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Questo blog si schiera apertamente con tutti i popoli oppressi e/o coercizzati da parte di governi o di Paesi che approfittando della loro superiorità tecnologica, militare, finanziaria, li spogliano di ogni risorsa e ne calpestano la dignità.

1)Sono un giustizialista, non un giustiziere, per cui combatto le ingiustizie sociali ovunque e contro chiunque le perpetri(per questo motivo,mi considero un rivoluzionario).

2)Sono della razza mia e ne vado fiero,per questo motivo posso essere considerato razzista, delle altre razze me ne fotto,almeno, fino a quando non interferiscono con la mia libertà o tentano di prevaricarla, in questo caso mi riservo il diritto di difendermi con i mezzi che ritengo più opportuni;

3)credo in qualcosa di spiritualmente superiore all'uomo, ma non credo nelle religioni così come non credo nei partiti;

4)non cerco la vostra approvazione e del vostro disprezzo me ne frego, passo e ci piscio sopra;

 


 

 

 

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16 dicembre 2009

Se sei bello...

...Ti tirano le pietre, se sei brutto ti tirano le pietre... Cosi' recitava una canzone cantata da Antoine sul finire degli anni 60.

Oggi potrebbe tranquillamente proseguire con: " se sei cavaliere e tenti di scavalcare il sistema, prima ti linciano mediaticamente, poi visto che si erano dimenticati che sei il RE dei media, ti tirano le statuette del Duomo di Milano, perche' qualunque cosa fai, la fai per fare gli affari tuoi in barba ai pescecani del NWO (nuovo ordine mondiale)...

Da: BLOGGHETE!!!

SCARFACE

 

“Pensate di riuscire a prendermi? Vi servirà un fottuto esercito per prendermi!”

(Tony Montana nel finale di “Scarface” di Brian De Palma)

 

Ammetto che ho riso (anche io). Chiedo scusa ai sostenitori del politically correct, agli adepti del culto berlusconiano, agli scemi che credono di essere di fronte a un revival degli anni di piombo, a chi (giustamente) è preoccupato per le interferenze israelo-statunitensi sugli affari interni del nostro paese, ma ho riso. Non è umanamente possibile rimanere seri di fronte ad uno spettacolo del genere: un tipetto elegantemente vestito strepita per mezz’ora, serio serio, con piglio deciso e magniloquente, di lotta senza quartiere ai magistrati politicizzati, di revisione costituzionale, di intransigenza verso i traditori della patria. Dieci minuti dopo si becca un modellino del Duomo sul muso. Hai voglia a parlare di attacco proditorio, di clima politico avvelenato, di scissione del paese… come si fa a restare seri?

A mia parziale discolpa dirò comunque che l’allegria è durata poco, spenta ben presto da tristi considerazioni. La prima umana: il volto allibito e sanguinante del Presidente del Consiglio che risaliva in auto per essere accompagnato al San Raffaele portava il segno della fine di un’era, della decomposizione ineluttabile di un sogno durato quindici anni. Un sogno sciocco, forse, irrazionale, fasullo e deleterio per la società italiana; ma pur sempre un sogno che milioni di italiani hanno condiviso: quello della rinascita del paese per mano di un leader determinato, immortale e invincibile. Veder morire un sogno, per quanto puerile, non è mai un bello spettacolo. Come tutte le grandi tragedie della storia, il tramonto di Berlusconi mescola insieme comico e drammatico, farsa e tormento, in un impasto dolceamaro dal sapore indefinibile, un autunno del patriarca dalle grottesche tonalità. I toni grotteschi erano accentuati dallo sconcerto muto della folla acclamante, dalla stizza impotente del contuso, dalla litania lamentevole di quell’anonimo signore che, con fare atterrito e trepido accento del sud, correva dietro al corteo presidenziale in allontanamento gridando “Presidente siamo con te! Tieni duro!”. Pover’uomo! Vittima di una classe politica che ha saputo donargli solo emigrazione, disoccupazione, semianalfabetismo; e a quella stessa classe politica (di cui Berlusconi è a tutti gli effetti un esponente di spicco, sia pure non necessariamente il più inguardabile) egli si aggrappa con la disperazione di un naufrago che crede ancora nella clemenza delle onde. Forse solo Flaubert o Zola sarebbero riusciti a delineare un personaggio così paradossale.

