il disegno di terrore globale lanciato dalla cosiddetta «Bin Laden associati». Ecco la quarta impronta. Tutti si aspettavano una sorpresa negli Stati Uniti - sorpresa peraltro sempre attuale - e invece arriva in Europa. La Spagna è un bersaglio ideale: è «soft» (morbido), ha un valore simbolico (amica degli Usa), viene sorpresa in un momento delicato (le elezioni). Infine l’ultimo dato. La storia. Nella propaganda fondamentalista la Spagna era la terra dei mori e dunque va riconquistata con la spada. Un destino che, secondo gli ideologi, riguarda anche Istanbul - già colpita - e Roma.


____________________________________________________________________________n.d.r.___

In pratica l’ETA ha compiuto l’attentato, Al Quaida ha sfruttato il lavoro di altri e s’è presa la responsabilità morale e materiale dell’attentanto, levando di fatto i vertici dell’ETA da un mare d’impicci, creandoli di fatto ad Aznar, il quale, nelle concitate fasi post-attentato, è riuscito a farsi il più clamoroso degli autogol, segnando di fatto la sua sconfitta politica e morale di fronte al paese.

Zapatero da brava nullità, quale s’è sempre dimostrato, non ha esitato ad approfittarne dal punto di vista politico. Oggi, stando alle sue parole, pur di conservare lo scranno, sembra sia disposto a voler mantenere alta la tensione, come?  Non ci è dato a sapere, speriamo per gli spagnoli che non siano altre lacrime e altro sangue.

Marco con la preziosa collaborazione di Valentina.




19 febbraio 2008

Fiamma Nirenstein, Blondet e le liste di proscrizione

Dal sito di Maurizio Blondet:

Sono più schedato della Nirenstein
Maurizio Blondet
12/02/2008

Le liste di proscrizione sono una specialità della nota lobby.



Lo scopersi a mio danno nel 1993, quando un collega, tornato da un servizio su una riunione ONU in Austria, mi portò - sgomento - un voluminoso dossier composto dall'Anti Defamation League of B'nai B'rith (ovvero il braccio armato del B'nai B'rith)
Era una lista di «antisemiti» europei.
Il rapporto, una vera schedatura, veniva distribuito in copie a tutti i delegati e i giornalisti presenti.
C'era il mio nome.

Venivo segnalato a chi di dovere perché pochi mesi prima, sul settimanale «Il Sabato», avevo raccontato di come il miliardario canadese Edgar Bronfman, aveva promesso a Gorbaciov (allora padrone dell'URSS) la clausola di «nazione più favorita» per Mosca - uno status privilegiato negli scambi commerciali con gli USA -, a patto che Gorby mandasse in Israele due milioni di ebrei sovietici.
La lista di proscrizione della ADL non negava la veridicità della notizia (che del resto avevo tratto dal settimanale americano Newsweek): solo, la bollava come «antisemita».

E' così che fanno: la loro professione non è il giornalismo e la smentita di informazioni false, ma la delazione e la censura, con relativa intimazione di repressioni legali e la volontà di danneggiare e diffamare.
Fu la prima volta in cui scoprii di essere schedato come «antisemita».

Su questa schedatura feci un articolo su Italia Settimanale diretta da Marcello Veneziani.
Riferii che tra gli «antisemiti», insieme al sottoscritto, i massoni ebraici americani avevano messo anche Irene Pivetti e Gianfranco Miglio.
Non mancavano il cardinal Camillo Ruini («antisemita» per aver detto, in non so quale omelia, che Gesù era stato crocifisso dagli ebrei) né il cardinale Pappalardo, allora arcivescovo di Palermo,
il quale - in tutt'altro contesto - aveva usato un'espressione tradizionale nel cattolicesimo, «Sinagoga di Satana» per indicare genericamente i malvagi.
La Pivetti fece persino un'interrogazione in Parlamento.
Non ottenne mai risposta dal ministero dell'Interno.

