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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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4 gennaio 2010

Un anno di miserie...

Nel volgere indietro lo sguardo al 2009 che sta terminando è forte la sensazione di esserci soffermati troppo spesso a guardare la pagliuzza che allignava nell’occhio altrui, senza fare più di tanto caso alla trave conficcata nel nostro.

di: Marco Cedolin

E’ stato l’anno della crisi economica, con il PIL di tutto l’Occidente in caduta libera come non accadeva da molto tempo. Una crisi rappresentata però dal circo mediatico con lo sguardo rivolto al paese immaginario del Mibtel e del Nasdaq e ben poca attenzione nei confronti del paese reale fatto di fabbriche che chiudono, disoccupati, famiglie ridotte sul lastrico. Una crisi, quella del paese immaginario, che nelle parole di politici ed economisti starebbe già volgendo al termine, simile ad una sfuriata temporalesca primaverile. Una crisi, quella del paese reale, che sta acuendosi sempre più, senza che si vedano i prodromi di un’inversione di tendenza, semplicemente perché nessuno si è sentito in dovere di analizzarne le vere cause (globalizzazione e modello di sviluppo) e adottare le opportune contromisure (mutamento radicale del modello di sviluppo) che sarebbero risultate politicamente scorrette e scarsamente gradite ai grandi poteri finanziari che attraverso la globalizzazione ed i licenziamenti stanno costruendo sempre nuovi profitti.

E’ stato l’anno del drammatico terremoto in Abruzzo, “usato” dal governo (che tutto sommato ha gestito discretamente la situazione) come vetrina all’interno della quale specchiarsi. E della tragica strage di Viareggio, dove decine di persone sono morte, bruciando come torce, a causa dell’esplosione di un convoglio ferroviario difettoso che durante la notte attraversava la stazione. Una strage, quella di Viareggio, presto colpevolmente dimenticata dai grandi media e dalla politica, in quanto sarebbe stato difficile spiegare agli italiani con quanto pressappochismo e mancanza di rispetto per le più elementari norme di sicurezza, viene gestito il trasporto delle sostanze altamente pericolose sulle rotaie ferroviarie. Ma anche l’anno delle frane e degli smottamenti, a cominciare dal disastro di Messina, causa della cementificazione selvaggia e dei mancati investimenti nella cura del territorio.

E’ stato l’anno della truffa della pandemia dell'influenza suina, utilizzata dai governi mondiali per ottenere un cospicuo trasferimento di denaro dalle tasche dei contribuenti a quelle di Big Pharma, attraverso l’acquisto di milioni di dosi di un vaccino tanto inutile quanto pericoloso, destinato ad ingrossare a breve la montagna di spazzatura che già ammorba il pianeta.

E’ stato l’anno del premio Nobel per la pace a a Barack Obama, già trasformatosi anzitempo nello scarafaggio di kafkiana memoria, pronto a spedire in Afghanistan 30.000 nuovi soldati, nonché a rinverdire l'ologramma del terrorismo per giustificare il prossimo raid americano nello Yemen. Ed è stato l’anno del massacro di Gaza, quando nel corso dell’operazione piombo fuso, di fronte al colpevole silenzio omertoso delle “democrazie” occidentali, l’esercito israeliano ha ucciso (con l’ausilio di un vasto campionario di armamenti) oltre 1400 cittadini palestinesi, in larga parte giovani e bambini.

E’ stato l’anno dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona che di fatto sovrascrive le varie costituzioni nazionali, rendendole simili a carta straccia e promuove a pieni titoli l’Europa dei banchieri e dei faccendieri senza scrupoli, annientando quella dei popoli.

E’ stato l’anno di Mauro Moretti, ad delle Ferrovie, che con cadenza mensile ha inaugurato
il nuovo TAV italiano, dispensando orari di fantasia che i treni sistematicamente non riescono a rispettare e nel contempo è riuscito a far toccare alle ferrovie italiane il punto più basso della loro storia, quando durante le recenti nevicate dicembrine di fronte al collasso del sistema (ormai ridotto in condizioni disastrose) non ha trovato di meglio che consigliare ai viaggiatori di portarsi appresso coperte e panini per affrontare le conseguenze del viaggio con Trenitalia.

