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31 luglio 2006

Libano:la farsa diplomatica

Libano - Per la strage di Cana si riunisce il Consiglio di sicurezza dell’Onu 
E' bene ricordarlo con questa strage salgono a 600 i civili ammazzati da israele in 15 giorni di pulizia etnica.......
 
NEW YORK - La riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul Libano si è conclusa poco dopo le 12,15 (le 18,15) in Italia, e sarà ora seguita da una serie di consultazioni informali.
Lo ha indicato il presidente di turno, l’ambasciatore francese Jean-Marc de la Sabliere, chiudendo l’incontro.
Hanno preso la parola alla riunione il segretario generale Kofi Annan - ribadendo la necessità di un cessate il fuoco immediato e chiedendo una condanna durissima dell’attacco di Cana - seguito dall’ambasciatore libanese Nouhad Mahmoud e da quello israeliano Dan Gillerman.

«Fin dall’inizio è stato chiaro che il bersaglio non era Hezbollah ma il Libano, le sue infrastrutture». Così l’inviato di Beirut alle Nazioni Unite, Nohad Mahmoud, ha commentato l’offensiva israeliana contro la parte meridionale del Libano. Intervenendo a New York durante la sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Mahmoud ha ricordato che solo un cessate il fuoco - «che il governo libanese ha chiesto dal primo giorno» - potrà mettere in salvo i civili delle due parti del confine. Mahmoud ha quindi rivolto un appello per un cessate il fuoco immediato: i libanesi «che oggi sono martiri, vi chiedono con una sola voce con il governo la cessazione del fuoco, immediatamente, senza rinvii».

«Le vittime dell’orribile e tragico incidente (di Cana) saranno sì state uccise dal fuoco israeliano, ma sono vittime di Hezbollah. Ciò non sarebbe mai successo se Hezbollah non fosse esistito e se il Libano fosse stato un Paese libero e sovrano».
(In pratica i porci sionisti chiamano questa strage "UN TRAGICO INCIDENTE")
Questo ha detto, intervenendo al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, l’ambasciatore israeliano Dan Gillerman, parlando di «orribile, triste domenica piena di sangue».
Ribadendo che Israele non colpisce intenzionalmente i civili, Gillerman si è detto in possesso di un filmato in cui si vedono militanti Hezbollah sparare missili dietro ad una palazzina civile di tre piani, simile a quella abbattuta dagli israeliani a Cana

Dopo aver dato ad israele il via libera alla distruzione del Libano e all'assasinio premeditato di civili, nella farsa messa in scena a Roma,  Europa e ONU ostentano, finta, indignazione.No che non ci abbiano provato ad inserirsi nella crisi ma la risposta d'israele è stata eloquente 4 caschi blu dell'ONU uccisi (per errore dicono loro)  

fonte: www.larepubblica.it   LEGGI-ARTICOLO

Caschi blu uccisi, Israele sotto accusa. Inascoltati almeno sei avvisi dell'Onu.
BEIRUT - Per almeno sei volte avevano segnalato che gli israeliani rischiavano di colpirli. La loro comunicazione, però, non è stata ascoltata e l'ennesimo attacco ha distrutto la loro base e li ha uccisi. Molte cose sono andate storte ieri nella zona di Khiam, dove l'esercito di Gerusalemme ha fatto quattro vittime tra i caschi blu. I caschi blu, appartenenti all'Unifil (la Forza di interposizione delle Nazioni Unite), avevano perciò avvisato l'esercito di Israele di aver ricevuto una serie di "close firing", il termine militare che indica i colpi caduti vicino e destinati ad altro obiettivo. Le operazioni militari, però, sono proseguite come se nulla fosse. Alle 18.30 locali, quattro colpi hanno centrato un edificio ed il rifugio della base. Anche in questo caso, però, le segnalazioni degli uomini dell'Onu non sono state ascoltate. E così, alle 19.15, altri tre colpi hanno distrutto ogni cosa. (evidentemente s'è trattato di un fatale ERRORE!)

Ora L'onu si riunirà per decretare la settantatreesima risoluzione alla quale non mancherà  il settantatreesimo me ne frego israeliano, per un po' faranno finta di fare i musi lunghi l'un l'altro per poi mettere a tacere tutto come al solito e brindare al trionfo  sionista.

Di seguito le precedenti 72 risoluzioni ONU sistematicamente VIOLATE:

SETTANTADUE (72) RISOLUZIONI DELL'ONU DI CONDANNA A ISRAELE

Nessun ispettore, nessuna guerra per farle rispettare, nessuno ha mai fatto tanto senza essere stato attaccato militarmente dagli americani perchè?


Principali risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che esprimono condanna all'operato di Israele.Le risoluzioni sono citate per numero e data; se ne indicano inoltre degli estratti che ne illustrano il contenuto.
 