Da allora, l'ADL ha sempre riportato il mio nome nella sua lista.
Uno stralcio di uno dei tanti aggiornamenti dell'annuale rapporto: «Comunione e Liberazione, published an editorial by Maurizio Blondet on the programs and powers of what the journalist called the 'temple lobby', a group of wealthy Jews affiliated with freemasonry. The group, which, according to Blondet, was led by Edgar Bronfman, president of the World Jewish Congress, aimed to restore the temple in Jerusalem. Blondet claimed that the 'lobby' influenced the American administration to soften its policy toward the USSR, in exchange for which the USSR would authorize a massive immigration of Soviet Jews to Israel, thereby strengthening the Jewish state.
In Blondet's words, the 'bloody repression' of the Palestinian uprising wasjust part of the lobby's plan for restoring the temple. He further contended that the same group had directed the 'defamation campaign' against Austrian president Kurt Waldheim».

Tutto ciò di cui mi accusa questo passo è pura verità, e sono pronto a dimostrarlo ancora una volta (l'ho già fatto in un saggio, «I fanatici dell'Apocalisse», edito da Il Cerchio di Rimini): esiste e prospera a Gerusalemme una scuola rabbinica, la Ateret Cohanim, che raccoglie fondi per al ricostruzione del Tempio, e li riceve dalla diaspora ma anche dai protestanti fanatici americani.
Ma naturalmente, prima di dire la verità bisogna chiedere il permesso a lorsignori: potrebbe essere una notizia «antisemita».

Va ricordato che nello stesso periodo, nel dicembre 1992 e nell'aprile 1993, le sedi della ADL a
San Francisco e a Los Angeles furono perquisite da agenti dell'FBI, che cercavano (e trovarono) una schedatura enorme - e continuamente aggiornata da un apposito ufficio, la Fact Finding Division, un archivio tenuto da tale Irwin Swall dal 1962 - che teneva schede non solo di militanti politici anti-israeliani, ma di pastori e sacerdoti e singole persone musulmane, di club e associazioni locali, di docenti universitari da tener d'occhio.
Anche se poche potevano essere definite «antisemite», sia pur nella vastissima accezione che il termine ottiene quando viene adottato dalla nota lobby.

L'FBI appurò che la schedatura veniva aggiornata da informatori: studenti che denunciavano professori per «antisemitismo», ma anche poliziotti locali, evidentemente pagati per il servizio: fornivano le schede tenute dalla polizia alla ADL.
Illegalmente.
L'attorney general di San Francisco, Arlo Smith, definì il tutto «la più grossa rete di spionaggio operante su scala nazionale».
Il relativo processo penale, avviato, fu insabbiato.

Forse per prudenza, da allora la schedatura viene compilata e diffusa dallo «Stephen Roth Institute», con sede all'università di Tel Aviv: dove evidentemente fanno capo le delazioni raccolte da volonterosi di tutto il pianeta.
Questo centro pubblica una lista annuale dei nomi sgraditi al sionismo, «Antisemitism Worlwide».

Ecco un esempio a caso, tratto dalla schedatura 2001-2003, al capitolo «Italy», curato da tale Adriana Goldstaub: «In 2003 two books by Maurizio Blondet were published (Edizioni EFFEDIEFFE). The first, '11 settembre colpo di Stato in USA' (9/11, Coup d'état in the USA), underscores the Jewishness of certain figures he regards as 'conspirators'. The second, 'Osama Bin Mossad', attributes a series of international political events that occurred after 9/11 to a conspiracy hatched by the 'Jewish international'. Former SS man Erich Priebke and his attorney Paolo Giachini authored the book Vae Victis, an all-out defense of Hitler's political ideal which contains classic anti-Jewish stereotypes. 'Palestina su carta' (Palestine on Paper) is a collection of noteworthy examples from the work of satirical cartoonist Vauro (see above). The cartoons depict Israeli society as barbarous and sadistic, and the Palestinians are often compared with the Jews under Nazism».

