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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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29 gennaio 2008

Grillo 4 President

Povera Italia, un paese ridotto allo sfascio, senza cultura,
con un passato dignitoso ma con un futuro da schiavo, senza spina dorsale, un paese di coglioni senza coglioni, un Paese che è stato la culla della civiltà per 700 anni ridotto a cumuli di "munnezza" e governato da gente di merda, da mafiosi, da collusi, da corrotti, da ladri e da puttane della peggior specie, perchè io, a chi la puttana la fa di professione, porto rispetto.

Un paese che per circa 700 anni ha dominato il mondo miltarmente, un paese che è stato la culla della civiltà per gli oltre 1000 anni a seguire quei fasti, ridotto ad acclamare un pagliaccio, pardon un comico, come suo nuovo condottiero, come suo nuovo duce... Che tristezza, che vergogna , sapere di appartenere a un simile popolo ad una simile razza...




Rifiuti, Grillo organizza M-day

Il comico: 23 febbraio giorno munnezza

La giornata del rifiuto o M-day(munnezza day). E' la manifestazione organizzata a Napoli dal meetup di Beppe Grillo il 23 febbraio prossimo. Sul blog del comico genovese già vanno avanti i preparativi per organizzare la manifestazione di protesta così come sono stati pubblicati gli spot su Youtube. Il 23 si raccoglieranno firme per chiedere di avviare la raccolta differenziata porta a porta.

Su Youtube è in rete un spot che ha per protagonisti un sacchetto "condannato all'incenerimento" e un pulcinella arrabbiato per il perdurare dell'emergenza. Intanto in alcuni quartieri di Napoli e in altre zone della provincia continuano le proteste e i blocchi spontanei nelle strade da parte dei cittadini. Sono in molti a protestare contro il piano del commissiario straordinario Gianni De Gennaro che prevede l'imminente apertura di alcuni siti e discariche.



A tutti quei cialtroni che aderiranno a questa iniziativa dico solo questo:
"se avete veramente voglia di fare un "munnezza day" fatelo!
Ma fatelo nella maniera giusta, recandovi a Roma e più precisamente a Montecitorio, prendendo la "munnezza" per la collottola e gettandola nel Tevere.


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permalink | inviato da C.O.C. il 29/1/2008 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



10 gennaio 2008

Una monnezza di città

Popolata da gente 'e monnezza


Non parlano di "don Raffaè", lui è un santo, un benefattore! Non dicono che quella merda di governo della Città, della Provincia e della Regione è il frutto delle direttive impartite da don Raffaè, però se Don Raffaè gli ordina di scendere in piazza, dopo aver reso la città una montagna di merda maleodorante e fumante, loro scendono in piazza a spaccare tutto, per devastare per compiere vandalismi di ogni genere contro le cose pubbliche, perchè sia chiaro Don Raffaè ha da guadagnare anche da questo, solo lo sciacallaggio non è consentito, Don Raffaè non vuole, i commercianti sono protetti da lui medesimo. Ma la cosa più triste di tutta questa faccenda è stata quella di leggere gli articoli di alcuni blogghers che senza nemmeno conoscere la realtà di Napoli hanno etichettato la polizia e lo Stato, per i metodi usati per ristabilere in parte l'ordine pubblico, come fascisti, in presenza di tali coglioni, riesco a non stupirmi del perchè questo Paese è diventato nel giro di 30 anni il Paese di merda che tutti conosciamo. (C.O.C.)



Bassolino:l’emergenza rifiuti non ci ha colti di sorpresa!

Di: Valentina

E meno male! Visto che la Campania è in emergenza rifiuti dal 1994 e da allora è commissariata, e in tutto questo tempo oltre a non aver risolto il problema, con un evidente danno all’ambiente e alla salute degli abitanti, sono stati sprecati 2 miliardi di euro.
Dal 1997 la legge obbliga a fare la raccolta differenziata: a tal fine dal ’99 in Campania sono stati costituiti 18 consorzi con 2400 dipendenti, stipendiati dai comuni, che però non lavorano, perché la raccolta è appaltata a società private.
Ogni consorzio è strutturato con un Consiglio d’ Amministrazione, un Presidente e i vari Direttori Generali, Direttori Tecnici e vari Consulenti che dovrebbero preparare le progettualità per poter poi espletare i servizi. Insomma una pletora di dirigenti, di nomina politica, che non è in grado di organizzare il lavoro dei dipendenti: con quasi 4 volte gli addetti pro capite rispetto a Roma o Milano, a Napoli riescono a riciclare solo il 10% della spazzatura.

