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9 settembre 2007

Mattogno interviene in difesa di Faurisson

 FAURISSON:

"UN VERO E PROPRIO INSULTO ALLA VERITA' STORICA"?

Di Carlo Mattogno (2007)





In uno scritto intitolato "Condanna dell'ebreicidio e condanna delle infamie coloniali del Terzo Reich. Vera e falsa critica del negazionismo"[1], Domenico Losurdo discute la seguente affermazione di Robert Faurisson:

«Giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in ragione della razza o della religione».

Egli la commenta così:

«Per comprendere l'assurdità della presa di posizione di Faurisson, basta metterla a confronto con la descrizione che della guerra condotta dalla Germania nazista in Europa orientale fa un altro esponente di spicco del revisionismo storico, e cioè David Irving. Nonostante le sue reticenze e le sue piroette, questi non riesce a occultare l'essenziale: accenna ai «barbari massacri di ebrei sovietici» e riconosce che, pur «coperta da eufemismi sottili», l'«intera attività omicida dei nazisti» era comunque chiamata a uccidere «senza distinzioni di classe sociale, di sesso o di
età»; le stesse squadre speciali riuscivano a portare a termine il loro compito «soltanto sotto l'effetto dell'alcool».

Rilevo anzitutto che Irving, nel libro evocato ma non citato da Losurdo, riguardo al presunto sterminio ebraico attuato dalla Germania nazionalsocialista nell'Europa orientale (e non solo orientale) non mostra "reticenze" né fa "piroette", ma dichiara esplicitamente:

«Presto gli ebrei del ghetto di Lodz e dei territori di Greiser vennero deportati ancora più a est, nel campo di Chelmno: fu uno spostamento che interessò 152.000 ebrei, e l'8 dicembre a Chelmno si cominciò a liquidarli»[2].

E ancora:

«A Kovno e a Riga gli ebrei furono fucilati poco dopo il loro arrivo [...]. Ma il programma di sterminio proseguiva ormai autonomamente»[3].

Dunque Irving non "occulta" proprio nulla, anche perché, contrariamente a quanto si pensa, egli non è uno storico revisionista. Nella fattispecie, egli fa infatti delle concessioni non documentate e conseguentemente inaccettabili.

Per quanto riguarda il presunto campo di sterminio di Chelmno (che si trovava a nord-ovest, non a est di Lodz), tutto si riduce a testimonianze contraddittorie (a cominciare dal primo e fondamentale rapporto, quello di una tale "Szlamek" di cui non si conosce con certezza neppure l'identità), senza il minimo documento e la minima prova materiale; anzi, gli scavi archeologici eseguiti dai Polacchi nell'area dell'ex campo alla fine degli anni Ottanta hanno in parte perfino smentito le testimonianze. Neppure la data di apertura del campo (l'8 dicembre 1941) è suffragata da un qualche documento[4].

Per quanto riguarda la fucilazione degli Ebrei occidentali a Riga «poco dopo il loro arrivo», il "Gesamtbericht vom 16. Oktober 1941 bis 31. Januar 1942", in un paragrafo  intitolato "Juden aus dem Reich" (Ebrei dal Reich) dice:

«Dal dicembre 1940 [recte: 1941] arrivarono trasporti ebraici dal Reich a brevi intervalli. 20.000 Ebrei furono diretti a Riga e 7.000 Ebrei a Minsk. I primi 10.000 Ebrei evacuati a Riga furono alloggiati parte in un campo di raccolta provvisorio, parte in un nuovo campo baracche costruito nei pressi di Riga. Gli altri trasporti sono stati insediati principalmente in una parte separata del ghetto di Riga» [5].

E una lettera del Reichskommissar Heinrich Lohse (che era a capo del Reichskommissariat Ostland) all'SS-Standartenführer Siegert del RSHA datata 21 luglio 1942, in relazione a un "campo di lavoro rieducativo" istituito in Lettonia, riferisce:

«Degli Ebrei evacuati dal Reich, attualmente  400 si trovano ancora al campo e vengono impiegati in lavori di trasporto e di sterro. I restanti Ebrei evacuati a Riga sono stati alloggiati altrove»[6].