Come si può notare, si pratica l'amalgama diffamatorio: il sottoscritto e il vignettista Vauro, noto comunista, siamo messi nello stesso sacco con Erich Priebke, con cui né io né Vauro c'entriamo nulla.
Se si ricorda che Priebke, assolto dalla corte militare italiana competente, fu ri-arrestato per ordine del ministro incompetente Flick (un caso di «giustizia esecutiva») dopo che gli squadristi ebreo-romani comandati da Pacifici fecero una violenta piazzata, minacciando fisicamente i giudici militari, si capirà che queste schedature non sono tanto innocue: indicano bersagli da colpire.
Le squadre d'azione di Pacifici hanno ricevuto in Israele addestramento militare.

Una superficiale ricerca su Google basta ad accertare i numerosi siti che mi schedano e partecipano, evidentemente, a segnalare il mio nome alla centrale della Tel Aviv University, il database per i futuri linciaggi.
Scopro che si è occupato di me un «American Jewish Commitee», che calunnia asserendo una «Blondet's reliance on the «Protocols of the Elders of Zion» (Blondet si rifà ai Protocolli dei Savi di Sion: un testo mai da me citato; io mi «rifaccio» ad articoli e studi pubblicati oggi, ad informazioni accertate).
La calunnia si può vedere a questo indirizzo: www.ajcarchives.org/Files/1990_8_WestEurope.pdf.

Sono schedato e additato anche del JPR, «Jewish Policy Research», uno schedario di delazioni formato in Gran Bretagna (JPR www.axt.org.uk/antisem/archive/archive1), che tiene d'occhio ogni persona che ha osato manifestare la più piccola critica ad Israele.
«In 2005 Catholic traditionalist journalist Maurizio Blondet joined La Padania as a columnist.
The author of several antisemitic books, Blondet now writes a weekly column called 'The Conspirator', devoted to conspiracy theories. Blondet also publishes anti-Jewish articles almost daily on the online newspaper of the Catholic fundamentalist publishing house EFFEDIEFFE».

Non sono solo.
Si addita al ludibrio anche «The Italian economist and MP Guido Crosetto, of Forza Italia», la cui colpa è indicata così: «referred to 'the influence of Jewish and American masons' in Italy».
Inoltre, si denuncia «A well-known professor of philosophy at Turin University, who signed a petition initiated by far left students to ban Israeli delegates from appearing at the university; accused Israel, in an interview to the Turin-based newspaper La Stampa (24 May 2005), of carrying out 'a racist and inhuman policy, a downright extermination war which seems bound to end only when the other is annihilated'. He also justified Palestinian suicide terrorism ('Palestinians are forced to explode themselves')».

Questo «ben noto professore dell'Università di Torino» è Gianni Vattimo: è significativo che il suo nome, al contrario del mio ed altri che evidentemente non hanno alle spalle né La Stampa né una casta, non venga fatto a tutte lettere.
Sarebbe impossibile elencare le altre centrali intente a formare liste di proscrizione, tanto sono numerose: mi limito a citare qui un «Sassoon International Center for the Study of Antisemitism», e un «JihadWatch.org», che si occupano spesso di me, non di rado con termini insultanti e calunniatori.
Poi ci sono i centri italiani, che segnalano i presunti «antisemiti» ai centri di raccolta internazionali. Il primo è ovviamente Informazionecorretta.