La seconda considerazione che mi ha spento il sorriso attiene invece all’ormai palese strategia di destabilizzazione che la Madrepatria (chiamerò così, da adesso in poi, le potenze straniere che detengono il controllo politico-economico delle colonie europee) ha posto in essere e, da qualche mese a questa parte, intensificato per rimuovere dallo scenario politico italiano un personaggio che ha sempre considerato, e considera oggi più che mai, una palla al piede delle sue prospettive egemoniche sul nostro continente. Chiarisco: riguardo a questo episodio non mi sento particolarmente complottista. Non credo affatto che le ferite di Berlusconi siano state realizzate con Photoshop o che l’attacco sia una messinscena o che la mano di Tartaglia sia stata armata dalla CIA. Non mi risulta che la CIA abbia mai utilizzato modellini in metallo di noti capolavori architettonici per eliminare i suoi bersagli. Sarebbe un modus operandi decisamente inconsueto. Ho sentito dire che Obama sta tagliando i fondi all’intelligence, ma che siano già ridotti a sostituire i Carcano 91/38 con il lancio della paccottiglia non riesco a crederlo. Eppure la situazione politica italiana di questi giorni ha un inconfondibile gusto di deja vu. C’è la “rivoluzione democratica spontanea” del popolo oppresso che ha finalmente trovato il suo colore: il viola, un colore che in Italia porta sfiga e che nessun PR autoctono sano di mente si sarebbe mai sognato di scegliere per un movimento di protesta. C’è il balletto dei congiurati che condannano in pubblico il clima d’odio e la violenza di piazza e si preparano in privato a prendere il posto del deposto sovrano. Fini ha già annunciato ai suoi marescialli l’imminente “regime change”, affermando testualmente in una riunione: “Berlusconi è morto. Mor-to. Lo capite? A maggio non sarà questo l’assetto politico.” E se lo dice lui, buona camicia a tutti. Scommettiamo che rivedremo il “movimento viola”, com’è ormai consuetudine internazionale, a contestare la prevedibile vittoria elettorale berlusconiana delle eventuali elezioni anticipate, denunciando brogli e acclamando a furor di popolo il nuovo quisling inviato dalla Madrepatria come nunzio di una nuova primavera politica?

Soprattutto – ed è la cosa più inquietante - c’è all’opera la figura ormai canonica del “pazzo isolato” che abbatte “spontaneamente” l’odiato monarca, dando voce all’insofferenza dei dominati e realizzando così (per pura coincidenza) le mire geostrategiche dei dominanti. Ripeto, oggi non mi sento particolarmente complottista: però quando sullo scenario storico fa la sua comparsa il “pazzo isolato”, l’evoluzione della trama diventa di solito prevedibile. Fornisco qui di seguito un breve ed incompleto elenco di “pazzi isolati” del Novecento le cui mitiche gesta hanno sempre rimodellato la politica internazionale nel senso desiderato dai suoi progettisti.

Potremmo iniziare da Gaetano Bresci, “anarchico” italoamericano pazzoide, venuto direttamente da Paterson, nel New Jersey, per ammazzare a Monza il re d’Italia Umberto I, il 29 luglio 1900. La storiografia successiva evidenzierà i legami di Bresci con la Mano Nera americana (antesignana della mafia) e con Maria Sofia di Borbone, mettendo in luce l’assurdità del suo successivo “suicidio” nel penitenziario di Santo Stefano a Ventotene. Ma si tratta di ricostruzioni che restano confinate agli ambienti della storiografia specialistica e che al grande pubblico devono restare ignote.

Altro “anarchico” sparatore è Leon Czolgosz, che il 6 settembre 1901 esplose due colpi di pistola contro il presidente degli Stati Uniti William McKinley, in visita al Tempio della Musica di Buffalo, New York. Mc Kinley morirà otto giorni dopo. Durante la sua presidenza si era opposto con determinazione al sistema monetario voluto dai banchieri ebraici, primi fra tutti i Rothschild, che mirava all’istituzione di un conio illimitato di valuta, non legato al “gold standard”. La sua morte aprirà la strada al Federal Reserve Act del 1913, con cui l’emissione di moneta americana verrà affidata ad un ente privato, sotto il controllo della finanza ebraica. Leon Czolgosz verrà giustiziato sulla sedia elettrica, con straordinaria rapidità, appena un anno dopo l’attentato.