Dunque Irving non fa altro che avallare la propaganda storiografica olocaustica.

«Tali ammissioni - presegue Losurdo - sono però gravemente indebolite dalla tesi secondo cui Hitler era forse all'oscuro di tutto! Eppure, è lo stesso Irving ad osservare che il Führer considerava «eccellente» e meritevole della più ampia diffusione il proclama con cui il generale W. von Reichenau chiariva ai suoi soldati un punto essenziale: occorreva esigere «un duro ma
giusto tributo dai subumani ebrei». La de-umanizzazione delle vittime, degradate a Untermenschen, apre le porte alla «soluzione finale». Se ridicole sono le contorsioni di Irving, un vero e proprio insulto alla verità storica e alla memoria delle vittime si può leggere nelle parole di
Faurisson».


Da ciò che ho esposto sopra è chiaro che Irving non fa "ammissioni", ma "asserzioni". Circa l'ignoranza di Hitler, che le indebolirebbe gravemente, Irving ha scritto:

«Non esiste alcuna prova documentata che Hitler fosse al corrente di cosa stesse accadendo agli ebrei»[7].

Se Losurdo è in possesso di questa prova documentata, la renda pubblica. Tutti gli storici gliene saranno grati. Egli invece oppone a Irving il fatto che Hitler considerava "eccellente" l'ordine del Generalfeldmarschall von Reichenau del 10 ottobre 1941, che menzionava la «subumanità ebraica» (jüdischen Untermenschentum)[8]. Quest'ordine, in via di principio, avrebbe anche potuto aprire la via ad uno sterminio sistematico (non certo alla "soluzione finale", Endlösung, termine che non si è mai riferito al presunto sterminio ebraico[9] e sul quale ritornerò successivamente), ma il problema è proprio questo: qui non si discute di presupposti ideologici o di intenzioni, ma di realtà.

Nel caso specifico, in riferimento all'attività degli Einsatzgruppen, nessuno nega che degli Ebrei siano stati fucilati all'Est; ciò che è discutibile, è il numero effettivo dei morti[10] e soprattutto la
motivazione delle uccisioni[11]. In altri termini: gli Ebrei orientali furono uccisi in quanto Ebrei? Vi fu un ordine governativo di sterminio degli Ebrei in quanto tali?

Faurisson, col suo motto citato sopra, risponde in generale appunto a questa domanda. Egli asserisce che Hitler non ha mai ordinato o permesso di uccidere una persona in ragione della razza o della religione, ossia un Ebreo in quanto Ebreo, un Russo in quanto Russo, un Polacco in quanto Polacco o un Cattolico in quanto Cattolico. In particolare, il motto in questione  è solo un altro modo di esporre il fatto ormai acclarato che non esiste un ordine di Hitler di sterminio degli Ebrei in quanto tali.

Losurdo gli contesta invece delle uccisioni che non erano evidentemente dettate da motivazioni razziali o religiose e che per di più Faurisson aveva esplicitamente menzionato nella frase immediatamente precedente:

«A volte, gli Ebrei sono stati giustiziati per sabotaggio, spionaggio, terrorismo e, soprattutto, per attività di guerriglia a favore degli Alleati, principalmente sul fronte russo, ma non per la semplice ragione che essi erano Ebrei»[12].