Nel giugno 1997 è pubblicato il Piano Regionale per lo smaltimento dei rifiuti che prevedeva la realizzazione di 2 termovalorizzatori e 7 impianti per la produzione di  “Combustibile derivato dai rifiuti” (CDR) da spedire ai termovalorizzatori per produrre energia. Il CDR è un combustibile solido ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe. Per la produzione di ecoballe non si possono utilizzare rifiuti umidi, materiali inerti o plastiche clorurate, poiché il cloro durante la combustione produce diossina.                     La produzione di ecoballe viene affidata alla Fibe del gruppo Impregilo che nel 1994 vince l’appalto. Il valore delle ecoballe si calcola a peso, e pare che in quelle campane ci sia finito dentro di tutto, addirittura ruote con cerchioni e pneumatici, col risultato che ora ci sono milioni di tonnellate di rifiuti imballati che però non sono adatti ad essere bruciati nei termovalorizzatori, perché il contenuto non rispetta la normativa ambientale sui fumi (in discarica non possono andare, e bruciarle non si può, per cui dovrebbero essere ritrattate in un impianto di produzione del cdr con enormi costi ed esiti incerti) e giacciono stoccate in aree apposite, prive delle necessarie misure di sicurezza per l'ambiente.
L’estate scorsa i magistrati hanno bloccato all’Impregilo beni per 750 milioni di euro, e l’hanno condannata all’interdizione per un anno dai rapporti con la pubblica amministrazione, per una strepitosa serie di inadempienze. Pare, inoltre, che la Fibe che non solo si è rivelata inefficiente, abbia anche comprato le terre per le discariche dai prestanome della Camorra.



Dal 1997 c’è una Commissione parlamentare d’inchiesta (l’ennesima!) che cerca di capire tutte le attività illecite che ruotano attorno al ciclo dei rifiuti, soprattutto sulla Campania, e come sono stati spesi e distribuiti  i finanziamenti nelle varie emergenze. Secondo la Commissione parlamentare a dettare legge è la criminalità organizzata. La camorra ha continuato a lucrare e a fare affari d’oro anche con le gestioni commissariali. Ha continuato a gestire pezzi importanti del ciclo dei rifiuti: le aree per lo stoccaggio dei rifiuti, le discariche di supporto, i trasporti, la movimentazione terra...

Bassolino, Presidente della Regione, è stato per 4 anni Commissario Straordinario ai rifiuti e secondo la Commissione è costato molto e non ha risolto granché.
Il prossimo 14 gennaio la già scomoda posizione di Antonio Bassolino nell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo della gestione dei rifiuti rischia di aggravarsi irrimediabilmente nell’udienza davanti al gup. Si comincerà a parlare di rinvio a giudizio per frode in fornitura pubblica, violazioni ambientali, abuso d’ufficio e truffa aggravata: reati contestati dalla procura di Napoli che indaga sulla concessione degli appalti e sui contratti di fornitura all’Ati (costituita dalle spa Fibe e Fisia). Secondo i pm, il commissario straordinario Bassolino non solo non ha vigilato ma ha procurato all’Ati «un ingiusto vantaggio patrimoniale». E lo avrebbe fatto chiudendo sistematicamente gli occhi su numerose inadempienze, controfirmando anche più ordinanze «che consentivano la continua violazione dell’obbligo contrattuale». L’ammontare del danno-truffa sfiora i 200 milioni di euro. E che dire del call center ambientale Pan, assegnato senza gara in una settimana, costato oltre 3 milioni di euro? Per rispondere a 4 telefonate al giorno vengo impiegate 35 persone. Assunte tutte a tempo indeterminato.
Bassolino dal canto suo si è sempre discolpato dicendo che il suo compito era di firmare le ordinanze, mica leggerle!

Situazione assurda, ma la follia del sistema non finisce qui.
Dal 2001 una parte dei rifiuti campani viene spedita verso la Germania, in un inceneritore della Remondis. Questo nostro “export” ci costa la bellezza di  215 euro a tonnellata: immagino le risate dei tedeschi che vengono pagati profumatamente per reperire la materia prima con la quale producono la “loro” energia.