Citerò Alfredo Costa e Manuel Buiça, i due membri della Carboneria portoghese (a sua volta legata alla Massoneria internazionale) che il 1° febbraio 1908 assassinarono a Lisbona il re del Portogallo Carlo I e l’erede al trono Luigi Filippo, ponendo fine all’esperimento di lotta alla corruzione pubblica del primo ministro Joao Franco, togliendo agli inglesi ogni concorrenza sui domini coloniali in Africa e aprendo la strada alla futura dittatura salazarista. Costa e Buiça furono immediatamente giustiziati dalle guardie reali sul luogo stesso del regicidio e non poterono mai chiarire i propri legami con i poteri internazionali. 

Potremmo proseguire con Gavrilo Princip, l’uomo che sparando all’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, erede al trono di Austria-Ungheria, e a sua moglie, la contessa Sophie, rappresentò la scintilla che fece esplodere la Prima Guerra Mondiale. Anche lui era finanziato, insieme ai suoi compagni anarchici di Bosnia, dalla Mano Nera americana, una pedina in un gioco molto più grande di lui.

En passant, nominerò Herschel Feibel Grynszpan, il diciassettenne ebreo polacco che il 7 novembre 1938 sparò al segretario dell’ambasciata tedesca a Parigi, Ernst vom Rath, scatenando in Germania (almeno secondo ciò che riportano i testi di storia più diffusi) quell’ondata di rappresaglie antiebraiche conosciuta con il nome di “Notte dei Cristalli”. La versione che ci è stata raccontata è solita presentare questa insurrezione come un vero e proprio pogrom, volto a colpire ogni singolo ebreo tedesco, distruggendo luoghi di culto e attività commerciali. La realtà è assai più inquietante e complessa e meriterebbe un approfondimento a parte che prima o dopo mi deciderò a scrivere.

E Lee Harvey Oswald, il “lone gunman” accusato dell’assassinio Kennedy, altro presidente favorevole al ritorno ad una moneta stampata dal governo? Un capro espiatorio, frettolosamente tolto di mezzo da un altro sparatore solitario, Jack Ruby, anche lui legato ad ambienti mafiosi di alto livello.

L’elenco degli attentatori solitari è lungo:  fra i più noti ricordiamo Sirhan B. Sirhan, il giordano di origine palestinese accusato di aver sparato a Bob Kennedy, fratello di John, proprio quando Bob si preparava a diventare presidente, riprendendo la politica del fratello; Mehmet Alì Agca, che sparò a Giovanni Paolo II nel 1981 senza riuscire a ucciderlo, in un periodo in cui la Santa Sede era devastata dagli scandali finanziari; e Yigal Amir, il colono ebreo estremista che assassinò nel 1995 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, colui che nel 1993 aveva firmato gli Accordi di Oslo e aveva stretto la mano di Arafat a Washington, aprendo la strada ad una fase di distensione con i palestinesi che i vertici del potere israeliano non potevano tollerare. 

Ora, sia lungi da me ogni intenzione di paragonare il povero Massimo Tartaglia e il suo contundente souvenir a questi ben più illustri ed efficaci predecessori. Neanche Berlusconi è esattamente JFK, se è per quello. Dico solo che la sceneggiatura storica sta assumendo, non so se per calcolo o per coincidenza, un pattern riconoscibile e collaudato. Sfilacciato, magari, deviato in farsa e usurato dalle repliche infinite e dall’inadeguatezza degli attori, ma immediatamente identificabile come il format di un programma televisivo di largo successo. Del resto non è semplice parlare di “gesto nato per caso” se è vero che il regicida, oltre al souvenir incriminato, aveva addosso anche “una bomboletta di spray urticante, una lastra in plexiglass di venti centimetri, un crocifisso in gesso lungo circa 30 centrimetri, un soprammobile in quarzo e un accendigas di grosse dimensioni”. E’ difficile spiegare falle tali nelle misure di sicurezza da permettere ad un individuo, che era stato visto pochi minuti prima inveire e bestemmiare contro il premier, di avvicinarsi indisturbato al suo bersaglio senza che nasca il blando sospetto di una distrazione premeditata. E’ infine impossibile considerare l’intensificarsi degli “avvertimenti” contro Berlusconi succedutisi negli ultimi mesi (dagli scandali sessuali alla sentenza Mondadori, dagli attacchi della stampa internazionale alla defezione degli alleati, dalla crisi familiare pilotata a mezzo stampa alle flosce “rivelazioni” di Spatuzza, dalla funestamente presaga kermesse viola di sabato scorso all’aggressione di ieri) come qualcosa di diverso da un progetto di demolizione controllata preparato con una certa cura ed attuato in vertiginoso crescendo.     