1) RISOLUZIONE N. 93 (18 MAGGIO 1951) Il CS decide che ai civili arabi che sono stati trasferiti dalla zona smilitarizzata dal governo di Israele deve essere consentito di tornare immediatamente nelle loro case e che la Mixed Armistice Commission deve supervisionare il loro ritorno e la loro reintegrazione nelle modalita' decise dalla Commissione stessa.
2) RISOLUZIONE N. 101 (24 NOVEMBRE 1953) Il CS ritiene che l'azione delle forze armate israeliane a Qibya del 14 - 15ottobre 1953 e tutte le azioni simili costituiscano una violazione del cessate il fuoco (risoluzione 54 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU); esprime la più forte censura per questa azione, che può pregiudicare le possibilità di soluzione pacifica; chiama Israele a prendere misure effettive per prevenire tali azioni.
3) RISOLUZIONE N. 106 (29 MARZO 1955)Il CS osserva che un attacco premeditato e pianificato ordinato dalle autorità israeliane è stato commesso dalle forze armate israeliane contro le forze armate egiziane nella Striscia di Gaza il 28 febbraio 1955 e condanna questo attacco come una violazione del cessate il fuoco disposto dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.
4) RISOLUZIONE N. 111 (19 GENNAIO 1956)Il CS ricorda al governo israeliano che il Consiglio ha già condannato le azioni militari che hanno rotto i Trattati dell'Armistizio Generale e ha chiamato Israele a prendere misure effettive per prevenire simili azioni; condanna l'attacco dell'11 dicembre 1955 sul territorio siriano come una flagrante violazione dei provvedimenti di cessate il fuoco della risoluzione 54 (1948) e degli obblighi di Israele rispetto alla Carta delle Nazioni Unite; esprime grave preoccupazione per il venire meno ai propri obblighi da parte del governo israeliano.
5) RISOLUZIONE N. 127 (22 GENNAIO 1958)Il CS raccomanda ad Israele di sospendere la "zona di nessuno" a Gerusalemme.
6) RISOLUZIONE N. 162 (11 APRILE 1961)Il CS chiede urgentemente ad Israele di rispettare le decisioni delle Nazioni Unite.
7) RISOLUZIONE N. 171 (9 APRILE 1962)Il CS riscontra le flagranti violazioni operate da Israele nel suo attacco alla Siria.
8) RISOLUZIONE N. 228 (25 NOVEMBRE 1966)Il CS censura Israele per il suo attacco a Samu, in Cisgiordania, sotto il controllo giordano.
9) RISOLUZIONE N. 237 (14 GIUGNO 1967)Il CS chiede urgentemente a Israele di consentire il ritorno dei nuovi profughi palestinesi del 1967.
10) RISOLUZIONE N. 248 (24 MARZO 1968)Il CS condanna Israele per il suo attacco massiccio contro Karameh, in Giordania.
11) RISOLUZIONE N. 250 (27 APRILE 1968)Il CS ingiunge a Israele di astenersi dal tenere una parata militare a Gerusalemme.
12) RISOLUZIONE N. 251 (2 MAGGIO 1968)Il CS deplora profondamente la parata militare israeliana a Gerusalemme, in spregio alla risoluzione 250.
13) RISOLUZIONE N. 252 (21 MAGGIO 1968)Il CS dichiara non valido l'atto di Israele di unificazione di Gerusalemme come capitale ebraica.
14) RISOLUZIONE N. 256 (16 AGOSTO 1968)Il CS condanna gli attacchi israeliani contro la Giordania come flagranti violazioni.
15) RISOLUZIONE N. 259 (27 SETTEMBRE 1968)Il CS deplora il rifiuto israeliano di accettare una missione dell'ONU che verifichi lo stato di occupazione.
16) RISOLUZIONE N. 262 (31 DICEMBRE 1968)Il CS condanna Israele per l'attacco all'aeroporto di Beirut.
17) RISOLUZIONE N. 265 (1 APRILE 1969)Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei su Salt in Giordania.
18) RISOLUZIONE N. 267 (3 LUGLIO 1969)Il CS censura Israele per gli atti amministrativi tesi a cambiare lo status di Gerusalemme.
19) RISOLUZIONE N. 270 (26 AGOSTO 1969)Il CS condanna Israele per gli attacchi aerei sui villaggi del Sud del Libano.
20) RISOLUZIONE N. 271 (15 SETTEMBRE 1969)Il CS condanna Israele per non aver obbedito alle risoluzioni dell'ONU su Gerusalemme.
21) RISOLUZIONE N. 279 (12 MAGGIO 1969)Il CS chiede il ritiro delle forze israeliane dal Libano.
22) RISOLUZIONE N. 280 (19 MAGGIO 1969)Il CS condanna gli attacchi israeliani contro il Libano.
23) RISOLUZIONE N. 285 (5 SETTEMBRE 1970)Il CS chiede l'immediato ritiro israeliano dal Libano.
24) RISOLUZIONE N. 298 (25 SETTEMBRE 1971)Il CS deplora che Israele abbia cambiato lo status di Gerusalemme.
25) RISOLUZIONE N. 313 (28 FEBBRAIO 1972)Il CS chiede che Israele ponga fine agli attacchi contro il Libano.
26) RISOLUZIONE N. 316 (26 GIUGNO 1972)Il CS condanna Israele per i ripetuti attacchi sul Libano.
27) RISOLUZIONE N. 317 (21 LUGLIO 1972)Il CS deplora il rifiuto di Israele di rilasciare gli Arabi rapiti in Libano.
28) RISOLUZIONE N. 332 (21 APRILE 1973)Il CS condanna i ripetuti attacchi israeliani contro il Libano.
29) RISOLUZIONE N. 337 (15 AGOSTO 1973)Il CS condanna Israele per aver violato la sovranità del Libano.
30) RISOLUZIONE N. 347 (24 APRILE 1974)Il CS condanna gli attacchi israeliani sul Libano.
31) RISOLUZIONE N. 425 (19 MARZO 1978)Il CS ingiunge a Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
32) RISOLUZIONE N. 427 (3 MAGGIO 1979)Il CS chiama Israele al completo ritiro delle proprie forze dal Libano.
33) RISOLUZIONE N. 444 (19 GENNAIO 1979)Il CS deplora la mancanza di cooperazione di Israele con il contingente di peacekeeping dell'ONU.
34) RISOLUZIONE N. 446 (22 MARZO 1979)Il CS determina che gli insediamenti israeliani sono un grave ostacolo alla pace e chiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra.
35) RISOLUZIONE N. 450 (14 GIUGNO 1979)Il CS ingiunge a Israele di porre fine agli attacchi contro il Libano.
36) RISOLUZIONE N. 452 (20 LUGLIO 1979)Il CS ingiunge a Israele di smettere di costruire insediamenti nei territori occupati.
37) RISOLUZIONE N. 465 (1 MARZO 1980)Il CS deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli stati membri di non sostenere il programma di insediamenti di Israele. 38) RISOLUZIONE N. 467 (24 APRILE 1980)Il CS deplora con forza l'intervento militare israeliano in Libano.
