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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

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28 maggio 2008

Nel segno del Saladino

 



L'inferno è per i puri; questa è la legge del mondo morale.
Esso è infatti per i peccatori, e peccare si può soltanto contro la propria purezza.
Se si è una bestia, non si può peccare e non si sente nulla di un inferno.
Così è stabilito, e certamente l'inferno è tutto popolato soltanto da gente per bene,
il che non è giusto; ma che cos'è mai la nostra giustizia!

(Thomas Mann)

La giunta dell'Anm apre alle componenti di Sinistra e riconferma il presidente, Simone Luerti, che non si è distinto nella difesa di De Magistris e della Forleo di fronte agli attacchi della politica e del Csm. Ma su di lui c'è l'ombra di un possibile conflitto di interessi  Nei giorni scorsi l'Associazione nazionale magistrati, retta da sei mesi da un monocolore della corrente centrista Unicost, ha allargato la sua giunta alle componenti di sinistra: Magistratura democratica e Movimenti. Un passo importante, in vista della guerra già annunciata dal nuovo governo all'indipendenza delle toghe. Resta da capire se il presidente, il riconfermato Simone Luerti, 45 anni, gip milanese affiliato ai Memores Domini di Cl con tanto di voto d'obbedienza, sia la persona più adatta per fronteggiare la prevedibile onda d'urto.

Luerti, noto come un ottimo giudice, non si è particolarmente distinto nella difesa di colleghi come Luigi De Magistris e Clementina Forleo, attaccati dalla politica e dunque dal Csm sotto il governo dell'Unione. Precedenti pericolosissimi come le due inchieste avocate a De Magistris dal procuratore capo e dal procuratore generale e come le invasioni di campo del Csm nei provvedimenti del pm di Catanzaro e dalla gip milanese sono passati nel silenzio pressoché totale di Luerti. Il quale s'è addirittura associato al pugno di ferro del Csm che ha trasferito De Magistris con una sentenza a dir poco sconcertante ("È la prova che il sistema funziona. È finita la difesa corporativa a tutti i costi"). E si è guadagnato un'intera pagina di elogi dal 'Foglio' di Giuliano Ferrara, che finora di giudici aveva lodato solo Carnevale, Squillante e pochi altri.

Nessuno, a parte 'L'espresso', ha ipotizzato un conflitto d'interessi di Luerti, che lavorò fino al 1999 a Catanzaro e lì fece amicizia col capo della Compagnia delle Opere nel Sud, Antonio Saladino, indagato da due anni proprio da De Magistris per l'affare Why Not. La società ha sede nella stessa strada di Sant'Eufemia di Lamezia, via Scotellaro, dove Luerti viveva fino al 1999. Interpellato da 'L'espresso' a fine gennaio,
il presidente dell'Anm minimizzò i rapporti con Saladino: roba "di dieci anni fa, non lo sento da tempo". Eppure, agli atti di Why Not, ci sono le agende sequestrate a Saladino con i suoi vorticosi appuntamenti romani. Alla data del 25 ottobre 2006, ne risulta uno alle 11.30 con tali "Luerti, Ferlini, Boscoletto" in "via Arenula", dove ha sede il ministero della Giustizia.

Ferlini è il numero due della Cdo. Alle 12, poi, il terzetto e Saladino si spostarono al "Ministero" per incontrare "Mastella", all'epoca ministro della Giustizia. Nulla di grave, per carità. Ma allora Saladino era già oggetto di attenzioni della Procura catanzarese, che tre mesi dopo gli avrebbe perquisito l'ufficio e notificato un avviso di garanzia per associazione a delinquere finalizzata alla truffa all'Ue. Se per caso il "Luerti" dell'agenda è il futuro presidente dell'Anm, allora non è vero che interruppe i rapporti con Saladino dieci anni fa. E forse dovrebbe chiarire che cosa facesse con lui, quel giorno, nell'ufficio del ministro Mastella.