Ma è stato anche l’anno delle veline e di Berlusconi, della D’Addario, di Marrazzo e dello scandalo trans, del crocefisso negato nelle scuole, della soppressione di una libertà di stampa mai esistita in Italia, del best seller “Papi” di Marco Travaglio alle prese col rinnovo del proprio contratto in RAI, delle primarie del PD, della “rivoluzione viola” del NO B Day, della FIAT “eroica” che investe all’estero ma chiude gli stabilimenti in Italia, della completata metamorfosi (ancora Kafka) dell’ex camerata Fini Gianfranco da pupillo di Almirante a pupillo del centrosinistra, della statuetta del Duomo lanciata da Tartaglia sul muso del Premier, della conversione del salapuzio Berlusconi dall’amore per il proprio ego a quello per il prossimo, di Bruno Vespa che litiga con Floris, “dell’erudito” Gianni Riotta che consiglia Wikipedia come punto di arrivo dell’informazione, dei soldati italiani che oltre a fare la guerra in Afghanistan presidiano le discariche e spalano la neve a Milano e di Nichi Vendola liquidato dal PD perché non piace a Casini.

Insomma, senza dubbio un ottimo viatico per il 2010 che sta arrivando, carico di grandi problemi e altrettanti specchietti per le allodole, costruiti con lo scopo precipuo d’indurci a spostare il nostro sguardo dall’altra parte, meglio se sulla schedina del superenalotto che proprio quest’anno ha festeggiato il record d’incassi.




24 dicembre 2009

quando la politica passa dalle stelle alle "stalle"

Il processo Dell'Utri in otto punti

 
di Salvo Palazzolo
 
Cosa dice la sentenza di primo grado che nel 2004 ha condannato il senatore di Forza Italia a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dai rapporti con esponenti mafiosi negli anni Settanta alle ombre attorno alla nascita di Forza Italia. Assieme a Dell'Utri fu condannato Gaetano Cinà, ritenuto da sempre il tramite delle frequentazioni fra Palermo e Milano

Le accuse del pentito Gaspare Spatuzza contro Marcello Dell'Utri sono arrivate al termine di un lungo iter processuale e una sentenza di primo grado che l'11 dicembre 2004 ha già condannato il senatore di Forza Italia a 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Assieme a Dell'Utri è stato condannato a 9 anni dal tribunale di Palermo il presunto boss Gaetano Cinà, ritenuto il tramite fra Dell'Utri e Cosa nostra (E' deceduto prima dell'inizio del processo di secondo grado).

"Prove schiaccianti e sovrabbondanti", ha sostenuto la Procura durante la requisitoria del primo grado. Gli avvocati del senatore di Forza Italia avevano replicato in 25 udienze: «Accuse senza riscontri - questa la tesi principale - frutto dell'invenzione dei pentiti".

Ecco il processo a Marcello Dell'Utri, accusato di essere "l'ambasciatore di Cosa Nostra, il garante degli interessi mafiosi, all'interno di uno dei gruppi economico-finanziari più potenti del paese, la Fininvest". Il senatore, di origini palermitane, deve difendersi dall'imputazione di essere stato a disposizione dei mafiosi "nell'arco di un trentennio, a partire dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri, così fornendo un contributo più che significativo al consolidamento e al rafforzamento di Cosa Nostra. Ha favorito ma è stato anche favorito".

Questa l'impalcatura del processo, così come delineata dalla Procura di Palermo:

Dell'Utri artefice nel 1974 dell'assunzione del boss Vittorio Mangano nella villa di Silvio Berlusconi, ufficialmente come fattore, in realtà per proteggere Berlusconi, che temeva l'Anonima sequestri. L'assunzione sarebbe stata propiziata attraverso il boss Gaetano Cinà.

Dell'Utri organizzatore nel 1974 di un incontro "diretto e personale" fra Berlusconi e alcuni mafiosi dell'epoca come Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Gaetano Cinà e Francesco Di Carlo, quest'ultimo oggi collaboratore di giustizia.