39) RISOLUZIONE N. 468 (8 MAGGIO 1980)Il CS ingiunge a Israele di annullare le espulsioni illegali di due sindaci e un giudice palestinesi, e di facilitare il loro ritorno.
40) RISOLUZIONE N. 469 (20 MAGGIO 1980)Il CS deplora con forza la non osservanza da parte di Israele dell'ordine di non deportare Palestinesi.
41) RISOLUZIONE N. 471 (5 GIUGNO 1980)Il CS esprime grave preoccupazione per il non rispetto da parte di Israele della Quarta Convenzione di Ginevra.
42) RISOLUZIONE N. 476 (30 GIUGNO 1980)Il CS ribadisce che le rivendicazioni israeliane su Gerusalemme sono nulle.
43) RISOLUZIONE N. 478 (20 AGOSTO 1980)Il CS censura con la massima forza Israele per le rivendicazioni su Gerusalemme contenute nella sua "Legge Fondamentale".
44) RISOLUZIONE N. 484 (19 DICEMBRE 1980)Il CS formula l'imperativo che Israele riammetta i due sindaci palestinesi deportati.
45) RISOLUZIONE N. 487 (19 GIUGNO 1981)Il CS condanna con forza Israele per l'attacco alle strutture nucleari dell'Iraq.
46) RISOLUZIONE N. 497 (17 DICEMBRE 1981)Il CS dichiara nulla l'annessione israeliana delle Alture del Golan e chiede ad Israele di annullare immediatamente la propria decisione.
47) RISOLUZIONE N. 498 (18 DICEMBRE 1981)Il CS ingiunge a Israele di ritirarsi dal Libano.
48) RISOLUZIONE N. 501 (25 FEBBRAIO 1982)Il CS ingiunge a Israele di interrompere gli attacchi contro il Libano e di ritirare le sue truppe.
49) RISOLUZIONE N. 509 (6 GIUGNO 1982)Il CS chiede che Israele ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue forze dal Libano.
50) RISOLUZIONE N. 515 (19 GIUGNO 1982)Il CS chiede che Israele tolga l'assedio a Beirut e consenta l'entrata di rifornimenti alimentari.
51) RISOLUZIONE N. 517 (4 AGOSTO 1982)Il CS censura Israele per non aver ubbidito alle risoluzioni dell'ONU e chiede ad Israele di ritirare le sue forze dal Libano.
52) RISOLUZIONE N. 518 (12 AGOSTO 1982)Il CS chiede ad Israele piena cooperazione con le forze dell'ONU in Libano.
53) RISOLUZIONE N. 520 (17 SETTEMBRE 1982)Il CS condanna l'attacco israeliano a Beirut Ovest.
54) RISOLUZIONE N. 573 (4 OTTOBRE 1985)Il CS condanna vigorosamente Israele per i bombardamenti su Tunisi durante l'attacco al quartier generale dell'OLP.
55) RISOLUZIONE N. 587 (23 SETTEMBRE 1986)Il CS ricorda le precedenti richieste affinché Israele ritirasse le sue forze dal Libano e chiede con urgenza a tutte le parti di ritirarsi. 56) RISOLUZIONE N. 592 (8 DICEMBRE 1986)Il CS deplora con forza l'uccisione di studenti palestinesi dell'Università' di Birzeit ad opera delle truppe israeliane.
57) RISOLUZIONE N. 605 (22 DICEMBRE 1987)Il CS deplora con forza le politiche e le pratiche israeliane che negano il diritti umani dei Palestinesi.
58) RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.
59) RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l'ONU e deportato civili palestinesi.
60) RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.
61) RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.
62) RISOLUZIONE N. 672 (12 OTTOBRE 1990)Il CS condanna Israele per violenza contro i Palestinesi a Haram al-Sharif/Tempio della Montagna.
63) RISOLUZIONE N. 673 (24 OTTOBRE 1990)Il CS deplora il rifiuto israeliano di cooperare con l'ONU.
64) RISOLUZIONE N. 681 (20 DICEMBRE 1990)Il CS deplora che Israele abbia ripreso le deportazioni di Palestinesi.
65) RISOLUZIONE N. 694 (24 MAGGIO 1991)Il CS deplora la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele e ingiunge ad Israele di assicurare loro un sicuro e immediato ritorno.
66) RISOLUZIONE N. 726 (6 GENNAIO 1992)Il CS condanna con forza la deportazione di Palestinesi ad opera di Israele.
67) RISOLUZIONE N. 799 (18 DICEMBRE 1992)Il CS condanna con forza la deportazione di 413 Palestinesi da parte di Israele e chiede il loro immediato ritorno.
68) RISOLUZIONE N. 904 (18 MARZO 1994)Il CS: sconcertato dallo spaventoso massacro commesso contro fedeli palestinesi nella Moschea Ibrahim di Hebron il 25 febbraio 1994, durante il Ramadan; gravemente preoccupato dai conseguenti incidenti nei territori palestinesi occupati come risultato del massacro, che evidenzia la necessità di assicurare protezione e sicurezza al popolo palestinese; prendendo atto della condanna di questo massacro da parte della comunità internazionale; riaffermando le importanti risoluzioni sulla applicabilità della Quarta Convenzione di Ginevra ai territori occupati da Israele nel giugno 1967, compresa Gerusalemme, e le conseguenti responsabilità israeliane. Condanna con forza il massacro di Hebron e le sue conseguenze, che hanno causato la morte di oltre 50 civili palestinesi e il ferimento di altre centinaia e ingiunge ad Israele, la potenza occupante, di applicare misure che prevengano atti illegali di violenza da parte di coloni israeliani, come tra gli altri la confisca delle armi.
69) RISOLUZIONE N. 1402 (30 MARZO 2002)Il CS alle truppe israeliane di ritirarsi dalle città palestinesi, compresa Ramallah.
70) RISOLUZIONE N. 1403 (4 APRILE 2002)Il CS chiede che la risoluzione 1402 (2002) sia applicata senza ulteriori ritardi.
71) RISOLUZIONE N. 1405 (19 APRILE 2002)Il CS chiede che siano tolte le restrizioni imposte, soprattutto a Jenin,alle operazioni delle organizzazioni umanitarie, compreso il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Agenzia dell'ONU per l'Assistenza e il Lavoro per i Profughi Palestinesi in Medio Oriente (Unrwa).
72) RISOLUZIONE N. 1435 (24 SETTEMBRE 2002)Il CS chiede che Israele ponga immediatamente fine alle misure prese nella città di Ramallah e nei dintorni, che comprendono la distruzione delle infrastrutture civili e di sicurezza palestinesi; chiede anche il rapido ritiro delle forze di occupazione israeliane dalle città palestinesi e il loro ritorno alle posizioni tenute prima di settembre 2000.

