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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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29 dicembre 2007

Testamento di un condannato

 Robert Brasillach


IL TESTAMENTO DI UN CONDANNATO


A trentacinque anni
prigioniero come Villon,
incatenato come Cervantes,
condannato come Andrea Chenier,
prima dell'ora dei condannati,
come altri in altri tempi,
su questi fogli scarabocchiati
inizio il mio testamento.
Per sentenza, dei miei beni terreni
mi si vuol togliere il possesso.
E' facile, non ho terre ne tesori
e i miei libri, le mie visioni
possono essere dispersi al vento:
amore e coraggio
non sono soggetti a processo.
Per prima cosa lascio l'anima mia
a Dio suo creatore,
nè santa nè pura, lo so,
soltanto l'anima di un peccatore.
Possano i Santi francesi
quelli della fiducia, dire
egli non arrivò mai.
A peccare contro la speranza.
Cosa donare alla mia patria
se ella stessa mi ha scacciato?
Ho creduto d'averla servita
e l'amo sempre, anche oggi.
Essa mi ha dato il mio paese,
e la lingua che è stata mia.
Io non posso che lasciarle qui
il mio corpo, in terra sconsacrata.
E poi lascio il mio amore,
la mia infanzia, il mio cuore,
il ricordo dei primi giorni,
il cristallo della più pura felicità.
Ah! Lascio tutto ciò che amo
il primo bacio, la freschezza,
lascio veramente tutto me stesso,
il meglio, se pure ve ne è.
A te o prima immagine,
al sorriso sulla mia culla
alla tenerezza e al coraggio,
alla magia dei giorni tanto belli,
sole anche fra i singhiozzi,
fierezza nei tempi peggiori,
a te che non importa
l'età del tuo bambino.
E per te, sorella, amica mia,
(ho passato tanto poco tempo
lontano da te, e per tutta la vita
i nostri cuori hanno palpitato insieme)
quello che lascio
sono i fienili della vecchia primavera,
i giochi della giovinezza,
le passeggiate da studenti.
In mezzo alla neve gelata
la gaiezza è soltanto tua,
tuo il sorridere
al di là le sbarre lontane
tu così fiera, indomita,
sorridente nella sfortuna,
amica di sempre,
sorella di gioia e di dolore.
A te, ancora, che ho visto nascere
quando avevo dodici anni,
o sorellina, ti sei affacciata
alla vita in giorni foschi.
A te tutto ciò che abbiamo trovato,
il disprezzo dei cuori vili,
il silenzio che ci riunisce,
e l'onore che non si infrange.
O bambini miei,
voi che non mi dimenticherete
(e forse altri verranno dopo di me)
voi m'avete dato quaggiù
i vostri giuochi e i vostri abbracci,
il vostro sonno da custodire:
ecco vi parlo sottovoce
e vi rendo tutte queste meraviglie.
Ed eccomi a te, Maurice,
fratello della mia giovinezza,
cosa potrei donarti a te che lascio
che non sia anche tuo?
Parigi che ci fu cara
Firenze che appare,
e, con le strade brulle e rosse,
sempre la nostra Spagna.
Ma ecco soprattutto, fratello mio,
il coraggio della giovinezza:
nessun caso o disperazione,
guarda tutto con fiducia.
Dallo stesso destino ben mascherato
noi desideravamo solo un disegno chiaro,
così è stato. E niente ci ha negato