Il costo per esportare i rifiuti in Germania, pur essendo ben superiore a quello dello smaltimento in discarica nel resto dell’Italia, è nettamente inferiore a quello che il commissariato per l’emergenza spende per smaltirli in Campania, quei rifiuti. Il prezzo va da un minimo di 290 euro a tonnellata fino a cifre imprecisate, persino, ha calcolato qualcuno, non inferiori a 1.000 euro. Com’è possibile? Per prima cosa c’è il costo della trasformazione in ecoballe: 120 euro la tonnellata. Poi c’è il trasporto con i camion sui terreni dove queste ecoballe vengono parcheggiate: altri 20 euro. Quindi il costo dello stoccaggio provvisorio: 150 euro. Provvisorio, però, si fa per dire. Perché siccome non ci sono gli inceneritori, quelle ecoballe stazionano per anni su terreni acquistati o presi in affitto a caro prezzo: 250 ettari di territorio campano sono ormai completamente occupati. Più stanno, più il costo sale. E dato che le prime ecoballe sono lì dal 2001.....


Bruxelles segue con attenzione la situazione campana.
L'esecutivo europeo nel giugno scorso ha già aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, rea di non aver seguito le indicazioni comunitarie in materia di smaltimento dei rifiuti. Rischiamo di dover pagare nuove multe salatissime e di perdere i finanziamenti comunitari.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=232336&START=0&2col=
http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?p=74360
http://it.wikipedia.org/wiki/Emergenza_rifiuti_in_Campania
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1069143,00.html


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permalink | inviato da C.O.C. il 10/1/2008 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa



17 novembre 2007

'O Sistema immobiliare

Il controllo delle case abusive
di Daniela De Crescenzo


"Le Vele"

Vele, Bronx, Pazzigno sono alcuni dei famigerati rioni costruiti con fondi statali, ma abitati interamente da abusivi. Ad “amministrare” questi miseri ghetti, privi anche dei servizi primari, ci pensa la Camorra, che li ha trasformati nelle proprie basi operative. I clan sono l’unico “ente” deputato a sfrattare, sgomberare, controllare il territorio e, quando scoppiano faide e scissioni, anche a uccidere. Ma il Comune, nonostante l’allarme dei magistrati, pensa a un’altra sanatoria



 

 «In alcune parti della città di Napoli non vi è nulla della civiltà, ma solo una condizione paragonabile a quella di molti paesi africani nei quali le guerre civili fanno sì che i ragazzini vengano armati e mandati al macello senza alcuna cognizione di quella che sarà la loro sorte. La devastazione psicologica che subiscono quei bambini non è molto diversa da quella che ragazzini di pari età sono costretti a subire in alcune parti dell’evoluta Italia»: lo scrive un magistrato napoletano, Roberto Donatiello, nella sentenza di condanna dei sei giovani assassini di Carmela Attrice. I motivi del delitto li spiega ancora il magistrato. «L’omicidio costituisce uno degli episodi che hanno segnato in maniera indelebile quella faida di Camorra scoppiata a Napoli verso la fine del 2004 e durata non pochi mesi, nel corso dei quali appartenenti all’originario gruppo criminale capeggiato da Paolo Di Lauro si sono scontrati in maniera estremamente cruenta in una guerra che non solo a visto coinvolti gli appartenenti al sodalizio criminale, ma anche persone estranee alle logiche associative e semplicemente legate da rapporti di parentela e amicizia con esponenti di una delle due fazioni in lotta». E ancora: «La vittima aveva due colpe, se di colpe si può parlare. La prima era di essere la madre di un ragazzo che frequentava gli ambienti criminali di Secondigliano e che, suo malgrado, era rimasto in qualche modo coinvolto nel conflitto. La seconda era quella di abitare nelle cosiddette “Case Celesti” di Secondigliano che stanno e dovevano restare sotto il controllo del sodalizio criminoso facente capo alla famiglia Di Lauro».

