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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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19 giugno 2009

Che peste lo colga

Tredici casi di peste bubbonica in Libia

A Tobruk nel nord della Libia, sono stati registrati 13 casi di peste bubbonica. L'organizzazione mondiale della Sanita’ ha inviato alcuni osservatori nella citta’ per verificare le informazioni che sono giunte dalla Libia. Il ministro della Salute libico, Mohamad Hijazi, ha sottolineato che la situazione e’ sotto controllo e che si tratta del primo focolaio negli ultimi 25 anni.

Uno dei contagiati sarebbe morto. E' quanto riporta sia il sito web della tv satellitare al Arabiya citando un portavoce dello stesso ministero egiziano, il dottor Abdul Rahman Shaheen, sia la BBC. Al momento da Tripoli non ci sono conferme.

In Egitto sale lo stato di allerta nel timore dell'ingresso di persone infette, le autorita' egiziane hanno costruito un laboratorio da campo al valico al Sallum per "effettuare le analisi e provvedere ad isolare i soggetti sospetti". Secondo l'agenzia ufficiale egiziana Mena, il ministro della Sanita' dell'Egitto, Hatem el Gabali, e' in contatto con il collega libico, Muhammad Hijazi, che lo avrebbe rassicurato sulla situazione. Ieri, il ministero della Sanita' egiziano ha proclamato lo stato di "massima allerta peste" sul proprio confine con la Libia


All'origine del focolaio di quella che nel medioevo era chiamata la morte nera sono i topi attratti dagli allevamenti di bovini che nell'area sorgono nei pressi delle abitazioni.


La vicenda incomincia, stranamente, a predere voce adesso, ma le prime avvisaglie, di cui, in Italia, la stampa di regime si e' guardata bene dal divulgare, risalgono all'inizio dell'anno in Algeria, dove una cinquantina di al-quaedisti sono morti a causa della morte nera.  La notizia, nella notizia, è che i cadaveri sono stati ritrovati in un campo di addestramento paramilitare (terrorista), questo puo' significare che:

  • L'algeria e' uno Stato terrorista in quanto colluso con i terroristi, o nella migliore delle ipotesi ne è ostaggio
  • Che il Governo non solo sa dell'esistenza di questi campi ma, adirittura li controlla.
  • Che i governi europei sapevano ma hanno taciuto, tanto e' vero che l'unica stampa a dare risalto alla notizia e' stata quella rumena
  • I "burattinai" europei hanno tutto l'interesse a proteggere queste cellule, possono sempre tornare utili, nel bene o nel male, in fase di campagna elettorale o per rovesciare, fa cadere o screditare un governo, o, ancora, per mantenere il culo ancorato allo scranno...

Pensare male è antipatico, ma spesso ci si azzecca, specie se parliamo di quella spazzatura di uomini che governa in europa.

A proposito di spazzatura, il leader libico Mu'ammar Gheddafi e' venuto in visita nel nostro paese (personalmente lo avrei fatto accogliere da quelle migliaia di italiani che sono stati buttati in mare dai libici, nel 1970, dopo essere stati spogliati di tutti i loro averi, ottenuti, non con lo sfruttamento di risorse libiche , ma con il sudore della fronte dopo che avevano reso il deserto libico un giardino in fiore) , il mio, personalissimo, augurio e che possa anche lui essere stato contaggiato dal virus della PESTE BUBBONICA, e che a sua volta lo abbia trasmesso a tutti quelli con cui e' venuto a contatto in Italia, primo tra tutti il "nano di Arcore". Avremo poi un solo problema, quello dello smaltimento dei rifiuti, visto che "l'unto del signore" ha pensato bene di chiudere tutte le discariche abusive, considerato che in Italia era l'unica maniera per smaltire rifiuti altamente nocivi e pericolosi.