fra i doni che poteva recarci.
Bene o male, accettiamo il premio!
Glielo rendo, tutto alla rinfusa.
Ma lascio a te il meglio,
i diciassette anni, la nuova alba,
i colori del mattino avanzato,
i nostri anni uguali e belli,
i bimbi della nostra casa,
e la nostra giovinezza immortale.
E poi ecco i miei amici,
a ognuno il suo ricordo,
a voi di ieri, a voi di oggi,
voi mi siete intorno senza scappare,
voi accendete al mio passaggio
il più bel fuoco dell'avvenire.
Tendo le mani verso i vostri volti
che mi aiutano ad essere forte.
Caro Josè, ecco la città,
la corte di Luigi il Grande
Georges, per lo stato futuro,
ecco le strade nelle campagne.
Henry, ecco i Lungosenna,
e i libri da sfogliare,
e il paese delle Sirene
che avremmo dovuto visitare.
Ecco Natale a Vendome,
Notre-Dame dei pellegrini.
Il passato è stato tanto bello
non bisogna accusare il destino.
Fino al termine del nostro viaggio terreno,
abbiamo sempre visto il meglio,
la consapevolezza di noi stessi,
la giovinezza del nostro cuore.
E per te, amica mia,
tanto tempo dopo la nostra adolescenza,
non ho che strani ricordi da lasciarti:
poche gioie, certamente, e molte pene,
l'asilo dove cercai di proteggere la mia vita
nel mezzo dei giorni peggiori,
e ciò che mai si dimentica.
A voi, fratelli di guerra,
camerati dei fili spinati
fedeli in ogni disavventura,
non cessate di parlarmi.
Ecco le nostre nevi sul campo,
ecco le nostre speranze di esuli,
le nostre lunghe attese,
la nostra limpida fede.
E voi, giovani del mio paese
ecco le parole che abbiamo pronunciato,
i nostri fuochi nel campo della notte,
e le nostre tende nei boschi,
voi lo sapete meglio di chiunque,
ho voluto preservare la patria
dal sangue versato, a voi dono,
amici miei, questo sangue custodito.
Caro Well, pilastro incrollabile,
il popolo minuto del mercato,
la via brulicante,
le carrette degli ortolani,
sono cose tue, testardo amico,
che nell'ombra sembri indovinare,
ciò che la fede duratura,
malgrado l'apparenza, spera.
E voi, ultimi arrivati,
amici dei giorni peggiori,
prigionieri rinchiusi dalle sbarre,
custodite le mie ultime ore di condannato
custodite il freddo e il fastidio:
per chi non avrà neanche questi
essi sono dei tesori.
Ed io l'ho conosciuti con voi.
Qualche ombra, qualche immagine
ha ancora diritti a qualche briciola:
affrettiamoci quindi nella spartizione
prima che si compi il destino.
Tutti coloro, uomini e donne,
che sono entrati nel mio cammino
possono nella notte lucente
aspettare il mattino con me.
Per tutti loro avevo mani traboccanti:
esse sono ora vuote
dei ricordi più lontani
e del passato più commuovente.
Non conservo da portare
al di là della vita terrena,
lontano dai piaceri umani,
che quelle che furono le mie amicizie,
solo ciò che non mi si può strappare,
l'amore e il gusto della terra,
il nome di quelli che vengono
nel mio cuore nelle notti tristi;
gli anni della mia felicità,
la fiducia dei miei fratelli,
e sempre il pensiero dell'onore
e l'immagine di mia madre.