Solo che Berlusconi non vuole saperne di morire. Ha resistito e sta resistendo ad un fuoco incrociato di tale potenza che avrebbe abbattuto da un pezzo non solo un qualunque altro primo ministro di qualunque nazione del globo ma un intero battaglione di marines. Soprattutto, cosa più stupefacente, ha resistito e sta resistendo alla frana dell’illusorio sogno di benessere nazionale e di propagazione metafisica della ricchezza che lo aveva condotto al potere nel 1994. Mi ricorda Al Pacino nel finale di “Scarface” di Brian De Palma, che imbottito di pallottole dagli avversari venuti per ucciderlo sfida ogni legge fisica e medica, non crolla e resta furiosamente in piedi a sparare contro gli assalitori. Cos’è che lo tiene in piedi? E’ davvero soltanto la paura di perdere il suo impero, la cui salvezza potrebbe tranquillamente contrattare con i suoi persecutori in cambio della dipartita politica? E’ un demone interiore, come quello che impedisce a Tony Montana di lasciar spegnere i suoi fastosi progetti di dominio dinanzi alla tuonante banalità di un diluvio d’artiglieria? E’ la protezione della P2, piccola e miserabile realtà massonica poco più che locale se paragonata alla potenza di fuoco a disposizione degli immensi interessi attualmente in gioco?

Mi sono fatto un’idea.

La Storia è un fiume in piena che non arresta mai il suo corso. Può apparire immobile a chi la osserva dalla prospettiva ristretta dell’arco della sua vita, ma, appunto, non resta immobile per più di una vita, cioè per un miliardesimo dell’intervallo che il tempo impiega a batter le ciglia. I rapporti di forza economici tra le nazioni mutano di continuo, nuovi equilibri geopolitici nascono e muoiono, nuove nazioni si affacciano sul palcoscenico degli eventi stravolgendo il vecchio ordine e ribaltandone i parametri. Esistono figure umane che, a loro insaputa e indipendentemente dal giudizio politico ed etico che si può dare di loro, perfino dal raggiungimento degli obiettivi prefissi, fungono da catalizzatori del cambiamento. Re spartani tengono a bada con un pugno di uomini oceanici eserciti mediorientali; condottieri romani conquistano imperi e rimodellano a propria immagine le istituzioni repubblicane; testarde regine inglesi fanno a pezzi la flotta più potente del mondo con un’armata di piccoli e rapidi vascelli; oscuri sottotenenti francesi approntano strategie militari che rovesciano imperi e trasfigurano il volto dell’Europa. Questi piccoli o grandi uomini sono agenti del divenire storico e la Storia è profondamente indifferente alle loro qualità e ai loro vizi, alla loro onestà o corruzione, alla loro ferocia o bontà d’animo. Finché lavorano per la metamorfosi dei rapporti di forza sembrano immortali e invincibili, perché il cambiamento è la vita del genere umano e il genere umano è per definizione immortale. Non possono cadere fino a quando la trasformazione di cui sono ingranaggi non sarà stata portata a termine, consentendo al fiume di continuare a scorrere. Solo quando l’opera sarà compiuta potranno lasciarsi cadere a faccia in giù nella loro piscina di Miami e sottoporsi al giudizio dei propri simili, all’irrilevante assoluzione o all’irrilevante condanna. Per tutti coloro che lo amano (e per i molti come me che lo detestano) inizio a pensare che il nostro Scarface nazionale, con i suoi saldi legami con i guastatori dell’ordine imperiale che ci ha accompagnato lungo la seconda metà del Novecento, sia uno di questi coriacei catalizzatori. Se davvero è giunta l’ora del suo tramonto, è un’intera epoca storica che, nel bene e nel male, tramonta con lui, e un’altra ignota si affaccia all’orizzonte, con fisionomie e caratteri che al momento non ci è dato immaginare. Malediciamolo pure, contestiamolo pure, imputiamo pure a lui solo (forse un po’ ingenerosamente) tutti i disastri che l’epoca di transizione storica ha prodotto nelle nostre vite. Bersagliamolo pure con le miniature del Duomo, se la cosa diverte. Mi accontenterei che lo facessimo nella consapevolezza di non essere noi a governare e guidare la nostra mano.

 

 




19 giugno 2009

Che peste lo colga

Tredici casi di peste bubbonica in Libia

A Tobruk nel nord della Libia, sono stati registrati 13 casi di peste bubbonica. L'organizzazione mondiale della Sanita’ ha inviato alcuni osservatori nella citta’ per verificare le informazioni che sono giunte dalla Libia. Il ministro della Salute libico, Mohamad Hijazi, ha sottolineato che la situazione e’ sotto controllo e che si tratta del primo focolaio negli ultimi 25 anni.