9 marzo 2008

Cina sventa attentato terroristico su aereo passeggeri

Dopo decenni di politica interna repressiva e illiberale, anche la Cina ha imparato come lavarsi la faccia davanti all'opinione pubblica mondiale, dopo USA e Russia ora anche la terza potenza (ma sarebbe più corretto dire la prima superpotenza) militare, ha optato per la lotta al terrorismo.


Attenzione, il sistema ha deciso che siamo tutti potenziali terroristi, è l'unico modo che
hanno per tapparci la bocca con il silenzio assenso del popolo bue



domenica, 9 marzo 2008 

PECHINO (Reuters) - Le autorità cinesi hanno sventato il tentativo di far precipitare un aereo passeggeri in rotta per Pechino e il velivolo coinvolto ha effettuato un atterraggio di emergenza. Lo ha riferito un governatore locale, in quel che i mezzi di informazione statali hanno definito un tentato attacco terroristico.

Il volo proveniva da Urunqi, capitale della inquieta e remota provincia occidentale cinese dello Xinjiang, dove i militanti Uighuri vogliono un indipendente   "Turkestan Orientale".

L'aereo è atterrato nella città nordoccidentale da Lanzhou venerdì scorso, dopo che l'equipaggio aveva scoperto e sventato un tentativo di "provocare un disastro aereo", secondo quel che ha detto ai giornalisti il governatore di Xinjiang, Nuer Baikeli, a margine della sessione annuale del parlamento.

"Ora stiamo indagando su chi siano le persone coinvolte nell'episodio, da dove vengano, quale fosse il loro scopo e da quale contesto provengano", ha detto Baikeli.

L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha detto che le autorità "hanno sventato un progetto di attentato terroristico".
(vediamo cosa scrivono i servi del sistema)

Una fonte a conoscenza dell'episodio ha detto a Reuters che sono stati arrestati per essere interrogati almeno due passeggeri a bordo del volo CZ6901.

La fonte, che ha chiesto di restare anonima, ha detto che nel bagno dell'aereo è stato trovato del materiale infiammabile.

Vedi link correlati:

prove tecniche di genocidio

prove tecniche di genocidio 2


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permalink | inviato da C.O.C. il 9/3/2008 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa



22 febbraio 2008

Que viva Zapatero!

Zapatero nei guai per un fuorionda



"Ci conviene alzare la tensione ...."

Madrid, 15 feb. — José Luis Zapatero, nel giorno in cui avrebbe dovuto "far pace" con la Chiesa cattolica dopo le tensioni delle scorse settimane,è inciampato in una colossale gaffe. Infuriano le polemiche su un fuorionda pronunciato sottovoce alla fine di un'intervista tv sulla Cuatro. La miccia dello scontro con i popolari in vista delle elezioni del 9 marzo e' stata accesa. Secondo gli avversari, con quel fuorionda borbottato al giornalista Iñaki Gabilondo "el Zapa" ha "gettato la maschera", facendo emergere il suo vero volto. Bambi, come lo chiamano gli avversari, è un cerbiatto mannaro, un politico scaltro la cui strategia si traduce in questo programma: "Alzare la tensione".
 
"Non sto mai zitto, ma non mi arrabbio mai" aveva detto Bambi la settimana scorsa annunciando l'incontro chiarificatore con Manuel Monteiro, l'inviato del Papa in Spagna. E neanche l'altra sera, dopo 50 minuti di intervista, e' riuscito a stare zitto.

Quando poco prima di andarsene, i microfoni ancora accesi, il giornalista Gabilondo chiede a El Zapa: "Cosa dicono i sondaggi?".
"Bene, bene", risponde.
Gabilondo: "Nessun problema, no?".
E il premier : "Credo che a noi convenga che ci sia tensione...".
Il giornalista: "Conviene moltissimo".
 Zapatero: "Comincerò, a partire da questo fine settimana, a drammatizzare un po'. Ci conviene molto. Se no, la gente...».

Ma quando Zapatero parla di tensione a cosa si riferisce esattamente?