Poi c'è il «Centro di Documentazione Ebraico Contemporanea» (CDEC), dove un Giorgio Sacerdoti mi segnala a chi di dovere fra gli «autori più recenti come don Curzio Nitoglia, Maurizio Blondet o A. Smith», che «si ispirano al modello cospirativo ritornato in voga, oppure alle 'trame' del sionismo internazionale o delle lobby ebraiche che comanderebbero in America o in Italia».
C'è l'«Osservatorio sul pregiudizio antiebraico contemporaneo», che «riunisce articoli, informazioni, studi, pubblicistica ed episodi sulla dimensione dell'antisemitismo in Italia ed in Europa oggi, le sue nuove manifestazioni e le iniziative per contrastarlo. Il portale si rivolge a coloro che desiderano conoscenze di base sul tema e a coloro che intendono approfondirlo per motivi di studio, lavoro o impegno personale… Documenti sono classificati secondo tre aree territoriali: Italia, Paesi europei, Paesi extraeuropei»: insomma, una schedatura globale.
Questo sito invita a rivolgersi «per segnalazioni» a info@osservatorioantisemitismo.it, che è una entità semi ufficiale, del «Centro di Documentazione Ebraica».
Vi collaborano Chiara Ferrarotti, Stefano Gatti («per il reperimento degli articoli sulla stampa»), Maurizio Ghiretti («per la redazione delle schede esplicative»), e «Adriana Goldstaub coordina il progetto e ne cura la supervisione»: la stessa persona che cura la voce Italy per la schedatura mondiale di «Antisemitism Worldwide» della Tel Aviv University.
Insomma, è sempre la stessa ditta.

Non dimentichiamo il rapporto dal titolo «Neo antisemitism in today's Italy», una lista accusatoria compilata da Sergio Minerbi, già ambasciatore israeliano a Bruxelles, e pubblicato sulla «Jewish Political studies Review» nel 2003.
In esso, Minerbi denuncia come antisemita anche Sergio Romano, per questo motivo:
«Romano accuses the State of Israel of using the Shoah in order to reach 'international legitimacy', but does not provide an example of such activity. He affirms: 'For Israel, it has consisted in the past as a precious source of international legitimacy as well as an extraordinary diplomatic weapon'.
Romano adds that he sees in the 'evocation of the genocide and the denunciation of anti-Semitism' an instrument in the hands of Israel».

Peggio: «22 Romano is judgment of the State of Israel is completely baseless when he writes: 'The memory of the received humiliations and a sense of intellectual superiority has created a war-mongering, imperialist, arrogant nation, and as De Gaulle said in 1967, 'domineering'. The Israeli is the 'Ubermensch' of the Near East. '34 This last definition, which compares the Israeli (yet another generalization) to the Nazi 'superman', is particularly offensive because it establishes a similarity between Israelis and Nazis which is nothing less than revolting».
E' «rivoltante» ciò che dice Sergio Romano, ma non è rivoltante schedare gli oppositori giornalistici di Israele insieme a Priebke, per «stabilire un'equivalenza» tra Blondet e le SS.
Loro possono.

Minerbi ha notoriamente bollato come antisemita anche Alberto Asor Rosa, docente alla Sapienza di Roma, intellettuale di sinistra.
Perché?
«It is senseless to affirm that: 'The West's culpability towards Judaism has been compensated, assuming a weight of culpability just as great towards Islam».
Guai a confrontare il peso della colpa verso Israele con quello verso l'Islam: questo è «insensato» e dunque «antisemita».
Zelante inquisitore, Minerbi segnala a chi di dovere persino Barbara Spinelli.
Essa ha scritto «a virulently anti-Semitic article. In October 2001».
Infatti, la Spinelli scrisse: «Israel constitutes a scandal for the way it has been established, for the sacrifices its birth has inflicted on the Palestinian citizens who had not taken part in the annihilation of the Jews in Europe. Last, but not least, for the way in which Moses' religion inhabits our planet, validating rights which are often meta-historical rather than historical, linked to sacred texts more than to the regular becoming of the people and the time».
Così scrivendo, «Spinelli demonstrates either an astounding ignorance of Judaism or a serious case of bad faith».
Ignoranza o malafede: a lorsignori è permesso insultare.

Deciso a smascherare tutti, ma proprio tutti gli antisemiti che pullulano in Italia, Minerbi aggiunge: «Also the Catholic Church is profoundly anti-American and pro-Islam, as was demonstrated during the war in Iraq».
La colpa del Papa della richiesta di perdono, Giovanni Paolo II, fu di levare la sua voce «contro la guerra in Iraq».
Anzi peggio «whenever the Church expressed its opposition to the war in Iraq, it never forgot to mention the 'legitimate rights' of the Palestinians».
Come si sa, alludere ai «diritti legittimi dei palestinesi» è già antisemitismo.

