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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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29 novembre 2007

Alza la testa

 
Quante volte ci è capitato di ammirare il cielo e rimanere affascinati , sotto certi punti di vista,  dallo scorgere, in cielo, strani disegni prodotti dalle scie degli aerei e guardandoli abbiamo pensato: "come sono strane e stravagnati nelle forme che assumono".

Ma è frutto del caso oppure c'è qualcosa di più preciso e misterioso dietro a questi fenomeni ?




Alza la testa_0001
Caricato da ZioBenny


per vedere meglio il video vi consiglio di accedere direttamente al video

da dailymotion: 

http://dailymotion.alice.it/video/x3m7ce_alza-la-testa0001_events

e guardarlo a schermo intero ...


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permalink | inviato da C.O.C. il 29/11/2007 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



26 novembre 2007

Sigonella il pericolo nascosto

DA: RAINEWS





E’ difficile rivendicare i confini della sovranità nazionale quando questi non sono delimitati da norme di diritto internazionale, bensì da atti di servilismo e soggezione culturale.

Accade così che mentre gli italiani sfilavano e protestavano contro l’ampliamento della base di Vicenza, al sud, nel silenzio assoluto, si portavano avanti piani ben peggiori.

Pare che l’amministrazione americana abbia progetti grandiosi per la base di Sigonella.

Gli USA stanno avviando uno dei progetti più costosi e ambiziosi della difesa americana. Si tratta di

un nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari, che nel corso dei prossimi 10 anni prevede il lancio di una decina di satelliti. Il MUOS (Mobile User Objective System) ha lo scopo di collegare tra loro, in tempo reale, tutte le forze navali statunitensi presenti nel mondo. Sigonella è stata scelta per ospitare uno dei 2 radar di cui il nuovo sistema di telecomunicazioni necessita, l’altro verrà installato alle Hawaii.

Prima di installare il radar di questo sistema, la marina americana ha commissionato alla società Maxim uno studio per valutare il rischio provocato dalle onde elettromagnetiche.

Il rischio riguarda la possibilità che le onde elettromagnetiche irradiate dal radar provochino la detonazione delle testate presenti nella base.

Dallo studio della società Maxim emerge chiaramente l’inadeguatezza di Sigonella ad ospitare il sistema MUOS.

Poiché lo studio è stato pubblicato nel 2006 e il Congresso ha confermato lo stanziamento dei fondi per il 2007 per Sigonella, pare logico pensare che il progetto prosegua nonostante la valutazione negativa della società.

Il pericolo per le zone limitrofe alla base è evidente.

Qual è la posizione delle autorità italiane: ne sono a conoscenza, ignorano o tacciono? Ognuna delle tre ipotesi è allarmante oltre che immorale.

L’aeronautica statunitense, inoltre, ha dichiarato di voler dislocare nella base siciliana almeno 5 Global Hawks, che sono gli aerei-spia di ultima generazione: senza pilota, telecomandati da terra, sono in grado di volare per 36 ore consecutive a un’altezza di 20.000 metri, dotati di sensori che permettono di localizzare gli obiettivi da colpire.

L’amministrazione americana ha già stanziato i finanziamenti, circa 13 milioni di dollari, per creare a Sigonella il centro europeo di manutenzione di questi aerei.

E’ palese l’importanza strategica che ha la base nel cuore del Mediterraneo, considerando gli attuali e i futuri teatri di guerra.

Ora, poiché con l’installazione del nuovo sistema radar e con il dislocamento degli aerei-spia la base di Sigonella si viene a porre come sito altamente strategico nello scacchiere europeo, e siccome resta arduo pensare che tutto ciò avvenga a scopo difensivo, mi sorge l’atroce dubbio che per l’Italia sarà impossibile sottrarsi dall’interpretare il ruolo di protagonista nei prossimi conflitti.

VALENTINA

GUARDA IL VIDEO

E' inquientante anche sapere che quest'inchiesta venuta alla luce oggi, ha origini lontane e che già nel 2005 dalle pagine del "siciliano.it" venne denunciato che a Sigonella qualcosa stesse accadendo (http://www.siciliano.it/news.cfm?id=2199), allora c'era al governo la CDL oggi l'Unione pur cambiando i musicanti, pare che la musica sia sempre la stessa, i servi sono servi anche quando cambiano la casacca, credo che sia inutile prendersela coi nostri governanti quando siamo noi gli artefici delle nostre rovine.




21 novembre 2007

CLASS ACTION.....ALL’ITALIANA


Di Valentina:


Non sempre dobbiamo vergognarci di voler imitare gli americani.