Per completare l'opera informativa a proposito di Israele, del suo rispetto per le risoluzioni ONU e della sua pericolosità nucleare, vediamo quanto ha dichiarato un tale Martin Van Crevel, professore di Storia Militare presso l'Università ebraica di Gerusalemme.
(http://www.rense.com/general34/esde.htm)

Nel corso di un'intervista ha affermato che Israele ha la capacità di colpire con armi nucleari la maggior parte delle capitali europee: "Possediamo diverse centinaia di testate atomiche e di missili che possiamo lanciare su bersagli in tutte le direzioni, persino verso Roma. Molte capitali europee sono il bersaglio della nostra aviazione militare.

" Ha inoltre detto che l'unica strategia significativa nei confronti del popolo palestinese è la "deportazione collettiva", e che l'attuale governo sta soltanto aspettando il momento giusto per farlo. Alla domanda se non si preoccupasse che Israele diventi uno "stato canaglia" qualora effettuasse tale deportazione di massa contro i palestinesi, Crevel ha citato l'ex ministro della Difesa israeliano Moshe Dayan che disse: "Israele dev'essere come un cane rabbioso, troppo pericoloso da importunare" , e che comunque ad Israele non importerebbe gran che diventare uno "stato canaglia": "Le nostre Forze armate sono la seconda o terza potenza al mondo. Abbiamo la capacità di portare il pianeta alla distruzione insieme a noi, e vi garantisco che è quello che succederà prima che Israele sparisca."
 
FONTI: 1. Paul Findley, Deliberate Deceptions: Facing the Facts about the US/Israeli Relationship(Chicago: Lawrence Hill, 1993



 




permalink | inviato da il 31/7/2006 alle 15:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



29 luglio 2006

La "Questione palestinese" è molto più semplice di quanto la si vuol dipingere...

BALFOUR NON ERA SCEMO, PURTROPPO      
di John Kleeves     
 


Voglio fare un favore agli amici palestinesi: voglio dire loro la verità.
Quella che mi sembra nessuno gli abbia ancora detto: che Israele esiste non per volontà della sola Inghilterra prima e poi anche e soprattutto degli Stati Uniti. Israele esiste per volontà di tutto il mondo praticamente, diciamo di tutto quello che per lo stesso Israele conta.


Immaginate che Israele debba capitolare in guerra e che non possa più esistere così come lo abbiamo sempre conosciuto, uno Stato razzista riservato solo agli ebrei biologicamente documentati dove quegli altri che per vari motivi devono essere tollerati sono però sempre odiosamente discriminati, maltrattati, umiliati. Credete che gli ebrei che ora vi abitano rimarrebbero là?

Neanche per idea: ciò che volevano era uno Stato esclusivo per loro, esattamente come quello che hanno fatto, e se questo non c’è più se ne andranno.

 

Cosa significherebbe questo? Che 5 milioni di ebrei si riverserebbero nei “loro” soliti Paesi, negli Usa per cominciare, e poi in Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Polonia e molti altri collaterali; in Italia potrebbero arrivare 300.000 ebrei, raddoppiando in un botto la loro presenza! Quale di quei Paesi si auspicherebbe una cosa del genere? Ve lo dico io: nessuno. Quello era proprio lo scopo della Gran Bretagna quando enunciò la Dichiarazione Balfour nel 1917 e quando - finalmente - fu “costretta” a cedere di fronte all’occupazione della Palestina nel 1948 da parte di bande di terroristi ebrei: liberarsi, o almeno alleggerirsi il più possibile, dei propri ebrei, mandarli via in un modo elegante e insospettabile, all’inglese in effetti. Gli altri Paesi interessati al fenomeno stentarono in un primo tempo a capire la mossa ma poi vi aderirono entusiasti, senza darlo a vedere naturalmente; la Russia l’ha capita solo ieri praticamente, dopo quella Perestrojka che ha fatto ripensare a tutta la politica estera russa.


Il fatto è che nessuno ama, ha mai amato, gli ebrei. Neanche gli inglesi, neanche gli americani. E’ stato così nella Storia, è stato così ieri, è così oggi. Voi credete che gli americani sono affascinati dagli ebrei, addirittura che ne sono plagiati per la politica estera. Niente affatto! Sino agli anni Cinquanta gli ebrei negli Usa erano disprezzati né più né meno che da tutte le altre parti, atteggiamento che non risaltava troppo perché riservato anche alle altre minoranze, come alla minoranza italiana per esempio.

Poi gli USA sciolsero il Nodo Ebreo: si accorsero dei vantaggi propagandistici offerti dall’atteggiarsi a “protettori” degli ebrei (l’Olocausto, vero o presunto), dei vantaggi economici di avere un Israele guardiano nel Medio Oriente (petrolio), del vantaggio sociale costituito dall’esistenza stessa di Israele (meno ebrei a casa propria), e così divennero i grandi “amici” degli ebrei. Ma non ne vogliono un altro milione o due. Probabilmente anzi incoraggiano i piani del Grande Israele, dal Nilo all’Eufrate, dal Sinai alla Siria, perché sperano che ci vadano anche quegli 8 milioni che già hanno. Chissà se gli astutissimi ebrei americani che si credono di “fare” la politica estera Usa - i vari Brezinski, Kissinger, Albright eccetera - hanno mai capito questa tacita politica Wasp, o se come tutti gli altri e come sempre si sono fatti prendere per il naso da quei “gentili” che loro disprezzano tanto ma che sono tanto più svegli di loro.