Dopo la Chiesa, di odio verso Israele vengono denunciati i giornalisti: «After the second intifada started, new heights of hatred toward Israel have been heard in Italy: there were numerous champions of the anti-Israeli campaign in the Italian press, such as Igor Mann and Ugo Tramballi, as well as Leonardo Coen and Riccardo Cristiano, to mention just a few. For the major part of the Italian press, it was Ariel Sharon who started this intifada by visiting the Temple Mount in Jerusalem».
Ugo Tramballi (24 Ore), Igor Man (La Stampa), Leonardo Coen (di Repubblica, incidentalmente ebraico), Riccardo Cristiano (RAI), tutti «campioni di antisemitismo» per aver detto che l'intifada fu scatenata dalla passeggiata di Sharon sulla spianata delle moschee: ossia la pura e semplice verità. Anche l'ambasciatore italiano Vento è additato da Minerbi come antisemita, per aver detto, al principio della seconda Intifada, che «Israele sta perdendo la guerra dell'immagine».

Questi passi bastano a mostrare quale senso della misura, quale sobrio equilibrio e oggettività imparziale anima questi denunciatori nel «segnalare» i sospetti da vigilare alla centrale-schedature di Tel Aviv.
Quindi, si può giudicare la fondatezza dell'allarme e dell'indignazione seguito alla cosiddetta «lista nera» dei docenti della Sapienza che fanno lobby per Israele.
In un Paese meno servile, il fatterello sarebbe stato archiviato come ridicolo.
Ma il punto è che l'indignato allarme della comunità non ha di mira l'anonimo blogghista che ha postato una lista già nota dal 2005; coi suoi toni acutissimi e paranoici, mira a provocare la chiusura di siti che danno informazioni sgradite, come il nostro.

La «lista nera antisemita» è stata la scusa per lanciare una vera caccia alle streghe, alzando il tiro e contando su interventi censorii o polizieschi a più vasto raggio.
Lo ha detto la Nirenstein sul Giornale (1): «I siti che criminalizzano gli ebrei e Israele insieme sono tanti, e di tutte le parti estreme. […] Le orride balle come quella che accusa gli americani di essersi autodistrutte le Twin Towers con l'aiuto del Mossad lanciano sempre l'idea di una cospirazione giudaico-americana. L'odierno antisemitismo, che a loro piaccia o no, è nutrito da personaggi noti come Giulietto Chiesa, come Blondet, come Gianni Vattimo che originano e rilanciano opinioni complottiste antisraeliane e antiamericane».

Eccoli qua i veri bersagli: quelli che dubitano che le Twin Towers siano state abbattute da Osama bin Laden sono, già per questo, «antisemiti».
Persino Giulietto Chiesa, che nel suo libro e nel suo film «Zero» ha evitato accuratamente di citare gli indizi di un coinvolgimento dell'intelligence israeliana nell'11 settembre: dal messaggio ricevuto dalla Odigo (ditta israeliana di instant mnessaging, avvertita in anticipo di quel che sarebbe successo quel giorno), fino agli «israeliani danzanti», arrestati dalla polizia di New York perché festeggiavano l'evento e si fotografavano allegri con le Torri in fiamme sullo sfondo, e che risultarono ex- militari israeliani.
In questo Paese dove si può, anzi si deve, discutere di tutto - eutanasia, libera droga, nozze gay - è vietato parlare dell'11 settembre se non nella versione ufficiale.
Altrimenti si è «antisemiti».
Ma che c'entra?