Uno dei contagiati sarebbe morto. E' quanto riporta sia il sito web della tv satellitare al Arabiya citando un portavoce dello stesso ministero egiziano, il dottor Abdul Rahman Shaheen, sia la BBC. Al momento da Tripoli non ci sono conferme.

In Egitto sale lo stato di allerta nel timore dell'ingresso di persone infette, le autorita' egiziane hanno costruito un laboratorio da campo al valico al Sallum per "effettuare le analisi e provvedere ad isolare i soggetti sospetti". Secondo l'agenzia ufficiale egiziana Mena, il ministro della Sanita' dell'Egitto, Hatem el Gabali, e' in contatto con il collega libico, Muhammad Hijazi, che lo avrebbe rassicurato sulla situazione. Ieri, il ministero della Sanita' egiziano ha proclamato lo stato di "massima allerta peste" sul proprio confine con la Libia


All'origine del focolaio di quella che nel medioevo era chiamata la morte nera sono i topi attratti dagli allevamenti di bovini che nell'area sorgono nei pressi delle abitazioni.


La vicenda incomincia, stranamente, a predere voce adesso, ma le prime avvisaglie, di cui, in Italia, la stampa di regime si e' guardata bene dal divulgare, risalgono all'inizio dell'anno in Algeria, dove una cinquantina di al-quaedisti sono morti a causa della morte nera.  La notizia, nella notizia, è che i cadaveri sono stati ritrovati in un campo di addestramento paramilitare (terrorista), questo puo' significare che:

  • L'algeria e' uno Stato terrorista in quanto colluso con i terroristi, o nella migliore delle ipotesi ne è ostaggio
  • Che il Governo non solo sa dell'esistenza di questi campi ma, adirittura li controlla.
  • Che i governi europei sapevano ma hanno taciuto, tanto e' vero che l'unica stampa a dare risalto alla notizia e' stata quella rumena
  • I "burattinai" europei hanno tutto l'interesse a proteggere queste cellule, possono sempre tornare utili, nel bene o nel male, in fase di campagna elettorale o per rovesciare, fa cadere o screditare un governo, o, ancora, per mantenere il culo ancorato allo scranno...

Pensare male è antipatico, ma spesso ci si azzecca, specie se parliamo di quella spazzatura di uomini che governa in europa.

A proposito di spazzatura, il leader libico Mu'ammar Gheddafi e' venuto in visita nel nostro paese (personalmente lo avrei fatto accogliere da quelle migliaia di italiani che sono stati buttati in mare dai libici, nel 1970, dopo essere stati spogliati di tutti i loro averi, ottenuti, non con lo sfruttamento di risorse libiche , ma con il sudore della fronte dopo che avevano reso il deserto libico un giardino in fiore) , il mio, personalissimo, augurio e che possa anche lui essere stato contaggiato dal virus della PESTE BUBBONICA, e che a sua volta lo abbia trasmesso a tutti quelli con cui e' venuto a contatto in Italia, primo tra tutti il "nano di Arcore". Avremo poi un solo problema, quello dello smaltimento dei rifiuti, visto che "l'unto del signore" ha pensato bene di chiudere tutte le discariche abusive, considerato che in Italia era l'unica maniera per smaltire rifiuti altamente nocivi e pericolosi.




12 giugno 2009

Oggi s'e' consumato un efferato scempio

Ai danni dell Paese, dei cittadini di questo Paese, delle sue leggi e della sua costituzione, certo che se magari certi magistrati non avessero abusato degli strumenti a loro disposizione, forse e dico forse, questi maiali non sarebbero arrivati a tanto o comunque non avrebbero avuto scusanti alla loro, nefasta, opera...

 

 

 

 

Oggi si è consumato lo scempio più efferato nella storia della Repubblica. In un colpo solo, con il disegno di legge approvato pochi minuti fa alla Camera, si sono spazzate via l’obbligatorietà dell’azione penale ed il diritto ad essere informati.

Non sarà più possibile utilizzare le intercettazioni per combattere la criminalità. Con questa legge, che impedisce le rilevazioni telefoniche ed ambientali, la magistratura ha perso occhi ed orecchie. Mentre la stampa non potrà più pubblicarle.

Per avallare la votazione, sono state strumentalizzate e distorte nel significato persino le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che, almeno ora dovrebbe indignarsi, non avendo raccolto l’appello per fermare questa scellerata votazione.