In ogni caso è questa la forza di Israele come Stato. Tutti al mondo sanno che Israele non solo è un Paese fuorilegge, perché tortura carcerati, manda killer a uccidere personaggi in altri Paesi (compresa l’Italia di Argo 16), traffica in droga e armi, fa l’apartheid eccetera, ma anche che è illegale, perché fondato su una occupazione coloniale di terra altrui. Tutti al mondo sanno questo, come no. Ma anche tutti i governi al mondo apprezzano che 5 milioni di ebrei siano là e non una parte a casa loro. Paradossalmente è la repulsione verso gli ebrei che tiene in piedi Israele: fa troppo
comodo a tutti che ci sia.


Così, i palestinesi non devono farsi illusioni: inutile che cerchino aiuto in Europa, in Russia, negli Usa; nessuno qui li aiuterà, se non a parole. Non decreteranno neanche l’embargo economico totale a Israele, neanche se questi farà un genocidio. Figurarsi all’Onu, dove come Segretario c’è Sambo, lo schiavetto nero prestato da Rossella O’Hara. Anche è inutile che sperino nell’aiuto dei “fratelli” arabi: Giordania, Arabia Saudita e Egitto sono nelle mani di cerchie filoamericane collaborazioniste e traditrici, mentre i Paesi seri - Siria, Iraq [nota: l’articolo risale a prima dell’invasione dell’Iraq], Iran, Libia - non hanno ricevuto dall’Urss a suo tempo quelle armi nucleari che invece gli Usa hanno dato a Israele (così come le hanno date al Pakistan) e quindi nulla, ma proprio nulla, possono.


In pratica ciò che ho detto agli amici palestinesi è che sono soli. Lo ritengo un favore: eviteranno di cullarsi nell’illusione che qualcun altro caverà le castagne dal fuoco per loro, come hanno fatto sinora perdendo tempo su tempo. Sono in guerra, sono stati attaccati, anzi da più di mezzo secolo lo sono: che rispondano, loro in prima persona. Non dicano che non hanno grandi armi. Esistono armi individuali che in un contesto di rovine urbane possono battere un grande esercito tradizionale: lanciagranate portatili che fermano i carri armati, missili a spalla che abbattono gli
elicotteri e costringono all’altitudine e quindi all’imprecisione gli aerei, fucili mitragliatori così affidabili e micidiali come i Kalashnikov. Cosa si vuole di più? Basta avere uomini disposti ad adoperarli.

John Kleeves
 




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29 luglio 2006

Fini, Buttafuoco, Giorello: la cena dei ribelli

I TRE INTELLETTUALI «CONTRO» S’INCONTRANO A NEPI. E ACCUSANO IL CONFORMISMO DEI MEDIA




28/7/2006
di Gianluca Nicoletti

 
NEPI (Viterbo). Il ribelle di solito non ama la compagnia degli umani, anche se si tratta di ribelli pari suoi. Tre rappresentanti autentici della categoria si sono però incontrati di notte in una taverna di Nepi. Hanno discusso animatamente per il tempo fuggevole di un bicchiere di vino e un boccone d’arrosto e poi via, ognuno per i fatti suoi. A darsi convegno, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Fini e Giulio Giorello. Si sono guardati negli occhi all’ombra del castello che ospitò Lucrezia Borgia. Se ne sono però infischiati delle ombre travagliate dei tanti Papi che hanno bazzicato da quelle parti. Stavano in quel posto solo perché fu il set delle gesta ribelli dell’Armata Brancaleone.

Massimo Fini ha reso in parole quello che trapela dal suo ultimo libro (Il ribelle, Marsilio). L’attitudine del «chevalier seul» non è ideologica, ma piuttosto una spinta estetica: «Se il ribelle pretendesse che i suoi valori fossero superiori agli altri sarebbe un assolutista o se volesse sostituirli ad altri sarebbe un rivoluzionario. Non è nemmeno un cospiratore, agisce a viso aperto e sa che con ciò si condanna alla sconfitta».

Naturalmente il ribelle è sempre meno presente tra i giornalisti. Fini accusa la categoria di cedimento al conformismo delle idee. L’attualità è spesso quella raccontata nei salotti televisivi: «È idea comune pretendere che chi è contro di noi non si difenda neanche. Come per esempio fa Magdi Allam quando ha scritto (Corriera della Sera del 23 luglio) che la sentenza di Bologna sul diritto di resistenza di un popolo a un occupante straniero legittimava il terrorismo. Non è così. Se dovessimo accettarlo, anche tutta la Resistenza italiana sarebbe stata un atto illegale o terrorista. La televisione ha tolto la capacità di reagire. Quando io ho detto che nella prima guerra del Golfo, tra bombe intelligenti e missili chirurgici, avevano ucciso 170 mila civili, tra cui oltre 32 mila bambini, pensavo di suscitare orrore. Invece niente, la notizia è caduta tra le altre chiacchiere dei politici».

Pietrangelo Buttafuoco è d’accordo sul conformismo che affligge gli italiani. Si parla di indulto e per l’autore finalista al Campiello (Le uova del Drago, Mondadori) l’Italia è qui divisa tra i simboli di Previti e di Sofri: «Siamo l’unico Paese dove uno che è accusato di assassinio riveste un ruolo potentissimo. Perfino Eugenio Scalfari prova imbarazzo a polemizzare con Sofri. Su questo argomento c’è sempre un convitato di pietra che è l’omertà. Gli ingranaggi del conformismo e dell’obbedienza sono così sottili e così perfetti che, molto spesso, il fantasma inamovibile che detta legge riesce a passare come la vittima in assoluto». Invece il pubblico dei giornali avrebbe la necessità di opinioni ribelli, capaci di smuovere il senso critico del lettore. Rispetto al confronto tra Occidente e mondo islamico questo farebbe Fini, ma non Oriana Fallaci: «Un certo giornalismo di destra altro non è che una raccolta di comizi scritti, altra cosa è il racconto ribelle di chi è curioso e sa osservare. Il conformista riesce a vedere gli altri da sé solo come nemici vestiti dei propri peggiori incubi»