Qualche giorno fa il Senato ha approvato un emendamento alla finanziaria che ha introdotto nel nostro ordinamento la “class action”.

Negli Stati Uniti la class action rappresenta uno strumento di alta democrazia, poiché riequilibra i rapporti tra consumatori e grandi aziende, spesso colossi come le corporation.

Un’azienda che provoca un danno può essere citata in giudizio da centinaia di migliaia di cittadini, non solo, l’azione può essere intrapresa per iniziativa di uno studio legale che la pubblicizza per coinvolgere il numero più ampio di clienti.

Se l’impresa è riconosciuta colpevole viene condannata a versare un’indennità più alta del danno reale subìto dalla controparte, questo in applicazione dell’ “indennità punitiva”, vale a dire la giusta punizione per aver tenuto un comportamento dannoso; l’indennità punitiva ha anche lo scopo di servire da deterrente per le altre aziende.

Tutti i partecipanti alla class action beneficeranno dei risarcimenti, di solito notevoli, e i legali avranno il diritto di trattenersi una percentuale sull’indennizzo che i propri clienti riusciranno ad ottenere.

In America, di solito, si ricorre alla class action per danni derivanti dal fumo, da medicinali, da prodotti difettosi, da abuso di posizione dominante, da inquinamento ambientale,o da frodi bancarie.

Pensiamo a cosa sarebbero stati i crac Parmalat e Cirio, la truffa dei bond argentini, o i 157 morti del Petrolchimico di Marghera, per citare solo alcuni casi, se in Italia fosse esistita la class action....

Ma appunto siamo in Italia....

....e i nostri legislatori si stanno preoccupando di rendere la norma “compatibile” al nostro sistema......

La legge nasce con numerosi vizi rispetto al modello americano e anziché tutelare i cittadini rischia di limitarne i diritti.

Poiché è stata approvata con un solo voto di scarto, sarà soggetta a subire numerose modifiche lungo il cammino che entro il mese prossimo la porterà, forse, all’approvazione.

Il mostro giuridico che sta per essere partorito si rivolge al “consumatore” anziché al cittadino e ciò comporta due svantaggi principali:

1. non sarà direttamente il cittadino a poter ricorrere alla class action, ma dovrà rivolgersi ad associazioni di consumatori riconosciute che fanno parte del Consiglio Nazionale Consumatori e Utenti (CNCU).

Il CNCU è un organo dello Stato, mi chiedo quanto possano garantire l’imparzialità le associazioni che lo compongono.

2. rivolgere la class action al consumatore (anziché al cittadino) limita la sua applicazione al solo campo degli illeciti contrattuali, tutto ciò che esula dalla materia contrattuale sarà perseguito mediante tradizionali azioni individuali, anche se il danno riguarda una pluralità di soggetti. (Ad esempio: una nube tossica fuoriuscita da una fabbrica non sarà materia di una azione di class action).

Non contenti di ciò i nostri baldi legislatori hanno osato di più:

Qualora venga riconosciuto il diritto ad ottenere il risarcimento questo non è automatico, ma il cittadino dovrà cominciare una causa individuale per ottenere la liquidazione del danno.

Risultato: le lungaggini, le parcelle e le spese legali che il povero Sig. Pirlotto credeva di aver risparmiato erano in realtà solo rinviate.

Inutile aggiungere che in Italia non si vuole sentir parlare di applicare l’indennità punitiva...

Ad agitare ancor più le acque si è aggiunto Montezemolo che l’ha definita “una legge all’amatriciana”, manifestando così lo sdegno di confindustria preoccupatissima per le azioni temerarie e ricattatorie che potranno colpire dolosamente le imprese (al fine di scongiurare tale rischio sono allo studio dei “filtri” proprio per evitare azioni infondate che portino a delegittimare le cause valide).

Gli fa eco Mastella, che avendo interpretato la legge come un’ingiustizia inflitta alle imprese, vorrebbe correre ai ripari per evitare una fuga di investimenti dall’Italia .....

Dini, dal canto suo, non ha votato la legge e ne auspica lo stralcio.

La norma quindi è destinata a passare sotto la pialla delle diverse lobby dei poteri forti e a quanto pare il suo fine originario ne uscirà stravolto....

Sarà legittimo allora pensare che anziché tutelare i cittadini, i consumatori e le imprese corrette si è preferito difendere gli interessi di coloro che praticano l’illegalità e la frode ???