A questo:

"Madrid, 24 gennaio 2008  - Il gruppo di presunti terroristi islamici arrestati sabato scorso a Barcellona stava per compiere un attentato suicida nella metro della capitale catalana. E' quanto riportano oggi i media spagnoli, che citano il rapporto di un informatore dei servizi di sicurezza francesi, secondo cui il gruppo avrebbe previsto gli attacchi fra il 18 e il 20 di gennaio." ?

Oppure memore della sua ascesa al governo della Spagna si riferisce a questo:

Madrid 11 marzo 2004
Giornata di sangue in Spagna.
Un attentato senza precedenti 190 morti e 1247 feriti, il bilancio provvisorio della tragedia
ore 07.39
Alla stazione "Atocha" di Madrid su un treno fermo scoppiano le prime bombe
ore 07.41
Stazione di El Pozo: sul treno proveniente da Guadalajara esplodono due ordigni contemporaneamente.
ore 07.42
Stazione di Sant Eugenia: un convoglio fermo viene distrutto.

10 bombe su 4 treni, oltre 190 morti e 1247 feriti sono il bilancio di venti minuti (tra le 7,40 e le 8) di esplosioni in tre delle pincipali stazioni della capitale.

Migliaia le persone in viaggio per raggiungere la capitale: studenti, pendolari.... 20 minuti di inferno.
Alcune bombe sono state trovate dalla polizia evitando così una strage ancora più grande.
Un attentato orchestrato con cura alla vigilia delle elezioni amministrative di domenica?


A pensar male non è mai bello ma alle volte , spesso , ci si azzecca.

Aznar perde le elezioni a causa di quell'attentato.
La strage dell'11 marzo, che già nella scelta della data poteva ricollegarsi a quella dell'11 settembre, viene immediatamente attribuita all'Eta dal ministro degli interni del governo Aznar.
A pochissimi giorni dalle elezioni, Aznar non poteva ammettere davanti al suo elettorato che a causa della sua scelta di aver voluto partecipare alla seconda guerra del golfo al fianco degli sgherri delle multinazionali , delle holding finanziarie, e delle corporation, si era trascinato la guerra in casa...molto più comodo incolpare l'Eta.
Per sua sfortuna dopo pochissime ore dall'attentato L'Eta dirama una serie di comunicati in cui si proclama estranea alla strage,  e gli inquirenti acquisiscono le prove che fanno propendere per la pista islamica (avvalorata anche da alcune rivendicazioni provenienti da gruppi affiliati al Al-Qaeda).
Et voilà: il re è nudo! Il castello di menzogne costruito per imbonire i sudditi spagnoli crolla e Aznar viene punito dal suo elettorato proprio per aver mentito.
Zapatero intuisce che cavalcando l'onda emotiva le elezioni possono volgere a suo favore. L'esito elettorale sarà influenzato da chi saprà formulare tempestivamente al popolo spagnolo una precisa promessa: uscire immediatamente dalla guerra in Iraq. Zapatero farà di questa promessa la sua battaglia politica riuscendo a vincere le elezioni.
Appena insediato ritira le truppe di terra dall'Iraq e, praticamente, senza farle rimpatriare le spedisce in Afganistan. Mantiene praticamente intatta però la flotta al largo delle coste irakene e in servizio di pattugliamento sulle calde rotte del medioriente e del sud-est asiatico.

Per approfondire o per valutare se le mie sono semplici illazioni oppure qualcosa di più serio aggiungo alcuni link e un articolo:

1) CORRIERE.IT

2) 
ANSA.IT

3) RETUBE

4) RETE CIVICA SPAGNA 

5) Le prove contro l'Eta e contro Al Qaeda

I giovani lupi baschi pronti al «megaterrore» - di G. Olimpio

CONTRO L'ETA- Partiamo da quello che sappiamo. L’Eta voleva marcare l’anno elettorale con una serie di attentati ed aveva messo in allarme i suoi commando itineranti. Sul bollettino Zubate è comparso un appello a colpire i mezzi di trasporto. Il primo attacco doveva avvenire, il 24 dicembre, su un treno in una stazione di Madrid usando valigie-bomba. Il secondo era previsto a marzo, a ridosso del voto. Usando un furgoncino con oltre 500 chilogrammi d’esplosivo.