Giulio Giorello è l’autore di un manifesto del pensiero laico (Con nessuna chiesa, Rizzoli); mostra però di essere un perfetto ribelle, contraddicendo se stesso: «In una società in cui gli scientisti dovessero essere la maggioranza non vi dico che mi metterei a difendere il disegno intelligente contro i darwiniani, ma nemmeno starei dalla parte del mondo nuovo costituito solo da un’élite di scienziati tecnocrati». Prende spunto da Pound che nei Cantos scrive dei compagni di Ulisse: «Ogni apparato vorrebbe metterci la cera nelle orecchie. Non lo dico in polemica contro la Chiesa cattolica, che a volte è molto meglio dei suoi difensori. È il caso del mio ex collega Marcello Pera: purtroppo una volta l’abbiamo bocciato a un concorso universitario, per colpa nostra si è messo in politica ed è diventato presidente del Senato». Scendendo nell’aneddotica personale, Giorello racconta il prezzo che a volte paga il ribelle: «Anch’io mi sono preso i fischi in discussioni pubbliche. Sono arrivati a darmi del brigatista e allo stesso tempo del nazista, una volta che mi permisi di obiettare che i baschi dell’Eta forse qualche ragione l’avevano. A orchestrare il coro c’era Paolo Flores D’Arcais, ma almeno questo mi ha molto compiaciuto».




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28 luglio 2006

L'uomo che marcò Ulisse

Paul Rassinier



Nota biobibliografica

Paul Rassinier naque il 18 marzo 1906 a Bermond, presso Montbéliard . Suo padre, militante socialista al tempo in cui queste parole conservavano ancora un senso, fu mobilitato durante la guerra 1914-18. Le sue attività pacifiste e internazionaliste gli valsero cinque anni di prigione.

Nella famiglia Rassinier la rivoluzione russa e quella tedesca furono salutate con speranza .

Nel '22, a sedici anni, Rassinier, influenzato da Victor Serge, aderisce al Partito comunista; molto presto si schiera all'opposizione; poi, nel '32, viene escluso . Con alcuni militanti operai egli dà vita, allora, alla Fédération Communiste Indépendante de l'Est e pubblica "Le Travailleur de Belfort". Prende parte a diversi tentativi di unificazione del movimento rivoluzionario, sia sul piano sindacale con Alfred Rosmer e Pierre Monatte ("La Révolution prolétarienne"), sia su quello politico con Boris Souvarine (i Cercles Communistes Démocratiques).

Constatando il disastro del movimento operaio, e dinanzi alla pratica impossibilità di ricostruire un'organizzazione rivoluzionaria indipendente che sia qualcosa di diverso da una setta, preferisce, dopo il 6 febbraio del '34, difendere le sue idee all'interno del partito socialista (SFIO) . Segretario della federazione di Belfort, appartiene alla tendenza di Marceau Pivert, poi a quella di Paul Faure, e si sforza di diffondere in Franca Contea le posizioni pacifiste di Louis Lecoin. "Monachista", sospettato di pacifismo nel '39, è strappato da Paul Faure alla repressione di Daladier.

Invasa la Francia dai tedeschi, la stessa lotta continua . Rassinier sarà, dunque, un resistente della prima ora. Cofondatore del movimento Libération-Nord, organizza la produzione su vasta scala di documenti falsi e fonda il giornale clandestino "La Quatrième République" al quale la gollista Radio Londra fece eco.

Arrestato dalla Gestapo nell'ottobre del '43, è torturato per undici giorni (mani schiacciate, mascella fratturata, un rene a pezzi) . Sua moglie e suo figlio di due anni saranno anch'essi arrestati e resteranno in carcere per due mesi.

È deportato a Buchenwald, poi a Dora (diciannove mesi); invalido nella misura del 95 per 100 (misura accresciuta del 10 per 100 in sede di revisione) a seguito delle sofferenze subite come deportato, sopravvive solo grazie ad una disciplina draconiana e alle cure prodigategli dai familiari .

Riprende il suo posto alla testa della federazione SFIO di Belfort e non esita a dichiarare di non avere mai incontrato nella Resistenza la maggior parte degli uomini che ora parlano in suo nome .

Eletto deputato socialista alla seconda Costituente, è battuto il 10 novembre del '46 perché il partito comunista gli ha sbarrato la strada convogliando i propri voti sul candidato radicale .

Si ritira, allora, progressivamente dalla vita politica "attiva" e si dedica alle sue ricerche storiche e teoriche .

A seguito della pubblicazione del Mensonge d'Ulysse viene scatenata contro di lui una campagna nazionale. Nel '51 lo si espelle dalla SFIO e nello stesso anno, per intervento di Guy Mollet e di Daniel Mayer, è respinta una richiesta di riammissione sostenuta da Pivert e da undici federazioni. Delusissimo, si avvicina alle correnti anarchiche e non conformiste e conserverà l'amicizia e la stima tenace di uomini come Marceau Pivert, Lecoin, Louis Louvet, Rosmer, André Prudhommeaux, ecc. , e anche di alcuni militanti socialisti e del Syndicat National des Instituteurs, specie in Franca Contea.

Intrattiene altresì relazioni di lavoro, e anche amichevoli, con alcuni storici e alcuni onest'uomini di estrema destra, o reputati di estrema destra, il che gli viene violentemente rinfacciato: come se la frequentazione di certi uomini che passano per essere di sinistra fosse meno infamante .

Morì il 18 luglio del '67, persuaso che la sua opera avrebbe fatto la sua strada e che l'umanità avrebbe finito col produrre una generazione capace di comprenderla .

Era insignito della medaglia d'argento della Riconoscenza Francese e della Rosetta della Resistenza, decorazioni che non portava mai .

Ha scritto: Passage de la Ligne*, 1948, e Le Mensonge d'Ulysse*, 1950 (raggruppati sotto questo secondo titolo a partire dal '55); Le Discours de la dernière chance, 1953; Le Parlement aux mains des banques, 1955; Candasse ou le huitième péché capital, 1955; Ulysse trahi par les siens*, 1961; L'Equivoque révolutionnaire, 1962; Le Véritable Procès Eichmann ou Les Vainqueurs incorrigibles*, 1962; una serie di articoli in occasione del processo contro i guardiani di Auschwitz*, in Rivarol», 1963-64 (firmati con il nom de plume di Jean-Pierre Bermont); Le Drame des Juifs européens*, 1964; L'Opération Vicaire». Le role de Pie XII devant l'histoire*, 1965; Les Responsables de la Seconde Guerre mondiale*, 1967 (contrassegnati con asterisco i lavori di carattere revisionistico).