Il girone delle Case Celesti. Il «paese africano» descritto dal giudice è uno dei tanti inferni realizzati ai bordi della città (in questo caso a Scampia) con i fondi stanziati dalla ricostruzione. Un inferno i cui gironi si chiamano Vele, Bronx, Rione dei Fiori, Pazzigno. Le Case Celesti sono il regno di Gennaro “Mc Kay” Marino, uno dei leader dei cosiddetti “scissionisti”, quelli che nel 2004 hanno scatenato una guerra che ha provocato finora una settantina di morti e che sta seminando il terrore nella zona nord di Napoli. Le palazzine non sono mai state collaudate e quindi non sono state consegnate dal commissariato di governo ai legittimi assegnatari. Gli abitanti sono tutti abusivi e l’ente locale non sa nemmeno chi siano. Lo sanno, invece, i clan. Quando nel 2004, Marino e i suoi decisero di “mettersi in proprio” le Case Celesti (al confine tra Secondigliano e Scampia) e il vicino “parco delle poste”, originariamente costruito dall’ente per dare un’abitazione ai propri dipendenti e successivamente occupato da abusivi di ogni tipo, divennero le loro basi operative. Per la gente normale, quella che lavora per vivere e non ha legami con i clan, fu l’inferno. Un inferno dal quale né il Comune, che pure è proprietario degli alloggi, né le forze dell’ordine né la prefettura vogliono liberarli. Nonostante le lettere (quasi tutte anonime) arrivate agli enti gestori e l’allarme dei magistrati che nel 2005 furono ascoltati dall’antimafia, i boss continuano a sgomberare intere famiglie, a sistemare i gregari dove e come vogliono, a imporre il coprifuoco e perfino a organizzare le sommosse popolari contro polizia e carabinieri. Come successe dopo l’arresto di Cosimo Di Lauro, quando i “guaglioni” del clan bussarono alle porte degli abitanti del Rione dei Fiori (il rione di edilizia pubblica governato dai Di Lauro) obbligando giovani e vecchi a scendere in strada per protestare contro i carabinieri. Furono bruciate diverse auto dei militari e seguirono ore di guerriglia.

Sanatorie, panacea per ogni male. A Scampia, come in tutti gli altri ghetti della periferia napoletana, gli abitanti dei 58mila alloggi costruiti a Napoli dallo Stato e gestiti dai clan possono essere in qualsiasi momento sfrattati, deportati, costretti a nascondere droga o armi, obbligati a non uscire di casa quando ai boss serve campo libero. Boss che ricavano milioni e milioni di euro dal traffico di droga, dalle estorsioni e dagli appalti, continuano ad abitare negli alloggi degli enti pubblici perché la presenza nei ghetti di Scampia, Secondigliano, San Giovanni, Ponticelli, permette ai clan di mantenere il capillare controllo del territorio. Una situazione drammatica favorita dalle leggi regionali del ’94 e del ’98 che hanno sanato le occupazioni delle case degli enti: molte erano state dettate dal bisogno, molte altre sono state volute dalla Camorra che dispone a suo piacimento delle case che dovrebbero essere gestite dal Comune e dall’istituto autonomo case popolari (Iacp). E ora il consiglio comunale sta vagliando l’ipotesi di una nuova sanatoria. Finora mille e cinquecento persone sono state denunciate dall’Iacp per l’assalto agli alloggi, più di mille segnalazioni sono state avanzate all’autorità giudiziaria dal Comune di Napoli, seimila richieste di regolarizzazione di acquisizioni illegali tra Napoli e Provincia sono arrivate all’Iacp, almeno quattromila al Comune di Napoli.

Le chiavi di casa? Al boss. Cifre che raccontano storie di abusi e illegalità che, anno dopo anno, stanno trasformando il volto della città e ne stanno consegnando fette progressivamente più ampie alla criminalità organizzata. Nel 2005 il giudice Giovanni Corona parlò alla commissione antimafia di interi rioni nelle mani dei boss. A San Giovanni, in quella che una volta era la periferia industriale, i clan vincenti succedono ai vinti nella gestione dei rioni di edilizia popolare. Corona ha spiegato all’Antimafia: «Tutti gli abitanti legati ai Rinaldi e ai Reale sono stati sostituiti dai Mazzarella e quindi sfrattati». Non è stato organizzato un censimento vero e proprio, ma dalle segnalazioni e dalle successive verifiche effettuate dall’ufficio casa del Comune sono almeno venticinque le famiglie abusive sistemate dal clan vincente nel solo rione di Taverna del Ferro (144 alloggi in tutto). E ancora oggi gli abitanti dei rioni dominati dai clan sono spesso costretti a lasciare le chiavi nelle toppe: le case diventano nascondigli per droga e armi quando irrompono polizia e carabinieri. Gli ascensori sono tutti in disuso: gli affiliati dei clan ritengono che sia molto meglio costringere tutti a utilizzare le scale per controllare chi entra e chi esce. Spiega Corona all’Antimafia: «Il controllo del territorio si concretizza nel dare un’abitazione ai soggetti che appartengono all’organizzazione, per cui se un gruppo perde il controllo del territorio deve perdere anche il controllo degli alloggi. Di conseguenza nelle “Case Celesti” tutti quelli che erano legati a Gennaro Marino sono stati cacciati via».