Questa precisazione (che è un altro modo di esporre il fatto ormai acclarato che non esiste un ordine di sterminio ebraico di Hitler) dimostra che la critica di Losurdo si rivolge contro un falso obiettivo. Egli infatti continua così:

«Ma perché popoli di antica civiltà possano essere ricondotti alla condizione di pellerossa (da espropriare e decimare) e di neri (da schiavizzare), «tutti i rappresentanti dell'intellettualità polacca» e russa - sottolinea il Führer - «devono essere annientati»; «ciò può suonare duro ma è pur sempre una legge della vita». Si spiega così la sorte riservata in Polonia al clero cattolico, in Urss ai quadri comunisti, in entrambi i casi agli ebrei, ben presenti tra i ceti intellettuali e
sospettati di ispirare e alimentare il bolscevismo. Come si vede, il negazionismo di Faurisson è un insulto alla memoria sì degli ebrei, ma anche dei polacchi, dei russi ecc: siamo in presenza di «razze» a cui la hitleriana «razza dei signori» è chiamata ad imporre, con modalità diverse,
un destino tragico».

È ovvio che «i rappresentanti dell'intellettualità polacca» o i commissari politici sovietici non dovevano essere annientati in quanto Polacchi o Russi, ma in quanto intellettuali e commissari, ossia in una logica di neocolonialismo, piuttosto che in una di sterminio razziale. Ciò risulta
inequivocabilmente dal seguito della citazione del discorso di Hitler del 19 luglio 1940 addotta Losurdo:

«Ancora una volta il Führer deve sottolineare che per i Polacchi ci può essere un solo signore e questo è il Tedesco; due signori uno accanto all'altro non possono e non devono esistere, perciò bisogna uccidere tutti i rappresentanti dell'intellettualità polacca. Ciò può suonare duro ma è pur
sempre una legge della vita.
Il Governatorato generale è una riserva polacca, un grosso campo di lavoro polacco. Anche i Polacchi ne traggono vantaggio, perché noi li manteniamo sani, provvediamo a che non muoiano di fame, ecc.; ma non dobbiamo mai elevarli ad un grado più alto, altrimenti diventerebberosoltanto anarchici e comunisti»[13].

Non si può dunque pretendere seriamente che queste parole possano confutare l'affermazione di Faurisson.

Per quanto riguarda il trattamento dell'intellettualità polacca, già nel 1940 nel Governatorato generale erano subentrate direttive diverse:

«È ovvio che nessun ufficio tedesco favorisce in alcun modo la vita "culturale" polacca. D'altra parte oggi non c'è più motivo di reprimere completamente una certa vita culturale polacca propria»[14].

I Tedeschi in Polonia attuarono una politica di persecuzione, non di sterminio dell'intellettualità locale. Le fucilazioni di 2.000 Polacchi  e alcune centinaia di Polacche eseguite nel marzo 1940 nel quadro della cosiddetta "Azione AB", che vengono presentate come «azione di sterminio contro l'intellettualità polacca»[15], riguardavano invece «funzionari  del movimento di resistenza polacco», come Hans Frank, il capo del Governatorato generale, scrisse nel suo cosiddetto "Diario"[16].

D'altra parte, come ha documentato Otward Müller,

«le cifre di 6 o 3 milioni [di Polacchi morti] sono esagerazioni propagandistiche diffuse in tutto il mondo per "giustificare" la politica di genocidio della Polonia nei confronti del popolo tedesco nel dopoguerra, cioè l'espulsione dei Tedeschi orientali con uccisioni in massa e annessione della Germania orientale. Le perdite effettive sono probabilmente nell'ordine di un decimo delle cifre addotte»[17].

Per quanto riguarda gli Ebrei, la questione è ancora più chiara. Il fatto che le uccisioni degli Einsatzgruppen all'Est non costituissero l'attuazione di un piano di sterminio degli Ebrei in quanto Ebrei risulta già dalla politica praticata dai Tedeschi nello stesso periodo a Ovest.

Come ha scritto Christopher R. Browning, «la politica ebraica dei nazisti nel resto dell'Europa non ne fu immediatamente trasformata. Si continuò a parlare di emigrazione, di espulsione e di piani per un reinsediamento futuro»[18].
E c'è bisogno di ricordare, nel quadro di questa politica, che l'emigrazione ebraica fu proibita «per la durata della guerra» il 23 ottobre 1941[19] e che l'ordine fu ripetuto il 3 gennaio 1942 «in considerazione della soluzione finale [Endlösung] della questione ebraica ormai imminente»?[20].