Valentina


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permalink | inviato da C.O.C. il 21/11/2007 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa



17 novembre 2007

'O Sistema immobiliare

Il controllo delle case abusive
di Daniela De Crescenzo


"Le Vele"

Vele, Bronx, Pazzigno sono alcuni dei famigerati rioni costruiti con fondi statali, ma abitati interamente da abusivi. Ad “amministrare” questi miseri ghetti, privi anche dei servizi primari, ci pensa la Camorra, che li ha trasformati nelle proprie basi operative. I clan sono l’unico “ente” deputato a sfrattare, sgomberare, controllare il territorio e, quando scoppiano faide e scissioni, anche a uccidere. Ma il Comune, nonostante l’allarme dei magistrati, pensa a un’altra sanatoria



 

 «In alcune parti della città di Napoli non vi è nulla della civiltà, ma solo una condizione paragonabile a quella di molti paesi africani nei quali le guerre civili fanno sì che i ragazzini vengano armati e mandati al macello senza alcuna cognizione di quella che sarà la loro sorte. La devastazione psicologica che subiscono quei bambini non è molto diversa da quella che ragazzini di pari età sono costretti a subire in alcune parti dell’evoluta Italia»: lo scrive un magistrato napoletano, Roberto Donatiello, nella sentenza di condanna dei sei giovani assassini di Carmela Attrice. I motivi del delitto li spiega ancora il magistrato. «L’omicidio costituisce uno degli episodi che hanno segnato in maniera indelebile quella faida di Camorra scoppiata a Napoli verso la fine del 2004 e durata non pochi mesi, nel corso dei quali appartenenti all’originario gruppo criminale capeggiato da Paolo Di Lauro si sono scontrati in maniera estremamente cruenta in una guerra che non solo a visto coinvolti gli appartenenti al sodalizio criminale, ma anche persone estranee alle logiche associative e semplicemente legate da rapporti di parentela e amicizia con esponenti di una delle due fazioni in lotta». E ancora: «La vittima aveva due colpe, se di colpe si può parlare. La prima era di essere la madre di un ragazzo che frequentava gli ambienti criminali di Secondigliano e che, suo malgrado, era rimasto in qualche modo coinvolto nel conflitto. La seconda era quella di abitare nelle cosiddette “Case Celesti” di Secondigliano che stanno e dovevano restare sotto il controllo del sodalizio criminoso facente capo alla famiglia Di Lauro».

Il girone delle Case Celesti. Il «paese africano» descritto dal giudice è uno dei tanti inferni realizzati ai bordi della città (in questo caso a Scampia) con i fondi stanziati dalla ricostruzione. Un inferno i cui gironi si chiamano Vele, Bronx, Rione dei Fiori, Pazzigno. Le Case Celesti sono il regno di Gennaro “Mc Kay” Marino, uno dei leader dei cosiddetti “scissionisti”, quelli che nel 2004 hanno scatenato una guerra che ha provocato finora una settantina di morti e che sta seminando il terrore nella zona nord di Napoli. Le palazzine non sono mai state collaudate e quindi non sono state consegnate dal commissariato di governo ai legittimi assegnatari. Gli abitanti sono tutti abusivi e l’ente locale non sa nemmeno chi siano. Lo sanno, invece, i clan. Quando nel 2004, Marino e i suoi decisero di “mettersi in proprio” le Case Celesti (al confine tra Secondigliano e Scampia) e il vicino “parco delle poste”, originariamente costruito dall’ente per dare un’abitazione ai propri dipendenti e successivamente occupato da abusivi di ogni tipo, divennero le loro basi operative. Per la gente normale, quella che lavora per vivere e non ha legami con i clan, fu l’inferno. Un inferno dal quale né il Comune, che pure è proprietario degli alloggi, né le forze dell’ordine né la prefettura vogliono liberarli. Nonostante le lettere (quasi tutte anonime) arrivate agli enti gestori e l’allarme dei magistrati che nel 2005 furono ascoltati dall’antimafia, i boss continuano a sgomberare intere famiglie, a sistemare i gregari dove e come vogliono, a imporre il coprifuoco e perfino a organizzare le sommosse popolari contro polizia e carabinieri. Come successe dopo l’arresto di Cosimo Di Lauro, quando i “guaglioni” del clan bussarono alle porte degli abitanti del Rione dei Fiori (il rione di edilizia pubblica governato dai Di Lauro) obbligando giovani e vecchi a scendere in strada per protestare contro i carabinieri. Furono bruciate diverse auto dei militari e seguirono ore di guerriglia.