(09 maggio 2008)

© 1999-2008  Gruppo Editoriale L'Espresso


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permalink | inviato da C.O.C. il 28/5/2008 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



20 gennaio 2008

La legge sono loro


Totò Cuffaro per gli amici"vasa vasa" (bacia bacia)

 

Scritto da Antonio Padellaro    
sabato 19 gennaio 2008 
Condannato da un tribunale della Repubblica a cinque anni per favoreggiamento, il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro comunica esultante: non mi dimetto.
Uomo di parola, Totò lo aveva detto prima che senza l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra sarebbe rimasto al suo posto. L’asticella l’ha fissata lui, e adesso non sente ragioni.
Almeno un amico degli amici si è giovato di una sua soffiata su certe microspie messe dagli investigatori. Con il risultato di vanificare intercettazione e indagini. Negli Stati Uniti per molto meno ti sbattono in galera e buttano la chiave. Qui da noi ti dedicano una fiaccolata.
A quanto si è capito, secondo i giudici, favorire un mafioso non significa favorire la mafia. Siamo o no la patria del diritto?
La condanna... resta comunque grave, una macchia pesante per un uomo politico che dovrebbe difendere la propria immagine di onestà sopra ogni altra cosa.



Non certo per “vasa vasa”, abituato a baciare sulle guance tanta di quella gente, ovviamente senza mai chiedergli la fedina penale.
Lo abbiamo visto, raggiante, raccogliere il meritato successo a palazzo di giustizia.
Dicono che nelle chiese palermitane i suoi fedeli abbiano pregato per l’assoluzione, e se anche il miracolo non c’è stato a Totò va benone lo stesso.

Alleluja. Tra sconti di pena e indulto di quei cinque anni ne resterà ben poco.


era più corretto scrivere "Sa futtia"



E quanto all’interdizione dei pubblici uffici, scatta a sentenza definitiva.
Totò sorride e vasa e vasa. Immacolato è.
È un arroganza che lascia senza parole, ma scandalizzarsi serve poco.
I tanti Cuffaro disseminati nel nostro bel paese della legge se ne fottono allegramente perché “loro” si considerano la legge.



E quanto alle sentenze, dipende dal punto di vista.
Infatti, Cuffaro festeggia la condanna che considera un’assoluzione e subito si crea una festosa processione di solidarietà guidata da Pierferdinando Casini. Il quale dimentico di aver ricoperto il ruolo di terza carica dello Stato, con una certa dignità, si congratula e approva con questo stravagante sillogismo: Totò non è colluso e quindi è giusto che resti presidente.
Con questa logica potevano anche dargli dieci anni o venti e il leader Udc avrebbe ugualmente stappato lo spumante.
Bravo Totò sei tutti loro, ma occhio alla prossima soffiala.

In questo venerdì di ordinaria giustizia spicca pure il rinvio a giudizio di Berlusconi chiesto dalla Procura di Napoli per corruzione.
La storia è quella della famosa telefonata al prono Saccà con le aspiranti attrici tv “segnalate” in cambio di favori.
Qui la tecnica è collaudatissima. Se Totò minimizza, Silvio s’indigna.
E giù insulti contro il partito delle procure che i bravi berluscones rincarano in pieno delirio mistico accusando i magistrati di barbarie e altre nefandezze.

Poi i due si congratulano vicendevolmente solidarizzando con Mastella. Il quale da Ceppaloni nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura definisce una «macchietta» il procuratore di Santa Maria Capua Vetere che lo ha inquisito con moglie e parenti.
Vendetta tremenda vendetta: il leader dell’Udeur pretende da tutta la maggioranza un voto di solidarietà, altrimenti addio governo. Probabilmente lo avrà.

Alla fine l’unico, vero colpevole della giornata sarà il pm di Catanzaro De Magistris. Duramente sanzionato dal Csm viene trasferito da Catanzaro e non sarà più pm.
Così impara a indagare sui politici.

P.S. L’altra sera in tv il sondaggista Renato Mannheimer calcolava in 7 su 100 gli italiani che nutrono ancora fiducia nella politica. Coraggio, lo zero è vicino.
 
Unità, 19 gennaio 2008



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