Questa "soluzione finale" e l'ordine summenzionato erano strettamente legati ai nuovi progetti delle SS, che furono riassunti così da Heydrich nel corso della famosa conferenza di Wannsee:

«Frattanto il Reichsführer-SS e Capo della Polizia tedesca [Himmler], in considerazione dei pericoli di una emigrazione durante la guerra e in considerazione delle possibilità dell'Est, ha proibito l'emigrazione degli Ebrei. Al posto dell'emigrazione, come ulteriore possibilità di soluzione
(als weitere Lösungsmöglichkeit) con previa autorizzazione del Führer, è ormai subentrata l'evacuazione degli Ebrei all'Est.
Tuttavia queste azioni devono essere considerate unicamente delle possibilità di ripiego (Ausweichmöglichkeiten), qui però vengono già raccolte quelle esperienze pratiche che sono di grande importanza in relazione alla futura soluzione finale della questione ebraica (die im
Hinblick auf die kommende Endlösung der Judenfrage von wichtiger Bedeutung sind)»[21].

Le «possibilità di ripiego» (che non potevano certo essere lo sterminio fisico!) e la «futura soluzione finale della questione ebraica» sono a loro volta da mettere in relazione con l'intenzione espressa da Hitler di risolvere la "questione ebraica" dopo la fine della guerra[22]. Al riguardo
nel paragrafo "Richtlinien für die Behandlung der Judenfrage" (Direttive per la trattazione della questione ebraica) della cosiddetta "Braune Mappe" (Cartella Bruna), redatta da Rosenberg il  20 giugno 1941 e successivamente incorporata nella cosiddetta "Grüne Mappe" (Cartella Verde) del settembre 1942, si legge:

«Tutte le misure riguardanti la questione ebraica nei territori orientali occupati saranno prese in base al presupposto che la questione ebraica dopo la guerra troverà una soluzione generale per tutta l'Europa [die Judenfrage nach dem Kriege für ganz Europa generell gelöst werden wird]. Esse devono essere pertanto considerate misure parziali preparatorie e devono essere in accordo con le decisioni  già prese in questo campo. D'altra parte le esperienze fatte nella trattazione della questione ebraica nei territori orientali occupati saranno orientative per la soluzione del problema complessivo, perché gli Ebrei di questi territori, insieme agli Ebrei del
Governatorato generale, costituiscono il contingente più numeroso dell'ebraismo europeo. Sono comunque da evitare misure vessatorie come indegne di un Tedesco»[23].

Nel paragrafo "Stato della popolazione", la "Braune Mappe" distingueva due categorie di Ebrei orientali:

«L'ebraismo nei singoli commissariati del Reich e all'interno di questi nei commissariati generali rappresenta una parte molto numerosa della popolazione totale, ma con grosse differenze. Ad esempio, in Rutenia Bianca e in Ucraina vivono milioni di Ebrei che vi risiedono da generazioni. Nei territori centrali dell'Unione Sovietica invece gli Ebrei sono immigrati in massima parte nell'epoca bolscevica. Un gruppo speciale è costituito dagli Ebrei sovietici (Sowjetjuden) penetrati in Polonia orientale, in Ucraina occidentale, in Rutenia Bianca occidentale, nei Paesi baltici, in Bessarabia e in Bucovina nel 1939-1940 al segueguito dell'Armata Rossa. Nei confronti di questi vari gruppi è in atto un trattamento parzialmente diverso.

Anzitutto bisogna eliminare (auszuscheiden) con duri provvedimenti - per quanto non siano fuggiti - gli Ebrei immigrati negli ultimi due anni nei nuovi territori occupati dai Sovietici. Poiché questo gruppo col suo terrore verso la popolazione ha attirato su di sé un odio intensissimo, alla loro eliminazione ha provveduto im massima parte la popolazione stessa già all'apparire
delle truppe tedesche. Tali misure di rappresaglia non devono essere impedite. La restante popolazione ebraica residente dev'essere anzitutto registrata con l'introduzione del dovere di iscrizione. Tutti gli Ebrei vengono contraddistinti con segni distintivi visibili (stelle ebraiche
gialle)»[24].

