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1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

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24 dicembre 2009

quando la politica passa dalle stelle alle "stalle"

Il processo Dell'Utri in otto punti

 
di Salvo Palazzolo
 
Cosa dice la sentenza di primo grado che nel 2004 ha condannato il senatore di Forza Italia a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Dai rapporti con esponenti mafiosi negli anni Settanta alle ombre attorno alla nascita di Forza Italia. Assieme a Dell'Utri fu condannato Gaetano Cinà, ritenuto da sempre il tramite delle frequentazioni fra Palermo e Milano

Le accuse del pentito Gaspare Spatuzza contro Marcello Dell'Utri sono arrivate al termine di un lungo iter processuale e una sentenza di primo grado che l'11 dicembre 2004 ha già condannato il senatore di Forza Italia a 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Assieme a Dell'Utri è stato condannato a 9 anni dal tribunale di Palermo il presunto boss Gaetano Cinà, ritenuto il tramite fra Dell'Utri e Cosa nostra (E' deceduto prima dell'inizio del processo di secondo grado).

"Prove schiaccianti e sovrabbondanti", ha sostenuto la Procura durante la requisitoria del primo grado. Gli avvocati del senatore di Forza Italia avevano replicato in 25 udienze: «Accuse senza riscontri - questa la tesi principale - frutto dell'invenzione dei pentiti".

Ecco il processo a Marcello Dell'Utri, accusato di essere "l'ambasciatore di Cosa Nostra, il garante degli interessi mafiosi, all'interno di uno dei gruppi economico-finanziari più potenti del paese, la Fininvest". Il senatore, di origini palermitane, deve difendersi dall'imputazione di essere stato a disposizione dei mafiosi "nell'arco di un trentennio, a partire dagli anni ‘70 fino ai giorni nostri, così fornendo un contributo più che significativo al consolidamento e al rafforzamento di Cosa Nostra. Ha favorito ma è stato anche favorito".

Questa l'impalcatura del processo, così come delineata dalla Procura di Palermo:

Dell'Utri artefice nel 1974 dell'assunzione del boss Vittorio Mangano nella villa di Silvio Berlusconi, ufficialmente come fattore, in realtà per proteggere Berlusconi, che temeva l'Anonima sequestri. L'assunzione sarebbe stata propiziata attraverso il boss Gaetano Cinà.

Dell'Utri organizzatore nel 1974 di un incontro "diretto e personale" fra Berlusconi e alcuni mafiosi dell'epoca come Stefano Bontade, Mimmo Teresi, Gaetano Cinà e Francesco Di Carlo, quest'ultimo oggi collaboratore di giustizia.

Dell'Utri e Cinà accusati di svolgere "attività di ausilio, sostegno e rappresentanza degli interessi di Cosa Nostra presso il gruppo imprenditoriale che fa capo a Berlusconi".

E' il 1977: Dell'Utri ritenuto rappresentante degli interessi mafiosi di Stefano Bontade e Mimmo Teresi all'interno di un altro gruppo imprenditoriale milanese, quello di Filippo Alberto Rapisarda, dove viene assunto proprio grazie al decisivo intervento di Cinà.

1979. Dopo il rientro nel gruppo Berlusconi, Dell'Utri è ritenuto dalla Procura ancora l'intermediario con Cosa nostra per lo sbarco delle antenne milanesi in Sicilia. Sarebbe stato Dell'Utri a consegnare a Cinà le somme di denaro necessarie per ottenere la protezione degli interessi televisivi del gruppo in Sicilia.

Nel 1981, dopo la guerra di mafia e l'assassinio di Stefano Bontade, il rapporto fra Dell'Utri e il clan Pullarà, mediato dallo stalliere Mangano, sarebbe stato assunto personalmente da Totò Riina, per il tramite dell'asse Ganci-famiglia Malaspina-Gaetano Cinà. Dicono i pentiti che l'interesse di Riina era quello di attivare, tramite Dell'Utri e Berlusconi, un possibile collegamento con il Psi di Craxi, "per costituire un referente politico alternativo alla Democrazia cristiana".