Il governo Berlusconi IV legittima nelle istituzioni l’esistenza della malavita organizzata, del malaffare, della corruzione e legifera per sdoganare l’immoralità, la distruzione dell’etica, la corruzione economica e sociale dello Stato, favorendo l’ingresso della criminalità e dei suoi metodi affaristici nel tessuto sociale ed economico del Paese.

Una partita a due, tra governo e malviventi, con una sola porta, la corruzione, e senza arbitri, la magistratura ed i cittadini: una platea di spettatori inermi.

Questo governo non è costituzionale perchè umilia la Costituzione. Questa maggioranza è golpista, perché non si è insediata negli scranni capitolini per risolvere i problemi dell’Italia ma per spartirsi una torta di potere.

Il Parlamento, la Costituzione e le sue regole sembrano impotenti dinnanzi a un tumore che si è insinuato nello Stato in modo subdolo ed invisibile.

Servono le piazze, i cittadini, la disubbidienza civile, l’Europa e l’unione di tutte le forze sociali che non si riconoscono in questa brutta pagina della storia.

Le leggi si devono rispettare finchè a scriverle non sono i delinquenti.

 

Si ringrazia NadiaSummer per la segnalezione




21 ottobre 2008

Frequenze TV per Europa7.

Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4
(Si legge: " Berlusconi fa pagare ai cittadini, il conto dei suoi interessi privati) 





di Articolo 21

Per ora è solo un’ipotesi tecnica, messa sul tavolo del sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (uno dei più stretti consulenti di Berlusconi nel campo dei media, dai tempi in cui collaboravano aziendalemente), ma in breve potrebbe diventare la soluzione governativa per sanare il “Caso Europa7”, ovvero: come risarcire il network privato, che a livello europeo (Alta Corte del Lussemburgo) e italiano (Consiglio di Stato) ha vinto la causa contro Retequattro-Mediaset, distribuendole le frequenze TV e risarcendo il gruppo privato con una somma che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi di euro.


Ecco allora uscire dal cilindro magico del governo un “coniglietto strabico”: a risanare il vulnus non sarà il network privato, condannato a livello europeo, Retequattro-Mediaset, di proprietà del presidente del consiglio Berlusconi, ma la pubblica RAI attraverso la cessione di frequenze ora utilizzate dalla rete “ammiraglia “ RAIUNO.

La filosofia imprenditoriale è sempre la stessa, sia che si debba affrontare la crisi dei mercati finanziari e i crack delle banche, sia che si debba eseguire una sentenza che condanna una società privata ad alto impatto mediatico-politico: “privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite”!


In un periodo in cui Berlusconi e Tremonti, esegeti del neoconservatorismo iperliberista ed euroscettici, si scoprono “alfieri” dell’intervento dello stato e “paladini” del coordinamento politico-economico dell’Unione Europea, suona stridulo ed ambiguo questo ricorso a far ricadere sul servizio pubblico il peso di una soluzione figlia di un macroscopico “conflitto di interessi”, anziché eseguire alla lettera i dettami delle massime istituzioni giuridiche europee ed italiane.


In pratica, Europa7 potrebbe vedersi assegnate una serie di frequenze, che attualmente “distanziano i canali” sui quali viene trasmessa RAIUNO: una specie di “cura dimagrante” per la prima rete RAI, che in teoria non perderebbe frequenze analogiche utili, ma restringerebbe il suo spazio di emissione. A favore di questa soluzione “tecnica”, si sostiene da alcune parti influenti che per la RAI non ci sarebbero danni finanziari né problemi di trasmissione. Resterebbero però irrisolti i tempi di attuazione della “sanatoria”, l’estensione del segnale (per diventare un “canale nazionale”, Europa7 ha bisogno di una copertura dell’80% del territorio nazionale, oltre che di tutti i capoluoghi di provincia) e l’entità del risarcimento finanziario.


Secondo alcuni esperti di diritto delle comunicazioni che seguono da vicino queste vicende, anche a livello europeo, contattati da Articolo21:

“Non si tratterebbe di una privazione per la RAI. Certo non significa andare incontro alla sentenza europea, che in pratica ha designato che Retequattro debba andare sul satellite. Qui entra in gioco anche la sentenza della Corte costituzionale, secondo la quale le reti eccedenti non possono superare i limiti del 2003, e pertanto Retequattro è da ritenersi in esubero.”.