I "Sowjetjuden" dovevano essere fucilati o abbandonati alla furia della popolazione locale, mentre la «restante popolazione ebraica residente», nel complesso, doveva essere ghettizzata. Altri Ebrei orientali furono trattati in modo brutale e fucilati per motivi specifici. Ciò risulta esplicitamente fin dai primi rapporti degli Einsatzgruppen. Ecco un esempio:

«[Rutenia Bianca] A Gorodnia sono stati liquidati 165 terroristi ebrei e a Tschernigow 19 comunisti ebrei; altri 8 comunisti ebrei sono stati fucilati a Beresna.
Spesso si è sperimentato che le donne ebree manifestano un comportamento particolarmente ostile. Per questo motivo a Krugloje sono state fucilate 28 Ebree e 337 a Mogilew.

A Borissow sono stati giustiziati 331 sabotatori ebrei e 118 saccheggiatori ebrei. A Bobruisk sono stati fucilati 380 Ebrei che avevano svolto fin dall'inizio propaganda di odio e di atrocità contro le truppe di occupazione tedesche. A Tatarsk gli Ebrei hanno lasciato arbitrariamente il ghetto e sono ritornati nei vecchi quartieri, tentando di cacciare i Russi che nel frattempo vi si erano stati trasferiti. Tutti gli Ebrei maschi e tre donne ebree sono stati fucilati. Nel corso della istituzione di un ghetto a Sandrudubs gli Ebrei hanno opposto una parziale resistenza, perciò si dovettero fucilare  272 Ebrei ed Ebree. Tra di essi c'era un commissario politico. Anche a Mogilew gli Ebrei hanno tentato di sabotare il loro trasferimento nel ghetto. 113 Ebrei sono stati liquidati. Inoltre sono stati fucilati 4 Ebrei per renitenza al lavoro e 2 perché avevano maltrattato dei soldati tedeschi feriti e avevano loro messo addosso il segno distintivo prescritto. A Talka sono stati fucilati 222 Ebrei per propaganda antitedesca e 996 a Marina Gorka perché avevano sabotato le disposizioni emanate dalle autorità di occupazione tedesche. Altri 627 Ebrei sono stati fucilati a Schklow perché avevano partecipato ad atti di sabotaggio. A causa di un altissimo pericolo di epidemie, si è cominciata la liquidazione degli Ebrei alloggiati nel ghetto di Witebsk. Si tratta di circa 3.000 Ebrei»[25].


Questo trattamento diverso per le varie categorie di Ebrei, occidentali e orientali, residenti da generazioni all'Est e Sowietjuden, e in generale le fucilazioni di Ebrei con motivazione specifica (terrorismo, sabotaggio, saccheggio, rappresaglia, attività antitedesche, epidemie, ecc.) dimostrano che neppure all'Est esisteva una direttiva specifica di sterminio degli Ebrei in quanto Ebrei.

Losurdo scrive che le parole di Faurisson sono «un vero e proprio insulto alla verità storica»: prima di parlare di insulto, la verità storica bisognerebbe conoscerla un po' meglio.

Perciò, fino a prova documentata contraria, resta vero che

«giammai Hitler ha ordinato o permesso di uccidere una persona in ragione della razza o della religione».


Agosto 2007
Carlo Mattogno.