1990. Cosa nostra vuole ristrutturare i suoi rapporti con la politica. In questo contesto, secondo l'accusa, matura la strategia degli attentati agli stabilimenti Standa del catanese: Dell'Utri sarebbe intervenuto in prima persona per porre fine alle intimidazioni e avrebbe incontrato il capomafia Nitto Santapaola. In quella occasione, avrebbe offerto nuove garanzie (non solo finanziarie, ma anche politiche) all'associazione mafiosa. E gli attentati finirono.

I rapporti e la frequentazione fra Dell'Utri e Mangano sarebbero proseguiti anche negli anni successivi, sino alla metà degli anni '90, quando il nuovo impegno di Dell'Utri in politica lo rende tramite altrettanto prezioso per la realizzazione degli interessi di Cosa Nostra "a tutto campo". In primo grado, l'ultimo pentito ad aver accusato Dell'Utri era stato Antonino Giuffrè: "Il senatore di Forza Italia - ha detto nel 2002 l'ex padrino della Cupola - fu protagonista della trattativa politica messa in campo da Cosa nostra dopo le stragi Falcone-Borsellino". Così i boss avrebbero deciso di sostenere elettoralmente Forza Italia.

«Nessuno può validamente sostenere che questo dibattimento sia in realtà un processo al presidente Berlusconi», hanno detto i pubblici ministeri in requisitoria: "Certo, non possiamo nascondere il nostro rammarico, un rammarico che dovrebbe essere condiviso da tutte le parti processuali, per un'occasione mancata". Il 26 novembre di due anni fa, il tribunale di Palermo si recò a Palazzo Chigi per interrogare il presidente del Consiglio: "Ci attendevamo - hanno aggiunto Gozzo e Ingoia - che il presidente Berlusconi desse il suo contributo di verità per chiarire alcuni "buchi neri" (i "buchi neri" sull'assunzione e l'allontanamento di Mangano, sui rapporti con Dell'Utri, su certi anomali "movimenti di denaro" nelle casse delle holding alle origini del gruppo Fininvest, etc.)". Ma Berlusconi, imputato di reato collegato (le imputazioni di concorso esterno e riciclaggio sono state già archiviate per cinque volte), si avvalse della facoltà di non rispondere.

Alla difesa del senatore di Forza Italia è stato impegnato un pool di sei avvocati in primo grado: Enzo Trantino, Roberto Tricoli, Giuseppe Di Peri, Francesco Bertorotta, Pietro Federico ed Enrico Trantino. Le loro critiche, principalmente, nei confronti del primo pentito che ha accusato Dell'Utri, nel '94: Salvatore Cancemi. "Che strana coincidenza - ha ribadito il pool di legali - proprio in coincidenza con la nascita di Forza Italia".

http://palermo.repubblica.it/dettaglio/articolo/1801282




20 gennaio 2008

La legge sono loro


Totò Cuffaro per gli amici"vasa vasa" (bacia bacia)

 

Scritto da Antonio Padellaro    
sabato 19 gennaio 2008 
Condannato da un tribunale della Repubblica a cinque anni per favoreggiamento, il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro comunica esultante: non mi dimetto.
Uomo di parola, Totò lo aveva detto prima che senza l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra sarebbe rimasto al suo posto. L’asticella l’ha fissata lui, e adesso non sente ragioni.
Almeno un amico degli amici si è giovato di una sua soffiata su certe microspie messe dagli investigatori. Con il risultato di vanificare intercettazione e indagini. Negli Stati Uniti per molto meno ti sbattono in galera e buttano la chiave. Qui da noi ti dedicano una fiaccolata.
A quanto si è capito, secondo i giudici, favorire un mafioso non significa favorire la mafia. Siamo o no la patria del diritto?
La condanna... resta comunque grave, una macchia pesante per un uomo politico che dovrebbe difendere la propria immagine di onestà sopra ogni altra cosa.