22 Gennaio 1945

________________

Il 19 Gennaio Robert Brasillach è condannato a morte, nonostante l'intercessione di Mauriac, Claudel, Camus, Cocteau, Valery, di trenta accademici e degli studenti di Parigi e di altri prestigiosi nomi della cultura francese. De Gaulle fu irremovibile nel respingere la grazia.

________________

Per chi fosse interessato, consiglio la lettura del libro di Jacques Isorni, "Il processo Brasillach". Traduzione di Franco G. Freda. Prefazione di Maurice Bardéche. Edizioni di Ar,
pp. 144, euro
15,00



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permalink | inviato da C.O.C. il 29/12/2007 alle 11:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



28 dicembre 2007

Benazir Bhutto: una vita per il Pakistan

Tratto da Articolo21

Il webmaster rende omaggio a una grande donna, che ha amato il suo paese e il suo popolo e per essi ha sacrificato la propria vita, in un paese dove la religione considera la donna poco più che un oggetto, merce di scambio...

Addio Benazir, possa il tuo sacrificio non essere stato vano, sappia il tuo paese fare tesoro del tuo insegnamento...Che gli uomini che tanto disprezzano le donne, sappiano essere essere uomini come tu sei stata donna...



Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee,
o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.



di Tiziana Ferrario

“Quando mio  padre venne  ucciso, fu un momento terribile nella mia vita,ma  ho anche  imparato proprio  da mio padre che una persona deve battersi per  i valori in cui crede. Io sto lottando per il valore della democrazia. Per il valore della moderazione. Per il valore della speranza per tutta la gente del Pakistan che oggi è povera, infelice e disperata.” Mi avevano colpito queste parole pronunciate da  Benazir Bhutto alla vigilia del suo ritorno in patria, dopo dodici anni di esilio durante i quali non si era mai allontanata dalla vita politica pakistana..

Un ritorno concordato e benedetto dagli  Stati Uniti che dopo quel tragico 11 settembre 2001 hanno riversato sul Pakistan milioni di dollari per garantirsi l’appoggio del generale Musharraf nella guerra al terrorismo.

E proprio con Musharraf, Benazir Bhutto aveva trattato il suo ritorno.

Per mesi si erano tenuti colloqui segreti a Dubai  per concordare  la cancellazione di quelle accuse di corruzione che lei aveva sempre respinto ma anche la  spartizione dei poteri.

Una trattativa sofferta che avrebbe  portato Musharraf  sulla poltrona di Capo dello Stato,come infatti è accaduto  e la Bhutto alla guida del governo.

Benazir, 54 anni,la prima donna ad arrivare  al posto di primo ministro a soli 35 anni in un paese musulmano,sapeva di avere molti nemici.

Il giorno del suo ritorno in Pakistan un  attentatore suicida si era fatto esplodere al passaggio del suo corteo- C’era stato un centinaio di morti,ma lei era rimasta illesa.

L’attacco di oggi è stato organizzato meglio: prima il kamikaze le ha sparato per essere certo di colpirla,poi  ha azionato l’ordigno che indossava. “Non mi preoccupa sapere se sarà Al Qaeda a colpirmi, o i Talebani o i militari pachistani –aveva detto in un’intervista- quello che è certo è che se io e il mio partito torneremo al governo combatteremo con forza 
Al Qaeda e i Talebani perché un Pakistan stabile non può avere fondamentalisti e terroristi al suo interno
".

Nessuno ha rivendicato sinora l’attentato.  Manifestazioni di protesta sono in corso in tutto il Pakistan per la morte di Benazir Bhutto,la cui popolarità legata anche al nome dell’amato padre fatto impiccare nel 79 da Zia Ul Haq dopo un colpo di stato, non era mai calata neppure durante i lunghi anni trascorsi lontano dalla patria.

E’ facile immaginare che il  suo partito avrebbe sicuramente vinto alle  elezioni parlamentari  fissate per l’otto di gennaio,ma la  morte  di Benazir cambia completamente lo scenario. Cosa deciderà  Musharraf ? Imporrà di nuovo lo stato di emergenza tolto da pochi giorni? Chi diventerà primo ministro?Quale sarà il peso dei militari che in Pakistan detengono le redini del potere economico e politico?

Domande alle quali al momento è difficile dare una risposta. Il Pakistan sta attraversando una grave crisi politica, inquietante per lo stesso Occidente. Il paese rischia di sprofondare in un’ondata di violenza . Gli Stati Uniti guardano scioccati il fallimento  della loro strategia in una tra le regioni più turbolente del mondo dove all’ombra delle armi nucleari di Pakistan e India convivono terroristi,integralisti e gente che spera nella  democrazia e nella pace.




26 dicembre 2007

“Solo i criminali sanno fare l’amore”

 

Di: Anna K. Valerio       

Occorre essere schietti: ma esiste in circolazione una sola dico una femmina che trovi attraente un maschio (o è più proprio, qui, dire un ‘uomo’?) che perda ogni buona occasione di dare e provare un brivido proclamandosi fautore del rispetto dei diritti umani? Se ne trovassi una delle mie congeneri disposta a giurarmi e a provarmi (con la mano sulla coscienza…) che concepisce desiderio per un pacifista non esiterei a prendere i voti (sublimando infine la mia particolare passione per la separatezza in quegli estenuati paradisi della perversione che sono i luoghi di fede).