NOTE:

[1] In: «L'Ernesto. Rivista comunista», 2007, pp. 82-85; anticipato in:
http://domenicolosurdopolemicalibertaricerca.blogspot.com/2007/05/la-condanna-dellebreicidio-non-pu.html
[2] D. Irving, La guerra di Hitler. Edizioni Settimo Sigillo. Roma, 2001, p.538.[3] Idem, p. 539 e 541.[4] Al riguardo devo rimandare al mio studio ancora inedito Il campo diChelmno tra storia e propaganda.[5] RGVA (Archivio russo di Stato della guerra, Mosca), 500-4-92, p. 64.Testo completo in: C. Mattogno, J. Graf, Treblinka. Vernichtungslager oderDurchganslager? Castle Hill Publishers, Hastings, Inghilterra, 2002, pp.286-287.[6] RGVA, 504-2-8, p. 192.[7] D. Irving, La guerra di Hitler, op. cit., p. 539.[8] Testo originale in:http://www.ns-archiv.de/krieg/untermenschen/faksimile/[9] Ancora il 10 febbraio 1942 il termine "Endlösung" designava sicuramenteil progetto Madagascar, come risulta inequivocabilmente dalla lettera diFranz Rademacher (capo della sezione ebraica del Ministero degli esteri) aldelegato Bielfeld. NG-5770.[10] Su questo punto la storiografia olocaustica ha conoscenze così certeche le sue valutazioni del numero delle vittime ebraiche dell'UnioneSovietica (attribuite in massima parte all'attività degli Einsatzgruppen)oscillano da 700.000 a 2.100.000. W. Benz, Dimension des Völkermords. DieZahl der jüdischen Opfer des Nationalsozialismus, R. Oldenbourg Verlag,München, 1991. p. 16.[11] Vedi al riguardo: Treblinka. Vernichtungslager oder Durchganslager?,op. cit., cap. VII, "Die Rolle der Einsatzgruppen in den besetztenOstgebieten" (Il ruolo degli Einsatzgruppen nei territori orientalioccupati), pp. 253-289.[12] R. Faurisson, Vittorie revisioniste. Effepi, Genova, 2007, p. 12.[13] M. Domarus, Hitler. Reden 1932 bis 1945. Kommentiert von einemdeutschen Zeitgenossen. R. Löwit, Wiesbaden, 1973, vol. II, p. 1591.[14] "Direttive politiche" del Generalgouvernement für die besetztenpolnischen Gebiete senza data precisa, in: S. Piotrowski, Proces HansFranka. Wydawnictwo prawnicze, Varsavia, 1970, tomo II, p. 319.[15] Idem, p. 298.[16] Idem, p. 262.[17] O. Müller, Polish Population Losses during World War Two, in: "TheRevisionist", 1, 2005;http://vho.org/tr/2003/2/Mueller151-156.html[18] Christopher R. Browning, La décision concernant la solution finale,in : Colloque de l'École des Hautes Études en sciences sociales, «L'Allemagne nazie et le génocide juif ». Gallimard-Le Seuil, Paris 1985, p.198.[19] T-394 (Processo Eichmann).[20] J. Walk (Hrsg.), Das Sonderrecht für die Juden im NS-Staat. C.F.Müller Juristischer Verlag, Heidelberg-Karlsruhe, 1918, p. 361.[21] NG-2586-G, p. 5 dell'originale.[22] Già nell'agosto del 1940 Hitler aveva manifestato l'intenzione dievacuare tutti gli Ebrei dall'Europa dopo la fine della guerra. Memorandumdi Luther per Rademacher del 15 agosto 1940, in: Documents on German ForeignPolicy 1918-1945. London, Her Majesty's Stationery Office, 1957, Series D,Volume X, p. 484.[23] Richtlinien für die Führung der Wirtschaft in den neubesetztenOstgebieten (Grüne Mappe), Berlin September 1942. EC-347. IMG (Atti delprocesso di Norimberga, ed. tedesca), vol. XXXVI, p. 348.[24]Richtlinien für die Führung der Wirtschaft in den neubesetztenOstgebieten (Grüne Mappe), Berlin September 1942. EC-347 IMG, vol. XXXVI, p.348-349.[25] Tätigkeits- und Lagebericht Nr. 6 der Einsatzgruppen derSicherheitspolizei und des SD in der UdSSR (Berichtszeit vom 1. -31.10.1941). RGVA, 500-1-25/1, pp. 221-222.





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