Dell'Utri e Cinà accusati di svolgere "attività di ausilio, sostegno e rappresentanza degli interessi di Cosa Nostra presso il gruppo imprenditoriale che fa capo a Berlusconi".

E' il 1977: Dell'Utri ritenuto rappresentante degli interessi mafiosi di Stefano Bontade e Mimmo Teresi all'interno di un altro gruppo imprenditoriale milanese, quello di Filippo Alberto Rapisarda, dove viene assunto proprio grazie al decisivo intervento di Cinà.

1979. Dopo il rientro nel gruppo Berlusconi, Dell'Utri è ritenuto dalla Procura ancora l'intermediario con Cosa nostra per lo sbarco delle antenne milanesi in Sicilia. Sarebbe stato Dell'Utri a consegnare a Cinà le somme di denaro necessarie per ottenere la protezione degli interessi televisivi del gruppo in Sicilia.

Nel 1981, dopo la guerra di mafia e l'assassinio di Stefano Bontade, il rapporto fra Dell'Utri e il clan Pullarà, mediato dallo stalliere Mangano, sarebbe stato assunto personalmente da Totò Riina, per il tramite dell'asse Ganci-famiglia Malaspina-Gaetano Cinà. Dicono i pentiti che l'interesse di Riina era quello di attivare, tramite Dell'Utri e Berlusconi, un possibile collegamento con il Psi di Craxi, "per costituire un referente politico alternativo alla Democrazia cristiana".

1990. Cosa nostra vuole ristrutturare i suoi rapporti con la politica. In questo contesto, secondo l'accusa, matura la strategia degli attentati agli stabilimenti Standa del catanese: Dell'Utri sarebbe intervenuto in prima persona per porre fine alle intimidazioni e avrebbe incontrato il capomafia Nitto Santapaola. In quella occasione, avrebbe offerto nuove garanzie (non solo finanziarie, ma anche politiche) all'associazione mafiosa. E gli attentati finirono.

I rapporti e la frequentazione fra Dell'Utri e Mangano sarebbero proseguiti anche negli anni successivi, sino alla metà degli anni '90, quando il nuovo impegno di Dell'Utri in politica lo rende tramite altrettanto prezioso per la realizzazione degli interessi di Cosa Nostra "a tutto campo". In primo grado, l'ultimo pentito ad aver accusato Dell'Utri era stato Antonino Giuffrè: "Il senatore di Forza Italia - ha detto nel 2002 l'ex padrino della Cupola - fu protagonista della trattativa politica messa in campo da Cosa nostra dopo le stragi Falcone-Borsellino". Così i boss avrebbero deciso di sostenere elettoralmente Forza Italia.

«Nessuno può validamente sostenere che questo dibattimento sia in realtà un processo al presidente Berlusconi», hanno detto i pubblici ministeri in requisitoria: "Certo, non possiamo nascondere il nostro rammarico, un rammarico che dovrebbe essere condiviso da tutte le parti processuali, per un'occasione mancata". Il 26 novembre di due anni fa, il tribunale di Palermo si recò a Palazzo Chigi per interrogare il presidente del Consiglio: "Ci attendevamo - hanno aggiunto Gozzo e Ingoia - che il presidente Berlusconi desse il suo contributo di verità per chiarire alcuni "buchi neri" (i "buchi neri" sull'assunzione e l'allontanamento di Mangano, sui rapporti con Dell'Utri, su certi anomali "movimenti di denaro" nelle casse delle holding alle origini del gruppo Fininvest, etc.)". Ma Berlusconi, imputato di reato collegato (le imputazioni di concorso esterno e riciclaggio sono state già archiviate per cinque volte), si avvalse della facoltà di non rispondere.

Alla difesa del senatore di Forza Italia è stato impegnato un pool di sei avvocati in primo grado: Enzo Trantino, Roberto Tricoli, Giuseppe Di Peri, Francesco Bertorotta, Pietro Federico ed Enrico Trantino. Le loro critiche, principalmente, nei confronti del primo pentito che ha accusato Dell'Utri, nel '94: Salvatore Cancemi. "Che strana coincidenza - ha ribadito il pool di legali - proprio in coincidenza con la nascita di Forza Italia".