Non certo per “vasa vasa”, abituato a baciare sulle guance tanta di quella gente, ovviamente senza mai chiedergli la fedina penale.
Lo abbiamo visto, raggiante, raccogliere il meritato successo a palazzo di giustizia.
Dicono che nelle chiese palermitane i suoi fedeli abbiano pregato per l’assoluzione, e se anche il miracolo non c’è stato a Totò va benone lo stesso.

Alleluja. Tra sconti di pena e indulto di quei cinque anni ne resterà ben poco.


era più corretto scrivere "Sa futtia"



E quanto all’interdizione dei pubblici uffici, scatta a sentenza definitiva.
Totò sorride e vasa e vasa. Immacolato è.
È un arroganza che lascia senza parole, ma scandalizzarsi serve poco.
I tanti Cuffaro disseminati nel nostro bel paese della legge se ne fottono allegramente perché “loro” si considerano la legge.



E quanto alle sentenze, dipende dal punto di vista.
Infatti, Cuffaro festeggia la condanna che considera un’assoluzione e subito si crea una festosa processione di solidarietà guidata da Pierferdinando Casini. Il quale dimentico di aver ricoperto il ruolo di terza carica dello Stato, con una certa dignità, si congratula e approva con questo stravagante sillogismo: Totò non è colluso e quindi è giusto che resti presidente.
Con questa logica potevano anche dargli dieci anni o venti e il leader Udc avrebbe ugualmente stappato lo spumante.
Bravo Totò sei tutti loro, ma occhio alla prossima soffiala.

In questo venerdì di ordinaria giustizia spicca pure il rinvio a giudizio di Berlusconi chiesto dalla Procura di Napoli per corruzione.
La storia è quella della famosa telefonata al prono Saccà con le aspiranti attrici tv “segnalate” in cambio di favori.
Qui la tecnica è collaudatissima. Se Totò minimizza, Silvio s’indigna.
E giù insulti contro il partito delle procure che i bravi berluscones rincarano in pieno delirio mistico accusando i magistrati di barbarie e altre nefandezze.

Poi i due si congratulano vicendevolmente solidarizzando con Mastella. Il quale da Ceppaloni nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura definisce una «macchietta» il procuratore di Santa Maria Capua Vetere che lo ha inquisito con moglie e parenti.
Vendetta tremenda vendetta: il leader dell’Udeur pretende da tutta la maggioranza un voto di solidarietà, altrimenti addio governo. Probabilmente lo avrà.

Alla fine l’unico, vero colpevole della giornata sarà il pm di Catanzaro De Magistris. Duramente sanzionato dal Csm viene trasferito da Catanzaro e non sarà più pm.
Così impara a indagare sui politici.

P.S. L’altra sera in tv il sondaggista Renato Mannheimer calcolava in 7 su 100 gli italiani che nutrono ancora fiducia nella politica. Coraggio, lo zero è vicino.
 
Unità, 19 gennaio 2008




25 ottobre 2007

una pallottola spuntata 8 e 1/2

Questo video vuol essere un omaggio, non il solito e ipocrita omaggio post mortem, ad un "UOMO" che con molto coraggio ha deciso di schierarsi apertamente contro il sistema, politico, economico e malavitoso italiano.
Un UOMO che vive costantemente sotto la spada di damocle, che ha deciso di imolarsi sull'altare della Patria, che non sa se e quanto questo sistema gli permetterà di vivere ancora, così come è successo per il Gen. Dalla Chiesa, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone. Lo ha fatto per se ma, soprattutto l'ha fatto, anche per noi tutti, quello che adesso tutti noi dobbiamo fare per lui e dare voce alle sue battaglie e fargli sentire la nostra presenza, solidarietà, gratitudine e di farlo sentire meno solo.




Demagistris
Caricato da ZioBenny

Qualsiasi cosa succede a quest'uomo sappiate che il mandante è lo Stato, che i suoi assassini sono da ricercarsi tra le più alte cariche dello Stato sia in questa legislatura che in quella precedente, e se non cambia la legge è probabile anche nelle legislature future


Grazie!

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