E’ un azzardo se scommetto che un buon numero di casi di deritmie sessuali verrebbero scongiurati semplicemente mutando forma di governo? O, per lo meno, smettendola di imporre a tutti la pappardella retorico-sentimentale del buon cuore, dei buoni sentimenti, della pietà, della solidarietà; e la sordida mestizia che siamo tutti – gli storpi e i dritti, i belli e i brutti - uguali? E’ irrealistico insinuare che, insieme al culto del fiero e del forte, questi tempi ci stanno predando financo la linfa erotica, lo slancio del desiderio? Ma quale appeal potrà mai vantare un bipede impegnato in missioni umanitarie? Giusto un tantinello se è in abito talare, facendo leva su quell’empito di profanazione in cui l’animale uomo tanto si esalta…
Lo scellerato Catilina se ne usciva con questi inni: “incendium meum ruina exstinguam”: “spegnerò il mio incendio nella rovina”. Mastella, oggi, sbadiglia: guai perfino a chi sospira il male della storia, la superbia. E le femmine si disperano e indossano il tailleur per spegnere il loro incendio nella carriera. E la polarità tra i generi - generatrice di quelle cariche e di quelle scariche che danno all’uomo le ali e rifanno il maschio vetta e la femmina abisso - si fa sempre più rarefatta (ed ecco subito i gay ad approfittarne per il loro sciocco orgoglio pubblico della legittimazione, che uccide il vizio che da millenni custodivano, e coltivavano). Come sentì giusto e quanto profondamente quella signora della repubblica calvinista ginevrina che chiuse la questione sentenziando: “Solo i criminali sanno fare l’amore”!



Note sull'autrice:



Nata nel 1979 da famiglia friulana, Anna K. Valerio collabora con le Edizioni di Ar dal 2002. Filologa classica e interprete del pensiero e dei testi nietzscheani, è autrice dello studio “Per grazia, con grazia. Nietzsche: una forma di lettura”. Del filosofo tedesco ha inoltre curato, insieme a Franco G. Freda, “L’anticristiano” e, con Sestilia Del Torso, “Ditirambi di Dioniso – Idilli di Messina”. Sue prefazioni o postfazioni compaiono in numerosi volumi di Ar. E’ direttrice della collana di ‘calligrafia erotica’ “Le librette di controra”.


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25 dicembre 2007

28 volte grazie

Da Beslan, Ossezia del Nord Federazione di Russia

LEGGI L'APPELLO


Robert , Mkrtich, Rouslan, Alina, Georgy, Anna, Georgy,

Vladivslav, Angelika, Zaour, Ilona, Moural, Zalina,Dzarasov,

Zakema, Roman, Azamat, Alevtina, Marc, Kalmanov, David

Margiev, Kristina, Alina, Vladimir, Guennady, Fatima, Fatima;

Dicono:

28 Volte

grazie alle oltre
150
persone che hanno aderito all'iniziativa



Per non dimenticare:





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22 dicembre 2007

LINGUE BIFORCUTE A WASHINGTON / FACCE COME IL CULO A ROMA

Paese che vai usanze che trovi!


Nuvola rossa


Tratto da: APOLITIA

LINGUE BIFORKUTE A WASHINGTON


[...]"raccontalo a soreta!”