Sanatorie, panacea per ogni male. A Scampia, come in tutti gli altri ghetti della periferia napoletana, gli abitanti dei 58mila alloggi costruiti a Napoli dallo Stato e gestiti dai clan possono essere in qualsiasi momento sfrattati, deportati, costretti a nascondere droga o armi, obbligati a non uscire di casa quando ai boss serve campo libero. Boss che ricavano milioni e milioni di euro dal traffico di droga, dalle estorsioni e dagli appalti, continuano ad abitare negli alloggi degli enti pubblici perché la presenza nei ghetti di Scampia, Secondigliano, San Giovanni, Ponticelli, permette ai clan di mantenere il capillare controllo del territorio. Una situazione drammatica favorita dalle leggi regionali del ’94 e del ’98 che hanno sanato le occupazioni delle case degli enti: molte erano state dettate dal bisogno, molte altre sono state volute dalla Camorra che dispone a suo piacimento delle case che dovrebbero essere gestite dal Comune e dall’istituto autonomo case popolari (Iacp). E ora il consiglio comunale sta vagliando l’ipotesi di una nuova sanatoria. Finora mille e cinquecento persone sono state denunciate dall’Iacp per l’assalto agli alloggi, più di mille segnalazioni sono state avanzate all’autorità giudiziaria dal Comune di Napoli, seimila richieste di regolarizzazione di acquisizioni illegali tra Napoli e Provincia sono arrivate all’Iacp, almeno quattromila al Comune di Napoli.

Le chiavi di casa? Al boss. Cifre che raccontano storie di abusi e illegalità che, anno dopo anno, stanno trasformando il volto della città e ne stanno consegnando fette progressivamente più ampie alla criminalità organizzata. Nel 2005 il giudice Giovanni Corona parlò alla commissione antimafia di interi rioni nelle mani dei boss. A San Giovanni, in quella che una volta era la periferia industriale, i clan vincenti succedono ai vinti nella gestione dei rioni di edilizia popolare. Corona ha spiegato all’Antimafia: «Tutti gli abitanti legati ai Rinaldi e ai Reale sono stati sostituiti dai Mazzarella e quindi sfrattati». Non è stato organizzato un censimento vero e proprio, ma dalle segnalazioni e dalle successive verifiche effettuate dall’ufficio casa del Comune sono almeno venticinque le famiglie abusive sistemate dal clan vincente nel solo rione di Taverna del Ferro (144 alloggi in tutto). E ancora oggi gli abitanti dei rioni dominati dai clan sono spesso costretti a lasciare le chiavi nelle toppe: le case diventano nascondigli per droga e armi quando irrompono polizia e carabinieri. Gli ascensori sono tutti in disuso: gli affiliati dei clan ritengono che sia molto meglio costringere tutti a utilizzare le scale per controllare chi entra e chi esce. Spiega Corona all’Antimafia: «Il controllo del territorio si concretizza nel dare un’abitazione ai soggetti che appartengono all’organizzazione, per cui se un gruppo perde il controllo del territorio deve perdere anche il controllo degli alloggi. Di conseguenza nelle “Case Celesti” tutti quelli che erano legati a Gennaro Marino sono stati cacciati via».

Terremoto, faide e senzatetto. Nonostante l’allarme dei magistrati e i ripetuti summit in prefettura, i clan non sono stati sgomberati. E del resto, quando nel ’98 furono sgomberati gli abusivi sistemati dal clan Reale nel rione Pazzigno e dai Formicola a Taverna del Ferro, nessuno dei legittimi assegnatari volle occupare gli appartamenti strappati alle cosche. Così dopo qualche mese gli alloggi furono nuovamente occupati dai gregari dei boss. A più di venti anni dalla fine dei lavori, i rioni realizzati con i fondi stanziati per la ricostruzione dopo il sisma dell’80 vivono nella più completa illegalità. Quando, alle 19,43 del 23 novembre 1980, un sisma di magnitudo 7 della scala Richter si abbatté su Campania e Basilicata, nessun napoletano poteva immaginare che cosa sarebbe seguito. I morti sarebbero stati in realtà molti di più dei 2.735 inghiottiti dalla terra nei 90 secondi della scossa: da allora le guerre scatenate dai boss per accaparrarsi gli appalti della ricostruzione hanno provocato una media di duecento vittime all’anno. Né era facile credere che i 50mila senzatetto di Napoli fossero destinati a moltiplicarsi all’infinito, tanto da rendere insufficienti le 150mila abitazioni realizzate dallo Stato.