Della sua esperienza nel movimento comunista antistaliniano Rassinier ha tracciato un bilancio in un articolo che, apparso ne "La Révolution prolétarienne" nel '36, è stato ristampato nelle "Annales d'Histoire révisionniste", No . 4, primavera 1988. Le vicende che portarono alla sua espulsione dalla SFIO sono documentate in un nutrito dossier che l'associazione Les Amis de P. R. , valendosi anche delle carte dell'archivio personale di lui, mise insieme ad uso dei delegati al congresso 1983 di quel partito; scopo dichiarato, la riabilitazione postuma del nostro autore, ma l'obiettivo vero era quello di smuovere le acque a proposito del revisionismo in un momento in cui una sentenza di tribunale (Corte d'Appello di Parigi, 26 aprile 1983), pur condannando Robert Faurisson, che aveva ripreso e sviluppato i temi di Rassinier, riconosceva che nessuno poteva accusarlo di falso quando affermava di aver studiato a fondo la questione delle camere a gas: il che era un ammettere la serietà delle sue ricerche. Questo dossier, intitolato Le Retour de Rassinier, contiene anche la riproduzione di lettere di Maurice Dommanget, Marceau Pivert, Jean Paulhan, Raymond Asso, Céline, ecc.

C. S.

In omaggio ai lettori di questo blog due libri del su citato autore, Paul Rassinier,
nella speranza di farvi un omaggio gradito  e istruttivo

La Menzogna di Ulisse     

il dramma degli ebrei




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26 luglio 2006

l'umanesimo comunista........

Nel 1954 l'Unione Sovietica sperimento' la bomba atomica sui soldati dell'Armata Rossa! 
 



Source: Pravda.ru: http://italia.pravda.ru/russia/2222-0
Quanti oceani di sangue sovietico sono stati versati in nome dell'ideale comunista? Ricordiamo solo alcuni dei momenti piu' drammatici della storia dell'Unione Sovietica caratterizzati da vere e proprie ecatombi di vite umane: la guerra civile susseguente alla Rivoluzione d'ottobre, la collettivizzazone forzata e la relativa fame organizzata dal regime comunista negli anni '30, le purghe staliniane degli anni 1937/38, i milioni di cittadini sovietici spariti nei labirinti dei gulag, la deportazione in Siberia di intere classi sociali e popoli, nonche' la Seconda guerra mondiale, o meglio, come viene definita in Russia, la Grande guerra Patriottica.

Bene o male, pero', tutti questi avvenimenti storici sono conosciuti non solo da noi in Italia ma in tutto il mondo occidentale; decisamente meno conosciuta e' invece l'operazione denominata in codice "Fiocco di neve", avvenuta in Unione Sovietica il 14 settembre 1954, i cui documenti ufficiali sono stati tenuti segreti e ben nascosti dal regime comunista sino all'epoca gorbacioviana.

La "mente" dell'ennesimo genocidio del regime comunista sovietico nei confronti della propria gente, non poteva essere che il sanguinario compagno Stalin il quale, subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale, spaventato a morte dalla potenza bellica statunitense culminata col lancio delle due atrocemente famose bombe atomiche sulle citta' giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, ordino' agli scienziati sovietici di fare tutto il possibile e soprattutto l'impossibile affinche' anche l'Unione Sovietica potesse disporre della bomba atomica nel minor tempo possibile.

Il divario venne colmato nel giro di 4 anni e dopo alcune sperimentazioni in zone deserte dell'Urss, gia' dopo la morte di Stalin avvenuta nel marzo del 1953, il regime comunista sovietico ebbe la brillante idea di sperimentare la bomba atomica durante un'esercitazione di guerra al fine di poter stabilire in che modo le radiazioni avrebbero potuto influire sia sulle truppe d'attacco che quelle di difesa. Fu cosi' che a 45.000 soldati ed ufficiali di 212 reparti dell'Armata Rossa, ovviamente tenuti all'oscuro dei reali scopi dell'esercitazione, venne ordinato a quattro mesi dall'esperimento, di accamparsi nella zona circostante il poligono di Tozk, una piccola cittadina non lontana dalla citta' di Orienburg nella zona meridionale della Russia, scelto tra l'altro per la somiglianza dell'ambiente circostante a quello tipico dell'Europa occidentale.

Gli abitanti delle zone limitrofe vennero evacuati a 50 chilometri dal poligono e l'operazione fu affidata al famoso maresciallo Zhukov, ovviamente al riparo in una casamatta blindata ad un paio di chilometri dall'epicentro, famoso non solo per la presa di Berlino, ma anche e soprattutto per i disumani metodi da lui usati durante la guerra, i piu' famosi dei quali l'utilizzo della fanteria lungo i campi minati tedeschi per spianare la strada ai carri russi, nonche' l'ordine da lui personalmente firmato che prevedeva la repressione dei familiari dei soldati dell'Armata Rossa fatti prigionieri soprattutto a causa di errori da parte dello Stato maggiore, da lui personalmente comandato.

E cosi' il 14 settembre 1954, alle ore 9,33, un aereo dell'aviazione sovietica sgancio' la bomba atomica, chiamata "Tatianka", da un'altezza di 8000 metri. La potenza devastante della bomba, secondo i dati attualmente in possesso degli storici russi, era equivalente a 40 kiloton, cioe' almeno due volte superiore a quelle americane sganciate su Hiroshima e Nagasaki. "Tatianka" esplose ad un'altezza di 350 metri dal suolo, a 280 metri dal punto prefisso in partenza e dopo circa cinque minuti dall'esplosione venne dato il segnale che decretava l'inizio dell'operazione, con lo sfondo di un paesaggio completamente in fiamme e devastato dalla potenza dell'esplosione. A circa 10 chilometri dall'epicentro dello scoppio, dotati di semplice maschera a gas e con la totale assenza di personale medico, i "difensori" avevano il compito di provare su di se' gli effetti delle radiazioni nucleari nelle trincee da loro stessi in precedenza scavate, mentre gli "attaccanti" dovevano attraversare l'epicentro dello scoppio per poi prendere d'assalto le posizioni dei reparti di difesa, mentre in cielo, aerei militari sovietici volavano in tutte le direzioni possibili attraverso e intorno al fungo atomico. Pare che quel giorno il quantitativo di mezzi militari usati, carri, aerei, mortai, cannoni, e di bombe e razzi fatti esplodere, fosse addirittura superiore a quelli corrispondenti l'assalto a Berlino nel maggio del 1945.