George W. Bush è giunto al capolinea. Ormai le sue dichiarazioni sulla "esportazione della democrazia" non incantano più nessuno. Meno che mai le sue minacce all’Iran. A sbugiardare Bush (e gli USA) intervengono i Lacota (meglio conosciuti come Sioux) che denunciano: “Gli USA non hanno mai rispettato gli accordi di pace firmati 150 anni fa”. E concludono: i trattati sottoscritti tra il 1851 e il 1868 sono "parole senza valore su carta senza valore" perché "violati ripetutamente al fine di rubare la nostra cultura, la nostra terra e i nostri costumi" (1). I Pellerossa conoscono benissimo gli "yankees", ne hanno sperimentato sulla propria pelle l’ambiguità e l’ipocrisia. E li hanno definiti "serpenti dalla lingua biforcuta". Gli Italiani conoscono gli "yankees" dal 1945, ma non hanno ancora imparato nulla.

Per nostra fortuna il Presidente della Repubblica, on. Giorgio Napolitano, ha le idee chiare. Recentemente ci ha richiamato ai nostri "doveri": più soldi per le nostre missioni umanitarie all’estero.

Uomo tutto di un pezzo il nostro Napolitano (2): contrario alle "avventure coloniali di Mussolini" (mentre indossava la camicia nera dei
GUF);  lodò nel 1956 l’armata sovietica che "metteva ordine in Ungheria", non solo, ma il 26 settembre del 2006, recatosi a Budapest per rendere omaggio –nella sua veste di Presidente della Repubblica Italiana- alla tomba di Imre Nagy e a quelle degli altri caduti, ha espresso il seguente giudizio su chi dissentiva sul significato dell’invasione sovietica:

”il compagno Antonio Giolitti ha il diritto di esprimere le proprie opinioni, ma io ho quello di aspramente combattere le sue posizioni. L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ma ha contribuito alla pace nel mondo”.

Il Presidente Napolitano invita oggi a spendere di più per le nostre "missioni umanitarie" all’estero.
Svolte, ci spiega, in nome dell’articolo 11 della
Costituzione (3).

Stavo per mettermi sull’attenti, alle parole alate di Napolitano, e stavo per rispondergli: "YES, Sir". Solo che… Solo che mi sono imbattuto in questa notizia: “in Afghanistan migliaia di ragazzini sono costretti a ballare, cantare e prostituirsi” (4). Stati Uniti e NATO sono in Afghanistan dal 2001 per "esportarvi la democrazia", dicono.

Ma, in questi anni, in Afghanistan si coltiva più oppio, le donne continuano ad indossare il burqa e i bambini sono costretti a cose che, nel mondo civile, si chiama "pedopornografia" (5).

Allora mi chiedo: “che diavolo ci stanno a fare gli USA e la NATO in Afghanistan?” E mi rispondo: “ci stanno per loschi e sporchi interessi”. 

"Esportare la democrazia in Afghanistan"? "Missioni umanitarie in Afghanistan". Giuro che se qualcuno dovesse farmi questi strani discorsi, gli risponderò: "raccontalo a soreta!” (...a tua sorella!).

Antonino Amato

Note:

1.) "La protesta Sioux: USA, violati i patti" in "Corriere della Sera" del 21 dicembre 2007, pagina 24;

2.) Nel 1942 Napolitano si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza all'Università Federico II di Napoli. Durante gli anni dell'Università, fa parte del GUF, il gruppo universitario fascista: collabora infatti con il settimanale IX MAGGIO tenendo una rubrica di critica teatrale. In questo periodo si forma tuttavia il gruppo di amici storico di Napolitano che seppur militando ufficialmente nel fascismo guardava alle prospettive dell'antifascismo. Napolitano dirà più avanti: "[il GUF] era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato".
(^__^ mai cazzata più grande poteva essere detta!)

3.) "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali";

4.) "L’Italia vicina ai militari" in "La Sicilia" del 22 dicembre 2007, pagina 12;

5.) "Zabi e gli altri, ballerini/schiavi dei signori della guerra" in "Corriere della Sera" del 22 dicembre 2007, pagina 17.

____________________
(C.O.C. ® N.d.R)

All'amico Antonino Amato manca ancora questa notizia per completare il quadro...

Guerra in Iraq, i bambini pagano il prezzo più alto
(fonte:http://www.lastampa.it/)

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