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/articolo/1801282




12 giugno 2009

Oggi s'e' consumato un efferato scempio

Ai danni dell Paese, dei cittadini di questo Paese, delle sue leggi e della sua costituzione, certo che se magari certi magistrati non avessero abusato degli strumenti a loro disposizione, forse e dico forse, questi maiali non sarebbero arrivati a tanto o comunque non avrebbero avuto scusanti alla loro, nefasta, opera...

 

 

 

 

Oggi si è consumato lo scempio più efferato nella storia della Repubblica. In un colpo solo, con il disegno di legge approvato pochi minuti fa alla Camera, si sono spazzate via l’obbligatorietà dell’azione penale ed il diritto ad essere informati.

Non sarà più possibile utilizzare le intercettazioni per combattere la criminalità. Con questa legge, che impedisce le rilevazioni telefoniche ed ambientali, la magistratura ha perso occhi ed orecchie. Mentre la stampa non potrà più pubblicarle.

Per avallare la votazione, sono state strumentalizzate e distorte nel significato persino le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, almeno ora dovrebbe indignarsi, non avendo raccolto l’appello per fermare questa scellerata votazione.

Il governo Berlusconi IV legittima nelle istituzioni l’esistenza della malavita organizzata, del malaffare, della corruzione e legifera per sdoganare l’immoralità, la distruzione dell’etica, la corruzione economica e sociale dello Stato, favorendo l’ingresso della criminalità e dei suoi metodi affaristici nel tessuto sociale ed economico del Paese.

Una partita a due, tra governo e malviventi, con una sola porta, la corruzione, e senza arbitri, la magistratura ed i cittadini: una platea di spettatori inermi.

Questo governo non è costituzionale perchè umilia la Costituzione. Questa maggioranza è golpista, perché non si è insediata negli scranni capitolini per risolvere i problemi dell’Italia ma per spartirsi una torta di potere.

Il Parlamento, la Costituzione e le sue regole sembrano impotenti dinnanzi a un tumore che si è insinuato nello Stato in modo subdolo ed invisibile.

Servono le piazze, i cittadini, la disubbidienza civile, l’Europa e l’unione di tutte le forze sociali che non si riconoscono in questa brutta pagina della storia.

Le leggi si devono rispettare finchè a scriverle non sono i delinquenti.

 

Si ringrazia NadiaSummer per la segnalezione




11 dicembre 2008

Una lezione politica

La politica non consiste in tenere una carica, in assumere un'ambasceria, in affannarsi a parlare e scrivere per raggiungere la tribuna degli oratori. Questo crede il popolo che sia la politica, e pensa altresì che la filosofia consista nel tener cattedra e pubblicare i corsi delle proprie lezioni. [...]



Orbene la filosofia è stretta parente della politica, e Socrate non fece costruire dei banchi né sedette in cattedra e non fissò per i suoi amici un'ora determinata di una sua conferenza o lezione, ma faceva filosofia alla buona, scherzando, bevendo, in campagna o al mercato, e finì col farsi imprigionare e avvelenare; egli per primo dimostrando così che la filosofia abbraccia tutt'intera la vita di un uomo, nelle sue varie esperienze e attività. E però io credo che la medesima cosa possa dirsi della politica, giacché gli stolti, siano essi strateghi, burocrati od oratori, non fanno vera politica, ma o si mostrano in pubblico col codazzo dei propri clienti, o tengono concioni, o fanno i capipopolo, o prestano a forza la propria opera. Politica invece fa chi è socievole e umano e vuole il bene della sua città, e se ne prende cura per davvero, anche se non veste la montura, eccitando i competenti al governo, e guidando chi ha bisogno, e incutendo pudore agli scellerati [...] e non va, no, a teatro o al senato per farsi ammirar seduto nei primi posti, ma va dove più gli piace per ascoltare e vedere, e anche se non è presente col suo corpo egli è sempre presente col suo giudizio.