Tre giorni dopo, il 17 settembre, l'organo ufficiale del partito comunista sovietico, il giornale "Pravda", pubblico' la nota ufficiale della TASS relativa all'esperimento nucleare su cittadini sovietici, che recitava: "In relazione ai programmi di ricerca scientifica e ai lavori di sperimentazione, tre giorni fa in Unione Sovietica e' stato sperimentato un nuovo tipo di bomba nucleare. I risultati dell'esperimento sono altamente positivi e aiuteranno considerevolmente gli scienziati e gli ingegneri sovietici a risolvere la questione della difesa della nazione da attacchi nucleari". Sulle conseguenze dell'esperimento nemmeno una parola. A proposito dell'esperimento nucleare, va detto innanzitutto che i risultati furono contrassegnati dal timbro "segreto di stato" e che tutte le 45.000 cavie umane furono costrette a firmare un documento secondo il quale giuravano allo stato sovietico di non divulgare tale segreto per i 25 anni a venire. Nemmeno i piu' stretti parenti di questi soldati ed ufficiali sovietici avrebbero dovuto essere al corrente dell'accaduto. Inoltre, gli archivi dell'ospedale della citta' di Tozk relativi al periodo 1954-1980 furono distrutti su ordine del partito comunista sovietico.

Ma veniamo alle conseguenze di questo terribile crimine disumano, partendo col dire che i meteorologi sovietici dell'epoca, forse dopo avere un attimino esagerato con la vodka, sbagliarono clamorosamente la direzione del vento relativa al 14 settembre e la nube tossica non si diresse verso le aree spopolate della zona, come da loro previsto, bensi' in direzione della zona di Orienburg per poi spingersi in direzione della provincia di Krasnojarsk. Nemmeno i documenti in possesso dei contemporanei storici russi sono in grado di stabilire con esattezza quante possano essere le vittime di questa follia tra la popolazione civile. Cio' che pero' si sa con esattezza e' che la terza generazione di coloro i quali vissero in prima persona l'esperimento al poligono di Tozk, nasce sprovvista delle cellule naturali che difendono l'organismo umano dal cancro, per cui attualmente vive con una forte predisposizione alle malattie cancerogene.

Sono in pochissimi gli abitanti della zona ad essere oggigiorno ancora in vita e dalla corrispondenza dell'epoca conservata dai parenti traspare in ogni lettera il dolore e l'impotenza nel vedere i propri cari morire nel fior fiore della vita tra sofferenze atroci. In seguito all'esplosione nucleare nessuno dei rappresentanti della popolazione civile fu sottoposto a controlli o visite mediche. Tutti tiravano avanti come potevano, nella maggior parte dei casi morendo a causa di malattie completamente sconosciute. Sintomatico e' il caso di una donna della citta' di Kuibyschev (attualmente Samara), moglie di uno degli ufficiali che prese parte diretta all'esercitazione nucleare: vedendo il proprio marito spegnersi a fuoco lento tra immani sofferenze, decise di indagare in modo autonomo al fine di fare luce sulla cause delle sue disgrazie. Fini' i suoi giorni rinchiusa in un ospedale psichiatrico.

Anche i 45.000 militari che presero parte al disumano esperimento di stampo criminale non furono sottoposti a controlli medici; il tutto venne scrupolosamente occultato ed insabbiato dalle autorita' e agli stessi militari all'epoca non venne rilasciato alcun tipo di documento che ne certificasse la presenza diretta in occasione dell'esperimento atomico. Tutti avevano giurato allo stato sovietico, sotto forma di documento firmato, che per almeno 25 anni avrebbero mantenuto il piu' rigoroso silenzio sull'accaduto. Solamente con l'inizio della perestroika, i pochi superstiti ricevettero i relativi certificati grazie ai quali essi vennero messi sullo stesso piano dei superstiti della sciagura nucleare di Chernobyl. Si calcola che su 45.000 soldati ed ufficiali, attualmente quelli in vita siano non piu' di un paio di centinaia. Tutti gli altri sono morti prematuramente a causa di infarti, ictus e varie forme di cancro senza nemmeno poter fare ricorso all'aiuto dei medici a causa del giuramento. I decessi di massa furono registrati in due precisi momenti: il primo a distanza di 5-7 anni dall'accaduto, il secondo all'inizio degli anni '90. Oggigiorno, tra le poche centinaia di superstiti, circa la meta' e' stata riconosciuta invalida di prima e seconda categoria con malattie dell'apparato cardiovascolare, forme di ipertonia ed arteriosclerosi cerebrale, malattie dell'apparato digerente, nonche' svariate forme di tumori maligni in vari organi del corpo.

A cinquant'anni esatti dal momento in cui 45.000 soldati ed almeno il doppio di civili divennero ostaggi della follia nucleare sovietica, cioe' nel 1994, all'interno del poligono di Tozk venne costruito un campanile, chiamato il Campanile della Memoria, per rendere onore alle decine di migliaia di cittadini sovietici vittime dell'ennesimo genocidio perpetrato dal regime comunista nei confronti del popolo sovietico. Il suono delle campane ricorda il folle crimine di stato, definito all'epoca dallo stesso regime criminale "impresa eroica", esortando la gente a non compiere mai piu' in futuro "imprese eroiche" del genere. Signori, una pagina inedita di cio' che ha rappresentato il comunismo sovietico.
 

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