Non solo: si è «antisemiti» che costringono la Nirenstein a «vivere blindata» e protetta dalla scorta di polizia.
Sulla blindatura della Nirenstein, posso attestare che è almeno parzialmente vera.
Di recente, un gruppo di produzione televisiva ha proposto una serie di dibattiti fra la Nirenstein e Guzzanti da una parte, e Giulietto Chiesa, Cardini, Levi di Gualdo e Blondet dall'altra.
Scegliesse la Niresntein con chi polemizzare.
Invece la Niresntein si è «blindata»: nel senso che non affronta un dibattito.
Come insegnano a Tel Aviv, già discutere con chi espone dati e informazioni sgradite ad Israele, anche solo per smentirle, significa legittimare l'interlocutore.

Invece, l'interlocutore va schedato, criminalizzato come antisemita razzista, «negazionista» complice delle Fosse Ardeatine e mandante di nuove Shoah, non ammesso a parlare e a difendersi, linciato sui giornali e consegnato alla psico-polizia.
La professione della Nirenstein non è il giornalismo e il libero dibattito, è la propaganda bellica, la psy-war e la repressione.
E questa repressione ha successo.

Dal 2003 l'operazione di segnalazione e schedatura è stata avocata dallo Stato americano, l'unica superpotenza rimasta.
Il Dipartimento di Stato è tenuto a compilare un «Report on global anti-semitism», che naturalmente si avvale delle denunce e delazioni già organizzate, per dir così, privatamente, dai figli di Sion e dai volonterosi sayanim dilettanti.
E' stato il presidente Bush a emanare questa nuova legge: occorre «monitorare l'antisemitismo globale e classificare annualmente ogni Paese in base al trattamento che riservano agli ebrei», ha detto il presidente di tutte le guerre infinite: «Questa nazione farà la guardia; state certi che faremo sì che il vecchio impulso dell'antisemitismo non trovi un rifugio nel mondo moderno».
Detta da un simile personaggio, è una minaccia concreta: si può finire anche nel Gulag di Guantanamo.

In ogni caso, l'ordine del Reich è stato impartito, e come accade in questo genere di regimi, subito trova lo zelo dei delatori volontari.
Che hanno capito dove il potere vuole arrivare a colpire, e prestano la loro opera.
Il 9 febbraio, su Repubblica a pagina 10, a proposito della lista dei professori sionisti è stato intervistato tal Bruno di Porto.
Di punto in bianco, questo personaggio dice: «…»... «E poi c'è chi si firma, come un giornalista allontanato da una testata cattolica [Avvenire], che continua a mandare in internet messaggi terroristici, seminando odio contro gli ebrei».
Non so chi sia questo Bruno Di Porto, che querelerò.
So che il suo linguaggio rivela il suo animo.
Non fa il mio nome (la viltà è tipica di tali individui), ma mi cita come «un giornalista allontanato da una testata cattolica».

A dire il vero, da Avvenire sono stato «licenziato», per uno scontro con il direttore che nulla aveva a che fare con il tema in oggetto.
Di Porto preferisce usare un termine da questurino: Blondet «è stato allontanato», insinuando con ciò che avrei dei «precedenti», come dicono in Questura.
E questo pregiudicato, già noto e sottoposto a vigilanza, «continua a mandare messaggi terroristici, seminando odio contro gli ebrei».
Il terrorismo non è quello che fa Israele affamando e bombardando palestinesi e uccidendo bambini, ma quello di chi denuncia a Israele.
L'odio non è quello praticato da una nazione dove vige l'apartheid e che si è circondata di un muro di 600 chilometri, piena di testate atomiche; è quello di chi denuncia questo orrore e scandalo come Quarto Reich.
Firmandosi, per giunta: tanto più facile catturarlo e distruggerlo.

Quando sorgono tali regimi, sorgono subito i Di Porto: gente che ha capito da che parte conviene stare, e si crea delle benemerenze denunciando e segnalando, con insinuazioni calunniose.
E' la stirpe dei «willing executioner», dei carnefici volontari, ausiliari preziosi per ogni polizia dedita a reprimere la verità: Ghepeù, Nkvd, Gestapo, Stasi, Shin Beth.