Quell’ipoteca sui feudi dei clan. Del resto sono lievitate anche le spese: nel 2000 erano stati spesi 58.640 miliardi di lire e con la finanziaria del 2006 sono stati stanziati altri 100 milioni di euro. E se è cosa nota, e anche parzialmente provata dai magistrati, che a partire dal 27 aprile dell’81 con il rapimento di Ciro Cirillo (assessore regionale ai Lavori pubblici in quota Dc, ndr.) la Camorra mise una seria ipoteca su quella pioggia di miliardi, è molto meno chiaro quello che successe a case, scuole, biblioteche, teatri, impianti sportivi pagati dalla collettività a caro prezzo. Già nei giorni successivi alla scossa, centinaia di strutture furono occupate da migliaia di famiglie. Non furono sgomberate né furono disposti controlli accurati per stabilire se le loro abitazioni fossero state realmente lesionate. Ma l’essersi stabiliti in strutture pubbliche divenne un titolo necessario per salire nelle graduatorie per l’assegnazione di un alloggio. Furono assaltate anche le Vele di Scampia realizzate con i fondi della legge 167 e nell’80 non ancora completate: mancavano gli allacci fognari. Ciononostante furono occupate prima le case, poi i negozi e infine gli scantinati. In alcuni stabili i primi occupanti si organizzarono per difendersi e impedire altri ingressi. Dieci anni dopo, nel ’90, ultimati i primi rioni della ricostruzione, il fenomeno si ripeté. Senza alcun preavviso, a febbraio, alla vigilia delle elezioni in 48 ore furono occupati 4mila alloggi in gran parte incompleti. Anche in questo caso, nonostante fosse ormai chiaro che si trattava di un fenomeno organizzato, non ci fu alcun intervento. Anzi cominciò la gara tra i leader di tutti i partiti per chiedere le sanatorie che regolarmente arrivarono nel ’94 e nel ’98 anche se, a quel punto, era ormai chiaro che i clan erano riusciti a gestire le occupazioni approfittando del bisogno di migliaia di disperati. Così la Camorra, arricchitasi con i subappalti che le ditte concessionarie dei lotti della ricostruzione si erano affrettate ad assegnare, creò i propri feudi nei ghetti delle periferie distrutte. E la storia continua.
 


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permalink | inviato da C.O.C. il 17/11/2007 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa



16 novembre 2007

Civiltà...

Recitava un paradigma: non è dall'elevato numero di leggi che uno Stato si è dato che si misura il grado di civiltà raggiunto, semmai è vero il contrario, più un popolo è civile e più il codice penale si assottiglia.

Ora a giudicare dall'esiguo numero di leggi di cui è composto il codice penale dei Paesi islamici verrebbe da pensare che siamo di fronte ad un alto indice di civiltà, ma la realtà dei fatti non è questa. Rivisitando il paradigma penso che il grado di civiltà di un Paese lo si può pesare dalla giustezza delle sue leggi e dalla loro applicazione.


violentata
da sei uomini Condannata a 200 frustate




Riad. Sei mesi di carcere e 200 colpi di frusta: questa la condanna inflitta in appello da un tribunale saudita a una ragazza vittima di una violenza di gruppo. Lo ha denunciato il suo ex avvocato, Abdelrahmane al-Lahem, militante di una organizzazione per i diritti dell’uomo, al quale il tribunale di Al-Qatif, città dell’est dell’Arabia Saudita, ha ritirato la licenza.

La ragazza, che all’epoca dei fatti aveva 19 anni, era stata stuprata da sei uomini ai quali è stata comminata una pena variante da 2 a 9 anni di reclusione. La sua colpa, agli occhi del tribunale, è stata quella di essersi fatta trovare dagli stupratori appartata con un uomo, reato grave in Arabia.

L’avvocato aveva contestato un primo verdetto emesso lo scorso anno con riferimento agli stessi fatti. La ragazza era stata condannata a 90 frustate. In appello la condanna per la vittima dello stupro di gruppo è stata aggravata.



Questi sono gli animali per cui noi dovremmo avere rispetto, concedere ospitalità e parità di diritti nel nostro paese, queste sono le leggi di un Paese con il quale il nostro stinge legami diplomatici e fa affari e a causa di questi legami e questi affari che non riguardano tutti gli italiani, ma sempre e solo una certa casta, la povera gente deve pagarne il conto con stupri, rapine e omicidi  quotidiani, un conto ancora più salato se poi si pensa alle leggi capestro, vedi leggi Scelba, Mancino, Reale, Cossiga e in ultimo Mastella che non permettono al cittadino di aprire bocca altrimenti viene accusato, con condanne che possono arrivare a 11 anni di reclusione, di razzismo e incitamento all'odio raziale.



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