Terremoto, faide e senzatetto. Nonostante l’allarme dei magistrati e i ripetuti summit in prefettura, i clan non sono stati sgomberati. E del resto, quando nel ’98 furono sgomberati gli abusivi sistemati dal clan Reale nel rione Pazzigno e dai Formicola a Taverna del Ferro, nessuno dei legittimi assegnatari volle occupare gli appartamenti strappati alle cosche. Così dopo qualche mese gli alloggi furono nuovamente occupati dai gregari dei boss. A più di venti anni dalla fine dei lavori, i rioni realizzati con i fondi stanziati per la ricostruzione dopo il sisma dell’80 vivono nella più completa illegalità. Quando, alle 19,43 del 23 novembre 1980, un sisma di magnitudo 7 della scala Richter si abbatté su Campania e Basilicata, nessun napoletano poteva immaginare che cosa sarebbe seguito. I morti sarebbero stati in realtà molti di più dei 2.735 inghiottiti dalla terra nei 90 secondi della scossa: da allora le guerre scatenate dai boss per accaparrarsi gli appalti della ricostruzione hanno provocato una media di duecento vittime all’anno. Né era facile credere che i 50mila senzatetto di Napoli fossero destinati a moltiplicarsi all’infinito, tanto da rendere insufficienti le 150mila abitazioni realizzate dallo Stato.

Quell’ipoteca sui feudi dei clan. Del resto sono lievitate anche le spese: nel 2000 erano stati spesi 58.640 miliardi di lire e con la finanziaria del 2006 sono stati stanziati altri 100 milioni di euro. E se è cosa nota, e anche parzialmente provata dai magistrati, che a partire dal 27 aprile dell’81 con il rapimento di Ciro Cirillo (assessore regionale ai Lavori pubblici in quota Dc, ndr.) la Camorra mise una seria ipoteca su quella pioggia di miliardi, è molto meno chiaro quello che successe a case, scuole, biblioteche, teatri, impianti sportivi pagati dalla collettività a caro prezzo. Già nei giorni successivi alla scossa, centinaia di strutture furono occupate da migliaia di famiglie. Non furono sgomberate né furono disposti controlli accurati per stabilire se le loro abitazioni fossero state realmente lesionate. Ma l’essersi stabiliti in strutture pubbliche divenne un titolo necessario per salire nelle graduatorie per l’assegnazione di un alloggio. Furono assaltate anche le Vele di Scampia realizzate con i fondi della legge 167 e nell’80 non ancora completate: mancavano gli allacci fognari. Ciononostante furono occupate prima le case, poi i negozi e infine gli scantinati. In alcuni stabili i primi occupanti si organizzarono per difendersi e impedire altri ingressi. Dieci anni dopo, nel ’90, ultimati i primi rioni della ricostruzione, il fenomeno si ripeté. Senza alcun preavviso, a febbraio, alla vigilia delle elezioni in 48 ore furono occupati 4mila alloggi in gran parte incompleti. Anche in questo caso, nonostante fosse ormai chiaro che si trattava di un fenomeno organizzato, non ci fu alcun intervento. Anzi cominciò la gara tra i leader di tutti i partiti per chiedere le sanatorie che regolarmente arrivarono nel ’94 e nel ’98 anche se, a quel punto, era ormai chiaro che i clan erano riusciti a gestire le occupazioni approfittando del bisogno di migliaia di disperati. Così la Camorra, arricchitasi con i subappalti che le ditte concessionarie dei lotti della ricostruzione si erano affrettate ad assegnare, creò i propri feudi nei ghetti delle periferie distrutte. E la storia continua.
 


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permalink | inviato da C.O.C. il 17/11/2007 alle 23:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


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