Maurizio Blondet

___________________________________________________________________Note__
 
1) Fiamma Nirenstein, «La mia vita blindata per colpa degli antisemiti», Il Giornale, 10 febbraio 2008. L'incipit è una confessione ridicola: «In realtà mi aspettavo di trovarmi in lista fra Nelken e Nivarra; ci sono rimasta quasi male, dato che in fondo faccio un corso tutti gli anni all'università». La Nirenstein si sente defraudata della sua parte di vittimismo. Tanto più che - delusione -
«I professori in lista sul sito in realtà sono ebrei solo in piccola parte». E insiste a lamentarsi: «Pensavo di essere stata marchiata e messa in lista, perché quel sito antisemita che ha messo in rete una lista di professori che avrebbero inquinato l'Università italiana con la loro cospirazione giudaica, nel passato recente si è occupato anche di me come di altri amici e colleghi». Invece stavolta niente. Peccato. Perché «anche un blog, se unito a tante altre minacce, può renderti la vita amara ed essere pericoloso». Ma si consola elencando le sue benemerenze di perseguitata: «Possono costringerti, raccontando per iscritto e alla radio, che invece di una giornalista sei una colonna israeliana, a vivere protetta ormai da tanti anni, come capita a me». Pene che lei sopporta eroicamente, in quanto «l'antisemitismo di quel genere è un contrappasso ben modesto per il grande dono di un'identità democratica e umanista che l'ebraismo ti regala». Solo l'ebraismo rende democratici e umanisti. Fiamma Nirenstein era democratica e umanista quando era comunista e voleva portare l'Italia fra i satelliti dell'URSS, e intanto lavorava per Paese Sera del PCI. Rimase democratica quando si stabilì in un kibbutz, e faceva collette per i Vietcong. Sempre più umanista e democratica durante la guerra dei Sei Giorni, quando, come ha raccontato alla Jewish World Review: «Scavai trincee e imparai qualche elemento di tiro». Fino al punto che, in Israele, diventò, come dice lei stessa, «an unconcious fascist». Ma sempre con identità democratica e umanista, che solo l'ebraismo ti regala. E si stupisce allegramente di se stessa: «A very famous Israeli writer told me on the phone a couple of months ago: 'You really have become a right-winger'. What? Right winger? Me? An old feminist human rights activist, even a communist when I was young?». Di destra io? Io che sono stata femminista, attivista per i diritti umani, anche comunista da giovane? Ma poi, sì, diciamocelo, solo noi ebrei possiamo diventare fascisti legittimamente, con quella identità che solo l'ebraismo ti regala. Una intervista tutta da leggere: Fiamma Nirenstein, «How I became an unconscous fascist», Jewish World Review, 15 luglio 2003. Non stupisce che sia stata, diciamo, «allontanata» da La Stampa ed oggi scriva i suoi deliri da «unconscous fascist» su Il Giornale, diventato da tempo il giornale con licenza di delirio, dato che ci scrive Guzzanti. Forse è per questo che il suo nome non appare nella «lista nera»: come lobbysta pro-Sion, è controproducente, anzi imbarazzante.



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18 febbraio 2008

19 FEBBRAIO

 Una data qualunque sul calendario, non per tutti...Non per me!

Buon compleanno cara, "vecchia", amica ...



BUON COMPLEANNO, VANDEA






permalink | inviato da C.O.C. il 18/2/2008 alle 18:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



16 febbraio 2008

quando i neri erano così neri...

[...] da sembrare rossi
 
Documento tratto da http://ordinenuovo.ilcannocchiale.it


LA NOSTRA GIUSTIZIA SOCIALE

Le imprese ai lavoratori

I marxisti (socialisti e comunisti) cercano di attirarci nella trappola per schiavi che è l'Unione Sovietica. Ci parlano di "Stato socialista", di dittatura del proletariato. Ma lo Stato socialista è lo Stato-padrone, e noi non vogliamo nessun padrone.

Così come non vogliamo nessuna dittatura: nemmeno la nostra.