I due piani sono stati sventati dalla polizia che non ha nascosto i suoi timori. Il 1° marzo El País scriveva: è stato evitato un massacro, non siamo sicuri che questa volta l’Eta ci avrebbe avvisato dell’imminente attacco. Preoccupazioni condivise dall’Europol che, in un suo rapporto, aveva sottolineato i rischi di un’operazione sanguinosa, al di fuori del tradizionale modus operandi dell’Eta. A lanciarla i «giovani lupi» dell’organizzazione basca dopo aver vinto un braccio di ferro con una leadership delusa e debole. Possibile una variante a sorpresa. La cupola politica autorizza un’azione spettacolare - una grande esplosione nel centro della capitale - chiedendo però ai militanti di far sgomberare l’area qualche istante prima. Tecnica usata in passato. I «giovani lupi», però, affascinati dallo stile di Al Qaeda, non obbediscono alla lettera e vogliono il massacro.

Nella loro testa si è radicata la convinzione che solo un episodio di «megaterrorismo» può provocare una scossa. Gli attacchi mirati o telefonati non fanno più effetto. Questo potrebbe spiegare perché c’è voluto un giorno e mezzo prima che l’Eta negasse qualsiasi responsabilità. Con tutti i suoi apparati propagandistici e le riviste amiche non doveva essere difficile trasmettere un fax per dire: ecco perché non siamo stati noi. Finalmente nel pomeriggio di ieri è giunta una telefonata di smentita. Il ritardo può essere spiegato in vari modi. A) Il vertice dell’Eta ha dovuto verificare cosa è realmente accaduto prima di negare. B) All’interno del movimento c’è uno scontro tra falchi e colombe.

In questo secondo caso la strage andrebbe attribuita a quella che potremmo definire la «nuova Eta», una scheggia talmente spregiudicata da ricorrere a metodi inediti. Altra traccia, più controversa. Quella degli zaini bomba. Un rapporto della sicurezza spagnola ha rivelato che l’artificiere capo dell’Eta, l’ingegnere Tomas Kunze, avrebbe messo a punto bombe da attivare con i telefonini. Il ritrovamento di uno di questi sacchi ha fornito qualche elemento. L’esplosivo e alcune componenti elettriche sarebbero diverse da quelle utilizzate di solito, ma altre fonti dicono invece che combaciano. Fino ad oggi il sistema con il telefonino è stato impiegato dai palestinesi, dai colombiani e dai «Nuclei di iniziativa proletaria rivoluzionaria», firma che ha rivendicato l’attacco all’Istituto affari internazionali (Roma, 10 aprile 2001).


Quelle cinque impronte della banda di Osama

CONTRO AL QAEDA - La mano di Al Qaeda ha lasciato 5 impronte. La prima è nel modus operandi. Azione multipla, su più obiettivi con effetti devastanti. Per fare il maggior numero di vittime. Come è avvenuto al pub di Bali (200 vittime) e nel centro di Istanbul. Due attentati che la rete di Osama ha affidato a gruppi associati. Un modo sanguinario per distinguersi da altre fazioni, capaci di atti limitati. Manca solo il kamikaze: giovedì una radio ha annunciato che erano stati trovati i suoi resti, poi è stato smentito. Ma il dubbio resta. La seconda impronta è rimasta sugli ordigni inesplosi e sul furgoncino trovato ad Alcalà. Gli artificieri sostengono che da un primo esame gli inneschi sono in rame, mentre l’Eta impiega quelli in alluminio.