La RAI, tramite il suo Direttore generale, Claudio Cappon, si è dichiarata disponibile a mettere in pratica le indicazioni del governo, una volta varate:

“La disposizione normativa voluta dall'Europa e che impone la ricanalizzazione delle frequenze e l'orientamento del Ministero dello Sviluppo Economico-Comunicazioni e dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di assegnare a Europa 7 frequenze sulle quali trasmette regolarmente RAIUNO, non comporta nessuna onere per la RAI e nessuna perdita di capacità trasmissiva”, ha detto Cappon. “Stiamo concordando con il Ministero -ha proseguito- le modalità di esecuzione di questo obbligo in maniera che il risultato venga ottenuto coerentemente al progetto di digitalizzazione. La razionalizzazione delle frequenze non andrà quindi a scapito dell'azienda”.

Perplessità e disaccordo, però, provengono proprio dall’AGCOM, l’Autorità che controlla il rispetto delle regole nel sistema delle comunicazioni e che dovrà comunque dire la sua su l’intera vicenda.

Da ambienti autorevoli dell’Autorità, Articolo21 ha raccolto questa testimonianza:

“In linea astratta questa soluzione andrebbe bene. In pratica, però, la RAI deve ricanalizzare RAIUNO e questo implica anche un costo, in base al fatto che bisognerà rimodulare il segnale analogico in attesa della digitalizzazione, prevista però entro il 2012, che comporterà anche il “dividendo digitale”, ovvero la gestione delle frequenze rimaste inutilizzate e da riallocare sul mercato. Ora, invece, si chiede un’accelerazione e questo comporterà dunque dei costi aggiuntivi per il servizio pubblico.


Gli utenti delle zone interessate, poi ,dovrebbero risintonizzarsi sulle nuove frequenze di RAIUNO. E resta, inoltre, il problema di quella che potremmo definire un’autorizzazione debole.

Invece di riassegnare le frequenze che la stessa Commissione europea sostiene di essere state date in maniera illegittima a Retequattro, si fa spostare la RAI!

E non si tratta solo dei cosiddetti “intercanali”; ma sono frequenze che in alcune parti del territorio nazionale e in determinate regioni si dovranno spostare, costringendo gli utenti a modificare la sintonia. Insomma si chiede alla RAI di anticipare il “dividendo digitale” con un costo per il servizio pubblico che potrebbe aggirarsi su alcune decine di milioni di euro”.

Viste le ultime dichiarazioni del sottosegretario Romani, contrario all’aumento del canone di abbonamento RAI (adeguato a 106 euro nel 2007 dal governo Prodi, dopo anni di blocco da parte del centrodestra, resta il più basso in Europa!), perché ritenuto, secondo lui, “la tassa più odiata dagli italiani, tanto che sono favorevole a ridurlo, incrementando la lotta all’evasione del tributo”, il sospetto è che l’intera vicenda-frequenze diventi una merce di scambio: aumento del canone ed eventualmente ripianamento delle perdite dovute ai minori introiti pubblicitari (con la crisi dei mercati si stimano minori introiti per RAI e Mediaset sul 10% negli ultimi tre mesi dell’anno), in contropartita dell’uso delle frequenze di RAIUNO, invece di Retequattro, per Europa7.

Articolo21 si opporrà con determinazione in tutte le sedi istituzionali nazionali ed europee, affinché non sia il servizio pubblico a dover pagare per scelte errate, che non rispettano integralmente le sentenze emesse e che stravolgono le regole del libero mercato, in quanto emanazioni dell’irrisolto conflitto di interessi del capo del governo.





5 ottobre 2008

oggi è un bel giorno...

[...] meno per il nano di Arcore

Il popolo, commosso, sentitamente ringrazia i Giudici della X^ sezione del Tribunale di Milano per avergli dato una nuova iniezione di fiducia 



I giudici sospendono il Lo(r)do Alfano

Accolta la richiesta del pm. La parola passa alla Consulta


MILANO - Bocciatura su tutta la linea per il Lodo Alfano del quale - anche per i giudici della Decima sezione del Tribunale di Milano, davanti ai quali è in corso il processo Berlusconi Mills - deve occuparsi la Consulta, per valutarne profili di incostituzionalità.

Così il processo è sospeso per quanto riguarda la posizione del presidente del Consiglio. Già avevano deciso in tal senso i giudici della prima sezione, nel processo sui diritti televisivi di Mediaset. La norma, che impone la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato, per i giudici del processo Mills-Berlusconi presieduti da Nicoletta Gandus, già ricusata dal premier, è incostituzionale per più ragioni. Andava anzitutto approvata con l'iter previsto dall'articolo l'articolo 138 della Carta costituzionale in quanto conferisce una "garanzia aggiuntiva" "in deroga alla generale disciplina in vigore per tutti i cittadini".