Vogliamo che sia rispettata la nostra libertà, vogliamo che sia rispettata la libertà di tutti.

Comunisti e socialisti ci condannano a vita a essere e restare "proletari": noi, i nostri figli ed i figli dei nostri figli.

Ora basta!

Noi siamo uomini che lavorano, e prima di tutto vogliamo essere trattati da uomini, poi da lavoratori.

Abbiamo capito che la lotta di classe non risolve i nostri problemi perché, continuando a frenare lo sviluppo produttivo, frena anche la possibilità di migliorare il nostro salario. Ma è questo che vogliono i marxisti per poterci meglio usare per i loro scopi!

Abbiamo capito, da tanto tempo, che i capitalisti non possono fare i nostri interessi: a loro interessa guadagnare sul nostro lavoro, e noi non vogliamo più essere usati come muli perché altri si arricchiscano.

NOI VOGLIAMO LAVORARE PER NOI STESSI!

Da lavoratori dipendenti vogliamo diventare LIBERI PRODUTTORI ASSOCIATI: e vogliamo cominciare dalle imprese di Stato.

Questo significa che vogliamo diventare i proprietari diretti del capitale e dei mezzi di produzione necessari a far funzionare l'impresa in cui lavoriamo: CON LE BUONE SE GLI ATTUALI PADRONI SARANNO RAGIONEVOLI, e con i mezzi necessari a vincere le loro resistenze se non vogliono capire che L'EPOCA DELLO SFRUTTAMENTO É FINITO!

Vogliamo essere responsabili del nostro lavoro, di come lo organizziamo, di come lo amministriamo.

Siamo cresciuti abbastanza per essere in grado di assumerci le nostre responsabilità: senza questa condizione saremo condannati ad essere per sempre oggetto e non soggetto del mondo del lavoro.

Se siamo responsabili, e lo siamo, allora spetta a noi organizzare la produzione delle imprese dove lavoriamo, tocca a noi amministrare il nostro lavoro.

Con questo, vogliamo dire che i dirigenti delle imprese devono essere di nostro gradimento, devono essere eletti da noi per le loro capacità.

Agnelli può anche continuare a dirigere la FIAT, ma non più come padrone, non più come difensore degli interessi di azionisti sconosciuti che sfruttano il nostro lavoro.

GLI AZIONISTI DOBBIAMO ESSERE NOI, e Agnelli (tanto per fare un esempio) potrà continuare a dirigere la FIAT se noi lo vorremo!

Ma la FIAT (come tutte le altre imprese) deve funzionare bene: se una impresa non funziona bene, i dirigenti eletti devono essere responsabili davanti ai lavoratori, ma anche (penalmente) davanti allo Stato.

Una impresa ha una funzione sociale, cioè interessa il popolo: per questo lo Stato deve intervenire per garantire gli interessi del popolo, la sua libertà, non solo con le parole ma con le leggi, con i fatti!

Prendiamo in mano le redini del nostro destino, un destino da uomini e non da servi!

Dibattiamo nelle nostre assemblee queste nuove proposte: ognuno di noi deve farsi sostenitore di questi nuovi obiettivi di lotta. Se qualcuno non è d'accordo significa che vuole continuare ad essere servo dei padrono o dei partiti!

TUTTI UNITI PER LA VERA GIUSTIZIA SOCIALE, PER LA REALIZZAZIONE DELL'UOMO CHE É DENTRO DI NOI! NON SIAMO SOLO PROLETARI, SIAMO PRIMA UOMINI! QUESTA É LA NOSTRA RIVOLUZIONE: LA RIVOLUZIONE PER REALIZZARE UN ORDINE NUOVO DI LIBERTA' E DI GIUSTIZIA, IN CUI GLI UOMINI SIANO PADRONI DEL PROPRIO DESTINO!

Gruppo di Azione Ordinovista / FIAT
(Movimento Politico Ordine Nuovo)

Torino, aprile 1972 - Stampato in proprio



 




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