Stesso discorso per il materiale detonante: non è la titadine, diventata una firma dei baschi, e verrebbe dalla fabbrica spagnola Explosivos Riotintos. Anche le bombe sui treni ricordano la campagna di attentati degli estremisti islamici algerini in Francia (1995). Allora gli ordigni, piuttosto rudimentali, vennero nascosti nei vagoni del metrò. La terza impronta, più marcata, è quella politica. Osama ha minacciato più volte Madrid per il suo intervento al fianco negli Usa. Lo schieramento di un contingente spagnolo in Iraq ha solo accresciuto l’avversione dei qaedisti.

Un monito ripetuto nel documento di rivendicazione - giudicato peraltro poco attendibile - inviato dalle Brigate Abu Hafs a Londra. La dichiarazione di guerra non può essere sottovalutata perché diverse inchieste della magistratura iberica hanno dimostrato che: 1) La Spagna è una base importante per Al Qaeda: vi ha preparato l’11 settembre. 2) Sono presenti cellule in sonno legate a complici in altri Paesi europei. 3) La rete può contare su appoggi economici insospettabili (cittadini spagnoli compiacenti) ed è stata in grado di arruolare mujaheddin poi spediti su altri fronti. Durante le indagini condotte nel gennaio 2003 la polizia ha arrestato una «colonna» che aveva acquistato una potente antenna radio capace di coprire migliaia di chilometri.

Lo stesso gruppo di fuoco aveva legami terroristici con elementi ceceni. Una pista rilanciata nel Natale di quest’anno con la segnalazione di movimenti di estremisti nordafricani provenienti dal Caucaso. E a tal proposito si può notare un’analogia con l’ultima strage compiuta dai terroristi ceceni all’interno di un metrò.
Un quadro che si sposa alla perfezione con il disegno di terrore globale lanciato dalla cosiddetta «Bin Laden associati». Ecco la quarta impronta. Tutti si aspettavano una sorpresa negli Stati Uniti - sorpresa peraltro sempre attuale - e invece arriva in Europa. La Spagna è un bersaglio ideale: è «soft» (morbido), ha un valore simbolico (amica degli Usa), viene sorpresa in un momento delicato (le elezioni). Infine l’ultimo dato. La storia. Nella propaganda fondamentalista la Spagna era la terra dei mori e dunque va riconquistata con la spada. Un destino che, secondo gli ideologi, riguarda anche Istanbul - già colpita - e Roma.


____________________________________________________________________________n.d.r.___

In pratica l’ETA ha compiuto l’attentato, Al Quaida ha sfruttato il lavoro di altri e s’è presa la responsabilità morale e materiale dell’attentanto, levando di fatto i vertici dell’ETA da un mare d’impicci, creandoli di fatto ad Aznar, il quale, nelle concitate fasi post-attentato, è riuscito a farsi il più clamoroso degli autogol, segnando di fatto la sua sconfitta politica e morale di fronte al paese.

Zapatero da brava nullità, quale s’è sempre dimostrato, non ha esitato ad approfittarne dal punto di vista politico. Oggi, stando alle sue parole, pur di conservare lo scranno, sembra sia disposto a voler mantenere alta la tensione, come?  Non ci è dato a sapere, speriamo per gli spagnoli che non siano altre lacrime e altro sangue.

Marco con la preziosa collaborazione di Valentina.




28 dicembre 2007

Benazir Bhutto: una vita per il Pakistan

Tratto da Articolo21

Il webmaster rende omaggio a una grande donna, che ha amato il suo paese e il suo popolo e per essi ha sacrificato la propria vita, in un paese dove la religione considera la donna poco più che un oggetto, merce di scambio...

Addio Benazir, possa il tuo sacrificio non essere stato vano, sappia il tuo paese fare tesoro del tuo insegnamento...Che gli uomini che tanto disprezzano le donne, sappiano essere essere uomini come tu sei stata donna...



Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee,
o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.



di Tiziana Ferrario

“Quando mio  padre venne  ucciso, fu un momento terribile nella mia vita,ma  ho anche  imparato proprio  da mio padre che una persona deve battersi per  i valori in cui crede. Io sto lottando per il valore della democrazia. Per il valore della moderazione. Per il valore della speranza per tutta la gente del Pakistan che oggi è povera, infelice e disperata.” Mi avevano colpito queste parole pronunciate da  Benazir Bhutto alla vigilia del suo ritorno in patria, dopo dodici anni di esilio durante i quali non si era mai allontanata dalla vita politica pakistana..

Un ritorno concordato e benedetto dagli  Stati Uniti che dopo quel tragico 11 settembre 2001 hanno riversato sul Pakistan milioni di dollari per garantirsi l’appoggio del generale Musharraf nella guerra al terrorismo.

E proprio con Musharraf, Benazir Bhutto aveva trattato il suo ritorno.

Per mesi si erano tenuti colloqui segreti a Dubai  per concordare  la cancellazione di quelle accuse di corruzione che lei aveva sempre respinto ma anche la  spartizione dei poteri.

Una trattativa sofferta che avrebbe  portato Musharraf  sulla poltrona di Capo dello Stato,come infatti è accaduto  e la Bhutto alla guida del governo.

Benazir, 54 anni,la prima donna ad arrivare  al posto di primo ministro a soli 35 anni in un paese musulmano,sapeva di avere molti nemici.

Il giorno del suo ritorno in Pakistan un  attentatore suicida si era fatto esplodere al passaggio del suo corteo- C’era stato un centinaio di morti,ma lei era rimasta illesa.

L’attacco di oggi è stato organizzato meglio: prima il kamikaze le ha sparato per essere certo di colpirla,poi  ha azionato l’ordigno che indossava. “Non mi preoccupa sapere se sarà Al Qaeda a colpirmi, o i Talebani o i militari pachistani –aveva detto in un’intervista- quello che è certo è che se io e il mio partito torneremo al governo combatteremo con forza 
Al Qaeda e i Talebani perché un Pakistan stabile non può avere fondamentalisti e terroristi al suo interno
".

Nessuno ha rivendicato sinora l’attentato.  Manifestazioni di protesta sono in corso in tutto il Pakistan per la morte di Benazir Bhutto,la cui popolarità legata anche al nome dell’amato padre fatto impiccare nel 79 da Zia Ul Haq dopo un colpo di stato, non era mai calata neppure durante i lunghi anni trascorsi lontano dalla patria.

E’ facile immaginare che il  suo partito avrebbe sicuramente vinto alle  elezioni parlamentari  fissate per l’otto di gennaio,ma la  morte  di Benazir cambia completamente lo scenario. Cosa deciderà  Musharraf ? Imporrà di nuovo lo stato di emergenza tolto da pochi giorni? Chi diventerà primo ministro?Quale sarà il peso dei militari che in Pakistan detengono le redini del potere economico e politico?

Domande alle quali al momento è difficile dare una risposta. Il Pakistan sta attraversando una grave crisi politica, inquietante per lo stesso Occidente. Il paese rischia di sprofondare in un’ondata di violenza . Gli Stati Uniti guardano scioccati il fallimento  della loro strategia in una tra le regioni più turbolente del mondo dove all’ombra delle armi nucleari di Pakistan e India convivono terroristi,integralisti e gente che spera nella  democrazia e nella pace.




25 dicembre 2007

28 volte grazie

Da Beslan, Ossezia del Nord Federazione di Russia

LEGGI L'APPELLO


Robert , Mkrtich, Rouslan, Alina, Georgy, Anna, Georgy,

Vladivslav, Angelika, Zaour, Ilona, Moural, Zalina,Dzarasov,

Zakema, Roman, Azamat, Alevtina, Marc, Kalmanov, David

Margiev, Kristina, Alina, Vladimir, Guennady, Fatima, Fatima;

Dicono:

28 Volte

grazie alle oltre
150
persone che hanno aderito all'iniziativa



Per non dimenticare:





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