(Dicearco di Messina, IV secolo a.C.)




20 gennaio 2008

La legge sono loro


Totò Cuffaro per gli amici"vasa vasa" (bacia bacia)

 

Scritto da Antonio Padellaro    
sabato 19 gennaio 2008 
Condannato da un tribunale della Repubblica a cinque anni per favoreggiamento, il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro comunica esultante: non mi dimetto.
Uomo di parola, Totò lo aveva detto prima che senza l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra sarebbe rimasto al suo posto. L’asticella l’ha fissata lui, e adesso non sente ragioni.
Almeno un amico degli amici si è giovato di una sua soffiata su certe microspie messe dagli investigatori. Con il risultato di vanificare intercettazione e indagini. Negli Stati Uniti per molto meno ti sbattono in galera e buttano la chiave. Qui da noi ti dedicano una fiaccolata.
A quanto si è capito, secondo i giudici, favorire un mafioso non significa favorire la mafia. Siamo o no la patria del diritto?
La condanna... resta comunque grave, una macchia pesante per un uomo politico che dovrebbe difendere la propria immagine di onestà sopra ogni altra cosa.



Non certo per “vasa vasa”, abituato a baciare sulle guance tanta di quella gente, ovviamente senza mai chiedergli la fedina penale.
Lo abbiamo visto, raggiante, raccogliere il meritato successo a palazzo di giustizia.
Dicono che nelle chiese palermitane i suoi fedeli abbiano pregato per l’assoluzione, e se anche il miracolo non c’è stato a Totò va benone lo stesso.

Alleluja. Tra sconti di pena e indulto di quei cinque anni ne resterà ben poco.


era più corretto scrivere "Sa futtia"



E quanto all’interdizione dei pubblici uffici, scatta a sentenza definitiva.
Totò sorride e vasa e vasa. Immacolato è.
È un arroganza che lascia senza parole, ma scandalizzarsi serve poco.
I tanti Cuffaro disseminati nel nostro bel paese della legge se ne fottono allegramente perché “loro” si considerano la legge.



E quanto alle sentenze, dipende dal punto di vista.
Infatti, Cuffaro festeggia la condanna che considera un’assoluzione e subito si crea una festosa processione di solidarietà guidata da Pierferdinando Casini. Il quale dimentico di aver ricoperto il ruolo di terza carica dello Stato, con una certa dignità, si congratula e approva con questo stravagante sillogismo: Totò non è colluso e quindi è giusto che resti presidente.
Con questa logica potevano anche dargli dieci anni o venti e il leader Udc avrebbe ugualmente stappato lo spumante.
Bravo Totò sei tutti loro, ma occhio alla prossima soffiala.

In questo venerdì di ordinaria giustizia spicca pure il rinvio a giudizio di Berlusconi chiesto dalla Procura di Napoli per corruzione.
La storia è quella della famosa telefonata al prono Saccà con le aspiranti attrici tv “segnalate” in cambio di favori.
Qui la tecnica è collaudatissima. Se Totò minimizza, Silvio s’indigna.
E giù insulti contro il partito delle procure che i bravi berluscones rincarano in pieno delirio mistico accusando i magistrati di barbarie e altre nefandezze.

Poi i due si congratulano vicendevolmente solidarizzando con Mastella. Il quale da Ceppaloni nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura definisce una «macchietta» il procuratore di Santa Maria Capua Vetere che lo ha inquisito con moglie e parenti.
Vendetta tremenda vendetta: il leader dell’Udeur pretende da tutta la maggioranza un voto di solidarietà, altrimenti addio governo. Probabilmente lo avrà.

Alla fine l’unico, vero colpevole della giornata sarà il pm di Catanzaro De Magistris. Duramente sanzionato dal Csm viene trasferito da Catanzaro e non sarà più pm.
Così impara a indagare sui politici.

P.S. L’altra sera in tv il sondaggista Renato Mannheimer calcolava in 7 su 100 gli italiani che nutrono ancora fiducia nella politica. Coraggio, lo zero è vicino.
 
Unità, 19 gennaio 2008



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