Una garanzia che va assimilata, per esempio, alle guarentigie previste dall'articolo 68 della Costituzione per i parlamentari e "il vigente sistema delle guarentigie è disciplinato esclusivamente da norme di rango costituzionale", mentre è "di immediata evidenza che ogni eventuale modifica può essere introdotta soltanto con norme di pari forza adottate secondo la procedura prevista dall'art. 138 della Costituzione". E' inoltre "irragionevole la possibilità di rinuncia alla sospensione del processo, "oltretutto non irretrattabile". Questo perché "non risulta in alcuno modo previsto dal dettato costituzionale un interesse primario identificabile nella serenità psicologica della persona fisica che assume la carica", mentre le guarentigie "risultano funzionali alla protezione delle funzioni apicali esercitate"; sono del tutto svincolate "dalla persona fisica" ed "esclusivamente" inerenti alla funzione. Altro rilievo: "Non vi è dubbio che la sospensione" prevista dal Lodo Alfano "viene a incidere sul principio d'uguaglianza dei cittadini davanti alla giurisdizione penale".

 "Non solo - annota la Corte -: mentre prevede un meccanismo sospensivo del procedimento penale riguardante i reati extrafunzionali ascritti alle alte cariche, la legge (ordinaria) lascia salvi i precetti (costituzionali) degli art.90 e 96, così fin dall'inizio affermando, espressamente, di volere incidere, con uno strumento diverso, sugli stessi presupposti di cui trattano le fonti massime dell'ordinamento, per le stesse finalita". La Corte costituzionale, nel 2004, reputava "necessari" dei filtri per la concessione della sospensione, come avviene per i parlamentari con l'autorizzazione a perseguirli: "Ancora una volta - scrivono i giudici milanesi -, non si può fare a meno di considerare che mentre per i reati funzionali è previsto un filtro dell'autorizzazione di una delle Camere, nel rispetto dell'equilibrio tra poteri che sta alla base di una Repubblica parlamentare come al nostra, per i reati non funzionali del solo Presidente del Consiglio si prevede una generale sospensione, temperata da una facoltà di rinuncia - non necessariamente motivata - che non lascia spazio a valutazioni di altri organi statali". Si tratta di "una scelta così sconfinata" che "risulta contraria al principio di ragionevolezza, avuto riguardo all'universalità dei reati per i quali la sospensione è prevista, senza alcun filtro".

Il processo è quindi sospeso per il solo Silvio Berlusconi e non per il coimputato, l'avvocato inglese David Mills, al quale comunque il Lodo Alfano non sarebbe stato estensibile. Decisioni che non sono affatto piaciute agli avvocati del premier. Per Niccolò Ghedini, un'eventuale condanna di Mills "non avrebbe alcun valore politico né giuridico" per Berlusconi. "Se si procede a processare Mills - ha detto - anche un Tribunale prevenuto non potrà che assolverlo. E seppure questo collegio dovesse condannarlo, la sentenza non avrebbe alcun valore politico né giuridico nei confronti di Berlusconi. Giuridicamente perché lo stesso Tribunale non potrebbe più giudicare Berlusconi; politicamente perché è presieduto da un giudice che noi abbiamo ricusato e di cui abbiamo dato ampia prova di orientamento politicizzato".

DI PIETRO: IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI - "Il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e così ora il furbastro Silvio Berlusconi rischia di ritrovarsi cornuto e mazziato". Così il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro. "Berlusconi avrebbe potuto comportarsi - afferma Di Pietro - come un normale imputato, presentandosi ai giudici, e reclamare così la propria innocenza ma, evidentemente, si sente in colpa se è vero come è vero che con il 'Lodo Alfano' ha tentato di non farsi processare. Ora - prosegue Di Pietro - si ritrova con il suo processo davanti la Corte Costituzionale per essersi fatto fare una legge ad hoc solo per lui, e con il coinputato Mills che, a breve, riceverà una sentenza di condanna che finirà per travolgere anche il Presidente del Consiglio, giacché il reato di corruzione di cui sono imputati entrambi, presuppone che siano almeno due i soggetti coinvolti e quindi inesorabilmente, le decisioni prese su Mills, riguarderanno anche Berlusconi".



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